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lavoro pubblicato domenica 22 febbraio 2009
ultima lettura sabato 17 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

vampire heart: nona notte

di fiordiloto. Letto 900 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un nemico insidioso. Un altro scontro. Sembra proprio che per Raven ed Iku non esistano tregue. Spero che il mio racconto vi piaccia. Fatemi sapere cosa ne pensate e...BUONA LETTURA!..

Nona notte:
Scontro nel tunnel

La sera seguente l'incontro col Consiglio, Kain e gli altri si erano recati a casa di Ren, per informarlo sulle novità.

"Così hanno pensato bene di prendere Raven sotto la propria custodia, anche a costo di catturarlo", osservò l'uomo, sconsolato. "Speravo tanto che non s'intromettessero in tutta questa storia"

"Non devi più preoccuparti", lo tranquillizzò Strawberry, che sorseggiava una tazza di te, seduta nella poltrona del salotto. "Kain ha espressamente ordinato al Consiglio di non intromettersi. Tentare una qualsiasi azione da parte loro sarebbe andare contro un suo esplicito ordine. Non oseranno arrivare a tanto"

"Ah, dunque è così!", esclamò Ren, voltandosi verso il vampiro in questione. "Sei intervenuto prontamente, Kain. Come al solito, hai risolto la situazione"

"Non capisco", confessò Raven, sospettoso. "Quali sono le tue intenzioni?"

"E' solo una questione di cui mi sono occupato", rispose il vampiro. "Il Consiglio non deve più immischiarsi nei nostri affari"

"Ma i membri del consiglio penseranno che li hai sfidati!", intervenne Iku, appoggiata al bracciolo della poltrona accanto al fratello. "Sei sicuro che questo non ti metterà in pericolo, Kain-sama?"

Il vampiro alzò i profondi occhi neri verso di lei e le diede una carezza affettuosa. "Non preoccuparti"

Iku tentò un timido sorriso. Conosceva la forza del fratello e nonostante ciò non riuscì a placare un moto d'inquietudine. A Raven la loro intimità dava parecchio fastidio. Continuava a guardare il vampiro di sottecchi, chiedendosi cosa mai volesse da Iku. Lei sembrava totalmente a suo agio, eppure...

"Bene", annunciò Ren, ritirando le tazze su un vassoio argentato. "Visto che è tutto risolto, direi che non è più il caso di preoccuparsi, vi pare? Raven, Iku, è molto tardi. E' ora di prepararvi per andare a letto"

I due ragazzi si alzarono, e prima di salire per la notte Iku schioppò un sonoro bacio sulla guancia del padre, congedandosi dagli altri con un gesto di saluto.

I giorni seguenti passarono tranquilli. La brutta esperienza di quella notte passò nel dimenticatoio. Raven e Iku non parlarono mai di quello che era successo fra loro.

Raven sapeva che Iku aveva ragione.

La Bestia si era zittita solo quando si era potuta saziare col suo sangue.

Si odiava profondamente per questo.

Dal canto suo, Iku lo capiva e lo lasciava in pace. Ma nonostante ciò lo teneva costantemente d'occhio: si sentiva palesemente in colpa e per questo manteneva sempre una sorta di distacco, ma a parte questo sembrava non essere cambiato granché. Inoltre, la ragazzina in quel periodo aveva ben altro a cui pensare.

I suoi risultati scolastici erano pessimi.

"Maledizione!", imprecò, con le mani fra i capelli. "Devo darmi da fare! Se va avanti così, addio lavoro al Golden!"

"Sì batte la fiacca eh?", scherzò Raven, vedendola rimuginare su alcune equazioni.

"E' tu che ne puoi sapere?", lo rimbeccò lei, secca. "Fra i due, sei tu quello che passa tutto il giorno senza far nulla!"

"Fammi dare un'occhiata", le disse, prendendole in quaderno dalle mani e scorrendo con gli occhi sulle formule. "Non sono complicati, qui devi applicare la regola dei polinomi"

"Wow!", esclamò Iku, stupita. "Non sapevo fossi un genio in algebra!"

"Me la cavo"

"Non fare il modesto! Che ne dici di darmi una mano?"

Raven ci riflettè un po' su, e infine accettò.

Si misero subito al lavoro. Iku era un'allieva svogliata. La matematica non le era mai piaciuta. Preferiva la poesia alle formule geometriche. E i moti del cuore al pensiero logico. Italiano, storia, quelle sì che erano materie! Raven si dimostrò un maestro in gamba. Le faceva notare ogni singolo errore e la spingeva a riprovare. Fu molto paziente con lei, ma la verità è che le si era affezionato, anche se non lo dava a vedere, e voleva esserle utile il più possibile.

"Hai rifatto lo stesso errore", le disse ad un certo punto. "Riprova con attenzione"

"Oh, è vero!"

Iku si battè una mano sulla fronte e riprovò. Questa volta, risolse correttamente.

"E' giusto, vero?"

Raven annuì, e lei si stiracchiò soddisfatta. Lui la guardava con aria stanca, e teneva una mano sul collo. Iku ricordò che quello era il punto in cui il vampiro lo aveva morso.
"Raven...c'è qualcosa che non va?"

"Il punto del morso, fa male", confessò. "Anche se è passato del tempo, non riesco a dimenticare. Le urla di mia madre nel cuore della notte, e i corpi dei miei genitori e di mio fratello imbrattati di sangue. Quella persona ci ha attaccati vigliaccamente, all'improvviso. Ha giocato con noi, prima di uccidere la mia famiglia. Non c'è una notte in cui non lo ricordi, e ricordo anche il motivo per cui sono sopravvissuto"

La sua voce era cupa, amara. Era così assorto nei suoi pensieri da non rendersi conto che Iku si era alzata, e facendo il giro del tavolo lo aveva raggiunto. Quando alzò gli occhi, se la trovò vicinissima. Non voleva compassione, ma nel suo sguardo c'era tutt'altro. Era tempo che nessuno lo guardava in modo tanto dolce.

"Dev'esserci davvero qualcosa che non va", disse lei, posando una mano sulla sua. "E' tardi. Pensi a queste cose perché sei stanco. Facciamo pausa. Ti preparo un po' di caffè, d'accordo?"

Si avviò verso la cucina. Un istante dopo Raven si alzò e si mosse verso di lei. Quando la raggiunse afferrandole una mano lei si fermò, tesa.

"Che cosa c'è?", domando. "Vuoi forse...sangue?"

La mano di Raven scivolò nella sua e lui fece un passo avanti, così che la schiena di Iku aderì completamente al suo torace ampio.

"Il motivo per cui sono sopravvissuto...probabilmente é perché Iku era lì per me"

Iku gettò la testa indietro per guardarlo dal basso. Teneva gli occhi chiusi, il volto rilassato, come se non stesse pensando a nulla.

"Raven?"

"Tieni a mente quello che ti ho spiegato", le disse, allontanandosi. "Per stanotte torno in camera. Sono molto stanco"

"D'accordo... Buonanotte, Raven"

"Buonanotte"

Con quelle parole la lasciò. Era quasi mezzanotte quando entrò in camera sua pronto a buttarsi sul letto. Fu lì che, adagiata fra le pieghe del piumino, Raven trovò una sorpresa...Una sorpresa sgradevole. Che lo colpì come un pugno in pieno petto.

Una busta di carta, bianca come un piccolo spettro.

L'afferrò con mano curiosa e lesse l'elegante grafia in corsivo:

So dove stai!

Sei continuamente sotto i miei occhi, ragazzino.

Potrei seguirti e non lo sapresti.

Potrei ucciderti e non mi sfuggiresti.

Ma non mi piace giocare al gatto col topo.

Vieni stanotte all'una di fronte al vecchio tunnel.. Da solo.

Se non ci sarai, ucciderò la ragazzina.

Non c'era firma.

"Non mi fai paura", mormorò Raven, e appallottolò rabbiosamente il foglio per fermare il tremito della mano. ‘Una settimana fa mi sarei fatto uccidere', pensò. ‘Ma ora è diverso. Ora qualcuno mi sprona perché io viva!'

Poi dilatò gli occhi, colpito da un pensiero improvviso. Iku! Chi poteva volerla minacciare per far cadere lui in trappola? Sentì l'impulso di fuggire. Di correre lontano da lei per non metterla in pericolo. Ma non voleva più scappare. Non voleva essere vittima della sua odiosa maledizione. Nel doppiofondo dell'armadio c'era Akabara, la pistola di Ren. Raven la prese e se la mise in cintura. Quindi afferrò l'impermeabile e si catapultò giù per la tromba delle scale.

Iku era rimasta in sala da pranzo, assorta nei suoi pensieri. Raven si stava comportando in modo davvero strano...Udì dei passi in corridoio e andò a vedere. Appena in tempo per scorgere Raven che sgattaiolava fuori di soppiatto.

"Raven!", urlò.

Il ragazzo procedeva spedito, ma lei lo incalzava, i nervi tirati fino allo spasimo. All'angolo di un incrocio, si mise a correre e l'afferrò per un braccio.

"Dove stai andando!?"

"Non sono affari tuoi!"

"Ti prego, dimmelo!", lo implorò. "Che cosa sta succedendo?"

Raven abbasso la testa. Infilò una mano in tasca e poi le ficcò il mano il foglietto stropicciato.

Iku lesse le parole scritte con ortografia impeccabile, e si sentì sbiancare.

"Volevi andarci da solo, vero?"

"Sì"

"Perché?"

"Non sono obbligato a dirti ogni singola mossa che faccio"

"Sì invece! Chiunque abbia scritto questo sa di me", disse lei, fissando il biglietto. "Anche io sono coinvolta"

Raven alzò gli occhi al cielo. "Sarà pericoloso. Non so se riuscirò a proteggerti"

"Abbi fiducia in te stesso, una volta tanto", gli disse decisa, nonostante il groppo che le stringeva la gola. "Le probabilità che finisca in pericolo sono le stesse, e non potrei essere più spaventata di così"

Si avviarono in silenzio verso il luogo dell'appuntamento. Le strade, a quell'ora di notte, erano inevitabilmente silenziose. Il vecchio tunnel era un sottopassaggio fiocamente illuminato. Raven scavalcò agilmente la rete di cinta e Iku lo seguì a breve distanza. Per fortuna il vestito che portava sui pantacollant era abbastanza corto da non intralciare i movimenti. Si fermarono di fronte all'ingresso. L'interno era rivestito di piastrelle. La strada proseguiva fino al grande parcheggio sul piazzale posteriore. Lungo tutto il rettilineo, molte lampadine rotte lasciavano parecchie zone d'ombra. L'ingresso, tuttavia, era ben illuminato. Raven e Iku raggiunsero il centro e si fermarono, le mani sudate e il cuore in gola.

‘C'è troppa luce qui', constatò Raven. ‘Forse è il posto sbagliato'

Ma ecco giungere da lontano un rumore di tacchi a spillo. Procedevano nella loro direzione. Una donna sola avanzava lungo il marciapiede. La sua andatura decisa faceva ondeggiare ad ogni passo un elegante cappotto di lana rossa. Era alta e flessuosa. Gli occhi di cristallo nero e il cipiglio inquietante le davano un'aria maestosa.

"Così sei venuto..." , sussurrò.

Alla vista di Iku, la donna fece una smorfia.

"Che ragazzo disobbediente", disse. "Ti avevo detto di venire da solo. Invece hai portato anche la tua amichetta umana. Poco male, significa che assaggerò anche lei"

Raven afferrò la pistola e trattenne un ringhio.

"Qual è il tuo problema con me?"

La donna lo guardò indispettita. "Tu...sei stato protetto da Kain-sama davanti a tutto il Consiglio. Mi chiedevo come mai avesse tanto interesse per un semplice vampiro incompleto come te. Te lo chiederò gentilmente una volta sola: quali sono i tuoi rapporti con il nostro leader?"

"Rapporti?", ripetè Raven. "Figurati se ho dei rapporti con quel mostro! Per me siete tutti uguali. E ne ho piene le tasche dei vostri giochetti!"

"Dunque è così..."

Un sorriso sardonico si fece largo sul volto della donna. "Vorrà dire che lo scoprirò da me!"

Il potere si sollevò da terra come un vento gelido. Le luci delle lampadine sfarfallarono un po' prima di spegnersi del tutto. Un'ondata di energia liscia e fredda travolse i suoi ragazzi.

"Aspetta!", gridò Iku, sprezzante. "Che cosa vuoi da noi?"

Raven la spinse indietro senza troppa delicatezza.

"Sta indietro!", ordinò. E con un movimento fluido sfoderò la pistola.

Una risata agghiacciante rimbombò nel tunnel.

"Pensi di potermi uccidere con quell'arma, ragazzo? Anche se mi colpissi in pieno cuore, non riusciresti ad uccidere un Sangue Puro come me"

‘Sangue Puro...', pensò Iku. ‘Come oniisama!'

Un'altra scarica violentissima proiettò Raven all'indietro. Battè la schiena e strisciò sull'asfalto per diversi metri, fermandosi boccheggiante all'ingresso del tunnel.

"Raven!"

Iku si affrettò a raggiungerlo e si gettò in ginocchio al suo fianco. Gli sollevò il capo e lo sostenne, guardando la vampira con occhi di sfida.

"Non so che cosa tu voglia da Raven o da Kain-sama", disse. "Ma non lascerò che Raven muoia!"

"Iku...". Raven si era ripreso velocemente. "Basta così!"

Si rimise in piedi e rinserrò la presa sulla pistola, mente Iku lo fissava con il cuore in tumulto. Puntò l'arma verso la vampira e si preparò a premere il grilletto.

"Sei stato addomesticato da lei", sussurrò la vampira. "Avverto il sapore del suo sangue sulle tue labbra. I vampiri offrono il sangue ai loro servi, per legarli a loro con un vincolo immortale e obbligarli all'obbedienza. Quella ragazzina deve avere in sé qualcosa di molto speciale, dico bene?"

Iku affiancò Raven, pronta a scatenare la forza prorompente dell'anello, ma il ragazzo gemette all'improvviso e cadde in ginocchio, portandosi le mani alle tempie.

"Raven!", esclamò Iku, allarmata. "Che cos'hai? Che ti succede?"

"Sta tentando di resistere", spiegò la vampira. "Ma è del tutto inutile. E' una delle abilità di noi Sangue Puro sottomettere le persone alla nostra volontà con il solo timbro della voce"

"E' impossibile!", esclamò Iku.

"Non mi credi?", domandò la vampira, divertita. "Te lo dimostro subito. Raven, riconosci il suono della mia voce. Obbedisci a me, Yuko, come tua Master. Alzati!"

Barcollando, Raven si alzò.

"Afferra quella ragazzina per i polsi e tienila stretta"

Raven lo fece.

"No! Raven, lasciami!"

Iku tentò di divincolarsi, ma le mani di Raven non la lasciavano.

"Bene, ora tienila ferma così per un po'"

"Che cosa vuoi fare?", domandò Iku. La collera stava diventando più forte della paura.

"Voglio vedere cosa c'è nella tua testa"

Iku chiuse gli occhi. La voce era giunta pericolosamente vicina.

"Guardami"
"No!"

"Allora ordinerò a Raven di suicidarsi. Scegli tu l'alternativa migliore"

Iku aprì gli occhi. Lo sguardo della vampira era ipnotico. I suoi occhi divennero enormi, come i petali dei fiori che si schiudono al tramonto. Iku sprofondò in quegli occhi, scivolando giù...lungo uno scivolo d'oscurità. Mille immagini vorticavano veloci nella sua mente, riportando alla luce ricordi dimenticati della sua infanzia. Ma, quando il potere di Yuko tentò d'insinuarsi più in profondità, venne ricacciato indietro da una forza potentissima. Una barriera invisibile proteggeva quella zona dei ricordi di Iku, rendendoli inaccessibili.

"Interessante", mormorò la vampira, ponendo fine al contatto.

Iku sospirò di sollievo e si accasciò, sostenuta solo dalle mani di Raven.

"C'è un blocco nella tua mente. Non una magia comune", spiegò la vampira. "Un sigillo, di quelli che si fabbricano col sangue. La vita di qualcuno è stata sacrificata, per importi quell'incantesimo. Potrei dissolverlo, ma solo chi l'ha imposto o qualcuno con il suo stesso sangue potrebbe dissolverlo senza arrecare danni. Se lo facessi io, ti ucciderei". La vampira sembrava incuriosita. "Ovviamente...non che m'importi che tu muoia. Forse nella tua mente troverò informazioni preziose per distruggere Kain-sama"

Si preparò ad un nuovo assalto psichico. Iku era esausta. Sapeva di non avere la minima possibilità di difendersi. Ma, improvvisamente, Raven allentò la presa. La sua mano fu intorno al collo della vampira senza che Iku riuscisse a percepirne il momento.

"Che cosa pensi di fare?", Yuko lo guardò, inespressiva. "Il mio incantesimo non è così facile da contrastare, ragazzo. Anche se mi tieni per il collo, non riesci a imprimere forza alle tue dita, giusto? Non puoi disobbedirmi"

Con un gesto inatteso, Raven abbassò la pistola e premette il grilletto. Represse un gemito. Il colpo gli aveva forato una gamba. Il dolore gli aveva ridato lucidità, e la capacità di agire liberamente.

"Che tu ci creda o no, lo stupido gioco finisce qui"

Sparò. La colpì parecchie volte. Allora lei si liberò dalla sua presa. Volteggiando come una danzatrice schivava, evitava. Raven premette rabbiosamente sul grilletto, che scattò a vuoto. Aveva esaurito le munizioni. Rose sanguigne spuntavano un po' dovunque sul corpo della vampira, ma continuava a sbellicarsi dalle risate. Quando sparì, Raven inveì e si preparò ad inseguirla.

"Raven..."

Iku gli afferrò un lembo della giacca.

‘Lasciami andare!', avrebbe voluto gridarle. Ma si accorse che la voce di lei era terribilmente fioca. Si volto a guardarla. Era pallida. Il suo sguardo era vacuo. D'improvviso, si sentì più preoccupato per lei che della sorte della vampira.

"Iku", mormorò. "Stai bene?"

"Io...Si solo..."

L'attacco psichico l'aveva sfiancata. Le girava la testa.

"Non ha senso inseguirla", disse biasciando. "Non hai più munizioni"

"Allora che facciamo?"

"Hai un cellulare?"

"Sì"

"Dammelo"

Raven glielo porse. Iku compose il numero, poi si massaggiò le tempie e appoggiò la cornetta all'orecchio.

Dall'altra parte, rispose una voce velata.

"Pronto?"

"Kain-sama, sono io"

"Iku...Che succede? Hai una voce strana!"

La ragazzina gli raccontò alla spiccia ciò che era capitato. E concluse dicendo:

"Mi dispiace. Avrei dovuto avvertirti prima di cacciarmi di nuovo nei pasticci"

"Capisco...", disse il vampiro, meditabondo. "Non preoccuparti. Me ne occupo io"

"Quella vampira ha in mente qualcosa. Sta'attento"

"Sempre", rispose lui. "Tu stai bene?"

"Abbastanza"

"Tornate subito a casa, mi raccomando"

"D'accordo. Mi affido a te"

La ragazzina riagganciò e si sentì parecchio sollevata.

"Iku, come ti senti?", le domandò Raven, inginocchiandosi di fronte a lei.

"Un po' stordita, ma insomma...La tua gamba?"

"Fa un male d'inferno, ma passerà presto"

"Spararti così su due piedi per liberarti della sua presa, non ti sembra di aver esagerato?"

"Un po' forse. Ma è servito allo scopo"

Iku gli gettò un'occhiataccia. "Riesci a camminare?"

"Con il tuo aiuto, penso di poter arrivare a casa"

Si alzarono aiutandosi a vicenda, poi Iku prese Raven sottobraccio, e insieme si avviarono camminando sbilenchi sulla strada del ritorno.

To be continued...



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