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lavoro pubblicato mercoledì 11 febbraio 2009
ultima lettura venerdì 11 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vampire heart: settima notte

di fiordiloto. Letto 1014 volte. Dallo scaffale Fantasia

Settima notte:UnforgivableIku era seduta con le braccia distese sul tavolo della cucina e Raven poco distante. Suo padre li aveva chiamati e poco dopo...

Settima notte:

Unforgivable

Iku era seduta con le braccia distese sul tavolo della cucina e Raven poco distante. Suo padre li aveva chiamati e poco dopo era entrato nella stanza tenendo in mano un astuccio. Si era seduto con loro, posando la scatolina con un gesto solenne. Quindi, aveva sollevato il coperchio.

Un'esclamazione di sorpresa si levò dalle bocche dei due ragazzi. Dentro c'era una pistola. Lucida, brillante. Dall'aspetto minaccioso. Ren la sollevò con una mano e la porse a Raven, che rispose con un'occhiata interrogativa.

"Quest'arma è chiamata Akabara. La Rosa Scarlatta. Non è un'arma comune", spiegò. "I suoi colpi non possono ferire gli umani, tuttavia...lo stesso non vale per i vampiri"

"Una pistola antivampiro!", esclamò Iku, che aveva già sentito parlare di armi del genere.

"Non esattamente. Può ferire sia vampiri che demoni. Qualsiasi creatura legata all'oscurità può essere colpita mortalmente"

"Perché vuoi darla a me, se è così potente?", domandò Raven, sconcertato.

"Dati i recenti sviluppi, ho deciso di affidartela per quell'unica possibilità su mille in cui potresti averne bisogno". E poi, in tono più cupo. "Non si sa mai..."

"Capisco"

Raven impugnò la pistola. Sotto lo sguardo interessato di Iku, la testò lanciandola in aria un paio di volte e riprendendola con gesto magistrale. Era leggera, perfettamente calibrata. Facile da usare. Forse fin troppo.

"Iku, ho qualcosa anche per te"
"Per me?", domandò la ragazza incuriosita.

Suo padre estrasse qualcosa da una tasca e glielo porse. Era un anello. Piuttosto ordinario, in realtà. Una semplice fascetta in metallo sulla quale spiccava un rubino, luccicante come una goccia di sangue.

"E' un anello molto particolare, al quale è legata un'antica leggenda"

"Una leggenda?", domandarono Iku e Raven all'unisono.

"Già...Molto tempo fa, quando la guerra fra le forze della luce e del buio era al culmine, uno dei comandanti dell'esercito delle tenebre s'innamorò di un angelo. Lui era un vampiro, pertanto i due erano destinati ad essere avversari, tuttavia non poterono contrastare quel legame che diventava ogni giorno più forte. Così, per proteggere il suo amato, la donna angelo fabbricò un anello e vi instillo una goccia del suo sangue. Ogni volta che pronuncerai la parola "Mamoru", gli disse, questo anello ti proteggerà come se io fossi al tuo fianco. In cambio, il vampiro decise di offrirle qualcosa di altrettanto prezioso. Si strappò una delle zanne, e con l'aiuto della magia ne fabbricò una spada. Un'arma estremamente potente, capace di fendere con un sol colpo qualunque creatura maligna nel raggio di chilometri. La spada purtroppo è andata perduta, ma è entrata nella leggenda con il nome di Zanna d'Angelo"

I due ragazzi lo ascoltarono a bocca aperta. Poco dopo, Iku si lasciò scivolare l'anello al dito e mormorò: "Perciò, se pronunciò quella parola l'anello si attiverà per proteggermi?"

"Perché non lo provi?", suggerì suo padre.

"Posso?"

"Ma certo. Raven, allontaniamoci un po'"

I due si diressero verso il fondo della stanza. Iku si alzò e fece il giro del tavolo. Chiuse gli occhi, sfiorando la fascetta metallica con la punta delle dita.

"Mamoru[1]!"

Ci fu un'esplosione. Quando Iku riaprì gli occhi, una cupola di luce limpidissima si era innalzata intorno a lei. Rune e segni angelici scorrevano sulla superficie, scomparendo e riapparendo in successione. Sebbene non conoscesse il loro significato, trasmettevano un senso di forte potenza, e sicurezza.

"Non è...possibile...", mormorò Raven, stupito.

"Non ti avvicinare", lo ammonì Ren, tenendolo per una spalla. "Verresti respinto con una forza inaudita"

Increduli, Raven e Iku si guardarono attraverso la barriera ricoperta di segni. Un istante dopo la luce si increspò. Il rubino al centro dell'anello la inghiottì, e quella si contrasse fino a scomparire.

"A questa condizione", spiegò Ren. "Kain ha acconsentito a lasciare Raven qui con noi"

"Cosa?", domandò Iku. "Kain-sama ha...?"

"Siccome é un desiderio della cara Iku, alla fine mi ha dato ascolto"

***

Quella stessa sera, Iku si trovava negli spogliatoi del Golden. Digitò la combinazione e la porta del suo armadietto si aprì. Era felice che il suo turno fosse finito. Era stata una di quelle serate in cui il locale è strapieno e non si ha un solo secondo per respirare. Stiracchiandosi, sbottonò la camicia dell'uniforme, che le scivolò sulla pelle nuda con un fruscio di seta. Nello sfilarsi la gonna, per poco non rischiò di far scivolare via l'anello dal dito. Lo risistemò immediatamente e restò a fissarlo per un lungo momento.

‘Oniisama', pensò. ‘Così hai dato a Raven il permesso di restare...perché è un desiderio della cara Iku'.

Sciolse i capelli e si guardò allo specchio. I segni sul collo erano quasi scomparsi. Non rimanevano che due macchioline giallognole, visibili a malapena. ‘Proteggerò Raven', si disse. ‘Perché è quello che ho deciso!'.

Fuori dal locale tirava un vento gelido, che portava con sé una pioggia sferzante. Iku si strinse nel suo cappotto beige. In quella strada c'erano poche vetture, e nessuna sembrava essere quella di suo padre. Forse il temporale era stato troppo improvviso...Pensò di rientrare per telefonargli, ma le luci del Golden erano già spente e, quando si affacciò alle tendine di pizzo, non intravide nessuno all'interno.

Si voltò nuovamente nella direzione del vento, quando un'espressione sorpresa si fece largo sul suo volto. Sotto un ombrello arancione un ragazzo alto e slanciato stava immobile, appoggiato ad un lampione decorato. Guardava nella sua direzione, e Iku non tardò a riconoscerlo.

"Raven!", esclamò, correndogli incontro sollevata.

"Tuo padre mi ha chiesto di venirti a prendere", le spiegò, offrendole riparo sotto l'ampia cupola arancio. "La fermata del pullman è a pochi isolati da qui"

Si avviarono insieme lungo la stradina, diretti verso luci più brillanti. Ancora prima di aver raggiunto l'angolo, Raven si fermò, vigile.

"Cosa c'è?", gli domandò Iku.

Lui le fece cenno di tacere e si voltò indietro. Era stato...O forse no? Poi rieccolo di nuovo. Un fruscio. Lieve. Sottilissimo.

"Cammina"

Iku non se lo fece ripetere. In qualche modo, aveva avvertito la sua tensione e si fidava di lui. Si avviarono veloci verso la fermata del bus, ma arrivati ad uno spiazzale notarono una limousine bianca con un uomo alto appoggiato al paraurti. Lì vide e si alzò. Un sorriso aguzzo baluginò nell'oscurità. Iku rimase imbambolata, la bocca semiaperta a fissare il vampiro. Una mano l'afferrò e la spinse indietro.

"Chi diavolo sei?!", domandò Raven, estraendo la pistola.

"Noi siamo il braccio armato del Consiglio", rispose. "E abbiamo ricevuto l'ordine di prenderti sotto la nostra custodia cautelativa. Sei un vampiro senza master. Non possiamo permetterti di girovagare libero per la città. Devi venire con noi, al nostro quartier generale, dove il Nobile Kaleb deciderà la tua sorte"

"Non so chi sia questo Kaleb, ma non ho la minima intenzione di obbedire"

"Peggio per te, ragazzino. Abbiamo ricevuto ordini precisi. Nel caso ti fossi rifiutato, avremmo dovuto ucciderti"

Le porte della limousine si aprirono, e altri vampiri dalla pelle pallida uscirono dall'auto.

"Raven...". La voce di Iku giunse come un sussurro appena percettibile.

"Non sei coinvolta in tutto questo, quindi va' via!"

"Neanche per sogno! Io non ti lascio!" disse Iku, che gli afferrò la mano libera. Raven si lasciò guidare, seguendola in una corsa scoordinata accompagnata da schizzi e spruzzi. C'era un gruppo di edifici proprio davanti a loro. Forse lì sarebbe stato possibile trovare un posto in cui nascondersi. Gli inseguitori erano dietro di loro. Raven non riusciva a vederli, ma avvertiva i contorni di diverse ombre, nebbie che si mescolavano all'oscurità.

I due ragazzi si fermarono di fronte ad un bivio, diedero una rapida occhiata in giro e presero una decisione. Sinistra. Poi di nuovo destra. Il terreno era scivoloso, tanto che Iku scivolò in una pozzanghera e finì a terra con un gemito, strusciando entrambe le ginocchia e battendo violentemente il gomito sinistro. Raven la sollevò e si appoggiò contro un muro. Si mosse piano, sbirciando oltre il muro. Gli inseguitori stavano procedendo nella loro direzione.

"Corri!", ordinò.

Nonostante il dolore, Iku lo seguì lungo un vicolo stretto. Aveva il fiato corto e il suo campo visivo le parve restringersi, come un sogno ricordato a metà. Adesso tutte le viuzze sembravano uguali. Un dedalo illuminato a malapena, rinchiuso fra edifici grigio lucido.

‘Siamo in trappola', pensò Iku. E l'idea la terrorizzò.

A distanza, notarono una strada che finiva su un largo cortile e si diressero là. Ma quando raggiunsero il posto si fermarono scioccati: si trattava solo di uno slargo fra gli edifici, senza una strada che proseguisse oltre. Erano intrappolati in un cul-de-sac.

"E ora che facciamo?", domandò a Raven, poco distante da lei.

"Non ne ho idea!"

‘Calma Raven, pensa!', si disse il ragazzo. L'edificio davanti a loro doveva essere un hotel abbandonato. L'insegna luminosa penzolava da un lato sulla parete, le finestre erano state tutte murate e un grosso mucchio di spazzatura era stato ammucchiato sopra e ai lati di un cassonetto, appoggiato ad un angolo in ombra. "Ogni hotel ha delle porte basse dal quale fa entrare le provviste", mormorò. "E se questo era veramente un albergo, l'entrata potrebbe essere..."

"Sotto quell'ammasso di spazzatura!", concluse Iku.

"Vieni!", esclamò Raven, trascinandola con sé.

Come previsto, accanto al cassonetto di rifiuti c'era una grata di ferro, le sbarre coperte da uno strato di ruggine. Raven si inginocchiò, l'afferrò con le dita e la sollevò. S'infilò la pistola in cintura e si voltò verso Iku. "Seguimi", le disse, prima di scivolare dentro l'apertura con una mossa felina. Iku trattenne il respiro, finchè non sentì un rumore sordo di piedi che atterravano su qualcosa di solido.

"Tutto bene", le sussurrò Raven. "Salta giù ti prendo io"

Iku si mise in posizione, si lasciò andare e cadde attraverso l'apertura. Fu questione di un secondo, poi Raven la prese al volo, la gonna che le risaliva sulle cosce e la mano del giovane che le accarezzava le gambe mentre lei gli scivolava fra le braccia. Raven la rimise giù quasi immediatamente. Iku si riabbassò il vestito, felice che lui non potesse vederla, al buio.

"Non pensi che ci troveranno, anche qui?"
"Non credo. L'odore della spazzatura è troppo forte. Coprirà il nostro"

In quel preciso istante avvertirono all'esterno la presenza dei vampiri. Correvano veloci, scivolando sul terreno con fruscii sottilissimi.

"Arrivano!"

Raven si accostò alla parete e strinse Iku a sé. Poi le appoggiò il capo sulla spalla e lei fece altrettanto. Rimasero così finché i fruscii non cessarono e la presenza dei vampiri non scomparve, dissolvendosi come un brutto incubo al mattino. Tutto ripiombò nella calma e i due ragazzi si sciolsero dall'abbraccio. Erano bagnati fradici, l'ombrello era andato perduto durante la corsa, e stanchi. Però erano in salvo.

"Sembra che l'abbiamo scampata", sussurrò Iku, togliendosi i capelli bagnati dal volto e abbozzando un sorriso.

"Già", sorrise Raven di rimando. "Tutto bene?"

"Sì, credo di sì"

Le sfiorò il gomito con le dita pallide. C'era un grosso strappo nel tessuto, e tutt'intorno la stoffa era macchiata di sangue.

"Ahi!", si lamentò Iku.

Raven la guardava in modo strano. Nell'oscurità, i suoi occhi s'erano accesi di rosso.

"Raven. Che succede?"

Lui non rispose, ma si limitò ad allontanarla bruscamente.

"Non dirmi che vuoi...sangue!?"

"Che Dio mi aiuti!", la sua voce era più rauca e più profonda.

"Credevo che bastassero le sacche che arrivano dagli ospedali. Raven, rispondimi! Non le stai prendendo?"

"Sono inutili...". Ora lui e l'essere al suo interno parlavano all'unisono. "Non importa quante volte io provi a bere il sangue surgelato. Anche solo l'odore mi da la nausea"

"Questo significa che da quando mi hai morsa non hai bevuto una sola goccia?"

Raven annuì, il viso stravolto dal panico.

"Non va bene così! Devi resistere! Io sono qui con te..."

Allungo una mano verso di lui. Per confortarlo. Per fare qualcosa.

"Non toccarmi!"

"Ok, non ti tocco. Cerca di distrarti"

Iku ritrasse la mano e s'accostò al muro, a distanza di sicurezza.

"Raven, parlami!"

"Io...ho sentito tuo padre dire che presto perderò il controllo. Prima o poi...perderò la mia umanità...Però non voglio...Non voglio diventare una bestia disumana. Così...ho cercato di resistere...Però, Iku...il profumo del tuo sangue...Lo voglio...adesso...sempre!"

Raven non riuscirà a controllarsi. Prima o poi perderà la sua umanità. E la Bestia al suo interno prenderà il sopravvento.

‘Sta succedendo davvero!', pensò Iku. ‘E' inevitabile. Però...non c'è davvero nulla che io possa fare?'. Lo guardò a lungo. Fissò il suo viso sconfortato nell'oscurità. E di colpo realizzò. C'era qualcosa che poteva fare!

Si mise a carponi, e questo bastò ad avvicinarla a lui. Quando gli sfiorò i capelli per toglierglieli dal viso, lui si ritrasse come se lo avesse ustionato.

"La sola cosa che posso fare. Finalmente l'ho capita!"

Gli si inginocchiò di fronte e si sfilò la giacca, quindi slacciò il primo bottone della maglietta. Il suo cuore cominciò a battere all'impazzata, ma nonostante la paura spinse i capelli indietro sulla spalla sinistra. Reclinò il capo e tornò a guardare Raven negli occhi.

"Raven...Bevi il mio sangue"

"Smettila", disse lui. "Non potrei mai perdonarmi!"

"Lo so. Ma è la migliore soluzione! Anche se è solo una cosa temporanea, potrai sentirti sollevato"

La gola di lei pulsava di vita proprio accanto alla sua bocca e il suo tenero, caldo profumo gli diede una leggera vertigine. Una momentanea resistenza, ma fu inutile: era troppo vicina. Troppo invitante. I canini spuntarono dalle loro guaine. In un secondo le afferrò i capelli e le spinse indietro la testa, liberando la gola nuda. Quindi affondò il viso nell'incavo del suo collo.

‘Questo è ciò per cui nessuno dei due può essere perdonato: sangue. Però, Dio, se davvero esisti, lascia che Raven e io facciamo...qualcosa d'imperdonabile'

***

"E' disgustoso, non è vero?", disse Raven, riappoggiandosi al muro. "Per me, questo non è altro che un palliativo. Non capisco...perché sei ancora qui? Lasciami perdere! E' meglio per tutti"

"Lasciarti perdere?", ripetè Iku, secca. "Dici cose abbastanza orribili. Ho promesso che sarei diventata tua alleata, giusto? Perciò farò di tutto per placare la Bestia dentro di te. Va bene anche se odi tutto ciò. O anche se odi me. Almeno questo non è arrendersi!"

"Non c'è modo che io possa odiarti", sussurrò Raven, coprendosi gli occhi con una mano. "Come stai?"

"Eh...? Oh, è tutto ok! Non sono diventata anemica o simili! Sono piena di energie come al solito. Perciò non tormentarti troppo, d'accordo?"

All'esterno era calato il silenzio. Anche lo scrosciare della pioggia si era fermato.

"Ha smesso di piovere!", annunciò Iku, sollevata. "Dai, torniamo a casa"

***

"Strano! Mi chiedo come mai Iku non si ancora tornata", mormorò Ren. "Ho mandato Raven a prenderla. Ormai è parecchio tempo che sono fuori. Mi chiedo se non sia il caso di preoccuparsi. Kain, tu senti qualcosa?"

Il vampiro chiuse il libro che teneva fra le mani. Era seduto sul divano del salotto, e cercava in tutti i modi di non pensare a ciò che i suoi poteri percepivano.

"Iku...è davvero una ragazza gentile"

"Come dici?"

"Stanno bene, Ren. Probabilmente saranno qui a minuti"

Poco più tardi, lui Wolf e Strawberry uscirono di casa. Iku e Raven erano all'ingresso, completamente fradici e intirizziti dal freddo.

"Kain-sama!", esclamò la ragazza non appena lo vide. "Come mai sei qui?"

"Dovevo discutere alcuni affari con tuo padre"

"Stai andando via?"

"Sì, è molto tardi"

Raven entrò in casa, mentre Wolf e la sua compagna procedettero, lasciando Kain e Iku soli per qualche istante.

"E' successo qualcosa?", le domandò lui. "Il tuo viso è stravolto"

"No...Nulla"

Ci fu un lungo silenzio. Gli occhi di Kain erano tristi, come laghi bagnati dalla pioggia. Lentamente, le fece scorrere le braccia intorno al corpo e l'attirò a sé, cingendola delicatamente.

"Da quando, mi chiedo, hai imparato a mentire? In tutti questi anni, solo questo aspetto di te è cambiato"

‘Sono una sciocca. Non c'era modo che non se ne rendesse conto', pensò Iku con rammarico. ‘Non oniisama. Per favore, non guardarmi! Non guardare i segni del morso di Raven!'

Poco dopo, lui sciolse l'abbraccio.

"Sarebbe bello se ciò che stai tentando di proteggere non ti ferisse, tuttavia..."

"Oniisama..."

"Buonanotte, Iku"

E si avviarono entrambi. In direzioni diametralmente opposte.

Sulla soglia Iku si fermò. Si sentiva schiacciata da un peso opprimente.

‘Ho deciso di non pentirmi di ciò che ho fatto con Raven. Allora perché? Perché il petto mi fa così male?'

Quando Kain raggiunse i suoi compagni, Wolf incrociò le braccia e lo guardò inarcando un sopracciglio.

"Non capisco, Kain", ammise. "E' impossibile che non ti sia accorto di ciò che hanno fatto quei due. Limitarti a stringere Iku fra le braccia, accettando tutto così passivamente non è da te! A quest'ora dovresti essere consumato dalla rabbia. Qual è il tuo scopo? Perché non fai a pezzi quel ragazzino? Se dipendesse da me, lo affetterei stile sashimi!"

Un pezzo di carta volò nel vento. Kain si voltò di scatto e lo incenerì con uno sguardo, proprio mentre fluttuava accanto al viso di Wolf.

"Così non finirò per perdere lei. Ecco perché"

To be continued...


[1] Mamoru: difendere, proteggere



Commenti

pubblicato il 12/02/2009 23.20.10
Muse90, ha scritto: Tu sai che cosa penso sulla storia e sulla tua abilità...Quindi non c'è bisogno che ripeta. :-) Questo è un periodo piuttosto "pieno" per me, in ogni caso spero di poter pubblicare presto un nuovo lavoro che ti piaccia come gli altri. :-)

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