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lavoro pubblicato venerdì 27 febbraio 2009
ultima lettura mercoledì 11 settembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL SOGNATORE BLU

di Dunklenacht. Letto 758 volte. Dallo scaffale Fantasia

Capitolo Settimo. Amoroso. Dopo il tragico episodio, Philippe era confuso e temeva di non poter più rivedere Aurora, che forse gli serbava del ...

Capitolo Settimo. Amoroso.

Dopo il tragico episodio, Philippe era confuso e temeva di non poter più rivedere Aurora, che forse gli serbava del rancore.

"Non posso farci nulla, devo rassegnarmi a vivere così, come un vagabondo" pensava il nostro protagonista.

Egli però si era quasi completamente dimenticato della scena terribile, della quale era stato l'artefice. Florimond era scomparso dalla sua fantasia, così come dalla sua vita e da quella della bella arpista.

Philippe aveva voglia di lei, lei, lei... Le rare occasioni in cui la vedeva di sfuggita erano traumatiche. Allora, egli si sedeva sul marciapiede, si prendeva la testa fra le mani, udiva indistintamente il passo degli sconosciuti, che lo irritava ancor di più. Ah, tutto questo era soffrire!

Forse, la colpa era tutta di Arturo.

Ma che importava, dopo che il presente, per lui, s'era tinto di inesprimibile sconforto? Mentre pensava, era come se delirasse, follemente, dentro di sé.

Dirigeva la sua mente dove lo conduceva il caso e s'accorgeva che un sogno di felicità era ancora possibile.

Aurora era diventata praticamente un'amica di don Guglielmo, dopo averlo incontrato in quelle fatali circostanze. I due si parlavano spesso in confidenza.

Ah, quell'amicizia! Quella confidenza! Forse, Philippe avrebbe potuto trovare uno spiraglio, attraverso il quale passare, per giungere all'amore!

Il cuore del sognatore blu palpitava di gioia e di attesa.

La mente sua, guidata dai sentimenti, dalle passioni, dal desiderio di arrivare a lei, insostenibile, indominabile, aveva escogitato.

Philippe, accorgendosi di quel disegno inatteso, che lo faceva sperare, s'accorse di avere gli occhi umidi, per la forte emozione.

Quel pomeriggio egli aveva un aspetto assorto e compunto ed era come se fosse rimasto allegro soltanto interiormente.

S'era messo il bell'abito che indossava sovente per recarsi in chiesa ed uscì a passi lenti, dirigendosi verso il luogo in cui il pensiero, il cuore, la vita, lo conducevano.

Non era agitato, ma gli occhi suoi tradivano l'affetto e l'incertezza.

"T'amo, Aurora" pensava Philippe. "Non voglio perderti, non voglio che tu mi perda. Dobbiamo essere felici, insieme!".

Era il desiderio a fargli compiere tanto.

Il nostro protagonista entrò nella Casa di Dio, si segnò in fretta e si diresse verso un confessionale.

Ad attenderlo, c'era don Guglielmo.

Prima dell'inizio della confessione, l'innamorato ordinò bene le sue idee, che in quel momento erano stravolte dalla confusione.

Ed ecco, s'inginocchiava, intravvedeva attraverso la grata il volto di don Guglielmo, senza nemmeno alzare il suo sguardo.

- Padre, ho molto peccato - gli disse Philippe, giungendo le mani; la voce sua fremeva per l'emozione.

In quegli istanti, il nostro protagonista s'accorse di amare Aurora più che mai, più di quanto avesse mai amato qualsiasi altro essere al mondo. Era il suo amore a farlo parlare, erano gli slanci appassionati di cui si rammentava e che sperava di provare ancora, al fianco di lei, al suo petto.

- Iddio è pronto al perdono ed avrà misericordia di te, figliolo - gli rispose don Guglielmo.

Le labbra di Philippe tremarono. Poi mormorò, lentamente, al termine di un silenzio grave forse quanto le parole che stava per dire:

- Ho attentato alla mia vita.

Don Guglielmo tacque. Poco dopo, gli chiese:

- Quante volte?

- Non ricordo - rispose l'altro, esitante. - Sono così tante, che non posso averle a mente tutte.

Il confessore sospirò profondamente; si rattristava sempre, ascoltando i racconti delle misere azioni umane. Eppure, sapeva che in ogni uomo c'è una forza misteriosa, che lo può spingere alla depravazione, all'abominio.

- Tutto accade per lei, a causa di lei - aggiunse Philippe. - Sì, è lei che vedo, negli istanti in cui tutto sembra essere in procinto di finire. È lei che mi accompagna mentre soffro e mi contorco, tra i morsi nell'agonia. Non sono mai riuscito a portare a termine il mio gesto. Purtroppo!

- Ma... - sussurrò don Guglielmo. - Che cosa dici, figliolo? Dovresti rendere grazie a Dio, per questo! Iddio ti ha salvato dalla morte, che sia benedetto!

- Mi creda, è difficile poter dire quelle parole. Anzi, impossibile. I sentimenti che mi divorano sembrano essere più importanti di qualunque altra cosa; è lei che mi consuma, come una fiamma, è lei che mi uccide...

- Lei? No, figliolo, non può essere lei. Perché mai vorresti forzare i suoi sentimenti? Se non ti ama, è perché tu non le ispiri amore. Il tuo comportamento è da egoista; facendo così, sbagli!

- Io non posso continuare. Mi ricordo della tenerezza che un tempo c'è stata tra noi e la confronto con il vuoto del mio presente. Mi accorgo di essere inutile; senza di lei, tutto è inutile!

Philippe tacque un istante.

Poi, confessò di aver commesso delle azioni irrazionali, numerose atrocità, parlò di alcune situazioni drammatiche, scoppiate dal nulla, soltanto perché la sua innamorata non gli rispondeva e lo aveva lasciato, senza che vi fosse stata una precisa ragione.

- Il suo nome è Aurora? - chiese don Guglielmo.

- Sì, Aurora - rispose il sognatore blu, la cui voce cominciava ad essere rotta da un pianto vago. - Mi farà dannare!

Il confessore, con aria grave, gli disse:

- Tu non puoi staccarti da quella donna, non è vero?

- Temo di no, padre.

- Pensa bene a quello che hai detto! Pensa alla tua anima, figliolo! Forse una donna vale la tua salvezza?

- No. Ma quando penso a lei, è come se non potessi più ragionare, è come se le mie azioni fossero dettate non dalla mia volontà, ma dal mio istinto.

- Ogni problema è risolvibile. Se tu la ami e lei non ti ama, non farne un dramma. Se il tuo amore è autentico, alla fine, ella non ti rifiuterà. Ma non pensi che potrebbe avere già un amore?

- La conosco, so che è nubile e non c'è nessuno... - l'innamorato singhiozzava.

- No, non disperarti, figliolo, Iddio ti aiuterà.

- Sì! Lo spero. Mi aiuti lei, padre!

- Sì, sì! Lo farò, pregherò per te. Pregherò.

- Ma il mio amore non è egoistico. Io le voglio bene veramente, ma... Lei non mi crede, è talmente disinteressata a me, che non mi considera neppure.

Don Guglielmo tentò di consolare Philippe, il quale, in realtà, avrebbe inevitabilmente continuato a piangere, fino a quando il suo cuore non fosse stato curato dall'amore della sua Aurora.

Don Guglielmo rimase molto impressionato da quella confessione. Di solito dimenticava le vicissitudini che gli venivano confessate subito dopo averle udite, ma le parole di Philippe continuarono a risuonare nella sua mente.

Era come se quell'uomo, afflitto, con l'intensità dei suoi sentimenti sconsolati, fosse riuscito ad imprimergli nella mente tutta la sua costernazione.

D'altronde, quell'amore, quelle gesta, erano tanto appassionati!

Don Guglielmo non avrebbe mai pensato che un uomo potesse innamorarsi di una donna fino al punto di fare per lei delle cose così inaudite.

Era chiaro: quella era la stessa bella arpista di sua conoscenza, ma come poteva una donna così dolce e bella ridurre in quel modo un essere umano, semplicemente con un suo sguardo, con un abbaglio della sua avvenenza?

Ogni apparenza poteva ingannare. Sì, nessun mortale avrebbe saputo dire che cosa si celasse nel cuore di un suo simile.

Il prete decise di parlare ad Aurora di quel caso. Avrebbe taciuto il nome di colui che gli aveva fatto quella confessione, anche se l'altra l'avrebbe indovinato facilmente.

Un giorno, il sacerdote rimase solo con la bella; l'amicizia li aveva portati a chiacchierare allegramente per un'ora, senza nemmeno accorgersene.

- Sai, mi capita spesso di ricevere delle confessioni toccanti e dal significato profondo - le disse don Guglielmo, dopo aver portato la loro conversazione fino a dove voleva arrivasse.

- Lo capisco, voi preti conoscete i lati più oscuri degli esseri umani. È una vita difficile, la vostra - rispose la bella.

- La nostra parrocchia sembra insignificante, ma credo che anche nelle comunità più piccole (non è il nostro caso) accadano molte cose.

- Davvero?

- Mi ha colpito soprattutto la confessione che ho ricevuto poco tempo fa, da un uomo afflitto, che non sa più che cosa fare della sua vita. Io ho cercato di indirizzarlo, ma non so che cosa possa nascere dentro di lui. Pare che nel suo cuore sia sbocciato un amore invincibile per una donna. Questo amore gli fa commettere delle azioni sconsiderate, commoventi... Tutto questo, soltanto perché la sua amata continua a respingerlo!

- Oh!

- Il suo caso è toccante, anzi, assai grave.

- Perché mai?

- Egli ha tentato più volte il suicidio, mi ha detto, ed ha commesso non so quante azioni crudeli, tutto per causa sua.

- Tu dici che la ama davvero?

- Io non lo so, Aurora.

Don Guglielmo si rivolgeva a lei chiamandola per nome ogni volta che si sentiva particolarmente turbato.

- Non lo so, amica mia - continuò, con voce rotta. - In fede mia, non so a che cosa possa portare tutto ciò, o meglio, lo immagino, mio malgrado. Ma quello che ignoro è il modo in cui può nascere una passione tanto indomabile, da far perdere la testa. Colei che lo respinge deve avere delle ragioni valide per farlo, altrimenti sarebbe veramente crudele!

- Sul serio? - sussurrò l'altra.

- La ama, Aurora! La ama! - gridò don Guglielmo, posando entrambe le sue mani sulle spalle di lei e fissandola a lungo, pateticamente.

- Perché mi guardi così, amico mio? Vuoi farmi piangere?

"Philippe ha fatto tutto questo per colpa tua!" diceva una voce, nel cuore della bella arpista. "La colpa è tua se accadono tante sventure! Sei cattiva!".

Ma le ritornarono in mente le circostanze in cui s'erano visti l'ultima volta. No, non avrebbe mai potuto dimenticare un evento simile! I lamenti di Florimond continuavano a risuonarle nella mente e soprattutto nel cuore. Ah! Com'è abominevole far soffrire gli innocenti!

Ad ogni modo, Philippe desiderava donarsi teneramente a lei, voleva che il suo sogno d'amore si trasformasse in realtà! Le era sempre stato fedele, si ripeteva il sognatore blu, ogni volta che si esaminava, per scoprire se era veramente degno di quella donna.

Proprio quando Aurora considerava ormai trascorsa la rivoluzione sentimentale che le parole di don Guglielmo ed il pensare a Philippe le avevano causato, s'accorse che lui le era affezionatamente vicino.

Il suo innamorato le inviò un messaggio, con il quale sperava di intenerirla, di toccare il suo cuore con la sua fantasia affettuosa. Era stata tanto fredda nei suoi confronti!

Nel biglietto c'era scritto, nella calligrafia sublime che gli aveva ispirato il suo ardore:

"I tuoi giorni sono i miei giorni, il tuo cuore è il mio cuore. Piccolo amore, hai dipinto nel mio intimo i sentimenti più dolci. Sei un fringuello del mattino, che canta dentro di me le melodie della felicità, ma quando ti cerco, quando il tuo cinguettare mi raggiunge... Oh, voli via, angelo mio, e non potrò riaverti mai, neppure nella fantasia!

Perché non essere felici insieme? La gioia è il nostro amore e tu sei la delicata gemma da cui sboccia.

Profumi di dolcezza, ti desidero, ti voglio accanto a me. Quando ti sono vicino, è come se fossi ad un passo dal paradiso. In te ho riposto quanto ho di più caro al mondo, in te sola, nel tuo sorriso, spero.

Ti amo, arrivederci a presto.

Philippe".

Ma Aurora fece scorrere appena il suo sguardo su quelle righe, scritte con tanta cura e dettate dall'amore. Per lei era come se fossero aride, come se non esistessero.

Le leggeva, le leggeva, ma non vi trovava nulla.

Alla fine, appallottolava il foglio, stanca di tante parole apparentemente insensate... Era come se mentre lui cercava di guardarla negli occhi, lei li socchiudesse.

Ma Philippe era letteralmente divorato dalla passione.

Le scrisse ancora.

"Subito, subito, senza attendere, senza una parola, l'amore, tu, insieme... La tua mancanza mi fa sentire le spine che difendono la tua bellezza. Ah, sono acute, dolorose, pungenti! Perché, supremo incanto della natura, vuoi punire chi spera soltanto di accarezzarti? Questo silenzio mi trafigge l'anima, perché ormai sono unito a te.

Qualcuno ti ama e ti contempla giorno e notte, senza mai stancarsi di pensare a te, senza mai smettere di dire dentro di sé: «Ti adoro!».

Sei bellissima e soave, come la rugiada che asperge e rinfresca l'erba dopo l'arsura diurna.

Chi mai potrà rendermi queste felicità, quando le avrò perdute?".

Era lui, sempre lui, soltanto lui, a pensare cose tanto favolose ed a fare di lei, Aurora, l'oggetto di quelle frasi innamorate.

Ella non avrebbe potuto resistergli, non avrebbe potuto rifiutarlo ancora, no!

Questo pensava Philippe ogni volta che le scriveva, nella sua serenità infantile, ma venata d'incertezza.

I suoi biglietti amorosi si moltiplicarono.

Riportiamo, di essi, soltanto quelli che Aurora decise di leggere, perché furono troppo numerosi.

"Ti ho vista sbattere le ciglia.

Ho sognato in quelle pupille, ho palpitato nel tuo palpitare, ho scoperto il tuo inenarrabile scintillare.

Oh! Come avrei desiderato posare, in un soffio, le labbra su quegli occhi socchiusi, come ti guardavo! Tu, timorosa, timidamente mi sfuggivi. Ma il tuo amore mi rapisce. Il tuo tacere mi appassiona, ti amo!

Perché, perché continui vanamente a calpestare, sublime, i miei sentimenti?".

"Che cosa fai, sola, affascinante, nei miei sguardi? Come una bambina, o forse una gattina, mi vedi un solo istante e poi fuggi.

Dove vai? Che cosa pensi, dolce speranza del mio cuore? Mi strappi aneliti appassionati, mi infiammi di dolcezza o d'illusione, ti sussurro la mia passione e tu rimani così lontana! La tua benevolenza è così impossibile!

Sei la mia ballerina, danzi per me nella musica sublime dell'amore. Un giorno può durare un

attimo, se solo sfioro il tuo sospiro".

"Non sono un giocattolo. Ho deciso di averti, di amarti, di aspettarti, per sempre, nel mio intimo, dove spero verrai, semmai. Ti lascerai cullare affettuosamente dalle mie parole.

Amare non è scherzare. Tu, sorgente dell'amore, mi disseti. Ma, ahimè! Tutto inaridisce, tutto muore, se mi dimentichi! Sei presente in me in qualsiasi istante, vicino al tuo bel volto assaporo i più teneri bagliori di felicità della mia vita.

Vorrai essere con me e placare i tuoi capricci?".

"La tua femminile levità, la tua spontanea, naturale beltà! I miei occhi languiscono, quando hanno la gioia di incontrati! I palpiti mi uccidono, quando sento che mi sei accanto!

Ma il bel sogno è infranto. Ho vissuto con te, vicino a te, anche se non mi hai visto. Il tuo splendore mi ha fatto diventare cieco a qualsiasi altra bellezza. Io sono per te e tu sei per me.

E se la cupa avversione ti possiede, se la tua sensibile anima è travolta da pensieri che ti portano via, t'allontanano da me, oh, che infelicità!

Tutto ciò che ho fatto e immaginato, nella mia vita, era illuminato dal tuo volto, che mi auguravo di poter accarezzare, sfiorare... Per te potevo uccidere qualsiasi altra passione, potevo uccidere anche me stesso.

Sei il fiore proibito e per poterti avvicinare ed ammirare, devo affrontare le insidie della roccia!".

"Mi sei necessaria, come il sole che brilla nel cielo è necessario al giorno, come la freschezza del vento è necessaria all'aria tranquilla.

Voglio che tu sappia quanto ti amo, voglio che tu mi veda e legga sul mio volto l'espressione dei miei sentimenti. Se ciò accadesse, sarei felice.

Viviamo insieme, stiamo insieme!".

"Cara Aurora, forse quello che ti devo chiedere non è un sospiro segreto, ma la grazia dell'anima.

Forse è che tu mi perdoni, non perché non ti ho amata abbastanza, ma perché non sono stato capace di dimostrartelo come avrei voluto. Forse nei tuoi pensieri scintillano lampi di sdegno e ti senti addolorata per quanto è avvenuto un giorno, mentre il tuo cuore era vicino ad un altro uomo.

Ma quell'essere era un mostro, credimi. Ciò che ti aveva rivelato di sé era un abbaglio, per te, dato che non era vero. Le sue sventure erano menzogne.

Persino i suoi occhi potevano vedere la luce, al contrario di quanto ti aveva narrato.

Egli ti avrebbe sfruttata, avrebbe fatto di te la sua serva, ma io ti ho salvata.

Sì, ho forse bisogno di essere perdonato, ma soprattutto perché non mi sono fatto amare da te!".

"Aurora, tu sei la mia sera e il mio mattino. Vedo il tuo volto sulla luna che illumina teneramente la notte, vedo la tua bellezza che incendia il sole, quando sorge, quando splende e quando, al crepuscolo, muore.

Tu rischiari il mio sonno e lo accendi di dolci visioni.

Tu sei la luce della mia vita e se mi mancassi, la notte, le tenebre si impadronirebbero di me, per sempre.

Le mie mani tremano sovente, sperano di poter stringere un giorno le tue. Nel sonno, nella veglia, mormoro il tuo nome, so che sei lo scopo della mia vita, l'unico essere per il quale valga la pena di continuare ad esistere.

Un bacio, che è come un arrivederci".

"In te vivrò, Aurora, e in te morirò. Sono il tuo burattino, il tuo Philippe, e desidero che tu abbia tutto me stesso e tutto ciò che posso darti.

Non spiegazzarmi tra le tue mani, come un foglio di carta inutile che si sciupa.

La mia mente si rivolge sempre a te e quando ti vedo languida, nel sole, la mia felicità, la mia insoddisfatta, terribile felicità, spera di risvegliarti".

"Un velo ti ricopre il volto, soavemente.

Ma è come se quando ti scopro, quando ti immagino, un ago mi pungesse il cuore e lo facesse sanguinare".

"La tua indifferenza sta per trionfare. È come se mi uccidessi, è come se, a poco a poco, mi inaridissi. Perché, perché ti comporti in questo modo? Lo sai che cosa sei per me. Lo sai che cosa sono pronto a fare per un tuo sguardo.

Non voglio che finisca così. Non voglio che tu spenga in me quello che provo nei tuoi confronti. Aurora! Aurora! Senti la mia voce? Capisci le mie parole?

Sono intrise d'amore".

"Le tue guance si sono tinte di rosso, l'ultima volta che ho avuto la gioia di incontrarti e di posare su di te, sia pure per poco, per troppo poco, il mio sguardo.

Oh! Dimmelo, Aurora, che cosa ti accade? Che cosa si risveglia in te? Vorrei tanto avessi portato in grembo fino ad ora il sentimento che credo stia per sbocciare in te!

Forse, ciò che esploderà, sarà per sempre! E per sempre ci unirà affettuosamente, come un albero al suolo di settembre.

L'amore e la gioia saranno le nostre radici".

"Asciuga le mie lacrime, Aurora! Asciuga la mia tristezza, con i tuoi baci e la tua voce, quella voce amata e sospirata, che non ho più potuto udire!

Sussurrami il tuo affetto, sussurrami ciò che ho sempre atteso, senza mai poterlo scoprire!

La mia anima è come un desiderio, come un mare desolato, solcato dalla mestizia di un'inconsolabile delusione. Consolami! Sei tu il balsamo che mi può dare sollievo.

Aurora!".

"Ti sognavo.

Eri luce, tra le mie braccia. A te apparteneva il mio essere ed io potevo gioire della tua femminilità".

Gli ultimi messaggi di Philippe produssero uno strano effetto nella giovane arpista.

Era come se le avessero vellicato l'anima, i sentimenti, le emozioni.

Per poco, ella pensò a lui, si ricordò di lui, lesse profondamente assorta quanto le comunicava. Si accorgeva che le sue palpebre nascondevano due occhi bagnati di commozione, qualcosa in lei avveniva, lentamente, tardamente, pigramente.

Philippe! Philippe!

Era come se dentro di lei qualcuno ripetesse quasi continuamente quel nome, con rare interruzioni. Era una tenera ossessione.

S'era forse smarrita nell'intensità di tale soavità?

Le sembrava soprattutto di essere tenuemente discesa in un labirinto onirico, di specchi; era bellissimo, ma quello che provava era incredibilmente intenso.

In quell'atmosfera trasognata, quasi irreale, lui!

In ogni angolo, ogni volta che alzava il suo sguardo, lo vedeva.

Don Guglielmo le parlò ancora di Philippe. Lo faceva ogni volta in un modo nuovo, per evitare di urtarla o di ferirla. Le voleva far capire amichevolmente che la strada da percorrere era lasciarsi vincere dal sentimento, che, senza dubbio, giaceva dentro di lei. Quell'uomo di chiesa doveva essersene accorto.

Sì, quell'amore era sincero, felice, indimenticabile. Era una forza sublime e travolgente, tanto da contagiare anche don Guglielmo, per fargli vivere quella dolce avventura al fianco di Aurora e di Philippe come un'ombra segreta.

Desiderava che fossero felici e perché ciò accadesse, si sarebbero dovuti incontrare. Ci avrebbe pensato lui.

Ad ogni modo, se il loro amore era autentico, il suo aiuto non sarebbe stato neppure necessario. Forse, ogni grande passione, ogni sentimento profondo, sboccia da sé, come i petali di un fiore.

Aurora volle parlare a Germana, divenuta ormai sua amica, della sua inquietudine amorosa. L'arpista, che credeva triste, difficile risolvere il turbamento che la affliggeva, comprese che in realtà l'amica glielo avrebbe fatto dimenticare allegramente.

- Oh, non ti spaventare - le diceva Germana, con una voce ovattata. - Queste cose accadono a molti.

La nostra protagonista s'accorse dal tono di quella voce che l'altra non era affatto preoccupata per lei. Infatti si sentì dire:

- Non è il caso di affliggersi per un sentimento che fa affliggere!

- Hai ragione - rispose Aurora. - Ma è difficile capire quello che è giusto fare. Che cosa devo fare?

- Questo non lo so... Se è amore quello che lui prova e te ne fa provare, vedrai che, prima o poi, lo scoprirai. Sarà come vivere una favola, della quale tu sola sei la protagonista.

- Sì, una bella favola, una piccola favola, trallallà...

Aurora lasciò Germana. Provava il desiderio di godere della piacevolezza che aveva potuto cogliere appena dai discorsi della sua amica, la cui voce era rimasta sepolta dentro di lei.

Era un'attesa, la sua.

Ricordo di un mattino tranquillo a Pontvieux-sur-Lasson.

Le rues erano solitarie, sembrava che tutto giacesse incantato nel sogno. L'ombra delle case e dei palazzi si confondeva con la luce diurna, il rumore, il vago rumore della cittadina, che svaniva come una bruma.

Ad un tratto, tutto taceva.

Il sole splendeva al di sopra dei tetti e dei pensieri umani, la luce brillava sericea e leggera dovunque. Non v'era un passante, non una parola umana, non un gemito, non un sussurro.

Una piazzetta, perduta nel suo silenzio, era allora ancor più affascinante e come immersa in un'immaginaria penombra.

Giungeva di lontano un respiro quasi affannato, un passo leggero, veloce, che risuonava fra i muri, nel silenzio.

Era un passo virile, il passo di un uomo.

Philippe, dopo aver tanto corso, dopo aver camminato speditamente, si fermò. Si passò una mano sulla fronte, era quasi sudato, ma che importava?

Aveva voglia di una donna, si sentiva fremere nell'anima, non poteva resistere alla passione che, struggente, s'era impossessata di lui.

Era impossibile resisterle.

Philippe amava, lo sapeva, non ne aveva il minimo dubbio, ma quale angoscia gli teneva stretto il cuore! Temeva di non poterla rivedere, di non poterle più parlare... Improvvisamente, la vide. Era davanti a lui, in carne ed ossa. La luce del sole le baciava il volto, che brillava come non mai.

- Aurora! - gridò il sognatore blu.

Lei si fermò, ma non aveva il coraggio di voltarsi.

- Fermati! Fermati, ti prego!

Così la chiamava il suo innamorato.

Ma ella sfuggiva allegramente. Sembrava che l'indifferenza l'avesse abbandonata, sembrava giocasse.

Sorrideva, lietamente, correva sempre più piano e... Forse, desiderava lasciarsi prendere.

Philippe si accorse di come scioglieva il fazzoletto che le avvolgeva i bei capelli rossicci e, con la sua mano di fata, lo teneva sospeso, nell'aria, lo faceva volare nel vento. Poi lo lasciò andare e lui, che era ad un passo dalla sua bella, tanto da udirne, sublimi, gli aneliti, lo prese, tutto bramoso.

Lo poté portare all'olfatto, poté sentire il suo tenue, meraviglioso olezzo.

Ma lei, la cosa più importante, s'era fermata, miracolosamente, fatalmente... Lo guardò, lo degnò dei suoi sguardi amorosi, finalmente.

- Aurora! - mormorò Philippe, in estasi.

Poi gli sembrò che svanisse, come una visione. Paventava di non rivederla più, eppure avvertiva ancora la sua dolce presenza.

- Ti amo! - le gridava lui, incantato. - Ma dove sei? Non ti vedo più, amore mio!

Si era nascosta dietro una colonna; Philippe si accorse delle sue morbide mani dalle dita affusolate e lunghe, che si avvicinavano a lui. Era come se giocasse a nascondino, era innamorata.

In un solo istante, gli mostrava il suo bel volto, poi lo celava, prestamente. Il suo innamorato la ammirava, era dorata. Poi udì la voce sua esclamare:

- Sono stati i tuoi meravigliosi messaggi a riconquistare il mio cuore! È la tua fantasia, la tua poesia, che adoro. Vieni, Philippe, prendimi!

Aurora riprese a correre, a piccoli passi, e lui le era dietro. Il nostro protagonista la sentiva respirare forte; appassionata, scoppiava di felicità.

- Vieni - gli disse poi, facendogli un cenno della mano. - Vieni qui, da me...

Fu così che lo abbracciò forte, con tutta la sua affettuosa veemenza; aveva il dolce sogno degli attimi più belli dipinto sul volto.

- Vieni, Philippe - lo chiamò. - Ti amo, sono innamorata...

- Oh, è dunque vero! - rispose lui. - Con queste parole, mi guarisci da tutte le mie malinconie!

- Sì, ti guarisco e sono tua, per sempre tua.

- Tutte le mie ferite si sono rimarginate miracolosamente, ascoltandoti!

La toccò, si posò sulle sue labbra, che avevano il sapore dell'amore. Non si era sbagliato, ella lo amava, gli voleva bene come non mai e lui cadde sulla sua bella, travolto dai suoi sentimenti inenarrabili. Come un fanciullo, ingenuamente viveva la sua puerilità virile e lei si abbandonava mollemente alle sue carezze.

- Chi sei, Aurora? - le chiese il nostro protagonista. - Sei un angelo, sei il paradiso, sei l'amore? Lascia che ti copra di baci, sì, così...

- Mi ami e mi rendi felice... - gli rispose l'altra, sospirando incessantemente, mentre i capelli suoi ricadevano molli sulle sue spalle e sfolgoravano, ma brillavano ancor più nel cuore di Philippe, al pari delle sue frasi.

- Che cosa faremo insieme?

- Quello che vorrai. Sì, amico dei miei sogni, quello che vorrai!

- Ormai più nulla ci può dividere.

- Più nulla. Siamo l'uno per l'altra, siamo un'anima sola.

Aurora lo guardava amorevolmente, era come se con lo sguardo gli avesse voluto comunicare quanto lo amava. Philippe era lieto di aver sofferto, se tali sofferenze gli avevano potuto procurare quell'istante di estrema felicità. Le accarezzava il volto, ma le mani dell'arpista rapivano le sue e lui sentiva la sua femminilità, le sue forme dolci e flessuose, il suo cuore difficile ma tenerissimo, dal quale non si sarebbe mai separato.

- Vieni qui, Philippe - mormorava Aurora. - Senti come palpito? Sì, è la tua presenza, il tuo amore, che mi fa fremere...

- Ascolta... - rispose lui, prima di sussurrarle parecchie frasi appassionate nelle orecchie, mentre lei gli sorrideva.

- Sì, dimmelo ancora, dimmelo ancora, mi fai impazzire!

Furono sensazioni intramontabili, eterne. Nulla le avrebbe potute cancellare dai loro ricordi, dai loro cuori, quand'anche il destino li avesse spezzati.

Era come se dall'ultima volta in cui erano stati intimamente insieme non fosse trascorso che un istante.

Quel lampo era stato la vita, colma di amarezze e di futilità. Soltanto per Aurora, soltanto per il suo cuore, soltanto per l'amore era valsa la pena di sopportare tutto.

- Ti ho pensata a lungo, ma eri così irraggiungibile, così lontana... - diceva Philippe.

- Anch'io desideravo amarti, ma non sapevo più cosa fosse l'amore - gli rispose la bella arpista.

- Ora lo sai ed è meraviglioso!

- Sei l'essere più importante per me, non ho mai amato nessun altro, soltanto tu, tu...

Florimond era dimenticato. La tragica scena, il terribile momento erano caduti nell'oblio, per sempre.

- No, non potevo credere che non mi amassi più - sussurrava il nostro protagonista.

- Sono qui, tua, prendimi, amami... - gli comandò teneramente l'innamorata.

Erano soli, l'uno tra le braccia dell'altra, nessuno li guardava, nessuno poteva contemplare quell'esplosione abbagliante di dolcezze e levità. Mai in un'intera vita si sarebbero potute provare emozioni più profonde e sentimenti più sinceri di quelli dei due amanti, in quegli istanti.

Le morbide gote di Aurora erano così tenere, così rosee, che Philippe, facendole teneramente il solletico, credeva avesse poco più di diciotto anni.

Il tempo non era mai esistito. L'amore lo vinceva, lo oltrepassava, lo scavalcava.

- Aurora, io...

- Sì?

- Ti voglio per sempre.

Così si parlarono i due innamorati. Con siffatte parole, Philippe le manifestava il suo travolgente desiderio di dividere il resto della vita con lei.

Aurora non avrebbe mai potuto rifiutare, era pazza di lui, del suo sguardo profondo e puro, del suo volto virile e vellutato, del suo respiro affannoso.

La dolce arpista gli parlava, gli parlava e lui godeva del suo dire. Il lungo, interminabile silenzio che aveva dovuto subire, da parte sua, fino ad allora, aveva finalmente termine e tutto rifioriva di splendore, senza che nulla potesse minacciare la loro quiete appassionata.

Philippe si fermò e senza pensarci due volte le comperò una rosa, dal profumo intenso e caldo, dai petali accesi da un rosso vivo e fiammeggiante.

- Tieni, ma tu sei il fiore più bello - le disse.

- Grazie, ti ringrazio affettuosamente, caro amore.

La giovane così gli rispose, annusò quella rosa, rapita dall'estasi, e sentì che emanava le fragranze dell'amore del suo Philippe. Passava lievemente le dita sui morbidi petali, li sentiva carichi di tenerezza e di bellezza; era un fiore misterioso, acceso dalla passione.

Non si stancava mai di odorare quel delicato profumo. Ma la cosa più grande che Philippe le aveva regalato era il suo intramontabile, folle amore.

Aurora era pensosa, assorta, lo guardava e poi posava il suo sguardo sul bel fiore, mentre le guglie della grande cattedrale gotica le stavano dinanzi e si slanciavano al di sopra dei tetti, rosse come il ferro fuso. Erano più infiammate del sentimento che univa i due amanti.

Quante parole, quante frasi leggere, di cui ogni sillaba conteneva quel sentimento, l'unico, vero sentimento, che entrambi avevano atteso da sempre!

- Oh, che cosa sarà il nostro amore? - domandava Philippe, abbracciando la sua bella ed accarezzandole i lunghi capelli.

- Quello che vorremo, quello che vorrai - rispose Aurora. - Desidero che sia don Guglielmo ad unirci in matrimonio.

- Sì, sarà lui, soltanto lui, a benedire la nostra unione. Anch'io sono affezionato al buon sacerdote.

Sì, don Guglielmo era diventato un vecchietto affettuoso, amico di entrambi. Era stato il destino, forse Iddio, avrebbe pensato il religioso, a prevenirlo, a farli incontrare, nella tenera illusione dell'amore.

- Andiamo - disse Philippe, posando la sua mano virile e stanca sulle spalle languide della sua innamorata.

- Sì. Il futuro ci aspetta.



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