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lavoro pubblicato venerdì 6 marzo 2009
ultima lettura mercoledì 22 maggio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

I VESPRI SEPOLTI

di Dunklenacht. Letto 875 volte. Dallo scaffale Gialli

Capitolo III. Un karma terribile. Una di quelle notti, Arabelle, la dolce montanara, ebbe un sonno alquanto agitato. Non faceva che dimenarsi e agit...

Capitolo III. Un karma terribile.

Una di quelle notti, Arabelle, la dolce montanara, ebbe un sonno alquanto agitato.

Non faceva che dimenarsi e agitarsi sotto le coperte, ansimava, sospirava e si lamentava, la bella bocca rossa semiaperta, le mani che cercavano invano quelle di colui che amava.

- Aiuto... Che succede? Soffoco! Soffoco! No, non fategli del male! Prendete me, piuttosto, ma non lui! Non voglio! No! Lasciatelo! Lasciatelo, cattivi!

Il giorno dopo, la nostra protagonista indossò il suo costume da montanara, si sedette su una delle botti della cantina, in mezzo alle fascine di legno secco e alle ragnatele grigie, poi il suo bracconiere la raggiunse, attirato dalle sue amorevoli grida.

- Che hai? - le disse, finendo di bere il suo boccale di birra. - Perché mi hai seccato? Non mi va di parlarti di primo mattino. Anzi, se potessi non ti parlerei più!

- Franz, ti supplico, ascoltami - disse la tenera Arabelle, giungendo le mani, mentre gli occhi suoi luccicavano, umidi di pianto e di vivo affetto. - Ho dei presentimenti! È da alcuni giorni, ormai, che gli spiriti delle montagne non mi danno pace! Mi parlano di un karma terribile, sì, un karma terribile, che colpirà te, non so come, né quando!

- Tu sei matta! Bella mia, tu sei malata nel cervello!

- Franz, ascoltami, ti scongiuro! Ne va della tua vita terrena, della tua felicità! Non posso tacerti quelle parole. Ti voglio troppo bene! Tu sai quanto desideri stringere il tuo volto tra le mie mani, accarezzarlo, sfiorarti con i miei morbidi capelli...

- E smettila! Diamine, che vuoi farmi? Il lavaggio del cervello? Io non credo a quelle cose!

- Franz, io...

- Tu sei una sciocca! È ora che tu vada a prendere una boccata d'aria e a fare una bella passeggiata nel bosco. Chissà, forse tornerai sana di mente!

- Ho tanta paura che sia tu ad essere malato! Lasciami parlare, permettimi di preoccuparmi per te! Non ti accorgi di quanto ti sono affezionata?

- Tu sarai pure affezionata a me, ma io non tengo per niente ad averti! Anzi, ti dirò di più: stamattina mi fai schifo!

- Sei il solito volgare... Oh, ma non fare il cattivo, non questa volta, almeno! Franz, il karma...

- Smettila di fare la bifolca con me, o...

- Franz, il karma! Quando si fa il male, prima o poi ricade su chi l'ha commesso. C'erano le schioppettate, i gendarmi, i cani che azzannavano uno dei briganti, una donna in lacrime, che gridava e si strappava i capelli, in cima ad una rupe, c'era la morte! Ho visto un forziere, colmo di merce di contrabbando, poi, più nulla, la nebbia, le case decrepite e cadenti... Tu eri ferito, sì! Un karma terribile attende inesorabilmente chi fa il male per il puro piacere di farlo!

- Adesso basta! Me ne vado! Tu stai delirando, mia cara!

Così disse il bracconiere, battendo violentemente il suo pugno sul tavolino di legno, mentre Arabelle, seduta sulla botte, si prendeva il volto tra le mani.

Poi Franz si mise la gerla sulle spalle e uscì, sbattendo violentemente la porta.

Un singhiozzo confuso sfuggì alle belle labbra della dolce montanara, che fece per correre dietro al suo amato, ma non ci riuscì.

- È così triste che tu non ricambi il mio amore!

Così sussurrò, vagamente, appoggiandosi all'uscio di legno.

Mentre scendeva lungo non so quale sentiero, il bracconiere borbottava a voce alta delle parole cupe, che accompagnava con delle bestemmie nere, che non si possono trascrivere.

- È sempre la solita! Non la sopporto più! Uno di questi giorni la manderò via di casa a suon di calci! Adesso ha anche cominciato con questa storia del karma e del destino avverso! È diventata matta. Ha bisogno di andare a farsi una passeggiata, glielo dico io!

E si appoggiava un dito sulla tempia, a significare lo stato di confusione in cui credeva si trovasse la sua montanara bella.

- Ti prenderei a schiaffoni, guarda un po'! - borbottò poco dopo, appoggiandosi ad un albero dal tronco grosso per guardarsi intorno ed orientarsi.

Quella sera, mentre gli abitanti del villaggio rientravano nelle loro case, chiudevano a chiave e sprangavano gli usci e le donne raccontavano ai fanciulli storie di lupi, per farli stare buoni e addormentarli, Franz, il bracconiere, era ancora a zonzo e confabulava con due brutti ceffi davanti all'Osteria del Fienile.

- Io ci sto - diceva uno dei suoi interlocutori. - Ma il bottino deve essere alto bene!

- E non parlare con quella voce grossa, che ci sentono! - disse l'altro, strizzando l'occhio al bracconiere. - Io sono del mestiere, le conosco queste cose!

- Ma quando si fa? Come? Dove? Dovete dirmi tutto di quest'affare!

- Eh, via! Qui non si può! Certe faccende si possono soltanto accennare!

Il canto stonato di un'anatra selvatica si mescolò alle loro voci e le rese ancor più spettrali e cupe. I tre confabulavano come dei cospiratori, stavano ritti in piedi, in cerchio, e ognuno teneva le mani appoggiate sulle spalle dell'altro.

- Basta così, va bene, su! - borbottò Franz, che si spazientiva facilmente. - Non voglio fare il difficile, a dopodomani, verso mezzanotte!

- Qui, davanti all'Osteria del Fienile? - chiese uno degli altri due.

- No, nel luogo che vi ho detto! E soprattutto voglio che quest'affare non si sappia in giro! Mosca! O sennò...

A quel punto, il bracconiere fece un gesto che assomigliava a quello che si può compiere quando si taglia il collo a una persona o un animale.

Quando il bracconiere fece ritorno alla sua casupola dal tetto fumante, la casa del rovere vecchio, Arabelle era lì ad aspettarlo.

- Oh, grazie al Cielo sei tornato! - gli sussurrò affettuosamente, cercando di abbracciarlo. - Ero così in pensiero! Temevo che ti fosse successo qualcosa!

- Non so che farmene delle tue paure! - le rispose l'altro, brutalmente.

- Per favore, non incamminarti lungo sentieri pericolosi! Non imboccare la strada del male!

- Io vado dove voglio e faccio quello che voglio! Non ho bisogno delle tue prediche! Lasciami stare, che ho bisogno di bere! Ho bisogno di ammazzare gli animali, di vedere il sangue, di sentire le fucilate; sono un bracconiere, io!

Detto questo, Franz scoppiò in una fragorosa risata. Mentre lo guardava con i suoi occhi compassionevoli, Arabelle quasi si commuoveva. Era tutto vestito di verde, le sue braghe erano appena macchiate di fango, la cartucciera che portava a tracolla gli donava tanto! Guardandolo, le sembrava di udire il suono dei corni da caccia.

Una notte, mentre dormiva, la bella montanara fu destata da un gran fracasso, di mobili e di fascine spostate.

- Che mai? - esclamò, balzando giù dal letto.

Il suo amato non era al suo fianco. Ella non avrebbe osato chiedergli che cosa stava facendo. Si accontentò di origliare all'uscio e di guardare attraverso il buco della serratura.

Accanto al suo sposo, vide due brutti ceffi, dei quali uno portava un basco blu sul capo e aveva due baffetti lunghi e arricciati in punta. L'altro era grasso, aveva il volto rubizzo e paonazzo, era calvo e portava una gran gerla sulle spalle. Se ne era servito per trasportare la macchina lungo il sentiero...

- Ecco, la sposto qua? - disse uno dei tre.

- Sì, mettila lì! La coprirò con un panno, in modo che quella sciocca di mia moglie non possa accorgersi di nulla!

- Forse sarebbe meglio metterla nel baule!

- Sì, ma quanto pesa! Una tonnellata...

- Avanti, forza in quelle braccia! Fannulloni!

Uno degli sconosciuti disse forte, quasi per vantarsi:

- Io sono contrabbandiere da tre generazioni!

- Eh! Se ci fosse la mia mammaccia, come mi tirerebbe le orecchie! - mormorò Franz. - A quest'ora la gente perbene è a letto e fa sogni d'oro! Che facciamo noi mascalzoni ancora in giro? A mezzanotte per i viottoli s'incontrano soltanto i lupi e i banditi...

Detto questo, il bracconiere scoppiò a ridere fragorosamente. Non temeva di farsi udire dalla sua bella... A dire il vero, i rumori dei tre bricconi erano cupi, sommessi e assai confusi.

- Prendiamo un fiasco di vino, offro da bere a tutti! - disse poi il padrone di casa.

- Evviva, beviamo alla salute! - disse l'uomo dai baffi arricciati.

Arabelle sospirò profondamente, poi si coricò e fece finta di dormire.

I rumori non cessarono che all'alba.



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