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lavoro pubblicato mercoledì 14 gennaio 2009
ultima lettura venerdì 13 settembre 2019

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LA SFIGURATA SENZA VOLTO

di Dunklenacht. Letto 1046 volte. Dallo scaffale Fantasia

C'era una volta un Medioevo malinconico, affollato da giovani donne affettuose, dalle guance fatte per i baci e per l'appassionato pianto e che cred...

C'era una volta un Medioevo malinconico, affollato da giovani donne affettuose, dalle guance fatte per i baci e per l'appassionato pianto e che credevano negli angeli e nei demoni.

Al calar del sole, nei campi si accendevano dei fuochi. Servivano per bruciare fascine di rovi, oggetti stregati, bambole di stoppa, animali morti.

Qualcuna delle giovani donne cantava. Era un canto di mistero, pieno di parole latine ed espressioni popolari, lo intonavano vergini vestite di nero, i cui manti volavano nel vento e carezzavano il cielo.

Qualcuno parlava di draghi, di fate e di giganti. Li discernevano nelle nuvole dell'immenso, nell'etere ora sereno, ora tempestoso.

Di quando in quando, si vedeva la Furia, vale a dire una vecchia sdentata vestita del color della pece, che si strappava i capelli, urlava disperata, danzava sulla polvere, pareva volasse, sì, pareva volasse.

- Io maledico il mondo! - diceva, sbraitando e mostrando a tutti le sue gengive senza denti. - Io maledico voi, giovani dai volti baciati dalla bellezza, maledico il cielo e le sue stelle, maledico l'amore, maledico il sole e la sua corte, la vita e la morte, maledico tutti! Tutti!

Detto questo, la Furia cominciava a girare intorno a se stessa, in una specie di ballo disperato e terribile, poi si metteva a rincorrere qualcuna delle giovani più belle. Allora, le vedevate correre a gambe levate per i campi, l'una dietro l'altra, la perfida stava dietro, allungava le mani e le braccia in avanti, onde afferrare l'innocente, che sentiva il suo fiato addosso e strillava per la paura.

- Se ti prendo, ti uccido! - sbraitava la Furia.

Poi, però, quel mostro, quella cupa apparizione medievale, svaniva nel mistero e l'inseguita poteva tirare un sospiro di sollievo.

Una volta, era accaduto che la Furia Nera riuscisse a catturare una delle giovani bionde. Il volgo diceva che se la fosse mangiata viva.

Che orrore!

Il popolo temeva gli animali selvatici. Si raccontava - ma non so fino a che punto fosse vero - che di quando in quando, qualche lupo sbucasse dai recessi più cupi del bosco ed entrasse nel villaggio, onde mangiarsi qualcuno dei suoi abitanti e placare la fame delle sue fauci. Altre volte dicevano che a sbranare gli innocenti fosse un cinghiale o non so quale altro animale selvatico.

I più deboli, udendo queste voci, rabbrividivano ed avevano paura, si chiudevano in casa ed accendevano le candele, badando bene che nessun lume trapelasse attraverso le imposte chiuse.

Ricordo che nel bosco vagava un essere senza nome, ma baciato da una bellezza senza fine. La giovane portava sempre indosso una sorta di tunica nera col cappuccio d'egual colore ed aveva i capelli d'oro, lunghi come un manto. Purtroppo, l'infelice non faceva altro che singhiozzare e lamentarsi con il vento, perché gli uomini del mondo le avevano fatto del male.

Una volta la chiamai e la inseguii fino ad acciuffarla per il lembo della sua veste del color della pece; allora, ella si mise in ginocchio e mi chiese di non costringerla a voltarsi.

- Perché mai? - le chiesi. - Sei tanto bella!

Fu allora che la indussi a volgermi il suo volto e scorsi la cicatrice profonda che lo solcava da un capo all'altro. Oh, possibile che la natura avesse permesso che il suo fiore più bello fosse sfigurato in tal modo?

- Sono stati quei cani che mi hanno bandita, a farmi questo!- mi urlò, schiumante di rabbia.

La Sfigurata - così la chiameremo - non faceva altro che vagare per il mondo, tenendosi lontana dai villaggi e vivendo di non so che. Nessuno più le avrebbe parlato d'amore, né l'avrebbe consolata con i suoi abbracci. Ella non era buona ed alcune donne del villaggio andarono da lei, chiedendole di liberarle dalla Furia più crudele.

- Lo farò, in cambio di cento monete d'oro ed a patto che il feudatario di questa terra mi dia il permesso di vendicarmi su quei cani che mi hanno bandita - fu la risposta della Sfigurata.

Le diedero ciò che aveva chiesto. Allorché ricevette il foglio che bramava, sottoscritto da ***, la Sfigurata prese il suo pugnale e si mise in viaggio.

Rammento che fu un combattimento terribile, consumato nella polvere, nei tuoni e nei lampi, non so in quale remota parte della terra. Alla fine, la Furia più terribile fu vinta.

La Sfigurata fece altresì le sue vendette. Ricordo comunque che ebbe modo di godere successivamente di innumerevoli vicende d'amore, che spensero i vapori della sua collera e la resero felice. Una volta, incontrò un mago, venuto dall'Ovest, che grazie ad uno dei suoi molteplici incantesimi rese al suo volto lo splendore che aveva avuto un tempo.



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