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lavoro pubblicato domenica 18 gennaio 2009
ultima lettura lunedì 4 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

I cavalieri del Sole

di jarl. Letto 709 volte. Dallo scaffale Fantasia

Era già passata la mezzanotte da molte ore, quando la porta cigolando si aprì e un fioco bagliore illuminò la stanza. La luce d...

Era già passata la mezzanotte da molte ore, quando la porta cigolando si aprì e un fioco bagliore illuminò la stanza. La luce della candela, posata sullo scrittoio, rischiarò l'ambiente esiliando momentaneamente l'oscurità. Da un angolo rimasto inviolato dal chiarore, una figura incorporea scivolò lungo la parete ricoperta di scaffalature colme di libri andandosi a fermare dietro lo scrittoio. La presenza, con voce pacata ma decisa e sicura, si rivolse all'uomo che stava prendendo posto su di una poltrona al centro della stanza; "Mio signore, cosa desideri leggere questa sera?"

L'uomo distratto per un attimo dai suoi pensieri, si voltò con il viso corrucciato e rispose distrattamente: "Nulla... grazie! Non penso che la lettura riuscirebbe a distrarmi."

"Cosa ti turba così tanto?"

"Nulla... Nulla..."

Le pause, che intercorrevano tra una risposta e l'altra, lasciavano credere che le domande dovessero attraversare parecchi ostacoli prima di essere recepite dalla mente dell'uomo. Il suo volto appariva turbato e le sue rughe, che lo ricoprivano già da molti anni, sembravano accentuate ed aggravate da questi suoi pensieri. Se non fosse stato per i movimenti delle sue dita che giocavano con i lunghi capelli bianchi, l'immobilità del suo corpo e la vacuità del suo sguardo, non avrebbero fatto azzardare a molte persone una scommessa da un pezzo di rame sul rinnovarsi del suo respiro.

"Ho assistito alla parata oggi...", disse l'uomo con voce ironica, "quanto erano belli, tutti agghindati con le loro armature tirate a lucido e i cavalli bardati a festa. Con le loro spade, le loro lance e i loro scudi con impresso sopra il sole, tutto appena uscito dalla forgia del fabbro. Gli elmi con la visiera sollevata e i ricchi pennacchi dondolanti al vento... E i loro occhi... Oh, se solo avessi visto i loro occhi! Fieri, orgogliosi, pieni di vanità e di falsa disciplina."

L'uomo si alzò e cominciò a passeggiare nervosamente su e giù per lo studio, nuovamente assorto nelle sue preoccupanti riflessioni. Si fermò davanti allo scrittoio e vi sbatté sopra i palmi. I capelli gli ricoprirono quasi completamente il viso nascondendo così un'espressione che univa amarezza e rabbia.

"Stolti!... Accidenti a loro, hanno già dimenticato tutto, festeggiano una grande vittoria... Loro sono i più forti... loro credono di combattere per una giusta causa... dicono di aver sconfitto un esercito...Idioti!... Che il dio Sole li perdoni! Hanno distrutto un esercito di profughi che cercavano di sfuggire alla fame, con la sola colpa di essere nati in una terra desolata da secoli di inutili guerre. Hanno trucidato della gente armata solo da attrezzi per lavorare la terra e per costruirsi un rifugio. Dannazione a loro!... Hanno scordato tutto, cancellato ogni cosa. Perché nessuno ricorda, anzi, ancora peggio, ricordano ma sono convinti di non commettere gli stessi errori. ...Sbagliano, li hanno già fatti e li rifaranno ancora. Nessuno ripensa più a quello che si è dovuto sopportare a causa dello sfascio del cavalierato e le prove e le peripezie, le sofferenze superate per ripristinare l'Ordine. Tu ricordi vero?"

"Certo mio signore!", rispose la presenza con voce addolorata, "in quel tempo respiravo ancora e i miei piedi sentivano la terra come i tuoi lo fanno oggi, non ero ancora diventato il guardiano della Conoscenza."

"Già, hai ragione... La Conoscenza... Che stupido, e io che ne sono il custode... forse anch'io sto cominciando a dimenticare."

La luce della candela, ormai quasi consumata, danzando illuminava il volto triste del Custode. La tristezza, concentrata in una lacrima, rigò la sua guancia e cadde sulla sua mano.

"Si, anch'io ho scordato tutto. Il mio scopo é diffondere la conoscenza affinché la gente non dimentichi e sono io il primo a farlo! Ho fallito! Non so nemmeno come fare il mio lavoro... Ormai é troppo tardi per evitare che la storia si ripeta".

"Forse no mio signore!"

"Come pensi che possa far ricordare ma soprattutto accettare ciò che é stato e ciò che sarà nuovamente? Troppo tempo é passato e i cantastorie hanno cambiato il passato con le loro canzoni. La gente preferisce una bella leggenda eroica piuttosto che un passato disonorevole ed oscuro. Come posso far capire qual è la Verità?"

Il Custode si lasciò cadere rassegnato sulla poltrona, le sue mani dopo essersi serrate con forza sui braccioli intagliati, si rilassarono e andarono a nascondere il volto ricoprendolo.

"I sogni mio signore!"

"Come?... Cosa?... Ma certo, che stupido che sono, i sogni!"

Subito il Custode si alzò dalla poltrona dirigendosi verso lo scaffale di libri correndo con il dito da un volume all'altro.

"Dove sarei senza di te?!"

"Mio signore, sono il Guardiano, questo é il mio compito!"

"Sogni... Si, ecco qui." Il viso dell'uomo si rilassò mentre si dirigeva verso lo scrittoio con un libro estratto dallo scaffale, poggiò il manoscritto sul piano e lo aprì. La polvere, che si sollevò dalla copertura del libro, soffocò l'ultimo respiro della fiamma che si estinse ma la stanza rimase illuminata grazie alla strana luce azzurra che permeava dalle pagine ingiallite del volume.

Dopo alcuni minuti di lettura il Custode sollevò la testa e la braccia al soffitto e cominciò a salmodiare.

I

Il grande maestro.

Gradel era chino sul suo libro intento a studiare quando qualcuno bussò alla porta della sua piccola stanza. L'alba era giunta da poche ore e la visita, insolita per quell'ora, distolse l'attenzione del giovane dalla sua lettura. Richiuse accuratamente il libro e si diresse verso la porta priva di serrature e di maniglia. Pronunciò una parola di comando e il robusto serramento si aprì lasciando entrare la stagnante aria del corridoio. Un uomo, il cui volto era nascosto da un cappuccio, fece il suo ingresso accennando un saluto con la testa e si lasciò alle spalle la porta che si richiuse ad un altro comando di Gradel. L'uomo si buttò sulle spalle il cappuccio del lungo mantello rivelando dei lineamenti taglienti e giovanili, ma i suoi occhi ed il loro contorno tradivano la sua età e le sue esperienze; "Buongiorno giovane Gradel!"

"Buongiorno a te Redbig, a cosa devo l'onore per questa visita così di buon'ora?", rispose al saluto Gradel facendo avvicinare con un gesto due sedie.

L'uomo, che indossava le vesti nere dei maestri, si sedette sulla sedia ringraziando con un gesto il suo giovane ospite. Aveva più sessant'anni, anche se nessuno sapeva quanti con precisione, ma guardarlo in viso e ad osservarlo quando si muoveva, si potevano vedere l'agilità ed il volto di un trentenne, probabilmente grazie al grande potere che scorreva dentro di lui. Dopo aver concluso gli studi in accademia aveva deciso di rimanervi per addestrare i nuovi allievi o cercandone di nuovi all'esterno.

"Vedo che il tuo tempo trascorso presso di noi non é stato vano, hai acquistato molta familiarità con i semplici incantesimi di comando!"

"Ti ringrazio, penso che la mia permanenza qui abbia dato dei frutti, se pur piccoli!", rispose Gradel al pacato complimento. Erano ormai cinque anni che Gradel si trovava nella scuola di magia di Krotz, o per meglio dire nel castello di Krotz. Non era una vera scuola di magia, era la dimora di un eccentrico stregone che prelevava, dopo attenti studi e prove, giovani desiderosi di apprendere le arti arcane della magia e trasformali, come era solito dire, in ricettacoli del potere. "In cosa posso esserti utile?"

Sedendosi su una delle sedie, Gradel si mise ad ascoltare tutt'orecchi la risposta di Redbig che non tardò molto ad arrivare.

"Sono qui, oltre che per complimentarmi con te dei tuoi grandi progressi, per dirti che il Maestro ti vuole vedere nella grande sala dei libri. E' molto ansioso di parlarti."

"Cosa pensi che voglia da me? E' strano che il grande Krotz voglia parlarmi di persona, nessuno degli apprendisti lo ha mai visto e ha mai parlato con lui prima della fine dell'apprendistato, questo fatto mi preoccupa, eppure non gli ho dato motivo di delusione, almeno spero! Questo mi inquieta molto," Una strana sensazione cominciò a crescergli nello stomaco divorandolo a poco a poco mentre le sue preoccupazioni si impadronivano dei suoi pensieri. "certo ho avuto alcune difficoltà nel superare delle prove, ma alla fine con un po' di fatica le ho passate tutte."

Nella mente gli esplosero immagini dei suoi "piccoli" incidenti durante le prove degli incantesimi, come quella volta in cui aveva quasi dato alle fiamme un intero bosco sbagliando a direzionare una palla di fuoco. Oppure quando aveva ingigantito un topo campagnolo che, non contento di essere stato disturbato, aveva deciso di usarlo come spuntino. Per non parlare di quando levitando si era impigliato in uno spuntone di roccia e vi era rimasto appeso per due ore prima che qualcuno se ne accorgesse e lo aiutasse a scendere.

"E' strano sentire queste insicurezze nella tua voce, sei sempre stato un giovane deciso e sicuro di te, non devi preoccuparti, non credo che tu abbia motivo di pensare al peggio. Sei stato sottoposto alle prove più difficili che io possa ricordare, persino le mie furono più semplici. Non ho mai visto un ragazzo così giovane superare tutti gli esami con abilità e sicurezza pari alle tue, e dire che più di trenta sono stati i miei allievi !"

Gradel, confortato lievemente dalle parole del suo insegnante, riuscì a mostrare un timido sorriso che non mascherava completamente le sue preoccupazioni. "Spero che tu abbia ragione, non vorrei aver deluso il grande Krotz e per questo dover lasciare il castello prima della fine dei miei studi."

"Non temere Gradel. Presentati a lui nella grande sala appena ti é possibile, così scoprirai il perché della tua convocazione." Redbig si alzò, accennò ad un saluto e, dopo essersi tirato su il cappuccio, pronunciò una parola. Gradel lo vide dissolversi e diventare una nuvoletta di fumo che, come sospinto da un vento inesistente, si infilò sotto la porta scomparendo alla vista del giovane.

Dopo alcuni minuti di silenzio e di profondi sospiri preoccupati, Gradel prese il suo mantello dal piccolo armadio e lo indossò con gesti lenti e rassegnati, quasi fosse un condannato al patibolo che si preparava per l'ultimo viaggio. Si diresse allo scrittoio, richiuse delicatamente il suo libro, lo raccolse e pronunciò una parola. Il libro si illuminò e cominciò a rimpicciolirsi raggiungendo una dimensione tale che consentì a Gradel di infilarlo in una tasca della sua veste. Un sorriso si formò sulle sue labbra quando si accorse di aver fatto, come un gesto innato, la cosa che lo sbalordì al suo primo incontro con l'uomo che aveva appena lasciato la stanza. Era la prima volta che vedeva Redbig, il giorno in cui era stato scelto per diventare l'apprendista di Krotz. Quell'uomo misterioso gli si avvicinò mentre stava mostrando a dei bambini come riusciva a far bruciare la paglia senza usare un acciarino, un trucco imparato da un mercante di passaggio nel suo paese, cosa che non gli riusciva quasi mai. Il più delle volte riusciva soltanto a far annerire la paglia e a creare una sottile colonnina di fumo pallido. Quella volta però una minuscola linguetta di fuoco si sollevò per un attimo prima di disperdersi nell'aria. Gradel non sapeva ancora che quel giochetto gli avrebbe cambiato la vita. Redbig lo osservò a lungo quel giorno prima di avvicinarglisi e domandargli dove avesse imparato ad accendere il fuoco in quel modo. Durante la conversazione estrasse un minuscolo libro da una tasca e, dopo averlo ingrandito con una parola, mostrò al piccolo e stupefatto Gradel, che quello era un incantesimo vero e proprio e che non aveva mai visto un ragazzo così giovane usare la magia. Dopo quel primo incontro Redbig gli regalò un piccolo libro contenente alcuni incantesimi semplici ed elementari ma, pur sempre troppo complessi per un ragazzino poco più che tredicenne. Gradel studiò e ristudiò il libretto giorno e notte, mentre Redbig lo osservava da lontano senza essere visto. Aveva deciso che se quel bambino fosse riuscito a castare anche solo uno di quegli incantesimi, sarebbe diventato uno degli apprendisti di Krotz, cosa insolita perché tutti gli altri allievi avevano superato già da un bel pezzo i trent'anni ed erano già pratici dell'arte magica. Non si preoccupava di cosa avrebbero detto gli altri apprendisti nel vedere un ragazzo in mezzo a loro, aveva visto il potere nei suoi occhi ed era sicuro che sarebbe diventato un grande mago, e poi Redbig adorava giocare d'azzardo e trasformare quel gracile ragazzino in un potente mago sarebbe stata un'interessante scommessa.

Dopo alcuni giorni, Gradel era in grado di creare piccole illusioni magiche di colori e luci e, questa volta, senza usare i trucchetti che era solito adoperare per stupire i suoi amici. Correndo per le strade in preda all'eccitazione aveva mostrato, a tutti quelli che incontrava, i suoi "poteri magici", accorgendosi troppo tardi, della fatica che gli comportava e dello sfinimento che lo stava divorando. Dopo il terzo "incantesimo", il piccolo stregone era caduto al suolo privo di sensi. Rimase privo di sensi per tre giorni con una febbre così alta che si temette per la sua vita. Redbig si maledisse per ciò che aveva fatto, o meglio per ciò che non aveva fatto. Non aveva messo al corrente Gradel che la magia traeva forza vitale dal suo corpo e che, ogni incantesimo, gli costava un po' della sua vita. Gradel rimase sbalordito da questa novità e dal pensiero di dover morire giovane per aver usato la magia, ma si rilassò quando Redbig gli assicurò che con il riposo e la meditazione, avrebbe per riacquistato la "vita" perduta.

Quello che contava però, era che Gradel aveva superato quella piccola prova d'ammissione e Redbig gli comunicò la sua intenzione di portarlo al castello di Krotz, annunciandogli che, se avesse accettato, sarebbero partiti l'indomani e che aveva soltanto un giorno per salutare i familiari, gli amici e per prepararsi a partire. Sentendo il nome di Krotz, Gradel non riuscì a credere alle proprie orecchie. Non pensava nemmeno che esistesse veramente, lo aveva sentito nominare soltanto nelle saghe dei cantastorie e nelle fiabe che gli raccontavano i suoi nonni quando era più piccolo; storie di un potente mago che combatteva l'oscurità con i suoi immensi poteri, leggende di magia e mostri, duelli e potenti sortilegi. Ora lui avrebbe conosciuto l'eroe di queste storie.

Gradel salutò amici e conoscenti e diede un ultimo sguardo alla sua città mentre usciva dalle porte dell'imponente cinta muraria allontanandosi verso la sua nuova vita. Sarebbero passati molti anni prima di poter rivedere la sua casa e i suoi cari, gli studi non avevano una durata fissa, erano i maestri dell'accademia a decidere quando un mago era pronto a lasciare l'accademia e, di solito, questo accadeva dopo un tempo che andava dai dieci ai quindici anni. Erano poi in molti che, come Redbig, rimanevano nell'accademia per accrescere le loro conoscenze e divenire maestri dell'Arte.

Nessuno era ammesso agli studi magici, se non dopo essere stato scelto da uno dei maestri, e nessuno conosceva esattamente dove si trovasse il castello di Krotz, anche perché nessuno voleva trovarsi nelle vicinanze di maghi alle prime armi e rimanere incenerito o pietrificato per errore.

Dopo aver lasciato a Gradel il tempo di imprimersi in memoria l'immagine della città e dei suoi bianchi edifici, Redbig gli aveva appoggiato una mano sulla spalla e aveva pronunciato alcune parole nell'arcana lingua della magia. Un ovale nero si era spalancato di fronte a loro risucchiando la luce al suo interno. "Viaggeremo nei corridoi della magia." Gli aveva detto, spingendolo delicatamente all'interno di quel buio vuoto, ed erano scomparsi al suo interno.

La luce del sole filtrava attraverso gli spessi vetri delle finestre che illuminavano il corridoio, le torce, ancora accese, sfrigolavano e l'odore di fumo impregnava le narici. Il suono sordo dei suoi passi e il fruscio delle sue vesti bianche, accompagnavano Gradel nel suo percorso verso la biblioteca mentre le ombre sul pavimento, proiettate dalle torce, gli danzavano grottescamente intorno alle caviglie. Giunto dinanzi alle grosse porte senza maniglie, Gradel, sollevò una mano e le aprì come aveva fatto con le porte della sua camera. Tutte le volte che usava la magia, anche solo per piccole cose come aprire una porta o far scivolare una sedia, sentiva fluire in se il potere e la sua forza vitale che si univano e si mescolavano scorrendogli nel sangue facendogli formicolare gli arti fino a scaricarsi all'esterno e a lasciarlo piacevolmente scosso. Tutte le porte del castello erano prive di congegni di apertura. I giovani apprendisti dovevano imparare ad adoperare sempre ed in ogni caso la magia per qualsiasi cosa dovessero fare, usare gli incantesimi al posto degli arti, e ad allenare a questo scopo la mente.

L'enorme stanza circolare della biblioteca era interamente invasa da scaffali carichi di libri. Dagli antichi tomi proveniva quel sentore di stantia umidità che Gradel aveva imparato a sopportare e che ora trovava persino gradevole perché lo associava alla conoscenza e al potere. Dal soffitto a cupola, alto più di sei metri, pendeva appeso ad un'enorme catena arrugginita un grosso braciere che, pur non contenendo nessuna fiamma visibile sprigionava un'intensa luce azzurrognola. Gradel osservava quella quantità immensa di volumi, sfiorandone con lo sguardo le lisce copertine decorate di rune, mentre si dirigeva verso un grande tavolo di quercia al centro della sala. Riusciva a percepire il forte potere che quegli scaffali contenevano, lo sentiva dentro di se. Quella strana forza lo penetrava, lo attraversava, lo riempiva e poi usciva nuovamente per lasciar posto ad un'altra ondata. Giunto al centro della sala si fermò vicino al tavolo. Una sedia gli venne incontro ma non era stato lui ad ordinarglielo. Si sedette e attese.

Un rumore di passi spezzò il silenzio e i pensieri del giovane Gradel. Qualcuno stava arrivando. Ma da quale parte? L'eco, prodotta dalla cupola e dall'enormità della stanza, rendeva impossibile stabilirlo con precisione. Come per rispondere alla domanda, una figura cominciò a materializzarsi prendendo forma concreta. Un uomo molto anziano, con la schiena incurvata dagli anni, si stava avvicinando al tavolo appoggiandosi ad un lungo bastone nodoso sormontato da una pietra viola. Le sue vesti nere, coperte di rune dorate finemente ricamate, strisciavano sul pavimento di pietra rischiando di farlo inciampare ad ogni passo. Gradel, alzatosi in piedi per accoglierlo, comandò ad una sedia di avvicinarsi. L'uomo si sedette e lo ringraziò con un cenno. Quasi intimorito da quel vecchio, Gradel non osò proferire parola. Sentiva che il potere sprigionato dai libri non era che una lieve brezza messo a confronto con quella persona. Anni, forse secoli di magia erano rinchiusi dentro quel corpo. Il vecchio mago poggiò sul tavolo il suo bastone. Ad una più attenta osservazione, Gradel notò che la pietra che lo sormontava non era attaccata in alcun modo, sembrava trattenuta, ad un paio di centimetri di distanza, da una strana forza. Il viso dell'uomo era stato trasformato dal tempo. Le uniche cose che non sembravano essere state corrotte dagli anni erano gli occhi di un verde acceso e vivo. Incastonati in quelle orbite contornate dai segni del passato, lo fissavano da sotto le folte sopracciglia bianche. Ma come poteva invecchiare un uomo che si vociferava avesse più di trecento anni?

"Salve giovane Gradel!" la profonda voce baritonale del vecchio suonava molto stanca; "sono lieto che tu sia qui."

"Lo sono anch'io, grande Krotz!" rispose accennando ad un inchino con il capo.

"Di certo ti starai domandando perché ti abbia convocato qui, é raro che io dia udienza ad un giovane apprendista, anzi a pensarci bene, non l'ho mai fatto! Ma del resto c'é sempre una prima volta, e poi tu non sei più un giovane apprendista!"

Come pesanti macigni quelle parole si abbatterono con spietata violenza sul fragile corpo del giovane; "...Tu non sei più..." Gli ripeteva la sua mente. Il suo volto divenne di un pallore cadaverico e cominciò a pensare al peggio.

"Cosa volete dire?" La voce tremante, usciva a fatica dalle sue labbra, "vi ho forse deluso in qualche modo e ora volete mandarmi via? Non mi ritenete più degno degli insegnamenti che mi sono stati impartiti?" Le mani sudate cominciarono a tremare sempre di più tanto che dovette nasconderle nelle ampie maniche della sua veste.

"No, non mi fraintendere. Non ho mai cacciato nessuno da questo castello...", Krotz si fece pensieroso tutto d'un tratto; "... Anzi si, una volta cacciai via uno studente, si chiamava Xamas. Era un giovane brillante, apprendeva bene e molto in fretta, proprio come te. Purtroppo usava ciò che gli era insegnato per nuocere. Era malvagio, non seguiva la Luce, ha addirittura ucciso il suo maestro."

Gradel aveva sentito parlare di questo Xamas anche prima di arrivare al castello. Era uno stregone malvagio che usava i suoi poteri per arricchirsi e conquistare terre nei reami del sud sottomettendone gli abitanti. All'interno della tenuta di Krotz, la storia di questo stregone era all'ordine del giorno, presa come esempio negativo. La frase che più spesso accompagnava il nome "dell'oscuro" mago era ormai come un motto della scuola magica: "...così come la Conoscenza e l'Arte magica, con il tempo e la dedizione, possono creare il mondo, la stessa Arte unita alla perfida lo possono annientare in poco tempo..." Tutto ciò però era l'ultima cosa che lo preoccupava, lui era qui e quel reietto di Xamas a migliaia di chilometri di distanza.

"Ma torniamo a noi...", Krotz richiamò su di se l'attenzione, "Tu non sei più un giovane apprendista per il semplice fatto che ora sei un giovane mago! E, finalmente, potrai toglierti le vesti bianche degli apprendisti ed indossare un abito da vero stregone." Disse indicando delle vesti nere ricamate con filo dorato che apparvero sul tavolo.

L'espressione preoccupata di Gradel mutò immediatamente in stupore ed confusione mentre accarezzava le morbide vesti. Il suo volto riprese il colore originale per un attimo per poi riperderlo subito dopo a causa di un capogiro che accompagnò le ultime parole dell'anziano maestro. "Chiedo scusa, o potente, le vostre ultime parole non mi sono chiare, devo averle comprese male."

"Hai capito bene figliolo, tu ora puoi considerarti un mago a tutti gli effetti. Hai superato brillantemente tutte le prove che ti ho sottoposto e il potere é grande in te... Lo sento! Ti ho osservato molto bene in questi cinque anni e ho rivisto me da giovane nei tuoi atteggiamenti, nei tuoi ragionamenti e nella facilità con cui usi la magia."

"Ma maestro, devo ancora perfezionare molto le mie arti, non sono che a metà dei miei studi, ho ancora molti anni davanti prima di potermi ritenere un ... Mago." L'ultima parola uscì con fatica dalle sue pallide e sottili labbra, quasi temesse di pronunciarla di fronte a colui che di quella parola ne era l'incarnazione. "Quelli che mi hanno preceduto sono stati qui per più di dieci anni!"

"Hai ragione, questa é un'altra cosa che apprezzo di te; non sopravvaluti mai le tue capacità. Ma il tempo non ha valore quando si parla di Magia, di Potere, di Conoscenza. Tu hai raggiunto un livello di preparazione superiore ai tuoi predecessori e nella metà del tempo. Sei predisposto ragazzo mio, non ho mai avuto un'apprendista come te! E' giunto il tempo che il pulcino lasci il suo nido e diventi un aquila adulta, sei abbastanza maturo per continuare da solo i tuoi studi. Viaggia, scopri nuovi paesi, nuove genti e nuove culture. Torna a casa, riscopri ciò che eri e la gente che ti ha sempre circondato. Quale scuola é migliore della vita? Le prove che hai superato qui non sono nulla in confronto a quelle che troverai nella tua vita. Ti troverai a dover affrontare delle situazioni difficili, spesso pericolose, dovrai prendere decisioni che a volte costeranno duri sacrifici a te e alla gente che ti attornia; lascia che sia il tuo istinto a decidere e usa il tuo potere per mettere in pratica queste tue decisioni... Una sola cosa ti chiedo... Segui sempre la Luce, fatti guidare dal Sole, lascia che ti indichi sempre la strada, non passare nell'Ombra... Mai!" Il tono della sua voce si era alzato per sottolineare le ultime parole.

"No Maestro, l'Ombra non guiderà mai i miei passi, Ve lo prometto!"

"Ne sono sicuro, attento però perché più di una volta ti troverai di fronte ad un bivio e a volte la strada più facile non sarà anche la più giusta. Molti prima di te hanno dovuto affrontare situazioni difficili e hanno ceduto all'Ombra. Ho visto maghi potenti mal sopportare lievi pressioni e varcare la sottile linea di confine tra Luce e Buio. Certo é molto più facile uccidere una persona che la pensa diversamente da te piuttosto che convincerla a parole del suo errore, ma é giusto?"

La vostra saggezza é grande come il vostro potere grande Krotz, cercherò di rammentare questi vostri preziosi consigli."

"Ovunque tu vada ricordati che qui troverai sempre la porta aperta per qualsiasi cosa, un consiglio, una spiegazione che non riesci a trovare da solo e ogni volta che vorrai, potrai accedere alla mia biblioteca." Krotz disegnò strani simboli nell'aria con le sue mani scarne e pronunciò alcune parole. Intorno al collo di Gradel si materializzò un ciondolo viola di ametista appeso ad una catenina d'argento. "Grazie a questo potrai sempre metterti in contatto con me ed io con te. Usalo ogni qualvolta ne avrai bisogno."

"Maestro, non so che cosa dire e non so come ringraziarvi. C'é qualche cosa che posso fare per voi? Qualsiasi cosa, voglio potermi sdebitare."

"Verrà il giorno in cui avrò bisogno del tuo aiuto, forse anche allora dovrai prendere una decisione e anche in questo caso dovrai seguire il tuo istinto e farti guidare dal Sole. Ora vai, prepara le tue cose e parti. Che il Sole ti protegga e ti guidi!"

Gradel si alzò e ringraziando per l'ultima volta Krotz, lo osservò dissolversi nell'aria. Si sfilò lentamente le bianche vesti, destinate agli apprendisti, e raccolse l'abito nero che il maestro gli aveva donato. Accarezzando il morbido velluto si soffermò con le dita sulle rune ricamate con filo d'oro. Rune magiche di protezione e che lo identificavano come un maestro dell'arte magica. Si vestì lentamente con gesti simili a quelli di un chierico in preghiera e lisciò con le mani il morbido tessuto con gli occhi velati dalle lacrime. Ripiegò con cura le sue vesti bianche e, dopo essersi guardato in giro per assicurarsi di non essere visto da nessuno, lanciò un grido di gioia e di esultanza che frantumò il religioso silenzio della grande biblioteca.

Tornato alla sua stanza, vi trovò Redbig ad aspettarlo e gli raccontò, per filo e per segno, tutto ciò che lui e il Grande Maestro si erano detti, ma dovette trascorrere molto tempo prima che la sua voce eccitata smettesse di tremare. Dopo aver ascoltato tutta la storia dell'incontro tra Gradel e Krotz, nonostante fosse già a conoscenza di quello che si sarebbero detti, Redbig si complimentò vivamente con il suo allievo.

Anche gli altri apprendisti sapevano già che il venerabile Krotz avrebbe investito al rango di mago il giovane Gradel. Redbig era troppo orgoglioso per tenere celata una notizia del genere, ed aveva fatto predisporre tutto per la partenza del suo più giovane allievo. Gli altri studenti avevano accolto abbastanza bene il fatto anche se la gelosia più che la felicità era il sentimento che traspariva dai loro volti. Quando era giunto alla scuola, Gradel non era che un bambino e tutti gli apprendisti erano rimasti scioccati e sconvolti nel vedere un ragazzino, che sapeva a malapena leggere, aggirarsi nei corridoi di quello che era considerato il tempio della conoscenza. Con il passare del tempo, Gradel aveva recuperato le differenze di istruzione ed era riuscito ad ottenere il rispetto e la stima dei suoi compagni più anziani. Studiava giorno e notte, le sue conoscenze crescevano e lui riusciva a dominare il potere che sentiva scorrere in se. Il suo fisico già gracile cominciava però a risentire di quelle troppe ore di studio e l'assenza quasi totale di movimento continuando a dimagrire e ad indebolirsi. Redbig aveva dovuto imporgli delle pause, che Gradel si dimenticava puntualmente di fare se Redbig non lo andava a prendere, durante le quali passeggiavano insieme per i giardini del castello anche se Gradel insisteva con il parlare dei suoi studi e di ciò che avrebbe ancora dovuto imparare.

"Non mi era mai capitato di essere superato da uno dei miei studenti, congratulazioni Gradel. Sono molto fiero di te!" La sua voce era sincera. "Anche se sono un po' invidioso!"

"Io non ti ho superato Redbig, il Maestro ha solo deciso che posso continuare i miei studi da solo."

"No Gradel, tu mi hai superato, me ne ero già accorto. Tu sei nato per usare la magia. Sono contento di aver visto giusto quando ti scelsi cinque anni fa!", L'espressione di Redbig non lasciava adito a dubbi sulla sua sincerità. "Vedo che il Maestro ti ha dato la pietra della comunicazione, anch'io voglio darti una cosa che ti ricordi di me!" Redbig estrasse da una tasca un anello e lo porse a Gradel. "ti servirà quando sarai in difficoltà. Attivandolo diventerai invisibile."

"Non posso accettarlo, é troppo prezioso!"

"Ne avrai sicuramente bisogno più di me. Viaggiando per il mondo potresti fare dei brutti incontri e a volte e meglio evitare di dare battaglia."

"Grazie di tutto Redbig!" Gli occhi gli si stavano nuovamente velando di lacrime.

Qualcuno bussò e Gradel comandò alla porta di aprirsi. Uno degli apprendisti entrò nella stanza strisciando le sue bianche vesti sul pavimento.

"Maestro Redbig." Salutò l'anziano mago per primo per poi posare lo sguardo su Gradel. Gli occhi dell'apprendista si fissarono sulle vesti nere del suo ormai superiore e cominciarono a salire lentamente arrivando al viso di Gradel che lo guardava, con la bocca leggermente socchiusa, quasi temesse che il suo amico non volesse più rivolgergli la parola. Gradel temeva che gli altri parlassero male di lui e che non accettassero il fatto che li aveva preceduti nel diventare un mago. Tremava all'idea di perdere le poche amicizie che aveva duramente conquistato. Ma quando i suoi occhi incontrarono quelli dell'apprendista, Gradel non vi vide gelosia e risentimento ma felicità e rispetto e, a conferma di ciò, un sorriso apparve sul volto seminascosto dal cappuccio bianco. Con le mani giunte nelle ampie maniche della veste, l'apprendista chinò il capo in un cenno di rispettoso saluto.

"Grad... Maestro, la tua cavalcatura é pronta."



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