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lavoro pubblicato sabato 24 gennaio 2009
ultima lettura giovedì 14 maggio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Un uomo felice

di Schnier. Letto 815 volte. Dallo scaffale Poesia

Non ricordo il suo nome,magari non l'ho mai saputo,ma ho chiaro negli occhigli ultimi passi velocie quel gran tuffo dall'alto,ma non ricordo quel salt...

Non ricordo il suo nome,
magari non l'ho mai saputo,
ma ho chiaro negli occhi
gli ultimi passi veloci
e quel gran tuffo dall'alto,
ma non ricordo quel salto,
perchè non l'ho mai veduto,
ma ho chiaro negli occhi
l'enorme vetrata
che accolse il suo grido,
che però non ho udito.
Pover' uomo chi pensa
sia complicato morire
è assai facile invece,
quasi quanto restare.
Mi ricordo un ragazzo,
che il mare nero, di notte,
un po' lo volle cullare
e fu banale il pensiero
che lo sottrasse al dormire
e chissà dov'eri tu allora,
saresti rimasto a riva,
fermo a guardare ?

Forse una notte,
quelle onde lambirono la tua finestra
e poi tu nuotasti.

E non ci furono banalità per te.

Guardami amico,
non ricordo il tuo nome,
magari non l'ho mai saputo,
ma se ti fossi voltato,
forse un attimo prima
mi avresti visto,
sono a riva,
alle tue spalle.

Guardami amico,
non ricordo quel salto,
perchè non ti ho mai veduto,
eppure ti guardo e tu mi guardi,
ma se mi avessi visto allora,
anche un attimo prima
e se mi avessi immaginato,
magari un uomo felice,
ero qui,
alle tue spalle.



Commenti

pubblicato il 24/01/2009 20.22.52
Mario Vecchione , ha scritto: a volte non ci si guarda alle spalle e neppure intorno e si compie il gran salto, perchè è più difficile restare, mentre è facilissimo morire...
pubblicato il 24/01/2009 21.38.01
SalCast, ha scritto: Hi, non conosco i fatti reali, ma traspare una velo di assopimento alla vita nei tuoi ultimi scritti. Forza, tra poco è Primavera...
pubblicato il 25/01/2009 16.54.01
cinzia, ha scritto: Molto bella Schnier, siamo noi a scegliere cosa vogliamo essere in realtà...a volte, certo non sempre, è una questione di "prospettiva"! comunque è vero, spesso è più difficile restare.
pubblicato il 25/01/2009 19.13.29
Schnier, ha scritto: Che curioso paradosso, chi vive pensa sempre che sia più difficile restare..ho sentito dire che i sopravvissuti a tentativi di suicidio, specialmente quelli dovuti a caduta, abbiano dichiarato di aver pensato, prima dello schianto, che forse avrebbero potuto far qualcosa, tentare di migliorare le cose. spesso chi si uccide, lo fa in un momento di " vuoto ", non è un pensiero lucido ma un istinto, un attimo che fa la differenza, tra il vivere e il morire. fondamentale è anche il modo in cui uno decide di farlo, spesso il suicida si oppone alla propria morte nel momento stesso in cui tenta di togliersela, ma ci sono metodi che non offrono un ripensamento, altre persone vengono distolte da quell'istinto di morte da una qualsiasi banalità e ciò gli rende palese quanto quello stesso impulso fosse fragile. la vita, quasi sempre e nonostante tutto è più forte della morte.
pubblicato il 19/05/2009 23.45.53
Valkiria33, ha scritto: A volte non c'è spazio per ripensamenti, e il pensiero del suicidio è un muto grido di disperazione, un grido che spesso gli altri non vogliono sentire, è un viscido pensiero che ottenebra la mente e ti fa vedere la realtà in buie prospettive di morte. Quante volte sarebbe bastato un abbraccio o una spalla sulla quale sfogare il pianto, ma troppe volte si è egoisti e non si vede l'evidenza del male di vivere. Intensamente triste e malinconica...mi strazia l'animo...davvero empatica!

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