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lavoro pubblicato domenica 4 gennaio 2009
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (18) The show must go on

di aNoMore. Letto 1038 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ecco il nuovo pezzo di questa settimana, spero vi piacerà. Dopo i burrascosi eventi che hanno condotto William in un letto di ospedale, lentamente la vita deve riprendere il suo corso. Dubbi e domande si fanno strada. E poi un imprevisto.

1

Erano trascorsi i giorni, le settimane ed infine i mesi, per tutto questo tempo William non aveva minimamente dimostrato alcun segno di miglioramento. Dormiva in un certo senso, i dottori dicevano che il suo corpo era ormai guarito e che quello strumento lì accanto al suo letto, mostrava che il suo cervello funzionava ancora, era quindi solo la sua mente che non si decideva a dischiudersi.

La vita di Edoardo ed Elisa era rientrata nei consueti binari della quotidianità, il mondo aveva ricominciato a girare normalmente e pian piano i fatti di quella settimana di follia andavano sbiadendo.

Erano stati giorni che avrebbero lasciato sicuramente delle macchie indelebili nell'esistenza dei protagonisti, Elisa non poteva certo dimenticare la stretta del Diavolo ed Edoardo non poteva fare a meno di rimpiangere quella settimana in cui aveva sentito l'adrenalina schizzargli nelle vene, creando uno stato di costante eccitazione. Anche i giorni che il ragazzo aveva definito come “giorni da zombie” facevano parte di quella parentesi densa di emozioni, era un po' come lo smaltire l'acido lattico dopo un grande sforzo: quasi infermo, dolorante, non si fa altro che ripensare a quanto è fatto, ogni movimento fa male e quindi riporta alla mente l'immane fatica e quei giorni erano stati esattamente così.

Purtroppo era tutto finito, Edoardo l'indomani avrebbe cominciato a lavorare in un nuovo cantiere, per Elisa iniziava un nuovo giorno in ufficio, la B&B viveva di vita propria e anche senza il suo enigmatico proprietario, continuava a sfamare i suoi pochi dipendenti con lavoretti di routine.

Le visite in ospedale si erano fatte più sporadiche, a distanza di mesi, vedendo che nulla di giorno in giorno cambiava, i due giovani cominciarono ad allontanarsi, in un certo senso rivalutavano i momenti di passione estrema e li giudicavano con la giusta freddezza e occhio razionale. Ad ogni modo almeno una o due volte a settimana andavano in ospedale a sentire come andava, se c'erano novità e per incontrarsi.

Per qualche strano motivo Edoardo ed Elisa non avevano cominciato a frequentarsi, si sentivano spesso telefonicamente, ma l'unico vero punto di contatto rimaneva William. Edoardo era ormai perduto, con il passare del tempo si era reso conto di essere davvero attratto da quella ragazza, doveva escogitare un modo per incontrarla e tastare la situazione, ma aveva paura che la loro intesa fosse unicamente legata alla situazione estrema in cui si erano ritrovati. Un approccio diretto quindi non gli sembrava una buona idea, almeno per il momento.

Elisa dal canto suo non pensava ad Edoardo, come del resto non pensava a nessun altro ragazzo, amico o familiare, era assorta dal suo lavoro e le lunghe riflessioni sulla “indimenticabile settimana” le occupavano il poco tempo libero che aveva. Forse, se avesse valutato Edoardo sotto il giusto punto di vista, probabilmente avrebbe potuto valutarlo come un possibile candidato per una storia anche seria, lo stesso discorso però poteva essere fatto per almeno un altro migliaio di ragazzi, semplicemente al momento la ragazza non era in cerca di relazioni, il suo scopo era mettere chiarezza nella sua vita.

“L'indimenticabile settimana” era stata l'innesco per la tremenda bomba chiamata “crisi esistenziale”. Aveva visto la morte passarle accanto, l'aveva schivata d'un soffio, come tutte le persone alla sua età non aveva mai valutato la possibilità che tutto potesse finire così presto, ma a quel punto aveva messo sul piatto anche quella possibilità, se avesse dovuto morire domani cosa poteva dire della sua breve vita?

È molta la gente che a causa di malattie o incidenti si ritrova faccia a faccia con la morte e di tanto in tanto nelle loro teste scatta una molla, una specie di seme della follia che tutti coviamo, improvvisamente quando quella bomba esplode rivalutiamo tutto e quello che succede dopo, dipende solo dal tipo di persona che siamo, da come siamo stati e da come vorremmo essere.

Elisa era entrata in una di quelle crisi, nel suo piccolo monolocale ci pensava spesso, lo faceva cucinando, guardando la tv e persino sotto la doccia. Le capitava di volare via con la mente anche quando usciva con le amiche (per quanto raro fosse l'evento), ma aveva deciso di tenersi quei suoi dubbi per sé.

Il fatto cardine a cui sentiva di dover dare risposta per iniziare a snodare tutta la questione, era sicuramente l'incontro con Mr. William Brown.

L'idea che esistano altri mondi era affascinante, ma accettarlo così dall'oggi al domani non era propriamente una cosa plausibile, infatti dopo aver creduto senza riserve al vecchio uomo, era finalmente arrivata al punto in cui aveva deciso di ritornare in sé e valutare l'accaduto come un normale essere umano: era davvero la prima umana ad essere entrata in contatto con un mondo nuovo o aveva semplicemente incontrato un pazzo squinternato che dalla sua aveva un grande carisma e forse qualche carta in più rispetto alle comuni persone?

Cosa era successo davvero in quei giorni?

Tutto poteva trovare una spiegazione senza includere demoni, angeli e altri mondi?

2

Edoardo si stava preparando per una cena fuori e poi una tappa in discoteca, non amava molto andare a ballare, ma visto che la compagnia aveva deciso così ed era un pezzo che non usciva coloro, doveva per forza acconsentire.

Stava abbottonandosi i polsini della camicia, quando il cellulare cominciò a vibrare e poi a squillare con una delle solite e odiose suonerie. Il display riportava “ElisaWB”, il che catturò subito la sua curiosità: forse c'erano novità, forse avrebbe avuto la sua occasione per invitarla fuori!

«Ciao Edoardo, come stai?» Il tono era piuttosto neutro, non lasciava trasparire gioia o dolore, quindi se c'erano novità, magari erano di poco conto.

«Elisa, tutto bene e tu?» La risposta del ragazzo in compenso fu tendente all'euforico, era sempre felice quando la sentiva ed era un occasione sempre rara e sfuggente.

«Abbastanza, ascolta...» La voce si incupì leggermente, come se preannunciasse qualcosa di serio e drammatico. Edoardo preferì ignorare i segnali subliminali dell'intonazione e preferì rispondere comunque con una certa allegria.

«Dimmi pure, c'é qualche novità?»

«No, nulla di nuovo, volevo chiederti se questa sera avevi da fare.»

Doveva solo infilarsi la giacca per uscire, ma la risposta fu ovvia, qualunque cosa succedesse non si sarebbe mai perso l'occasione di vederla.

«No, nulla di importante perché?»

«Oh, ehm, volevo sapere se ti andava di uscire, ho un po' di pensieri per la testa e non so davvero con chi parlarne.»

Da un lato Edoardo non poté non pensare a molti dei suoi amici apostrofarlo “ormai ti considera un amico, ti conviene metterci una croce sopra”, ma a parte quell'odioso ronzare di vocine, fu felice che la ragazza avesse pensato di confidarsi con lui.

«Certamente, dammi il tempo di cambiarmi e ci possiamo trovare dove vuoi, spero non sia nulla di grave.» Aveva cercato di sfoderare il suo miglior tono preoccupato, ma concluse che non si sarebbe dato un oscar per il risultato.

«No, tranquillo, troviamoci a “Repubblica”, ti piace la cucina messicana?» La ragazza era tornata alla voce neutra.

«Sì, non é male.»

«Bene, hanno aperto un nuovo ristorante da quelle parti, mangiamo qualcosa e nel frattempo parliamo un po'.»

«Va bene, a dopo.»

«A dopo, ciao.»

Conclusa quella telefonata Edoardo era euforico e l'unica cosa che riuscì a spegnere la sua allegria, fu la prospettiva di dover telefonare ai suoi amici, che non sentiva da davvero troppo tempo e spiegare loro il motivo per cui li stava lasciato a neppure mezz'ora dall'appuntamento.

Tirare in ballo le donne era sicuramente un idea da evitare, c'erano dei ragazzi piuttosto invadenti nel giro, quindi la scusa “mi ha chiamato una tipa con cui vorrei combinare” era sicuramente una pessima idea, optò per il classico “parente improvviso in visita” e sperò con tutto il cuore che l'intera compagnia si mantenesse ad almeno cinque chilometri dal luogo del suo appuntamento.

Dopo neppure un quarto d'ora Edoardo era proiettato fuori di casa e a bordo sua vecchia Clio, compagnia di mille avventure, dirigendosi al luogo dell'incontro.

3

Seduti ad un tavolo appartato, i ragazzi avevano già ordinato e stavano mangiando qualche nachos inzuppato in una deliziosa salsa piccante.

Il locale era davvero grazioso, illuminato da una luce fioca e dalle candele poste su ogni tavolo. Non era il prototipo di locale da cenetta romantica, ma l'oscurità riusciva a dare il giusto senso di privacy e intimità a tutti i presenti.

L'arredamento non aveva un aria molto messicana, almeno Edoardo che non era mai stato in Messico aveva questa impressione, mobilia di legno scuro, sulle pareti erano infissi quadri e poster che riuscivano a dare un aria vissuta e confortante a quel locale praticamente nuovo.

Giocherellando con le ciocche di fili che adornavano il bordo della tovaglia blu, sperava che la ragazza avesse scelto quel luogo per un motivo, anche il tavolo a cui si erano seduti era segregato in un angolino lontano da tutti gli altri, Edo sperava con tutto se stesso che quello fosse un vero e proprio appuntamento. Il suo lato razionale stava già cercando di smontare le illusioni, ma la speranza era l'ultima a morire, c'è anche il detto.

Elisa dal canto suo stava aspettando il momento giusto per introdurre la discussione principale della serata, ma spendere quei primi minuti del loro incontro per parlare del più e del meno la stava tranquillizzando, le dava un senso di normalità e le faceva sembrare i propri complessi esistenziali come questioni un po' meno opprimenti.

Forse il più grande segno che quei giorni rocamboleschi avevano lasciato era proprio la sensazione di non essere più una persona normale o comunque di non avere più una vita nella norma, questo le dava un costante senso di pericolo, come se qualcosa dovesse accadere da un momento all'altro.

L'ordinazione arrivò ed Edo prese in mano le redini della situazione.

«Forza Elisa, come mai siamo qui?»

La ragazza aggiustò la posizione del piatto davanti a lei, ammirando con occhi famelici il misto di carne, verdure e gustose salse, adorava la cucina messicana, ma non era quello il punto della questione.

«Non lo so Edoardo, dopo quei giorni non so più cosa credere, sono in crisi e non riesco ad uscirne, avrei mille domande da chiedergli, vorrei avere la certezza che lui non fosse un pazzo fuggito da un manicomio.»

Lui rimase impassibile, ma avvertì una punta di delusione farsi spazio nella mente, sì, lo considerava un amico, addirittura uno a cui fare certe confidenze. Secondariamente lo aspettava una serata da parroco di paese, ascoltando la crisi esistenziale di una giovane ragazza.

Ora non vi erano più dubbi sul fatto che quella serata non fosse un appuntamento, a quel punto l'avrebbe presa per come sarebbe venuta... e basta.

«Mi pareva fossi tu la più convinta di noi, io sono sempre stato un po' scettico anche se alcune cose rimangono davvero inspiegabili.»

Elisa stava avvolgendo un po' di carne, verdure grigliate e un abbondante dose di una salsa a base di avocado in una tortilla, una volta terminata l'operazione con sorprendente maestria, né tagliò un bel pezzo e se la infilò in bocca con visibile piacere. Iniziato a masticare però l'entusiasmo si spense, il cibo era buonissimo, ma il suo umore era troppo a terra per poter assaporare il tutto con la giusta passione.

«Proprio per questo sono in crisi, da quello che diceva William noi dovremmo essere ancora in pericolo, lui stesso dovrebbe essere ancora in pericolo, ma sono passati diversi mesi e non è più successo nulla.»

Edo ascoltava pensoso le parole della ragazza, gli dispiaceva vederla così abbattuta per non trovare riscontro ai fantastici racconti di William Brown, lei ci aveva creduto davvero, la vita che l'anziano antiquario gli aveva fatto intravedere le era piaciuta, non era un esistenza facile, anzi probabilmente portava ad una morte precoce, ma lei aveva voluto credere e le era piaciuto.

Bevve un grosso sorso di quella bevanda dal nome irripetibile che aveva ordinato, era una sorta di cocktail a base di tequila che cameriere gli aveva consigliato ed effettivamente non era niente male.

Non poteva scaricarle addosso anche il suo scetticismo, non riusciva a trovare la risposta giusta, sempre che esistesse, ma forse la via di mezzo c'era: «Se vuoi credere alle sue parole, credo che la conclusione più logica sia che il “nemico” sta aspettando che lui si risvegli.»

«Sensato, tu cosa ne pensi, faremmo meglio a gettarci tutto alle spalle?»

“Ovviamente” fu la sua risposta istintiva, ma si morse la lingua, cacciò nuovamente lo scetticismo e aggiustò il tiro per una risposta da parroco del paese, c'era bisogno di una di quelle frasi sibilline, non aveva ancora ben costruito bene il suo discorso, ma se fosse riuscito a mandarla un po' sul profetico magari ne sarebbe uscito facilmente.

«Ci ho pensato molto pure io nelle settimane immediatamente successive, un po' mi mancavano le forti emozioni di quei pochi giorni, caspita mi sono spinto più lontano da casa di sempre e poi il brivido di avere sempre qualcuno che ti insegue...

È stato un incubo sì, ma ora che sono tornato alla mia vita normale mi manca un po'. Sempre in quelle settimane ho cominciato a frequentare una palestra di arti marziali, sono ancora agli inizi e non posso partecipare a tornei o cose simili, ma già negli scontro di allenamento sento qualcosa, ovviamente non è nulla se paragonato al vedersi arrivare contro un pazzo armato di spada.

A parte questo ho deciso di gettarmi tutto alle spalle e pensare solo al futuro, se William è pazzo molto probabilmente non succederà più nulla, se invece aveva ragione probabilmente entro breve assisteremo a dei cataclismi ben peggiori, io non farò altro che accettare la mia sorte.»

Elisa si prese un intero e abbondante boccone per pensare a quelle parole, da un lato le sembrava un comportamento da struzzo che infila la testa sotto la sabbia, ma dall'altro lato era logico, era un ottimo modo per tirare avanti, quella filosofia permetteva ad Edoardo di vivere normalmente, anche se lui non aveva subito la stretta del Diavolo. Forse quest'ultimo dettaglio cambiava tutto.

«Credo che la tua sia l'idea più logica, ma io non riesco a cancellare tutto e aspettare. Se avessimo messo in movimento qualcosa, vorrei saperlo, vorrei arrivare preparata al futuro.

Sono curiosa, l'idea di poter essere la prima persona ad avere avuto un contatto con qualcosa di straordinario mi affascina, non mi faccio false illusioni, magari tutto svanirà in una bolla di sapone, ma siamo giovani, cosa ci costa sognare un po'?

Vorrei scoprire cosa si nasconde dietro William, immagina se fosse davvero chi dice di essere?»

Edoardo ebbe un brivido, forse era paura, il suo tentativo di uccidere a martellate quella conversazione era fallito, anzi sembrava aver dato grandiosi spunti alla ragazza per infiammare il suo cuore.

«Fai attenzione Elisa, probabilmente cercando non troverai nulla, ma esiste anche la remota possibilità che tu ti imbatta in qualcosa che non ti aspetti, in fin dei conti della gente ha cercato di farci la pelle e non sembravano degli sprovveduti.

Sei sicura di voler ficcare il naso in questa storia?

Non è meglio lasciarli perdere considerato che loro stanno lasciando perdere noi?»

Anche lei sentì un brivido correrle lungo la schiena, ma non era paura, era la sottile eccitazione data dall'idea che forse non tutto era davvero un'invenzione, William magari era fuggito da un manicomio, ma anche se non veniva da un altro mondo, probabilmente nella sua testa nascondeva qualcosa che aveva messo in moto gente spietata.

“Conosci il tuo nemico”, in molti film era alla base di ogni buono scontro tra grandi nemici e a lei sembrava un buon consiglio anche per la situazione in cui si trovavano loro.

«Lo so Edo, tu hai sempre le idee più sensate, ma hanno cercato di ucciderci, non voglio svegliarmi una mattina con un coltello piantato nella schiena, magari c'è qualcosa che possiamo fare!»

«Cosa hai in mente Elisa?» Frase pericolosa, non era sicuro di voler sapere cosa aveva in mente la ragazza.

«Voglio tornare a Londra e andare a vedere il suo appartamento e magari rincontrare l'archeologa. E vorrei che tu venissi con me.»

Appunto, il genere di cose per cui ogni tanto è meglio non fare domande, Edoardo quasi si strozzò nel inghiottire quello che aveva in bocca.

«Eh, cosa?

Non si può, cosa speri di trovare?

Non posso!»

Elisa mostrò un espressione un po' cupa, sperava davvero che accettasse, lì su due piedi le era sembrata un idea geniale, la migliore soluzione a ogni problema e avrebbe preferito non agire da sola, probabilmente una volta atterrata a Londra, senza nessuno a sostenerla avrebbe perso tutto il coraggio.

«Dai Edo, prometto che se entro qualche giorno non troviamo nulla lascerò perdere e se é un problema di soldi pagherò tutto io!

Ho libero accesso al fondo di William per i viaggi di lavoro e in un certo senso questo è un viaggio di lavoro...»

Edoardo sospirò sommessamente, gli sembrava davvero un'idea malsana, non aveva chiesto lui di finire in quel casino, certo però che una nuova avventura gli mancava, sarebbe stato bello vivere un piccolo seguito di quella settimana burrascosa.

«I soldi non sono un problema, ma come faccio, non posso prendere e lasciare il lavoro un'altra volta, potremmo stare via solo qualche giorno.»

«È un sì?» Chiese la ragazza entusiasta.

Edoardo non era altrettanto felice di intraprendere quel viaggio, aveva sempre in mente il fatto che della gente aveva tentato di ucciderli e se lo avevano fatto avevano avuto sicuramente delle ottime ragioni.

Ciononostante si lasciò trascinare, l'idea di passare qualche altro giorno assieme gli avrebbe sicuramente dato qualche occasione per capire meglio se aveva almeno qualche speranza e poi vi era anche una punta di orgoglio maschile: se la ragazza stava andando a gettarsi in mezzo ai guai, era suo dovere andare a proteggerla.

A quel pensiero si sentì leggermente ridicolo, anche se il concetto in sé era molto eroico, cercò comunque di non lascia intuire nulla dei suoi pensieri e si concentrò nella risposta da dare.

«Va bene, cercherò di farmi dare qualche giorno per la fine della settimana prossima.»

Elisa esultò felice, la cena era quasi finita, i piatti erano esagerati in quanto a porzioni, quindi lei non riuscì a spazzolare via tutto, mentre Edoardo non sembrò avere grossi problemi.

La serata volse presto alla sua conclusione e i due si salutarono con casto bacio sulla guancia.

4

Dopo la sua lunga vacanza italiana Rebecca tornò a Londra, c'era moltissimo lavoro da fare, soprattutto dopo che un reperto era stato sottratto dai laboratori e la polizia sembrava ancora brancolare nel buio più totale.

Appena tornata venne convocata nuovamente dagli investigatori per ulteriori accertamenti, nella fattispecie avevano diverse domande inerenti agli altri reperti che avevano ancora in custodia: uno scudo, un'ascia e un'antica scatola di metallo chiusa a chiave.

Ovviamente lei non poté che riconfermare il fatto che erano tutti oggetti di proprietà di Mr. Brown e per tanto non aveva alcuna informazione a riguardo. Erano tutti molto interessati al contenuto della scatola di metallo, ma conoscevano anche la fama degli avvocati della B&B Corp, se avessero rovinato un reperto per nulla, li avrebbero mangiati vivi.

La polizia comunque non disperava, indagando approfonditamente sul conto di William Brown avevano scoperto l'impressionante penuria di informazioni circa la sua vita prima della nascita della B&B Corp, avevano quindi tutti i motivi per continuare ad approfondire le ricerche, ma sarebbe servita più di qualche congettura per poterlo colpire.

Il detective assegnato all'indagine parallela al furto del reperto era Joe Wilson.

Era stato scelto dal comandante proprio perché era stato il primo ad essere sospettoso fin da subito riguardo ai traffici di Mr. Brown, fin dal primo sguardo al fascicolo, aveva trovato sospetta la straordinaria segretezza sul passato del ricco antiquario.

Non si può dire che Joe fosse un super poliziotto, aveva sempre fatto più che dignitosamente il suo lavoro, aveva suonato i quaranta ed era felice della sua posizione. Non era un arrampicatore sociale, il suo scopo non era mai stato quello di scalare la graduatoria, magari cercandosi un posto da comandante per la vecchiaia, gli piaceva essere uno dei tanti e non rischiare di finire ammazzato in indagini troppo pericolose. Nonostante questo non si era mai tirato indietro e ora che aveva l'occasione di indagare su qualcosa di grosso, avrebbe fatto del suo meglio.

Non aveva un intuito eccezionale, grande pecca per un agente investigativo, ma compensava sicuramente la mancanza di immaginazione con la metodica e quasi snervante meticolosità con cui agiva in ogni situazione, cosa che gli aveva procurato non poca stima da parte dei superiori.

Wilson aveva interrogato anche Rebecca, non aveva ricavato molte informazioni rilevanti, ma sicuramente aveva lasciato il segno tra i ricordi della ragazza. Lei infatti era rimasta notevolmente sorpresa della sua totale assenza di espressività durante la loro discussione. Lì su due piedi, più di trovarsi davanti ad un uomo dalla pelle scura, la testa rasata e il fisico asciutto, che ricordava vagamente quello di un maratoneta, le era sembrato di parlare ad un automa che emetteva la domanda ed immagazzinava le risposte.

In un secondo momento, quando ebbe modo di incontrarlo nuovamente in veste meno ufficiale e soprattutto non in un ufficio per essere interrogata, scoprì che era un uomo espansivo e alla mano, con una faccia che si plasmava perfettamente sulle sue emozioni, un Jim Carrey dalla pelle scura.

La ragazza concluse che la freddezza del loro primo incontro, doveva essere la facciata che si era creato per interrogare le persone, in modo da metterle a disagio o chissà per quale altro motivo.

Ad ogni modo si trattava di conclusioni superficiali, Rebecca ebbe a che fare con Joe Wilson per poche ore dilazionate in tre diversi incontri e di questo la ragazza ne era conscia, ciononostante la sua valutazione non era poi così lontana dalla realtà.

Purtroppo il detective avrebbe continuato a brancolare nel buio ancora per lunghi mesi, William Brown sembrava essere stato piuttosto bravo nel nascondere il suo passato e sebbene l'investigazione sembrasse sempre sul punto di arrivare alla svolta conclusiva, in realtà era un continuo susseguirsi di colpi di scena che poi si rivelavano banalità, ma aprivano nuove piste da seguire.

Rebecca dal canto suo aveva i suoi problemi, dopo mesi di lavoro rimaneva il dannato cilindro di ossidiana, ormai era divenuto un costoso ornamento della sua scrivania, più o meno dedicava a lui almeno un quarto d'ora al giorno sperando in una geniale intuizione che la portasse a qualcosa, ma aveva seri dubbi di riuscire a risolvere un mistero che gente ben più vecchia ed esperta di lei aveva dichiarato come “assolutamente inspiegabile”.

Aveva pure dato un nome al suo quarto d'ora di riflessione, erano i “quindici minuti di intima spiritualità”, come un islamico ha le sue cinque preghiere giornaliere da onorare con tutta la corretta ritualità, lei si chiudeva nel suo ufficietto e cominciava a passarsi in mano quel cilindro lungo circa un metro e venti e del diametro di dieci centimetri.

Lo osservava come se potesse strappare dalla sua liscia superficie qualche risposta, cercava il minimo difetto, qualsiasi cosa che fosse sfuggita a scansioni, ricercatori e mesi di quel malato rituale che ormai consumava con cadenza giornaliera.

In fondo era solo un reperto, poteva essere gettato nel mucchio, entro un anno si sarebbe potuta aprire la prima mostra con tutto il materiale rinvenuto nel suo scavo e quel dannato cilindro sarebbe tranquillamente potuto rimanere in magazzino o magari infilato in una teca con su scritto semplicemente “cilindro in ossidiana” e le notazioni della dimensione. Eppure doveva avere un ruolo, all'interno della piccola piramide aveva un ruolo centrale, era protagonista della scena con il meteorite scomparso e il rotolo distrutto, doveva avere un significato, ma quale?

Raramente accadeva che venisse interrotta durante il suo momento di “intima spiritualità”, cercava sempre di ritagliarselo quando non aspettava nessuno e non c'era altro lavoro incombete, ma un pomeriggio, doveva essere un mercoledì, accadde che un appuntamento teoricamente cancellato si presentò comunque. Rebecca non era mai stata molto fiscale riguardo a questo genere di cose, quindi lo fece accomodare nel suo ufficio e uscì appena qualche secondo per andare a preparare due caffè alla macchinetta.

L'uomo in questione era uno dei finanziatori dello scavo, strettamente legato al museo, non sapeva nulla di archeologia, ricerche e tutto il resto, era un uomo d'affari che però era affascinato dalla storia, aveva molti soldi grazie alle sue altre attività ed era felice di investire capitali, anche consistenti, in progetti interessanti come quello di Rebecca.

Rispetto a molti altri dei finanziatori, specie quelli direttamente coinvolti nei lavori, Aaron Ross era straordinariamente tranquillo, non si era mai intromesso cercando di imporre la sua volontà e non aveva mai fatto pressioni per ritardi o altri problemi che durante lavori così mastodontici si vengono sempre a creare.

A Rebecca quindi non era dispiaciuto fissargli un appuntamento per informarlo dei progressi e non aveva potuto rifiutarsi di accoglierlo nonostante quell'improvvisata nel suo momento di “intime spiritualità”. Da quello che aveva sentito dire, era una di quelle persone da tenersi strette, perché appunto non faceva pressioni su chi lavorava, ma era forse l'ultimo uomo che bisognava avere come nemico, in quanto aveva mani in pasta un po' ovunque.

Quando la ragazza rientrò con i caffè per poco non ebbe un infarto, l'universo si fermò per un istante, assieme al suo cuore e a quello di Mr. Ross.

Poi il tempo riprese a funzionare normalmente, ma ormai era troppo tardi.

5

Quando Rebecca svoltò l'angolo per rientrare nel proprio ufficio con i caffè, vide nitidamente il cilindro di ossidiana rotolare sulla scrivania, inseguito dalla mano di Aaron Ross, purtroppo troppo lenta, per poi sgattaiolare oltre il bordo e sfuggirle alla vista.

Il rumore che ne seguì fu un tonfo sordo assieme ad una specie di scricchiolio, i due nella stanza erano bianchi in volto, si guardarono chiedendosi dove avrebbero trovato il coraggio di controllare dall'altro lato cosa era successo.

Rebecca voleva morire, aveva sempre riposto quel dannato reperto nella sua scatola dopo ogni “seduta spirituale”, perché quel giorno non l'aveva fatto?

Proprio quel giorno in cui vi era un intruso nel suo ufficio, uno che di reperti non ne capiva nulla, uno che non sarebbe mai stato licenziato per aver distrutto un importantissimo ritrovamento.

Nessuno dei due trovava nulla di sensato da dire, Rebecca appoggiò sulla scrivania i caffè chiedendosi cosa ci facessero ancora tra le sue mani, credeva di averli lasciati cadere durante il principio d'infarto a cui era appena sopravvissuta, poi fece il giro della scrivania e la situazione era ben peggio di quanto immaginasse.

Il cilindro non si era scheggiato o incrinato, bensì era andato in frantumi, spaccandosi in circa una decina di cocci distinti. Era rovinata.



Commenti

pubblicato il 09/01/2009 14.29.26
fiordiloto, ha scritto: Cavoli...certo che Elisa ha una mente davvero razionale. Dopo tutto quello che ha visto...Ma è una sua caratteristica e, dopo che la propria esistenza è stata sconvolta, rientrare nei ranghi (o almeno provarci) mi sembra un atteggiamento più che normale. E' proprio vero, lo show deve continuare! Bravissimo e...al prossimo capitolo!
pubblicato il 18/02/2009 16.08.59
fiordiloto, ha scritto: Ciao!!!!! E' da tanto tempo che non ti si legge più. Volevo scriverti una mail, ma purtroppo il pc non me lo permette. Volevo salutarti, e dirti che spero di poter tornare presto a leggere qualcosa di tuo. Mi manca passare le serate a leggere le avventure dei tuoi protagonisti, ma ovviamente non voglio metterti nessuna fretta. Un saluto grande e (spero) a risentirci presto! =)
pubblicato il 07/03/2009 15.33.51
fiordiloto, ha scritto: Ciao! Ti è arrivata la mia mail? Purtroppo, mi creava problemi con la spedizione, perciò preferisco scriverti anche qui. Mi ha fatto piacere il tuo commento, devo però avvertirti che, come hai notato e come chi ha letto tutti i capitoli già sa, che la mia storia è quasi una versione romanzata di Vampire Knight. Non per copiare l'idea, ma perchè mi é piaciuta talmente che volevo cimentarmi facendone una mia versione. E' più che altro un esercizio di scrittura. Perciò, prendendola per ciò che è, spero tu possa apprezzarla lo stesso. Aspetto il tuo prossimo scritto. Un saluto grande!

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