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lavoro pubblicato domenica 1 febbraio 2009
ultima lettura mercoledì 16 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Vampire heart: quinta notte

di fiordiloto. Letto 740 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ecco il nuovo capitolo, ispirato al mio manga preferito. Scusate il ritardo (esami universitari incombenti). Sono molto insicura su questo pezzo, ma confido nei vostri consigli e nelle vostre critiche, che come al solito sono apprezzatissime! :-)....

Quinta notte:

Il risveglio della Bestia

Iku era tornata piccola. Piccolissima. Praticamente una neonata. Si trovava in un luogo familiare, avvolta da un'oscurità soffice e protettiva, nella quale il solo rumore erano battiti regolari e lontani. Ascoltò meglio, e distinse il suono con più chiarezza. Il battito di un cuore...Le pulsazioni erano vigorose. Quasi una musica. Si lasciò cullare da quel suono, quando si accorse che le risultava stranamente familiare.

‘Mamma!', pensò.

Come se avesse sentito, sua madre strinse ancor di più le braccia intorno a lei. Iku si ritrovò con il viso immerso nei suoi capelli, che sapevano di vento e di fiori al tramonto. Rise, facendo scorrere le piccole dita fra quei capelli. "Nulla potrà separarci, piccola Iku", le diceva la mamma. "Io ti proteggerò per sempre". Poi avvicinò il viso al suo, e Iku sentì le sue labbra contro le proprie orecchie. "E' ora di svegliarsi...", le sussurrò. "Svegliati. Svegliati."

"Svegliati! Svegliati!"

Iku si sgranchì e si stropicciò gli occhi. Qualcuno era seduto di fianco a lei e la stava scuotendo leggermente. Balzò a sedere prima di rendersi conto di chi fosse.

"Raven?"

"Sì". Il ragazzo la fissava con espressione divertita.

"Come sono finita in questo letto?" Con i capelli arruffati e l'aria semiaddormentata.

"Ti ci ho portata io. Eri completamente addormentata, non c'era altra scelta"

"Addormentata?"

"Ieri sera mi hai seguito. C'è stata una rissa e quel tizio...Kain, ti ha fatto qualcosa. Sei scivolata in un sonno profondo"

"Cavoli, non mi ricordo niente", si passò le mani fra i capelli, levandosi dei ciuffi castani dagli occhi. "Ma che ore sono?"

"Più o meno le undici"

"Del mattino?". La sua cartella di scuola era a terra, vicino a una parete. "Come mai a nessuno e saltato in mente di svegliarmi in tempo per la scuola?"

"Tuo padre mi aveva mandato a svegliarti", disse lui. "Però, avevi un'espressione così pacifica...Stavi facendo un bel sogno?"

Iku poteva sentire ancora intatto il profumo di sua madre. "Non ricordo"

"In ogni caso, ieri non avresti dovuto seguirmi"

"Eri andato via sconvolto!", scattò lei. "Che altro avrei dovuto fare?"

"Evitare di cacciarsi nei guai mi sembra un'ottima idea"

"Sei tu quello che si è cacciato nei guai! Anzi, te li sei proprio andati a cercare!"

"Ero arrabbiato. Mi dispiace averti fatta preoccupare, però...". Iku lo vide mordersi un labbro e stringere i pugni. "Non potrò mai accettare l'esistenza dei vampiri. Anche se tuo padre pensa che siano affidabili e che si possa vivere in armonia con loro, io non ci credo. Sono belve. Bestie in forma umana. Anche il tuo amico Kain non è diverso"

"Ti sbagli"

"Lo credi davvero?"

Iku lo guardò molto seriamente. "Sì"

Raven si alzò, avviandosi lentamente verso la porta. "Cambiati. Ti aspetto di sotto con la colazione"

Quando Iku scese di sotto, sul tavolo della cucina c'era un piatto pieno di plumcake.

Avevano un aspetto fantastico: dorati e innaffiati nel miele.

"Tuo padre li ha fatti prima di uscire", disse Raven, sedendosi a cavalcioni su una delle sedie. "Sono davvero squisiti"

"Adora dilettarsi in cucina", disse Iku, afferrandone uno e addentando il primo boccone. Erano deliziosi!

"Mmm", concordò Raven con la bocca piena. "Strano...Tuo padre non sembra il tipo che s'interessa alle arti culinarie. Credevo fossi tu a cucinare"

"Sa fare molte cose. Spesso può sembrare distratto, sempre con la testa fra le nuvole, ma è un uomo molto coraggioso e affidabile. Si è preso cura di me da quando avevo pochi mesi"

"Che intendi dire?"

"Papà è una persona meravigliosa, e mi trovo molto bene con lui, però non è mio padre"

Raven la guardò sbalordito.

"I miei veri genitori sono morti durante una battaglia contro i demoni", disse Iku. "Almeno, questo è ciò che mi hanno raccontato"

"Non hai nessun ricordo di loro?"

"Oh!", esclamò la ragazza. "Certo che sì!"

Si alzò e uscì dalla stanza. Ritornò poco dopo. Un foglietto piegato in due le scivolò dalle mani e fluttuò sul pavimento. Iku si chinò per raccoglierlo e poi glielo mostrò.

Era la foto di due persone giovani, più o meno della loro stessa età. Raven capì che era stata scattata molti anni prima, perché riconobbe immediatamente il volto di Ren.

Non aveva più di sedici o diciassette anni e indossava un costume da bagno che metteva in risalto l'estrema tonicità dei suoi muscoli guizzanti. Stava abbracciato ad una ragazza con i capelli biondi avvolta in un pareo. Raven ebbe un piccolo shock.

"E' identica a te!"

"E mia madre", rispose la ragazza.

Raven sollevò la testa per guardarla in viso. Avevo uno sguardo sognante. Abbozzò un sorriso e tornò a guardare la foto. Lei aveva i capelli scompigliati dal vento e lui le sorrideva, con gli occhi un po' socchiusi come fanno i ragazzi quando sorridono a qualcuno che li attrae parecchio.

"Credo che papà amasse molto mia madre, anche se non l'ha mai ammesso direttamente"

"Perché non sono rimasti insieme, se si amavano?", domandò Raven, che si era incuriosito e voleva saperne di più.

"Lei ha conosciuto mio padre. E' stato amore a prima vista"

"E lui come l'ha presa?"

"L'amava", rispose Iku, come se quella verità bastasse a spiegare tutto. "Ha rispettato le sue scelte"

"E' difficile", commentò il ragazzo. "Ed è anche triste. Lasciare andare qualcuno che ami"

"Già. Però, da quando lei è morta, si è preso cura di me come se fossi sua". Adesso nel suo volto c'era una tenerezza immensa.

"Tuo papà deve essere davvero una persona straordinaria. Non so se riuscirei a fare ciò che ha fatto lui. Ma tuo padre, intendo il tuo vero padre...Non hai una sua foto?"

"Purtroppo no. A quanto pare detestava l'obiettivo delle macchine fotografiche"

"Un vero peccato. Avresti potuto conservare anche un suo ricordo"

"Già", disse Iku, riappropriandosi della foto. "Ma non mi lamento. Nonostante tutto, sono fortunata. Non ho i genitori, ma Ren mi ha adottata. Sono sua figlia a tutti gli effetti. Non mi ha mai fatto mancare nulla. In più, ho tanti amici che vegliano su di me come angeli custodi. Non sono sola, e non ho ricordo dei miei veri genitori, perciò non posso dire onestamente che mi manchino"

Iku tralasciò il fatto che uno di quegli angeli custodi fosse proprio suo fratello Kain. Primo perché Raven era all'oscuro del loro legame, e secondo perché fra i due non correva assolutamente buon sangue. Raven la guardava pensieroso. I suoi genitori gli mancavano, gli mancava quell'intimità familiare che si respira entrando in una casa dove si è amati. Sentendo Iku parlare di suo padre, aveva l'impressione di averne ritrovata un po'.

***

Molto più tardi, quando ormai era calato il crepuscolo, Raven uscì dalla sua stanza. Entrato in cucina, vi trovò Iku intenta a lavare i piatti. Si Avviò lentamente verso di lei, fermandosi ad un passo dalle sue spalle. Lei non lo udì.Portava la solita bandana viola. Le mani erano ricoperte di sapone liquido e i capelli mossi ricadevano morbidi sulla pelle nuda del collo. C'era qualcosa di strano. Raven avvertì un senso generale di malessere. All'improvviso, Iku portò le braccia al petto, come se avesse freddo. Si voltò di scatto, lasciando cadere un piatto che s'infranse in mille pezzi sul pavimento.

"Raven...", disse con sollievo. "Sei tu. Mi hai spaventata!"

"Scusami"

Lei lo guardò inarcando un sopracciglio. "Stai bene? Hai una faccia strana..."

Lui annuì e Iku fece un sorriso sforzato, chinandosi a raccogliere i cocci. "Meglio ripulire questo disastro"

"Ferma! Non toccarli!"

Troppo tardi. Iku imprecò sollevando la mano. Si era tagliata un dito. Dapprima la pelle rimase bianca, poi una goccia cremisi scivolò sul bordo della ferita.

Fu quel colore, o forse l'odore del sangue...

Raven vide il suo corpo muoversi da solo. La raggiunse in due passi e si chinò di fronte a lei, afferrandole la mano.

"Raven...?"

Iku lo guardava confusa. Raven strinse quella mano con forza e se la portò alla bocca. La lingua dardeggiò veloce sul taglio, strappandole un gemito. No...Non era quello che doveva fare. Eppure non riusciva a fermarsi. Era come se il suo corpo non gli appartenesse più. A quel puntò, Iku si liberò con uno strattone e scattò in piedi.

Aveva capito, e un'espressione terrorizzata si era fatta largo sul suo volto. Provò a scappare, ma i riflessi di Raven erano ancora più rapidi di quanto avesse creduto.

La riagguantò e la strinse in una morsa. L'afferrò per le spalle, la voltò, ed ebbe tutto il tempo di guardare il terrore dipinto sul suo volto. L'essere che si era risvegliato al suo interno fissò Iku per un istante, poi le si avventò con i denti sul collo e la morse.

Quel sapore sulla lingua era estasiante, così come il suono prodotto dal risucchio. Più succhiava, più l'essere al suo interno arretrava.

"Raven...", la voce di Iku uscì come un ansito fioco. "Raven, ferm...fermati...!"

Finalmente, riuscì a liberarsi di lui con una spinta. "NO!"

Raven sentì ogni forza abbandonarlo. La lasciò andare e cadde in ginocchio. L'odore e il sapore del sangue in bocca gli davano la nausea, ma il malessere era sparito. La mente cercava impazzita di capire, di ricostruire. Quando alzò gli occhi su Iku la vide indietreggiare, portandosi una mano al collo. Si alzò in piedi a fatica e barcollò verso di lei.

"Iku...Mi...Mi dispiace...Io..."

Allora Iku gridò. Urlò come mai aveva fatto in vita sua. Atterrita. Sconvolta.

In quell'istante, la porta della cucina venne spalancata e una ventata fredda invase la stanza. Kain era sulla soglia. L'impermeabile ancora addosso e l'espressione furibonda.

"Iku!"

La ragazza si voltò lentamente a guardarlo.

"Sei diventato una bestia assetata di sangue, ragazzino?". Il vampiro avanzò verso il centro e attirò Iku dietro di sé. Raccolta dietro le sue spalle, la ragazzina ricordò la luce viola, e con quanta facilità il fratello si era liberato del suo assalitore la sera in cui era stata aggredita. Di questo passo, anche Raven sarebbe stato ucciso!

"Kain-sama!", strillò, spostandosi di fronte a lui e divaricando le braccia. "Fermati! Non farlo, per fav..."

Le gambe le tremarono e si sentì mancare. Cadde all'indietro, ma per sua fortuna Raven l'afferrò prontamente.

"Iku...! Iku!"

"Con quanta ingordigia hai bevuto il suo sangue", sibilò il vampiro. "La povera Iku non riesce nemmeno più a reggersi in piedi. Il suo sangue...é davvero così delizioso?"

Sconvolto, Raven lasciò che Kain la prendesse in braccio e la portasse via. Stava male. Malissimo. Ancora non riusciva a credere a ciò che aveva fatto.

To be continued....



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