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lavoro pubblicato lunedì 16 febbraio 2009
ultima lettura domenica 13 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

I Cavalieri del Sole 3° cap

di jarl. Letto 971 volte. Dallo scaffale Fantasia

La notte passò velocemente anche se Gradel continuò ad avere nei suoi occhi la cerimonia elfica. Un canto di uccelli destò i due dal loro sonno. Dopo una veloce colazione a base di frutta, si prepararono per la partenza. Ad au...

La notte passò velocemente anche se Gradel continuò ad avere nei suoi occhi la cerimonia elfica. Un canto di uccelli destò i due dal loro sonno. Dopo una veloce colazione a base di frutta, si prepararono per la partenza. Ad augurargli buon viaggio trovarono un comitato che avrebbero volentieri evitato. L’elfo che aveva avuto un diverbio con Gradel era di fronte alla porta con la solita scorta di guardie. I suoi occhi, sottili e leggermente a mandorla, erano carichi di odio. Gradel se ne stupì perché pensava che gli elfi non conoscessero quel sentimento.

Che peccato l’umano ci lascia!” disse con fare di scherno alle guardie, “Siamo molto dispiaciuti che tu ci debba lasciare così presto. Ci mancherà la sua presenza, vero?”, si rivolse di nuovo alle guardie che risero.

Lasciaci andare,” lo affrontò Crowind ponendosi tra lui e Gradel “non abbiamo tempo da perdere con il tuo barbaro umorismo.”

La mano dell’elfo dagli occhi sottili si mosse lievemente verso l’elsa di un pugnale che portava alla cintura, ma il movimento fu quasi impercettibile e nessuno se ne accorse, tranne Gradel che si aspettava una reazione del genere, abituato alla vita con gli umani.

Superarono l’indesiderato comitato e si diressero alle stalle dove era già pronta una piccola carovana di tre carri coperti e trainati ognuno da due buoi dalle enormi e lunghe corna. Crowind sali a cassetta e porse una mano a Gradel per aiutarlo a salire. L’elfo sistemò la sua faretra di cuoio dietro la sua schiena e fissò la corda dell’arco. Sguainò la spada e la mise tra se e il mago. Con pochi altri veloci preparativi e senza molte cerimonie, i tre carri imboccarono la strada che conduceva all’esterno della foresta. Gradel si accorse che in alcuni punti sugli alberi cerano degli elfi armati, di guardia, nessuno avrebbe potuto percorrere quella strada senza autorizzazione.

Credi che i predoni ci attaccheranno?”, chiese Gradel spezzando il silenzio che durava da quando erano usciti di casa.

Lo spero, così potremo catturare qualcuno per interrogarlo.”

Gradel si girò ad osservare gli altri carri e aggiunse; “Siamo solo in sei, speriamo che non siano troppo numerosi.”

Non temere, ho una sorpresa per loro! Però, quando, ci attaccheranno, libera il tuo cavallo e allontanati, non voglio che tu rischi la tua vita per una faccenda che non ti riguarda.” Un sorriso comparve sul viso dell'elfo e lo sguardo di Gradel andò al suo cavallo legato sul fianco del carro. La sua mente cominciò a vedere più volte la scena dell’attacco, i predoni che caricavano e lui che saltava sul cavallo e lo lanciava al galoppo, ogni volta però, nella sua visione, il finale era diverso.

Se ti interessa,” disse l’elfo “posso continuare a narrarti le cronache della mia gente.” Così ti distrarrai durante il viaggio.

Gradel si spostò leggermente sullo scomodo sedile e girò leggermente il tronco in modo da guardare direttamente verso l’elfo. Infilò le mani nelle maniche della sua morbida veste così come faceva quando stava per assistere ad una lezione. Quei pochi, ormai automatici, movimenti lo riportarono indietro al periodo dell’accademia. Si ritrovò con la mente seduto sulle panche di pietra nelle grosse sale del castello di Krotz e a fissare i suoi maestri con sguardi avidi di conoscenza.

Dopo l’era dell’alba, il mio popolo, conobbe i suoi vicini. Il cibo era abbondante nella foresta ma la caccia e la raccolta dei frutti impiegavano la maggior parte del nostro tempo. I metodi e gli strumenti che usavamo erano rudimentali. Le punte delle nostre frecce e delle nostre lance erano in pietra e tendevano a spezzarsi facilmente. Un giorno una squadra di cacciatori, seguendo le tracce di un grosso cervo, arrivò ai limiti estremi della foresta. Gli alberi, meno fitti e più giovani, erano una sottile barriera verso una terra sconfinata e misteriosa. Il cacciatore più giovane del gruppo, rimase affascinato da quel territorio così “spoglio” di alberi e decise di avventurarvisi per esplorarlo. Il giovane Mentat, così si chiamava, che da allora fu chiamato “Mentat il viaggiatore”, tornò molte volte alla sua terra d’origine nei cento anni successivi, e ogni volta portava con se racconti e strumenti di vita quotidiana di altre popolazioni di specie differenti. La nostra cultura si arricchì con queste “novità” e quelle strane usanze entrarono a far parte anche della nostra quotidianità. Gli elfi conobbero così grazie ai nani, l’uso e la lavorazione dei metalli e i nostri strumenti da caccia divennero più efficaci e meno fragili. Dagli umani imparammo a rendere più produttiva la nostra terra e a commerciare. Il tempo impegnato per procurarci il cibo diminuì e aumentò quello dedicato allo sviluppo della nostra cultura. L’arte magica degli stregoni aumentò e si affinò e contribuì anch’essa a diminuire tutte le forze impiegate in mansioni più “materiali”, con la magia si può fare di tutto, persino creare ciò di cui si ha bisogno, così i nostri sforzi furono indirizzati tutti verso lo sviluppo dell’Arte. Naturalmente ricambiammo i popoli che avevano reso possibile il nostro sviluppo e insegnammo agli umani ed ai nani come usare la magia, ma i primi non sembravano entusiasti dell’idea, e ci dissero che niente più del piccone e del sudore lega un nano alle sue montagne e che nel metallo si può infondere un anima solo con un maglio. Con gli umani il discorso fu diverso. L’Arte della magia fu apprezzata e risultò molto potente in alcuni soggetti particolarmente dotati.

La collaborazione fra le specie durò secoli e gli scambi, sia commerciali che intellettuali si intensificarono. Questo secondo periodo fu chiamato l’Era della Fratellanza.

La carovana percorse tutta la strada all’interno della foresta e si apprestò ad uscirne. Il sole, non più bloccato dalla volta di foglie e di rami, era luminosissimo. Gli occhi di Gradel rimasero quasi abbagliati dalla differenza di luce. Giunsero senza problemi fino al punto in cui i banditi avevano attaccato la carovana di Crowind. I resti della battaglia erano ancora visibili anche se i cadaveri erano stati rimossi. Un mucchio di legna bruciata e di cenere era tutto ciò che rimaneva del carro dato alle fiamme. Improvvisamente da più punti dell’orizzonte, si intravidero nuvole di polvere che andavano ingrandendosi.

L’acuta vista dell’elfo si fissò immediatamente sull’orizzonte polveroso. “Eccoli ci siamo!” Disse facendo un cenno verso quella direzione. “Presto sali sul tuo cavallo e vattene, ci rivedremo ai margini della foresta quando sarà tutto finito... Spero!”

Gradel saltò sul cavallo sciogliendo il laccio che lo assicurava al carro. Crowind urlò un comando in elfico e la carovana si dispose per difendersi dall’assalto serrando le fila. Gradel spronò il cavallo lanciandosi al galoppo verso la foresta poco distante. Quasi subito però, percorsi pochi metri, decise di assistere allo scontro e, se ce ne fosse stato bisogno, di intervenire.

Una ventina di uomini a cavallo cominciò a circondare la carovana e a scoccare frecce e dardi in direzione degli elfi. Un uomo, la cui testa era coperta da un cappuccio, si staccò dal gruppo di assalitori e rimase in disparte a godersi lo spettacolo. Una pioggia di frecce colpì i carri. Gradel decise di intervenire e lanciò il suo cavallo verso lo scontro ma si bloccò subito quando udì Crowind gridare un ordine. I tendoni di due carri si sollevarono e, dal loro interno, partì una nuvola di frecce scoccate da altrettanti elfi rimasti finora nascosti nei carri. Molti dei banditi caddero a terra colpiti a morte dalle frecce mentre gli altri, storditi per la sorpresa, furono assaliti da altri guerrieri della foresta lanciatisi all’attacco brandendo armi da mischia. Gli umani balzarono giù dalla sella sguainando le loro armi per respingere la carica. Lo scontro durò pochissimo, la superiorità numerica degli elfi mise quasi subito fine alle ostilità. L’uomo incappucciato, rimasto in disparte, imprecando girò il cavallo e fuggì. Gradel si lanciò all’inseguimento e notò che l’uomo dirigeva il suo cavallo verso la foresta. L’idea che quella poteva essere la spia gli balenò in testa, accelerò il passo frustando il cavallo e cominciò a guadagnare terreno. Crowind vide tutto da lontano e saltò su di un cavallo lanciandosi dietro ai due. L’uomo incappucciato si accorse di essere inseguito e, appena entrato nella foresta, smontò da cavallo e si inoltrò tra gli alberi. Gradel scese a terra e i suoi occhi si posarono sull’anello che aveva al dito. “...A volte é meglio evitare di dare battaglia!...”, le parole del suo maestro Redbig gli tornarono alla mente e Gradel invocò il potere del suo anello diventando invisibile. Dopo alcuni minuti ritrovò le tracce lasciate sul terreno dall’uomo che inseguiva. Le seguì e lo ritrovò mentre parlava con qualcuno. La voce gli era familiare ma non riusciva a vederlo perché anche lui aveva il volto coperto.

Vedo che ho avuto ragione nel giudicarti!” Gradel interruppe il loro discorso.

I due si voltarono, sguainando le spade, verso il luogo dal quale proveniva la voce ma non videro nessuno.

Chi... Dove sei? Fatti vedere!” disse l’uomo che era stato seguito.

Idiota, ti sei fatto seguire!” ringhiò l’altro.

Gradel tornò ad essere visibile ad una distanza di cinque metri dai due e indicò con un dito l’uomo che stava parlando con il bandito. “Chissà come sarà contento il tuo re sapendo che il capo delle sue guardie é un traditore!”

L’uomo tirò indietro il cappuccio e lasciò vedere il suo volto e attaccò verbalmente Gradel; “Avrei dovuto ucciderti davanti al tuo amico quando mi hai insultato. Chi vuoi che dia peso alle tue parole sporco umano!”

Gradel notò con la coda dell’occhio l’altro uomo che si muoveva lentamente per avvicinarglisi alle spalle.

Forse però crederanno alle parole di un elfo!” Crowind sbucò con la spada sguainata da dietro un albero. Gradel si girò verso l’amico rivolgendogli un sorriso ma così facendo voltò le spalle all’uomo che lo stava avvicinando.

Attento Gradel!” L’urlo di Crowind riportò alla realtà il giovane mago che si girò di scattò verso l’aggressore con le parole di un incantesimo sulle labbra. Un getto di fiamme incandescenti scaturirono dalle sue mani protese andando a colpire in pieno l’aggressore. L’uomo cadde a terra. Una colonna di fumo si alzava dal suo petto mentre il sangue sgorgava dall’armatura fusa. Gradel cadde in ginocchio. Il suo volto cambiò espressione passando dalla paura alla disperazione. Non aveva mai colpito, ne tantomemo ucciso un essere umano. Approfittando dell’incertezza del mago, il capitano delle guardie gli si buttò addosso con la spada sollevata pronta a menare il fendente che avrebbe posto fine alla disperazione di Gradel. La lama si arrestò in aria a pochi centimetri dal suo collo. Le forti mani di Crowind trattenevano il polso dell’elfo, una delle due mollò la presa solo per andare, con il pugno chiuso, a schiantarsi sulla mascella dell’aggressore mandandolo al tappeto.

Siamo pari ora!”, disse Crowind massaggiandosi le nocche doloranti. “Ora questo traditore sarà portato di fronte al re e giudicato per le sue colpe.”

Crowind si allontanò un attimo per tornare con in mano una corda presa dalle bisacce del cavallo. Si chinò sull’elfo privo di sensi e gli legò le mani. Il malfattore riprese conoscenza e sputò del sangue per terra in direzione di Gradel; “Mi vendicherò per questo, stanne certo!”

Penso che sarai condannato a morte e non ne avrai la possibilità.” disse Gradel con gli occhi lucidi ancora fissi sul cadavere dell’uomo che aveva ucciso.

Non temere”, ringhiò l’uomo, “non sai proprio nulla delle nostre leggi; la condanna peggiore che mi possano infliggere é l’esilio, la pena di morte non é concepita... Un elfo non ucciderà mai un altro elfo... Ti ritroverò e allora nessuno fermerà la mia mano.”

Ricorda”, disse Gradel puntandogli addosso lo sguardo, “io non sono un elfo!” Gradel si rivolse poi a Crowind che lo guardava e gli disse: ”Per quanto riguarda gli umani suoi complici, cosa intendi fare?”

Devono essere giudicati dalle vostre leggi, li porteremo con noi a Barash e lì saranno consegnati al tribunale del cavalierato.”

I due issarono il corpo senza vita trasversalmente sul cavallo e dietro misero l’elfo traditore. Si diressero a piedi, trascinando il cavallo per le redini, verso il luogo della battaglia, dove i compagni di Crowind stavano caricando i banditi legati su di un carro.

Perché hai fatto tutto questo?”, chiese Crowind rivolgendosi al traditore.

Dopo aver atteso un po' per rispondere, la sua bocca, contornata da un sottile rivolo di sangue che usciva dal labbro spaccato, si aprì e le parole ne uscirono con un tono tagliente.

Forse ricorderai quando mio padre fu ucciso... Un assalto di predoni si disse... Uno dei quali, a sentire i resoconti, lo aveva colpito con una freccia... Be, io ho visto la freccia, prima che la estraessero e la facessero sparire... Era una delle frecce che fabbrichiamo noi, non gli umani! Hanno coperto la cosa onorandolo come un eroe ucciso dalle sporche mani di un umano..” sottolineò l’ultima frase rivolgendosi a Gradel, “... Maledetti... Ho deciso di distruggervi tutti, uno per uno! Un elfo non uccide un suo simile... Ipocriti!... Io vi avrei uccisi tutti, come voi avete fatto con mio padre.”

Negli occhi di Gradel si leggeva tutto lo stupore che provava la sua anima, come poteva un uomo... anzi un elfo, la razza eletta, le creature più pure della terra, dire o anche solo pensare una cosa del genere? Sollevò lo sguardo al cielo aspettando una risposta, che non sarebbe mai giunta, dal Sole.

Crowind e Gradel ripartirono per Barash con il carro dei prigionieri umani scortati da tre elfi, mentre gli altri conducevano nella foresta i loro compagni feriti e il traditore. Non incontrarono difficoltà nei tre giorni di viaggio fino a Barash, ma per essere più tranquillo, Gradel lanciò un incantesimo sui prigionieri facendoli sprofondare in un sonno profondo.

E’ meglio che si riposino”, aveva detto a Crowind sorridendo, “altrimenti saranno troppo stanchi e si addormenteranno durante il processo!”

Durante tutto il viaggio, Gradel non fece altro che pensare all’uomo che aveva ucciso. Non aveva avuto scelta, ma un senso di colpa ingiustificato lo stava consumando dentro. Crowind se ne accorse cercò di distoglierlo da quel pensiero facendolo parlare della sua città ma, quando si accorse che i suoi tentativi erano vani gli disse: “Non hai avuto scelta, o lui o te! Per fortuna hai seguito il tuo istinto!”

...Istinto...”, quella parola gli riportò alla mente le parole del saggio Krotz:”...Lascia che sia il tuo istinto a guidarti...” Le parole del suo Maestro lo confortarono, in fondo aveva fatto ciò che gli aveva promesso. Grazie a quell’idea, la sua mente riuscì a rilassarsi un po' e la conversazione con Crowind si fece più piacevole.



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