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lavoro pubblicato sabato 3 gennaio 2009
ultima lettura mercoledì 4 dicembre 2019

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UN PATTO DI MORTE NEL XIII SECOLO

di Dunklenacht. Letto 589 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il cielo stellato pareva ingombro di nebulose turchine, velate, che avevano vaghe sembianze di fate, animali mostruosi, teste di bovi e di draghi, c...

Il cielo stellato pareva ingombro di nebulose turchine, velate, che avevano vaghe sembianze di fate, animali mostruosi, teste di bovi e di draghi, che sputavano fuoco.

E in codeste vanità infinite s'innalzavano le torri gotiche del palazzo del podestà, mentre gli alberi spogli tremavano nel vento notturno, ospitando sui loro rami i gufi e le civette dai misteriosi canti.

Il fiume scorreva placido dietro le colline del borgo. Durante il giorno, l'avevano percorso le barche che trasportavano granaglie e stoffe pregiate. C'era stato il mercato e i venditori senza volto avevano strillato e gridato; sarebbero stati in grado di vendere qualsiasi merce, persino i fantasmi. S'erano commerciati buoi, cavalli, pecore, galli ed altre mercanzie che più non voglio ricordare.

Elenie vegliò tutta la notte, alla luce delle fiamme, contemplando la falce di luna, che splendeva in mezzo agli astri, sul palazzo vescovile, oltre il vetro grigio della sua finestra. Ella pensava ad una leggenda popolare, che narrava delle anime di due empi, condannate a lasciare i loro corpi e ad incarnarsi in due bovi dalle corna ritorte. Poi, le due bestie, infuriate, avevano preso a muggire e ad incornarsi, fino a ferirsi a morte. Che visione di sangue fu!

Elenie era figlia di un calderaio e non aveva mai rivelato a suo padre di avere un amore.

Al sorgere dell'aurora, si destò, pettinò i suoi lunghi boccoli dorati, chiuse il suo busto dalle stringhe nere, che lasciava vedere il suo petto muliebre e si recò presso la chiesa dalle guglie turchine, dove avrebbe incontrato il suo tesoro.

Lungo la strada sassosa, vide passare un carro, illuminato da fiaccole che spargevano una luce dal colore del sangue. Trasportava carcasse di buoi, asini, capre e maiali appena macellati. I cadaveri erano appesi con delle corde, che parevano quelle che si usavano per gli impiccati. La giovane credette di vedere anche degli animali ancora agonizzanti, non ancora morti, che si dimenavano, scalpitavano, muovevano disperatamente le zampe, urlavano, negli spasimi atroci dell'agonia. Alcuni corpi erano già completamente macellati, altri sanguinavano copiosamente. Elenie vide pure due giovinastri, vestiti di nero, come due becchini, che sbraitavano, sghignazzavano, s'azzuffavano e tenevano in mano dei coltelli da macellaio, lordi di sangue. Erano senza volto.

Poi, il carro svanì, nella polvere.

Elenie si rallegrò alquanto pensando all'eterno affetto che la legava al suo amato, alle dolci coccole che si sarebbero scambiati, al loro convegno amoroso, davanti alla tenera chiesina turchina.

- Jacques, era tanto che speravo in questo istante! - gli disse lei, stringendolo tra le sue braccia.

Ma egli aveva avuto un presentimento e glielo confidò. I due amanti temevano la morte e tremavano l'uno tra le braccia dell'altra, sulla scalinata della piccola chiesa dalle guglie turchine.

- Ma dopo? - gli chiese Elenie. - Che ne sarà di noi dopo la fine di questa vita?

- Io e te stipuleremo un patto - le rispose Jacques. - Chi di noi due morirà prima dell'altra, tornerà nel mondo dei vivi per narrare cosa si cela oltre la morte!

- Tu non sai quanto io adori gli occhi tuoi - gli sussurrò lei, carezzandolo - che però mi fanno paura nelle prime luci di quest'aurora!

- Stipuleremo il nostro patto davanti alla vedova più anziana del villaggio.

E così fu.

Il mezzogiorno era pieno di nebbie, di bagliori spettrali, di canti di animali silvestri e voci di processioni lontane. Il popolo si radunò dinanzi alla casa del giullare orbo, che era diroccata ma ospitava la vegliarda incaricata di presenziare al rito. Venne anche un prete arcigno, il quale, tutto vestito di nero, prese a proferire non so quali formule latine, che avevano qualcosa di magico.

- Sangue, morte e risurrezione - mormorava il volgo, cupamente, mentre arrivava il vento, a scuotere le fronde dei frassini spogli.

La vecchia vedova ferì con un pugnale il palmo della mano di Elenie, poi quello di Jacques ed infine li indusse a stringersi la mano. Mentre il sangue scorreva e i due amanti urlavano al Cielo il loro dolore, la vegliarda tuonò:

- Chi dei due morirà per primo farà ritorno nel mondo dei vivi per raccontare l'Oltretomba a colui o colei che sopravviverà! Lo giurate voi?

- Lo giuro - dissero in coro i due giovani, piangendo.

E non sarebbe avvenuto né in visione, né in sogno, ma un vivo si sarebbe incontrato con un morto, nella realtà della terra, come la notte dopo il giorno.

Per l'occasione, venne sgozzato un gallo cedrone. La vedova gli mozzò il collo con un solo colpo ed inondò del suo sangue i due stipulanti, nonché la folla sbigottita.

Poco dopo, malgrado si fosse nella stagione fredda, s'udì forte la voce del tuono, che parve assordare gli astanti.

Alla fine, un vento di bufera sollevò una nube di polvere grigiastra, in cui ogni cosa, persino quel nero patto, parve svanire. Fu come se avesse voluto portare tutti via con sé.

- Ti amo tanto - diceva sempre Elenie al suo tesoro. - Non dimenticherò mai i tuoi baci d'affetto, la tua appassionata presenza, i racconti dei tuoi sogni, dei quali è protagonista il nostro amore!

Ella gli concesse persino le gioie del piacere, gli permise di toccare le sue gambe, ciò che vi stava in mezzo, lo volle dentro di sé, consumò con lui un amplesso pieno di passione e d'ardore, nei momenti in cui i cattivi del mondo non potevano vederli.

Poi, improvvisamente, Jacques morì. Non ricordo se fu per una fucilata o di veleno. Prima che se ne andasse, la Locandiera Nera, che abitava nel bosco, gli aveva offerto un pasto nella sua locanda e lo aveva morsicato sul collo.

- Cielo, il nostro patto! - sussurrò Elenie, giungendo le mani, sotto le guglie tristi del villaggio.

Una volta, ella volle vestirsi di celeste e di stelle, sciolse i suoi capelli ed indossò il suo copricapo più bello, come per fare festa.

All'improvviso, passò il vento,

poi, davanti alle tombe, alle torri ed ai tetti innevati dall'inverno, la giovane si sentì chiamare per nome.

- Sei venuto a consolarmi, amico del mio cuore? - disse, sapendo di non essere sola.

Fu allora che rivide Jacques, ebbe modo di toccarlo, di riabbracciarlo, di farsi narrare cosa si cela oltre la morte, di baciarlo ardentemente sulla bocca e di sapere che aveva onorato il loro patto.



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