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lavoro pubblicato martedì 6 gennaio 2009
ultima lettura domenica 10 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

FRANCA ELEY

di Dunklenacht. Letto 680 volte. Dallo scaffale Fantasia

Gli occhi suoi erano pieni di lacrime e di ricordi, di lacrime e ricordi, sì!D'inverno, il lago era gelato e triste; le vedove nere si raduna...

Gli occhi suoi erano pieni di lacrime e di ricordi, di lacrime e ricordi, sì!

D'inverno, il lago era gelato e triste; le vedove nere si radunavano lungo le sue sponde perché, secondo la leggenda, dovevano ricongiungersi carnalmente con i loro mariti defunti.

E alcuni, fra il popolo, le avevano viste consumare con i morti usciti dalle acque del lago degli accoppiamenti misteriosi, che assomigliavano a quelli degli animali del bosco.

In mezzo al lago c'era un isolotto, che si poteva raggiungere soltanto con le barche. Tutti sapevano che vi si radunavano donne di facili costumi, ragazze senza volto, che praticavano il sesso libero con i ragazzacci più spregiudicati del villaggio.

Sull'isolotto c'era un monastero abbandonato. Fino alla fine del Medioevo, vi avevano abitato i monaci, isolati dal mondo e da tutti i suoi fantasmi. Poi, era rimasto disabitato e nessuno vi dimorava più, da tempo.

Sembrava che lo conoscessero soltanto i merli, i passeri e gli altri uccelli silvestri.

Già vi ho parlato di quegli occhi bagnati di pianto, di pianto!

Ella si chiamava Franca Eley ed aveva perduto l'essere che più amava al mondo!

Non ricordo la mestizia delle sue pupille, né la tenerezza del suo volto.

So soltanto che camminava lungo le sponde del lago, d'inverno... Nel suono cupo delle campane, credeva di riconoscere la voce di un defunto, che la chiamava sempre.

Un giorno, ella incontrò un vecchio dal viso arcigno e dalla barba incolta. Lo sconosciuto non volle rivelarle il suo nome, portava indosso dei vestiti logori e pareva un vagabondo.

- Se volete - le disse - posso farvi riabbracciare il vostro amore perduto, ma in cambio dovrete darmi la vostra vita.

Erano soli e una nebbia densa li avvolgeva. Le acque gelide del lago sembravano tinte di verde. Era come se bruciassero, ardessero, di non so quale fuoco vago.

- Ma vi rendete conto di quello che dite? - gli rispose Franca Eley, giungendo le mani.

- Vi concedo un giorno per rispondermi. Domani ci ritroveremo in questo luogo e mi farete sapere la vostra risposta.

Detto questo, il vecchio canuto disparve.

L'indomani, verso il mezzogiorno, la giovane si recò sul luogo convenuto, quasi rapita da una forza più forte di lei.

- Allora, avete deciso? - le chiese una voce.

Franca si voltò e vide una figura cupa, che pareva materializzarsi dinanzi a lei. Era il vecchio, che le apparve in mezzo a una coltre di nebbie.

- Fate di me quello che volete! - gridò la donna, disperata e innamorata. - Ma ridatemi il mio amato!

L'altro allora sorrise in modo sinistro, la afferrò per un braccio e la costrinse a salire su una barca. Le mormorò in un orecchio che era sua, ma sarebbe stata felice, sia pure per breve tempo.

L'acqua del lago non era gelata, in quel punto. La nebbia era densa e l'infelice vide apparire all'improvviso un isolotto sconosciuto.

- Dove sono capitata? - mormorò, giungendo le mani.

Nessuno le rispose. Qualcuno sghignazzava, non si sapeva dove, né come.

Franca Eley sbarcò sull'isolotto. Tutt'intorno, cantavano le upupe e c'erano delle tombe che lei non aveva mai visto.

- Ah, mi sento come se fossi ubriaca! Che mi hai fatto? - chiese al vecchio, che l'aveva afferrata per un braccio. - Dove mi hai portata? Dimmelo, avanti! Maledetto!

Ma l'altro tacque e disparve. La giovane lesse i nomi misteriosamente incisi nelle croci. Erano di alcuni abitanti del villaggio, che la donna conosceva e sapeva ancora in vita. Sarebbero morti di lì a pochi giorni.

- Cielo! - sussurrò, mordendosi le labbra.

Poi, come per incanto, il timore suo svanì e si sentì abbracciare da un uomo a cui aveva voluto tanto bene.

- Sei tu! Sei tornato, per me, per consolarmi! Di nuovo insieme! - disse Franca, raggiante di felicità.

Ma la gioia sua sarebbe stata vana.

Ricordo che lei e il suo uomo amoreggiarono a lungo sull'isola delle tombe, le labbra di lui erano le stesse di un tempo, il corpo suo era quello di un vivo, ma un alone grigio li velava entrambi.

- Amami così, amami per sempre! - chiese la giovane, raggiante di felicità.

Si sentì baciare sul collo e sulle gambe, provò un piacere inenarrabile nel grembo, si denudò, si spogliò, si offrì tutta a chi credeva di non poter rivedere mai più.

- Franca Eley, fra poco verrò a prenderti!

Così le disse una voce cupa, che lei cercò invano di soffocare, nell'estasi affettuosa che stava vivendo allora.

Poco prima del calar della notte, il suo amore la lasciò, fu come se svanisse, tra le sue braccia.

Alcuni giorni dopo, gli abitanti del villaggio s'accorsero che nel cimitero triste c'era una nuova tomba, che nessuno aveva mai visto prima. In essa, era stata sepolta Franca Eley, non si sapeva come, né da chi.



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