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lavoro pubblicato lunedì 2 marzo 2009
ultima lettura giovedì 13 giugno 2019

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CASTE

di Nigel Mansell. Letto 823 volte. Dallo scaffale Pensieri

CASTE Stava seduta, con le gambe scoperte, la pelle ramata, lucente.Stava seduta in quel bar, e le sue dita affusolate sul gelido cristallo, si burl...

CASTE

Stava seduta, con le gambe scoperte, la pelle ramata, lucente.

Stava seduta in quel bar, e le sue dita affusolate sul gelido cristallo, si burlavano dei cubetti di ghiaccio.

Stava seduta guardando senza osservare; così annoiata da non ricambiare gli sguardi, che inoffensivi le scivolavano addosso.

Stava seduta aspettando senza attendere riempiendo il locale di sé, così, in modo naturale, con facilità.

Lui entrò di fretta, doveva prendere nota di qualcosa, una telefonata, un messaggio confuso da non dimenticare: aveva la necessità di sedersi per scrivere. La vide; era bellissima. Mai si sarebbe avvicinato ad una donna così al di fuori della sua portata; ma era lontano da casa, poteva provare, chissà forse era il suo giorno fortunato.

A lei bastò un'occhiata, reddito, famiglia, stato sociale, disponibilità economica, era tutto chiaro: era uno sfigato perdente! Di nessun interesse per lei. Sua madre neanche tanto velatamente glie lo aveva fatto capire sin dall'infanzia. Aveva le sue carte da giocare, doveva selezionare le occasioni, il tempo è poco, e il lavoro da fare tanto, se ci si vuole assicurare un solido avvenire. Se si ambisce ad eleganti e ricche compagnie, se non si vuol vivere con l'assillo di contare i centesimi al supermercato. Era stata fortunata, non risultava per nulla indifferente agli uomini, non poteva certo sperperare queste doti con gente che non valeva nulla, per niente spendibile nella passeggiata del sabato in centro, né tanto meno in peccati che non valeva la pena di confessare alle amiche.

Era troppo bella, tutto era grazioso e sensuale in lei, da ogni piccolo movimento al suo schiarirsi discreto della voce. Il suo profumo dolcissimo le giungeva alle narici e il caffè che beveva aveva oramai perso di gusto. La guardava insistentemente: lei se ne era accorta.

Certo che non sarebbe stato male pensava lei, infischiarsene di tutto per una volta ed ascoltare solo il cuore. Magari accettare un invito da uno sconfitto dalla vita come questo, con quegli occhi sognanti da bravo ragazzo. Dirgli di sì e magari salire nella sua vecchia Fiat Tipo e farsi portare in quel posto che conosceva lui, dove dice ti danno un sacco da mangiare e paghi una stupidata. Per una volta non fare calcoli, non pensare a ciò che avrebbe potuto ottenere o cosa avrebbe potuto ostentare, lasciarsi trasportare solo dalle emozioni. Magari offrirgli le proprie labbra, abbandonandosi in un bacio romantico, fregandosene se avrebbe scoperto che la sua pelle odorava di dopobarba dozzinale, piuttosto che di un costoso profumo francese.

Avrebbe voluto dirle qualcosa, che so una sciocchezza, tanto per sentire che voce gli avrebbe risposto. Solo per godersi la sensazione dei suoi occhi che gli si posavano addosso. Ma sapeva, che nonostante la sua cultura per niente superficiale, in quel genere di cose finiva sempre con l'impacciarsi. Ci voleva piuttosto un tipo borioso ed incosciente. Uno incurante della propria pochezza, che proprio per questo sarebbe stato molto più brillante di lui, che avrebbe pronunciato una fesseria dettata solo dalla sua insulsaggine intellettuale... ma lei avrebbe riso... sicuramente avrebbe gradito e il suo viso si sarebbe illuminato: l'assedio sarebbe stato risolto.

Sì lo sapeva come finivano quelle cose. Magari ci sarebbe uscita, l'avrebbe baciato, le sarebbe piaciuto e ci avrebbe fatto anche l'amore, e lei era brava in questo: nessun uomo la dimenticava. Ma poi? Dove l'avrebbe portata la prossima volta quell'omuncolo? In qualche locale di periferia, le avrebbe offerto una birra alla spina in quale festa campestre, l'avrebbe invitata a ballare tra osceni ubriachi? Chissà, magari le avrebbe proposto di visitare una chiesa o un museo: che orrore! Doveva tornare in lei.

Pensava, mica erano in India con le caste; erano in Europa nel ventunesimo secolo! Ma purtroppo la realtà era che di fronte a lei si sentiva un intoccabile. Gli pareva di essere uno dei Malavoglia, non poteva osare di alzare la testa, doveva essere conscio della sua situazione e non pretendere nulla, non ambire a ciò che socialmente era più in alto. Le righe tirate tra i vari ceti sociali erano chiare per tutti e chi cercava di saltarle, è cronaca di tutti i giorni, è sempre destinato ad una misera fine.

Lei infine si alzò, perché era meglio così. Perché forse un giro sulla Tipo arrugginita dello sfigato avrebbe finito per accettarlo; le sarebbe piaciuto sentire per una volta qualcuno che non le sciorinasse tutti i suoi averi, le amicizie più in e le frequentazioni più esclusive. Quando era così diventava debole e si sentiva di perdere tempo, di posticipare la sua definitiva conquista del mondo. Ma nel lasciare il suo tavolo non disdegnò nel lasciare ancora più irretito e invaghito il suo dirimpettaio. Si alzò sistemandosi il vestito, accarezzando le curve del suo corpo perfetto, non perdendosi con la coda dell'occhio l'effetto che produceva. Si avvicinò al bancone per pagare, camminando sui tacchi, fermando il tempo all'interno del locale. Le sue gambe allineandosi sinuose una dietro l'altra, misero in riga i secondi, creando l'eternità: nessuno dei presenti avrebbe mai voluto che l'incantesimo si sciogliesse.

Lui capì di aver perso nuovamente. Realizzò suo malgrado che era di un'altra casta, che non doveva continuare a guardare in su. Non gli restò che ammettere, che nonostante tutti i suoi libri, il suo sentirsi mai abbastanza acculturato, la sua ricerca incessante della verità e il suo scrupolo morale di essere eticamente corretto in ogni azione, con certe persone, con quelle donne così irresistibili, uno della sua casta non avrebbe mai avuto alcuna possibilità.



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