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lavoro pubblicato lunedì 16 febbraio 2009
ultima lettura venerdì 27 marzo 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

I Cavalieri del Sole 4° cap

di jarl. Letto 927 volte. Dallo scaffale Fantasia

Lame gemelle. La città di Barash, si trovava nella regione nord affacciata sul golfo che prendeva il nome dall’isola che lo chiudeva; l’isola della Luna. Era priva di mura difensive, perché mai un incursione degli oscuri .....

Lame gemelle.

La città di Barash, si trovava nella regione nord affacciata sul golfo che prendeva il nome dall’isola che lo chiudeva; l’isola della Luna. Era priva di mura difensive, perché mai un incursione degli oscuri era arrivata così nell’entroterra. Le case erano tutte simili e disposte in cerchi concentrici al centro dei quali sorgeva una altissima torre che sembrava catturare i raggi del sole e distribuirli in fasci regolari su tutta la città. La torre, un tempio dedicato al culto del Sole, era costruita in cristallo azzurro e sormontata da una cupola trasparente all’interno della quale venivano svolte le cerimonie religiose in onore del Sole. Il tempio, durante la notte, emetteva due sottili raggi di luce diretti, uno verso l’isola della luna dove si diceva ci fosse un’altra torre simile, e l’altro, meno intenso, in direzione delle terre di Blackheart.

Crowind e Gradel, con tutto il resto della carovana, giunsero in città alle prime ore del pomeriggio. Si diressero verso l’avamposto delle guardie cittadine e lì, senza tante cerimonie consegnarono i banditi, ancora addormentati sul carro.

Sarete miei ospiti,” disse Gradel rivolto agli elfi, “voglio ricambiare la vostra cortese ospitalità.”

Gli elfi parlarono un po’ tra di loro e poi Crowind disse a Gradel: “I miei fratelli hanno deciso di tornare subito alla foresta ma non vogliono offenderti rifiutando la tua ospitalità. Per quanto riguarda me, sarò lieto di restare!”

E sia allora, se vogliono tornare a casa, non mi offenderò.” salutò uno per uno i guerrieri che lo guardavano pur sempre con sospetto ma con un nuovo risvolto di ammirazione e gratitudine.

Dopo il commiato, Gradel condusse Crowind verso la casa che non vedeva da cinque anni.

I genitori di Gradel erano commercianti, così erano sempre in viaggio tra una città e l’altra e lasciavano Gradel da uno zio che gestiva una locanda nel centro della città. Tutto era come se lo ricordava e tutto ciò che vedeva faceva esplodere nella sua mente ondate di ricordi. Passarono davanti alla fucina del fabbro. Gradel si ricordò dei suoi amici Darel e Elder, i figli del fabbro, ma la fucina era chiusa e decise di passare più tardi per salutarli. Imboccarono un vicolo che conduceva alla piazza dove sorgeva la locanda dello zio. Un ombra attirò l’attenzione di Gradel e la mano di Crowind si serrò sulla sua spalla.

Ci stanno seguendo,” gli disse a bassa voce facendogli cenno di proseguire, “é già da un po’ che me ne sono accorto, proseguiamo cautamente.”

Una voce forte, che proveniva dalle loro spalle, li fece voltare. Crowind estrasse per metà la spada dal fodero in modo da essere pronto a respingere un attacco e Gradel si portò alle labbra un incantesimo difensivo. Si voltarono di colpo e videro un enorme figura che ostruiva l’ingresso del vicolo. Un uomo alto e robusto si ergeva di fronte a loro a con le braccia conserte e le gambe un po’ allargate, per assicurarsi una più stabile posizione sul terreno. Da dietro la sua spalla, sporgeva l’elsa di un enorme spada, alla sua cintura era appeso un grosso martello e il suo volto era parzialmente nascosto dalla penombra del vicolo.

Stupido chiodo spuntato, dove credi di andare?”, si rivolse l’uomo a Gradel.

A quelle parole Gradel sorrise e fece cenno a Crowind di riporre la spada.

Cervello di incudine... Che bello rivederti!” Gradel gli corse incontro per salutarlo e l’uomo fece altrettanto sollevando Gradel e stringendolo con un abbraccio che per poco non soffocò l’esile mago.

Gradel si rivolse a Crowind, facendogli cenno di avanzare. “Crowind la Volpe, ti presento Darel, il figlio del fabbro.”

Fabbro, “ lo corresse Darel, “purtroppo mio padre é morto e tocca a me mandare avanti il suo lavoro.”

Dopo le presentazioni di rito, si diedero appuntamento alla locanda per rivivere i ricordi davanti ad un buon boccale di birra. Darel si congedò lasciando di nuovo soli i due.

Lo zio di Gradel, fu molto lieto di accogliere l’ospite elfo nella sua locanda e fece preparare una delle stanze migliori, storcendo un po’ il naso quando Gradel gli fece capire che l’elfo era Suo ospite e quindi, non avrebbe pagato nulla per la stanza. Giunse la sera e, come promesso Darel fece la sua comparsa nella locanda, accompagnato da una donna ricoperta da una veste bianca. Il volto di Gradel si illuminò riconoscendo nello splendido volto della fanciulla, l’espressione di gioia repressa tipica della sua vecchia amica Elder, la sorella di Darel. Si alzò facendo un inchino di fronte alla ragazza e subito dopo l’abbracciò.

La gioia di vederti mi riempie il cuore, così come la tua bellezza mi colma gli occhi.” Gli disse ad un orecchio, guardando il rossore che si stava propagando sulle guance dell’amica.

Si sedettero tutti e quattro ad un tavolo e Gradel si fece raccontare tutto ciò che era successo durante la sua assenza, qualsiasi particolare insignificante serviva a colmare quei cinque anni passati lontano dalla sua città e dai suoi amici.

Darel era diventato grande e possente, ricoperto da muscoli enormi che si era procurato con anni di lavoro in fucina. La bottega di suo padre era diventata famosa in tutta la regione per la buona qualità dell’acciaio e per la maestria con cui confezionava spade e armi di ogni genere e il lavoro non gli mancava mai. Lo sguardo di Gradel si posò sul medaglione che portava al collo Elder. La figura di una mano aperta e protesa verso un sole splendente, era in rilievo sull’oro. Era il simbolo dei chierici del Sole. Elder si accorse che gli occhi del mago erano fissi sul suo medaglione e disse, come per rispondere alla domanda che Gradel non aveva formulato: “Si, sono diventata una reverenda figlia del Sole, anche io ho raggiunto il mio scopo di vita. Ormai quei bambini che giocavano per la strada sono cresciuti é hanno realizzato i loro sogni. Tu sei diventato un mago, mio fratello ha sempre desiderato essere un grosso bestione senza cervello,” si rivolse con un sorriso verso il contrariato Darel, “ed io, nel mio piccolo, ho seguito la strada che la mia fede mi ha indicato.”

E Barkal, che ne é di lui?” Chiese Gradel, con lo sguardo fisso dentro il profondo blu degli occhi della ragazza. “Perché non é qui anche lui?”

Ultimamente é molto impegnato nel gestire la tenuta della sua famiglia, suo padre é scomparso in circostanze ancora oscure un anno dopo la tua partenza. E’ stato ucciso, ma non si sa da chi ed ora é Barkal che amministra la città e tutti i possedimenti di suo padre.”

E’ riuscito a diventare cavaliere?”

Non ancora,” aggiunse Elder, “quest’anno compie ventuno anni e potrà entrare nell’ordine. Noi lo accompagneremo alla Roccaforte del Sole dove sarà investito, se tu venissi con noi, sarebbe molto felice, chiede sempre notizie di te a tuo zio.”

Certo che verrò anch’io con voi, saremo di nuovo uniti come un tempo!” Gradel si voltò verso l’elfo che era rimasto in silenzio fino ad ora, per non interrompere il viaggio nel passato dei tre amici. Indicandolo, Gradel aggiunse: “E, se il temerario Crowind la Volpe vorrà essere dei nostri, tutti noi ne saremmo lieti!”

Crowind alzò la testa e diresse lo sguardo verso il mago che gli porgeva un boccale per un brindisi. Sollevò in alto il suo boccale e disse: “Perché no, in fondo non ho nulla da fare a casa!”

Brindarono alla formazione della compagnia e introdussero Crowind nel discorso, lasciando che fosse lui a raccontare qualcosa del suo passato. “Chiamatemi Volpe, se volete, ormai siamo compagni,” disse Crowind. Poi si rivolse verso Gradel e, appoggiandogli una mano sulle spalle aggiunse: “Noi invece siamo fratelli, Gradel!”

Dopo aver parlato tutta la sera, a tarda notte la compagnia si sciolse.

La mattina dopo, di buon ora, Darel passò dalla locanda a cercare Gradel e Crowind. Dopo aver fatto colazione insieme, decisero di andare al castello di Whitesteel per incontrare Barkal. Darel estrasse dal suo zaino un fagotto di pelli e lo porse a Gradel.

Cos’è?”, gli chiese l’amico sorpreso. “E’ una cosa che ho fatto per te, é da due anni che aspetto di dartela!”

Gradel srotolò le pelli che lasciarono intravedere al loro interno una lucente lama d’argento. La corta daga, con l’elsa finemente decorata, era riposta in un fodero di pelle. Sull’elsa vi era inciso sopra il nome di Gradel.

E’ molto bella! Perché vuoi darla a me? Di certo sarebbe molto più utile nelle tue mani?”

Io posso difendermi con la mia spada, quella é più un’arma per un chiodo spuntato come te! E poi,” disse Darel estraendo, da un fodero appeso alla sua cintura, un’altra daga del tutto uguale a quella le cui uniche cose che cambiassero erano le lettere sull’elsa che formavano il nome “Darel.”, “é un simbolo della nostra amicizia, tutti noi, compreso Barkal, ne abbiamo una con il nostro nome inciso sopra. Soltanto mia sorella che, essendo una chierica, non può utilizzare armi da taglio ha il suo nome inciso sopra un piccolo martello da guerra. Tutte queste armi derivano da un unico blocco d’argento della stessa vena.”

Darel si voltò verso Crowind e, estraendo un altro fagotto di pelli, glielo porse dicendo: “Ora anche tu sei dei nostri, accetta questo mio dono, l’ho fatto per te questa notte. Anche questa é dello stesso argento, ne avevo conservato un pezzo.”

Crowind chinò il capo per ringraziarlo e accettò il pacco. Sull’elsa della sua daga d’argento, identica in ogni dettaglio alle altre due, c’era inciso sopra il suo nome con, accanto, il disegno di una volpe che indicava fiera la scritta.

E’ un dono molto prezioso, ti ringrazio!” disse Crowind la Volpe assicurandosi il fodero alla cintura.

Ah... Lasciamo perdere i ringraziamenti, sono cose da donne” disse Darel girandosi per nascondere il suo imbarazzo, “andiamo a prendere mia sorella al Tempio, così potremo andare a trovare Barkal.”

I tre, dopo aver salutato lo zio di Gradel, attraversarono la città in direzione del Tempio. Elder li aspettava nel sontuoso giardino antistante la sacra costruzione. I raggi del sole, riflessi dalla torre dietro di lei, le filtravano tra gli scuri capelli, mentre una lieve brezza li gonfiava e li sollevava come per far penetrare meglio la luce. Le sue sottili mani giocherellavano con il piccolo martello d’argento, mentre i suoi occhi andavano incontro agli amici senza vederli. Un espressione assorta, con la testa piena di pensieri e di preoccupazioni. Gli occhi non videro gli amici avvicinarsi fino a quando Gradel e gli altri, arrivati ormai di fronte a lei, le parlarono. Sussultò nel vederli e si scusò con loro per la sua distrazione invitandoli a sedere accanto a lei.

Buongiorno amici. Buongiorno fratello. Oggi finalmente saremo nuovamente tutti uniti! Andremo da Barkal e gli diremo che siamo decisi ad accompagnarlo alla sua investitura. Sono sicura che non rifiuterà. E’ cambiato molto ultimamente, il suo spirito é stato mutato dalle necessità e dalla solitudine. Troppe cose gli sono cadute addosso da allora, é riuscito a sostenerle tutte ma il peso lo ha modificato nel corpo e nell’anima. Di una cosa però sono sicura, non si é dimenticato di noi!”

Scosso da quelle parole, Gradel, si ritrasse in un silenzio grigio, opaco, che durò per tutto il viaggio dal Tempio al castello dei Whitesteel. La sua preoccupazione era di veder completamente cambiato il suo amico, quel ragazzo che giocava con loro spensierato, che non aveva paura di affrontare uno più grande di lui se si riteneva nel giusto, che faceva di tutto pur di aiutare qualcuno. Se tutto ciò fosse cambiato, non avrebbe più riconosciuto il suo amico, avrebbe visto soltanto un conoscente. Certo era sicuro che Barkal sarebbe stato diverso da come se lo ricordava, se non altro nel fisico. Aveva visto cosa cinque anni avevano modificato nei suoi amici; Darel era diventato enorme e forte grazie al lavoro nella fucina. Il tempo invece aveva trasformato Elder in un concentrato di bellezza, purezza e grazia. Del resto anche lui era cambiato, anche se non aveva le dimensioni di Darel e la bellezza di Elder, era pur sempre cresciuto e i suoi lineamenti erano diventati quelli di un uomo e il suo viso era gradevole alla vista.

Giunsero ai bordi della città dove i confini settentrionali erano sanciti dalle acque del Golfo della Luna. Su di un promontorio sorgeva il castello del loro amico, un palazzo alto e imponente costituito da tre torri rotonde poste al centro di una recinzione di mura e torri esagonali. Sopra il portone centrale, l’unico ingresso della fortezza, scolpito in rilievo, era rappresentato il simbolo della casata dei Whitesteel; una grossa spada bianca, retta da una mano e protesa verso il Sole. Di fronte al portone, sprangato e sorvegliato da due guardie, si ergevano due enormi statue raffiguranti cavalieri del Sole. I loro volti erano stati resi irriconoscibili dal tempo e dagli agenti atmosferici, ma i loro corpi, in armatura da cerimonia, erano perfettamente conservati. Le guardie riconobbero le vesti di Elder e, mentre una conduceva la compagnia all’interno del castello, l’altra si congedava da loro per avvertire il padrone del maniero dell’inaspettata visita. Furono fatti accomodare in un maestoso salone tappezzato di arazzi. In quella stanza erano stati molte volte, da piccoli, per aspettare il loro amico. Ora erano di nuovo li, cinque anni dopo, ora però attendevano il padrone di casa, non più il bambino.

Passi pesanti riecheggiarono nel corridoio preannunciando l’arrivo di qualcuno. La porta si aprì e Barkal fece il suo ingresso nel salone. Coperto da una tunica, lunga fino alle ginocchia, stretta in vita dal cinturone a cui erano appesa sia la sua spada, sia il pugnale d’argento con inciso sull’elsa il suo nome. Sul petto il simbolo della sua casata. Il suo volto di ventunenne era nascosto dietro una maschera di serietà e preoccupazioni che lo invecchiavano di una decina di anni. Un sorriso comparve sul suo volto cancellando tutte queste cose per un attimo e lasciando trasparire la giovinezza e il vero aspetto di quel viso. Il suo sguardo vagò sugli amici passando da uno all’altro, arrivando fino a Gradel e illuminandosi di gioia nel riconoscerlo. I due giovani si abbracciarono. Barkal si voltò verso Crowind con uno sguardo interrogativo e Gradel, notandolo, si affrettò a presentarli.

Sono molto lieto,” disse Barkal inchinandosi, “che un rappresentante della nobile razza elfica onori la mia casa con la sua presenza.”

L’elfo restituì l’inchino, “L’onore é tutto mio, signore di Barash.”

Barkal chiamò un servitore e gli disse di preparare un tèrish, un infuso di erbe e di frutti di bosco, per i suoi ospiti. Parlarono molto, Barkal voleva sapere ogni minimo particolare dei cinque anni passati da Gradel al castello del grande Krotz. La conversazione si fece più interessante quando Gradel, sorseggiando il suo tèrish, fece continuare Crowind per raccontare come, insieme, avevano sgominato la banda di predoni.

Sono fiero di te Gradel,” disse Barkal appoggiando una mano sull’elsa della sua spada, “sapevo che saresti diventato un mago. Sono contento che tu abbia realizzato il tuo sogno. Probabilmente anche il mio si realizzerà. Devo recarmi alla Roccaforte del Sole per presentare la mia richiesta di entrare a far parte dell’ordine dei Cavalieri del sole.”

Siamo qui proprio per questo!” Disse Elder, alzandosi in piedi. “Abbiamo deciso di accompagnarti nel tuo viaggio.”

Niente da fare!” protestò Barkal. “Devo andarci da solo. E’ un viaggio troppo pericoloso, non posso permettervi di venire.”

Sappiamo badare a noi stessi!” Protestò Gradel.

Amico mio,” replicò Barkal, “tu non conosci il mondo, troppe cose che non vivono nella Luce sono in agguato la fuori, troppi uomini ucciderebbero per due pezzi d’acciaio. I Cavalieri purtroppo non riescono a rendere sicure tutte le Terre della Luce, troppa malvagità si annida protetta dalle ombre. Non voglio che corriate rischi per una cosa che riguarda solo me.”

Sapevamo che avresti rifiutato,” si intromise Darel, alzandosi in piedi e incrociando le braccia sul petto, “siamo decisi a seguirti anche di nascosto, se é necessario! Siamo tutti d’accordo, dovrai farci imprigionare per tenerci qui!”

Il viso di Barkal si rabbuiò e le sue sopracciglia si strinsero verso gli occhi. L’espressione di rabbia scomparve quasi subito per lasciar posto a commozione e felicità. “E sia allora, non ho intenzione di rinchiudervi, il Sole mi dissolverebbe all’istante se imprigionassi i miei più cari amici! Partiremo fra due giorni, prendetevi ciò di cui avete bisogno, sarà un viaggio lungo ed estenuante. Sarete miei ospiti per questi giorni, così potremo parlare del viaggio e rievocare il passato.”

Darel si avvicinò ad un tavolo nel centro del salone sul quale era srotolata una mappa delle Terre della Luce. Estrasse dal fodero la sua daga d’argento e la piantò sul piano del tavolo. La lama colpì il punto della carta dove le scritte formavano il nome della Roccaforte del Sole. Gradel seguì il suo esempio e, estratto il suo pugnale, lo affiancò a quello di Darel. Anche Crowind, si alzò e unì la sua lama a quella degli amici. Elder poggiò il suo martello sul tavolo e tutti si girarono ad osservare Barkal. La sua mano si posò sull’elsa della daga d’argento, la estrasse, la osservò per un attimo e, sotto l’attento sguardo degli amici, la conficcò vicino alle altre. Un raggio di sole entrò da una delle finestre del salone e illuminò il tavolo. La luce si riflesse da una lama all’altra moltiplicando la sua intensità. I volti dei cinque compagni, che stavano fissando la scena, si tinsero di una luce bianca, calda e confortante che li convinse della saggezza della loro scelta.





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