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lavoro pubblicato giovedì 8 gennaio 2009
ultima lettura sabato 4 luglio 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

IL PARADISO PUO' ATTENDERE?

di DavideCibic. Letto 1357 volte. Dallo scaffale Umoristici

Senza volerlo, mi trovo alle soglie del Paradiso.Lo riconosco perché non c’è numero civico e il portoncino d’ingresso &e...

Senza volerlo, mi trovo alle soglie del Paradiso.
Lo riconosco perché non c’è numero civico e il portoncino d’ingresso è bianchissimo. E soprattutto c’è il citofono intarsiato con forme adamitiche di angioletti, che sorridono guardando verso l’alto. Sono meravigliato dallo stato di conservazione del portoncino: deve avere non so quanti secoli eppure non ha nemmeno una sbavatura di ruggine, nemmeno il minimo segno del tempo che passa. Lo annuso un po’ ma mi allontano subito perché il profumo di Mastrolindo mi rimescola lo stomaco.
Mi guardo in giro, c’è qualche casa sulla strada del Paradiso. Sono villette bifamiliari di quelle che si fa con lo stampino, tutte dotate di giardino di proprietà, a occhio e croce una ventina di metri quadrati ciascuna. Devono essere vicini molto schivi perché le case stanno lentamente svanendo alla mia vista. E l’ingresso al Paradiso invece è sempre più lucente, tanto che devo indossare gli occhiali da sole.
Considero quindi la situazione. Le tenebre caleranno presto e ho decisamente smarrito la via di casa, o meglio, l’ha smarrita la mia automobile, che non vuole saperne di ripartire. Non posso far altro che vedere se nel Paradiso c’è qualcuno che mi sappia dar una mano. Avranno un telefono? Avranno le Pagine Gialle? Non dovrei aver nulla da temere, in fondo dicono tutti che il Paradiso è un posto di gente per bene.
Citofono quindi, avvicinando la bocca al microfono, rappresentato dalle chiappe di un angioletto.
Per qualche minuto non risponde nessuno. Poi il portoncino bianchissimo, che scopro comandato a distanza, si schiude con soave lentezza. Spunta dal Paradiso un giovane in tenuta da giardiniere, dai lineamenti gentili, che mi guarda con sospetto.
- Prego? – mi si rivolge, come si conviene in un posto così.
- Sì, anch’io prego molto, le assicuro – rispondo per fare bella figura.
- Lei è forse qua per la festa? – m’interroga sgarbato.
- Per la festa? Beh, non proprio, è che ho avuto un problemino con l’auto e …
- Posso farla entrare solo se è qua per la festa.
- Ah va bene, Pietro, sono un tipo festaiolo, le assicuro.
- Come fa sapere che mi chiamo Pietro?
- Beh, lo sanno un po’ tutti, o no?
Pietro rimane dubbioso.
- Devo verificare se lei è presente nella lista degli invitati, mi perdoni.
E così dicendo Pietro scompare rapidamente alla mia vista, lasciandomi come un pacco postale diseredato. Per un attimo noto che si muove all’interno del Paradiso con un trattorino tosaerba. Poi il portoncino si richiude. Come diavolo farà a controllare se sono stato invitato dato che non sa nemmeno come mi chiamo?
Non mi dispero perché, trattandosi di Pietro, non potrà che tornare indietro.
E infatti, dopo appena mezz’ora, Pietro ritorna dalla sua pecorella smarrita. Più baldanzoso e meno sgarbato.
- Mi dispiace, abbiamo verificato, ma lei non risulta nella lista.
In effetti sembra proprio dispiaciuto. Così argomentando se ne rimane a protezione del portoncino con la sua divisa da giardiniere che pare un’armatura e con il trattorino che sembra un piccolo carro armato.
- Ne è proprio sicuro, ha controllato bene il mio nome?
- Certo, il suo nome non c’è e io lei non la conosco!
In quello un galletto si mette a cantare con accento mesopotamico. Un pollaio a portata di mano fa sempre comodo.
- Senta, lo so bene che non ci sono nella lista, ma vede, Pietro, io dovrei solo fare una telefonata. Non m’interessa la vostra festa, mi creda. Ho la macchina in panne qua fuori e non saprei come fare. Mi aiuti, prego, se non mi aiuta lei non vedo chi potrebbe farlo…
- Strano, lei non vuole partecipare alla festa? Molto strano, di solito vogliono entrarci tutti…
Il portoncino è talmente illuminato che anche Pietro non resiste e inforca un paio di occhiali da sole. Non sono di marca. Intanto noto che l’oscurità fa fatica ad avvolgere il Paradiso, il vicinato però è ormai scomparso.
- Con lei potremmo fare un’eccezione, ma occorre comunque che il Signore dia il suo consenso.
Il gallo canta una seconda volta, stridendo come un’oca schizofrenica. Penso di aver individuato il pollaio: è nel Paradiso. Ma Pietro continua ad occultarmi la visuale di ciò che c’è oltre il portoncino con la sua ingombrante presenza.
- Certo, certo – faccio speranzoso – il Signore è il padrone di casa, quindi mi rimetto alla sua misericordia. Gli dica cortesemente che mi serve solo un telefono o, se non avete un telefono, almeno un meccanico…
Pietro pare perplesso. In effetti, non ci ho pensato. Cosa vuoi che ne sappia dei meccanici, ai suoi tempi non ce n’erano mica.
Il trattorino però sembra conoscerlo bene, ma è comprensibile. In fondo penso che ognuno debba esser messo nelle condizioni migliori per fare il proprio lavoro, senza contare che il prato del Paradiso non può mica esser tosato a casaccio.
Senza proferire verbo, Pietro si dilegua di nuovo richiudendomi il portoncino in faccia. Mi volto verso la mia macchina, che mi ricambia lo sguardo incazzata. Non potevi suonare ad un’altra casa? Comincia a far freddo e pare soffrirne anche lei.
Ancora una volta Pietro non delude. Accompagnato dal terzo canto del gallo, ritorna da noi. E’ trascorsa un’altra mezz’ora e le tenebre si sono impossessate del Paradiso e dintorni, e anche il portoncino si sta incupendo.
Pietro invece è raggiante.
- Venga, venga, ho avvisato il Signore e mi ha detto che può entrare, ma solo per telefonare e solo se si trattiene pochi minuti. Purtroppo siamo al completo e non è possibile ospitare altre persone, almeno per stasera.
- Non si preoccupi, Pietro, lei e il Signore, siete già fin stati troppo gentili con me. Io non sono un tipo che meriti di stare a lungo in un posto come questo, veramente. Se mi permetterete, vorrei ricompensarvi, magari con la torta alle mele che fa mia zia, che ne dice?
Pietro non risponde ma si limita a scortarmi attraverso un prato traboccante di fiori e di arbusti. E’ meraviglioso. Ci sono primizie vegetali di ogni tipo. E dire che ho sempre immaginato il Paradiso come un insieme di nuvole su cui mangiare tanta panna e bere tanto caffè.
Indirizzato dal tosaerba, che scopro animato di vita propria, Pietro si dirige verso una piazzola che si manifesta dietro quel che sembra un albero di Giuda. A fianco una fila di passiflora e, in mezzo alla piazzola, c’è un tavolo e cinque sgherri che stanno giocando a carte.
- Ecco, andiamo da quei cinque animali, mi segua.
- Cinque anime, vorrà dire…
- Beh, come vuole lei, per me sono animali, non vede che brutti ceffi?
- E chi sarebbero, mi perdoni?
- Vede, purtroppo di questi tempi i problemi di sicurezza sono aumentati. Abbiamo subito parecchi tentativi di furto e rapina. Hanno cercato perfino di portar via il portoncino d’ingresso, si figuri. Quindi il Signore ha deciso di assumere questa … squadra.
Dev’essere appena terminata una mano fortunata di poker perché uno degli sgherri rovescia il tavolino addosso al suo dirimpettaio.
- Certo, se dipendesse da me, li avrei già licenziati. Non vede che modi? Ma è il Signore a decidere e lui, sa, è sempre così buono. – si confida Pietro.
Ormai siamo arrivati a pochi metri dal tavolino dei giocatori. Vedendo Pietro, i cinque temperano i loro istinti e si rimettono a sedere. C’è un grosso telefono a rotella grigio vicino allo sgherro fortunato.
- Certo che non pensavo che voi aveste bisogno di vigilanti. Insomma, il crimine è arrivato davvero fino a qua? – domando concitato.
- Naturalmente, e già da parecchio tempo! Che si crede? Tanti pensano che siamo fuori dal mondo, ma non è così… Ladri e assassini che cercano di entrare ne abbiamo avuti tanti, veramente tanti, per fortuna nessuno dei nostri ospiti si è mai fatto male.
- Per fortuna.
A proposito di ospiti, finalmente mi accorgo della musica, delle risate e degli schiamazzi che provengono da dietro una lussureggiante aiuola.
- Là è la festa – mi chiarisce Pietro vedendomi meravigliato.
- Sembra si divertano non poco…
- Sa, i nostri ospiti è tutta gente di … un certo livello. C’è gente che sogna tutta la vita una delle nostre feste, ma che non ce la farà mai. Sono pochi i prescelti.
Uno degli sgherri sputa per terra, forse schifato dalle parole di Pietro.
- E questi… signori, fanno bene la guardia? – gli sussurro in un orecchio.
- Non ci possiamo lamentare, veramente. Sono dei brutti ceffi ma il loro lavoro lo sanno fare bene. Del resto, qua c’è sempre più gente che vuole entrare, soprattutto extracomunitari, che vadano tutti all’inferno, maledetti!
In quello vedo spuntare dall’aiuola una coppia di giovani festaioli. Lui incravatto fino al midollo, lei ingioiellata ma a piedi scalzi. Entrambi visibilmente ubriachi.
- E poi, vede, il problema non sono solo i criminali, ma anche la gente, diciamo, comune. La massaia del vicino di casa, il postino che passa ogni mattina, e poi iscritti all’Arcigay, volontari nelle missioni, preti filippini, insegnanti di ginnastica, muratori polacchi, e via dicendo, chiedono insistentemente di entrare qua dentro. Anche per una sola notte, dicono. Per non parlare di una ragazza ucraina, ehm, non lo dica in giro ok, vede, il Signore ormai ha una certa età, ne ha passate veramente tante, sa, quello che ha fatto lui non l’ha fatto nessun altro, e adesso ha bisogno di una badante, almeno per qualche ora al giorno, così. Ma quella vipera vuole cercare di accasarsi da noi. Sarebbe disposta a far carte false!
- Un problema sentito quello delle badanti – osservo con pertinenza.
- Già, speriamo che non infinocchi il Signore. Dio non voglia…
- Dio non voglia?
- E comunque ormai io sospetto di tutti. C’è talmente tanta gente che venderebbe l’anima al diavolo per entrare qua dentro che non mi fido più di nessuno!
- E di me, di me si fida?
- Lei? Di lei stranamente mi fido, non so perché, mi sembra assolutamente innocuo, boh.
La coppia di ubriachi si sta rotolando sghignazzando nell’erba a pochi metri dal tavolo degli sgherri.
- E fa bene a pensare questo di me. Gliel’ho detto, qua dentro non è il mio posto. Ognuno stia a casa sua.
- Esatto! E invece qua siamo assillati. Guardi di che ceffi dobbiamo servirci per difenderci – indicando uno degli sgherri che si è rimesso a sputar per terra con entusiasmo.
- Mi sa che all’inferno stanno molto più tranquilli di voi…
- E certo! Là non hanno gente che insiste per entrare. Là non vuole andare nessuno. All’inferno sì che si sta tranquilli e beati! Comunque, non deve temere, sa, se è il caso all’inferno ce li spediamo noi, direttamente, senza passar per il via!
Uno sguardo demoniaco tra Pietro e uno degli sgherri mi fa rabbrividire. Questi si è messo ad accarezzare il calcio di un winchester.
E’ proprio lui che mi porge garbatamente il telefono. Ho la sensazione che il mio tempo in Paradiso sia scaduto e che devo fare quella famosa telefonata. Mentre compongo il numero vedo che i due festaioli si mettono ad amoreggiare, ma né Pietro né i ceffi si scompongono. Cose che capitano alle feste.
Conosco a memoria il numero del meccanico, non fosse altro perché io e lui siamo come pappa e ciccia. In ogni caso comunque ho buona memoria, soprattutto se si tratta di persone. Visto il lavoro che faccio, di anime ne vedo parecchie e non ne dimentico una.
Lauro fortunatamente mi risponde. E dire che di solito a quest’ora ronfa già della grossa. Quando mi chiede dove deve venirmi a prendere, tentenno per un attimo, ricordo infatti che il Paradiso non ha numero civico.
- In Paradiso, devi venire in Paradiso, Lauro – oso ugualmente - e sbrigati che ho già abusato a sufficienza dell’ospitalità di queste persone. Grazie. Ah, Lauro, guida con prudenza, eh.
Pietro, un po’ divertito, mi fa: - Le piace scherzare eh?
Anche gli sgherri sembrano avermi preso in simpatia e infatti m’invitano al loro tavolo.
Io declino l’invito sostenendo che il gioco è uno dei pochi vizi che non ho. Mentire mi riesce bene. E’ che non ho voglia di sedermi vicino a quegli aliti pestilenziali.
- Lauro arriverà a breve, sa, così toglierò il disturbo. Lei è stato molto gentile, Pietro.
- Si figuri, dovere. Vuole accomodarsi un momento in casa forse? Non siamo distanti, è proprio dietro quell’aiuola. Mi farebbe piacere farle conoscere il Signore, se lui è disponibile s’intende.
La donna ubriaca ha abbandonato il suo improbabile partner e sta fraternizzando con gli sgherri. L’uomo invece si è buttato di nuovo a terra scompisciandosi dalle risa.
- Per l’amor del cielo, non voglio assolutamente disturbare il Signore, mi creda, avrà senz’altro di meglio da fare.
- Dai, si potrebbe far un tentativo.
- Mi creda, va bene così, faccia finta che ci conosciamo già!
La donna sta proponendo uno strip poker agli sgherri.
- Un po’ lussuriosa quella signorina, non trova? – domando a Pietro.
- Come darle torto? Mi creda, a queste feste è come stare in Paradiso…
Così dicendo ci avviamo verso l’uscita, lentamente, come se dovessimo fare shopping. Il tosaerba ci segue discretamente e davanti a noi il portoncino d’ingresso, e ora d’uscita, felice del nostro arrivo, sta tornando al suo antico fulgore.
- E’ molto pregiato quel portoncino eh?
- Mi crede se le dico che è là da tempo immemorabile?
- Le credo, Pietro.
Siamo ormai in prossimità dell’uscita. Sento il rombo della ferrari rosso fiammante di Lauro. E’ già arrivato.
- Mi tolga un’ultima curiosità, Pietro.
- Mi dica.
- Che tipo di persone sono tra gli invitati alle vostre feste? Mi ha parlato di gente di un certo livello, cioè, cosa intende?
- Beh, per dirla chiaramente, gente facoltosa, piena zeppa di banconote, di quelle grosse. Avvocati, professori, dirigenti, industriali, signori della guerra, e soprattutto tanti politici. Ah, dimenticavo, con rispettive amanti.
- E il Signore gradisce veramente questa gente qua?
- Beh – Pietro pare caracollare un po’ – vede, il Signore mi ha confidato una volta che è molto meglio che ce li teniamo noi, questi qua, piuttosto che vadano a spasso. Non so se mi sono spiegato…
- Forse capisco…
- Del resto, cosa vuole, o qua o bisognerebbe spedire anche questi all’inferno, ma secondo me sono talmente pieni di soldi che il Diavolo lo corrompono di sicuro e così se la cavano!
- E perché pensa che il Diavolo sia corruttibile?
- Se non lo è lui…
- Vabbè, ma guardi che il Diavolo di soldi ne ha pure lui, eh.
- Eh, eh, le piace scherzare proprio, eh.
A questa risatina si apre solennemente il portoncino d’ingresso. La sua bianca luce si scontra con quella rossa e luciferina della ferrari di Lauro, ormai impaziente da qualche minuto. Dietro la ferrari, la mia macchina, ancora fumante ma contenta. La verremo a prendere domani, con il carro attrezzi.
- Questa è l’ultimo modello, sa, e ci è costata un occhio della testa. – mi pavoneggio indicando la ferrari.
Pietro non risponde, abbronzato dal portoncino, e Lauro fa appena in tempo a nascondere il forcone.


Commenti

pubblicato il 09/01/2009 14.09.36
fiordiloto, ha scritto: Surreale, e molto ben scritto! Secondo me hai davvero un talento! Ne approfitto per ringraziarti del tuo commento. Spero di averti incuriosito! Ciauuuu!!!!
pubblicato il 11/01/2009 14.44.42
Muse90, ha scritto: Molto bello, mi è piaciuta l'immagine del Diavolo che potrebbe essere corrotto, ma l'idea della badante ucraina per il Signore è impagabile!
pubblicato il 11/01/2009 14.44.55
Muse90, ha scritto: Molto bello, mi è piaciuta l'immagine del Diavolo che potrebbe essere corrotto, ma l'idea della badante ucraina per il Signore è impagabile!
pubblicato il 11/01/2009 14.45.07
Muse90, ha scritto: Molto bello, mi è piaciuta l'immagine del Diavolo che potrebbe essere corrotto, ma l'idea della badante ucraina per il Signore è impagabile!
pubblicato il 11/01/2009 14.45.20
Muse90, ha scritto: Molto bello, mi è piaciuta l'immagine del Diavolo che potrebbe essere corrotto, ma l'idea della badante ucraina per il Signore è impagabile!
pubblicato il 11/01/2009 14.52.34
Muse90, ha scritto: Scusami non volevo ribadire il concetto quattro volte, è che all'inizio non mi permettevano di lasciare il commento per un "errore nel server". Quindi cliccando impazientemente ecco il risultato. Scusami ancora non volevo intasare il testo di commenti. :-)

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