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lavoro pubblicato domenica 28 dicembre 2008
ultima lettura domenica 21 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (17) Duetto, duello e amnesia

di aNoMore. Letto 1045 volte. Dallo scaffale Fantasia

Era il capitolo 17, doveva succedere qualche sfiga. La settimana passata è stata un'odissea e purtroppo non ho potuto scrivere, cosa che mi mette sempre di cattivo umore. Ecco comunque il pezzo che conclude il lunghissimo flashback. Buona lettura.

1

“Dannato corpo, non ti sopporto, sei fragile, lento e puzzi in modo indicibile, non che la cosa migliorerà se tutto va a buon fine, ma almeno potrò espandere maggiormente la mia coscienza e legarmi al nuovo corpo, rendendolo più resistente, potente e utile ai miei scopi.

Dannata roccia, ti pianti nella schiena peggio di una spada, sono ormai sei giorni che lo aspetto, sento ogni osso scricchiolare mentre si muove, non credevo che l'ultima attesa fosse così lunga, rispetto a questi sei giorni, trecento anni sono volati.

Guarda, un ciuffo d'erba, come ha fatto a crescere su questa arida roccia, tu sei come me amico mio, non importa quanto sia dura, tu hai il tuo scopo e caschi il mondo, lo porti a termine.

Purtroppo finirai in malora pure tu, morirai, non importa se oggi o domani, ma te ne andrai pure tu, se ne vanno tutti prima o poi.

Sai, per me è stato uguale, avevo un sogno tanto tempo fa, andò a rotoli nel peggiore di modi, dovetti perdere la maggior parte dei miei schiavi, fu una vera tragedia, elementi validi, ma dovevo salvare la pellaccia.

Non me ne sono andato lo so, ma doveva succedere, il fatto che mi sia salvato, è stato solo merito della mia posizione.

Inizio ad apprezzare questi mortali, i viventi, comprendere i loro percorsi mentali è davvero difficile, ma questo li rende terribilmente interessanti. Manipolarli è davvero facile, eppure si affannano ogni giorno a cercare di sopravvivere, di spuntarla ad ogni costo, non riesco a capire cosa dia loro il coraggio di andare avanti con un'aspettativa di vita così breve. Io mi sarei già tagliato le vene. O forse no, sono troppo orgoglioso, più probabilmente avrei tentato di trovare la fonte dell'eterna giovinezza, ho letto qualcosa del genere nei libri che mi sono capitati per mano in questi secoli.

Forse è per questo che combattono, per strappare degli anni di vita ai loro simili e sperare quindi di vivere un giorno o due in più, ma non sono molto furbi, dovrebbero stabilire meglio la loro gerarchia. Se continuano di questo passo anche senza aiuti esterni potrebbero finire per estinguersi in breve tempo, hanno acquisito troppo potere e prima o poi si ammazzeranno con le loro stesse mani.

Il potere è una cosa per pochi, devono essere pochi e ben scelti quelli ad averlo. Devono avere menti brillanti e ambire il giusto, fortunatamente la magia in questo mondo sembra fare naturalmente questa selezione, ma ciò non toglie che ci sono troppi stregoni.

Mi sorprende di quanto sia veloce e ripetitiva la storia qui, a distanza di poche generazioni i viventi compiono sempre gli stessi errori. Credo sia questo il loro maggior difetto, la loro scarsa longevità è davvero una mancanza terribile.

Finalmente sta arrivando, lo sento, laggiù in lontananza è quasi come se vedessi la sua ombra allungarsi sotto i raggi della Luna. Si affretta il piccolo eletto, alla fine sta venendo qui, sebbene io non abbia fatto segreto del mio potere, lui sta comunque venendo qui.

Chissà se riuscirò a scoprire quali sono state le motivazioni che lo hanno condotto a questa scelta.

Sono triste, tutto va secondo i piani, lo avevo previsto, ma constatare la totale assenza di fantasia da parte del caotico destino è un fatto deludente.

In questi ultimi secoli ogni elemento si è collocato nella sua giusta posizione, il castello ormai prende forma, rimane un'ultima pagina bianca e finalmente quest'oggi, all'alba, sarà anch'essa riempita con la storia.

Chissà se questo mondo finalmente deciderà di evolversi, andare aventi, cambiare. Sono stufo di vedere sempre lo stesso scenario, vivere la stessa vita ogni anno che passa, c'è bisogno di una fiamma che illumini queste terre, ma ci sarà tempo, la seconda fase del mio piano farà tremare ogni regno, finalmente ci saranno delle nuove guerre, di quelle che si ricordano nei libri di storia e forse i viventi saranno costretti a crearsi un nuovo futuro. Alla fine quelli che sopravviveranno dovranno ringraziarmi, sarà merito mio se il mondo verrà finalmente riacceso, c'è bisogno di caos per ritrovare l'ordine, perché quest'ordine non funziona proprio.

Eppure sono creature ambiziose, sono sempre i rivolta per rubarsi un pezzetto di terra o il posto sul trono, non capisco perché nonostante questo mantengano lo status quo.

Eccolo si avvicina, l'oscurità di questa fenditura lo difenderà dal Sole, spero solo che riesca ad arrivare prima dell'alba, non mi serve a nulla un mucchietto di cenere.

Affascinante, questo vulcano mi ricorda moltissimo alcuni luoghi di casa, il caldo, il fuoco, peccato che il corpo dei mortali non sia proprio l'ideale per addentrarsi in questi territori.

Mh, da quel che vedo questa fenditura deve essersi creata quando questo cucciolo ha sputato scintille la prima volta. Una vera fortuna aver trovato questa scorciatoia per le terre di Victor il Pazzo, spero non se la prenderà a male quando andrò a destituirlo dalla sua carica.

Il suo esercito è proprio quello che mi serve per cominciare con la seconda parte del piano, tanti non-morti, diversi indemoniati e una moltitudine di mortali che hanno stipulato patti con i miei fratelli: una terra davvero fertile.

Non mi piace, ci sta mettendo troppo, il Sole sorgerà tra poco, lui è ancora troppo lontano, non mi serve a nulla un mucchietto di cenere.

Il pupillo ha vissuto imprese difficili, se l'è sempre cavata, come mai questa volta è così vicino al fallimento?

Che cosa hai in quella tua mente malata, cosa ti passa per la testa, non vorrai mica goderti l'alba dannato vampiro. È una mente disturbata, viene qui da solo, pur essendo cosciente del fatto che sono più potente di lui, effettivamente tutto va come avevo previsto, ma non avevo tenuto conto delle sue ambizioni suicide, ci ha già provato, potrebbe avere in mente di riprovarci.

Di coraggio ne ha, ne ha da vendere, forse morire per nulla non era per lui, ma morire nel tentativo di conseguire uno scopo potrebbe fargli gola, se si troverà in un luogo senza ripari non potrà tornare indietro come l'ultima volta, che sia questa la sua idea?

Perché ci metti tanto stupido ragazzo, non puoi essere così folle da cercare la morte quando sei così vicino dallo scoprire la verità.

E se la verità non gli interessasse?

Effettivamente da come si comporta non è un vampiro normale, potrebbe non piacergli la sua natura, in quel caso cosa potrebbe averlo attirato qui?

Non è la vendetta, potrebbe non essere la sete di conoscenza, la curiosità?

No, improbabile, sarebbe stato più cauto...

Oh no, gli ho detto che potevo riportarlo in vita, non può aver messo sullo stesso piano vivere o morire.

Invece sì, è abbastanza folle da pensarlo, la sua mente ha raggiunto il collasso, questo già lo sapevo, deve aver cancellato lo spirito di auto-conservazione, o semplicemente si è messo nelle condizioni di essere costretto a morire.

Può mai essere che il raggiungermi sia il suo piano di riserva?

Può essere stato così dannatamente geniale?

Sì, può esserlo, caspita se può esserlo, non sarebbe mai arrivato fino a qui se non avesse abbastanza fegato da fregarsene della propria esistenza, è la morte ultima che cerca, non posso permetterglielo.

A che punto è?

Lontano, dannatamente lontano, non ce la farà, ormai l'alba sta sorgendo, guarda laggiù i primi raggi, per fortuna le montagne lo coprono ancora.

Devo sbrigarmi.”

2

Correva Alexander, correva veloce e spedito, ma non ce l'avrebbe mai fatta, era un dato di fatto, lui stesso se ne era accorto da diverso tempo, ma continuava comunque a correre. Inspiegabile la sua volontà di andare avanti, in lui non vi era traccia di speranza, il vampiro aveva già rimesso la sua intera esistenza nelle mani degli dei, senza neppure l'illusione di avere una sorte diversa dagli infernali tormenti.

Correva e come sempre era dispiaciuto di non provare fatica, avrebbe voluto sentire il sudore corrergli lungo la schiena un'ultima volta, ma non era destino, la sua esistenza sarebbe terminata correndo verso l'alba, sorridendo al Sole nascente.

Saltellava su un arido terreno insidioso, nero e poroso, che di tanto in tanto emanava odore di zolfo e altri gas soffocanti, si sorprese di ritrovarsi ad assaporare quegli odori, un vampiro non aveva bisogno di respirare, lo poteva fare per ingannare i viventi sulla sua natura di non-morto o appunto per sentire gli odori.

Ripercorse velocemente la sua storia delle ultime settimane e si accorse che aveva ripreso a respirare di riflesso da quando era stato toccato dal sangue di quel essere dannato, quel tizio che ben poco aveva fatto per convincerlo del loro legame si sangue e anzi aveva sempre parlato in modo risoluto, quasi non curante delle reazioni di Alexander. Sembrava proprio che non fosse necessario che il vampiro gli credesse, sembrava un criptico indovino, o una personalità di quel tipo, più dedito al formulare scioccanti rivelazioni piuttosto che al cercare di convincere le persone.

A destra, a sinistra, davanti e dietro tutto il paesaggio era nero e dissestato, da tempo non vi erano fiumi di lava che percorrevano quel versante e il vulcano sembrava assopito da almeno un anno: non borbottava, non sputava fiamme, sembrava dormire.

Il terreno sembrava un nero mare increspato, come se in uno schiocco di dita un oceano fosse stato pietrificato. Vi erano spaccature e voragini, probabilmente nate dai numerosi terremoti che ogni secolo si abbattevano in quella zona con una certa cadenza, ogni generazione infatti poteva vantare il suo personale scossone e morire felice di aver assistito alla danza del Mezzo Picco.

In lontananza, di tanto in tanto, vi erano degli sbuffi di grigio fumo proiettato in aria con iraconda violenza, Alexander pensò che avrebbe potuto anche morire carbonizzato da uno di quegli sfoghi, forse sarebbe stato meglio che morire incenerito dal Sole, essendo quest'ultimo la nemesi dei figli della notte, era plausibile che per loro fosse anche la morte più dolorosa.

Da un'ora ormai il terreno aveva acquisito una certa pendenza, guardandosi indietro era possibile ammirare il punto in cui la lava arrivava formando una indistinta linea di confine, che sfumava dal nero della pietra lavica, al grigio della natura morta, al giallo della natura morente, al verde dei terreni inviolati.

All'orizzonte come una macchietta indistinta vi era l'ultimo villaggio che il vampiro aveva lasciato, il suo sguardo acuto poteva appena coglierne le linee, ora che la festa di paese si era conclusa, non vi erano più neppure i fuochi e le torce a distinguerlo dal resto dell'orizzonte.

Ed infine ecco l'alba, lontano da Alexander i primi raggi iniziavano ad infiammare i colori, laggiù la vita si ravvivava, si illuminava: era tempo di morire.

Ancora pochi istanti e la pelle avrebbe cominciato a sfrigolare, non erano necessari i primi raggi del Sole, era più che sufficiente anche solo il chiarore del primo mattino, sarebbe morto in fretta, appena qualche minuto ancora e poi le atroci sofferenze, immediatamente seguite dall'inviolabile riposo, la tortura della sua esistenza sarebbe finita.

3

Come uno stambecco il fu-Edward si precipitava giù per il Mezzo Picco, saltava da una roccia all'altra con impressionante grazia ed agilità.

Ogni volta che abbandonava il terreno compieva dei salti impressionanti, lunghi anche una trentina di metri, che sommati alla caduta libera, potevano tranquillamente trasformarsi in salti da una sessantina di metri se non di più.

Quando atterrava però era leggero come una piuma, la sua caduta rallentava lentamente, era come se planasse giù da quella montagna, se qualcuno lo avesse visto non avrebbe potuto che rimanere affascinato da tanta eleganza.

Inutile dire che il diavolo dentro Edward era furente, avrebbe potuto accettare migliaia di problematiche, dalla fuga di Alexander verso il posto più lontano possibile da loro appuntamento, all'arrivo di un esercito pronto a stanarlo capeggiato dal vampiro in preda alla sete di vendetta, ma non poteva accettare quel comportamento suicida, era troppo lontano dal suo modo di pensare ed agire, non avrebbe mai creduto che un ex-umano avrebbe potuto partorire un'idea del genere.

Il blu della notte stava già sfumando verso l'azzurro, non ce l'avrebbe mai fatta, ormai la ripida discesa si era trasformata quasi in una corsa tra le increspature del nero mare roccioso. Fallire in un modo così stupido, pensandoci era proprio la classica cosa che poteva succedere ad una creatura come lui, la quale tutto poteva pianificare, ma difficilmente avrebbe potuto comprendere i percorsi mentali di creature così strane come i mortali, arrivando così a conclusioni approssimative e come in questo caso, quasi fallimentari.

Una vampata di vapore investì Edward, il terreno sotto i suoi piedi aveva ceduto liberando il gas letale, i vestiti vennero carbonizzati prossimi all'autocombustione, i capelli per gran parte svanirono all'istante.

La pelle si sciolse per il caldo rivelando la carne rossa e poi annerita, l'occhio destro, investito in pieno, esplose fuori dall'orbita, l'uomo che non era più un uomo finì lungo disteso per terra.

Una persona normale sarebbe morta all'istante, se non per le gravissime ustioni, sicuramente per un infarto causato dall'atroce dolore che ne sarebbe seguito. Se fosse sopravvissuta probabilmente sarebbe svenuta o starebbe urlando in preda agli spasmi.

Edward non morì, non svenne e non emise un lamento.

Con l'occhio ancora sano, se così si poteva dire di un occhio in cui ogni singolo capillare era esploso tingendolo di rosso e sfocando la vista a tal punto da rendere quasi indistinguibili le sagome a media e lunga distanza, il posseduto cercava la sua preda.

“Non mi fermerò, - pensava - non mi devo fermare, la fine è vicina. Dannato corpo muoviti, non c'è più tempo, per te è finita, la morte sopraggiungerà a breve, devi andare avanti.

Non posso essere messo fuori gioco da uno scherzo del destino così stupido, il mio piano non può essere distrutto, non è giusto.

Muoviti carne debole, muoviti di qui, tu devi rispondere ai miei ordini, io sono un antico, io ti ordino di rialzarti e camminare ancora, non puoi abbandonarmi così vecchia carcassa.”

4

L'attenzione di Alexander venne catturata da una figura che scendeva dal Mezzo Picco, saltava con innata grazia giù per le rocce e si avvicinava con impressionante velocità.

Era lui, era il forse-fratello, si era accorto che il loro incontro non avrebbe potuto avere luogo, forse non era un criptico indovino, la vita del vampiro gli interessava e la sua fretta poteva esserne una buona conferma.

Aveva già raggiunto i piedi del monte, dove la discesa si faceva meno ripida, il vampiro iniziava a pentirsi di aver continuato a correre, preferiva morire che incontrarlo, vederlo lì a poca distanza gli stava facendo rivalutare ogni sua scelta.

Poi il destino allungò la sua mano, un altro dei suoi scherzi cambiò nuovamente le carte in tavola, l'essere venne investito da una di quelle nubi grigiastre e si accasciò a terra, il suo aspetto era terribile, l'idea di un uomo cotto da vivo come un'aragosta, era di per sé raccapricciante, vederlo a così poca distanza riusciva a scuotere qualcosa anche nella folle e vissuta mente di Alexander.

Rimase sconvolto, tutto finiva così, in un barbecue di carne, un pezzo cotto al vapore e l'altro alla fiamma, non poté fare a meno di scoppiare a ridere: che epilogo grottesco.

Aveva ripreso a correre con passo più sostenuto, voleva vederlo,voleva essere certo che fosse morto, era giusto che entrambi finissero lì la loro esistenza, l'imbattibile creatura che forse aveva distrutto la vita di suo padre alla fine moriva da vera pezzente, era giusto così, il destino aveva fatto giustizia, non vi doveva essere gloria nel suo ultimo capitolo, doveva disperarsi e attendere la morte.

Poi però il cumulo di carne cotta iniziò ad arrancare nella sua direzione, era grazie al suo potere che ci riusciva, era magia e Alexander lo percepiva come un forte senso di disagio. L'energia di quella creatura era davvero terrificante, riusciva a rimanere in vita nonostante il suo corpo fosse quasi totalmente morto, forse non era per nulla umano, magari funzionava un po' come i lombrichi o le lucertole, che anche se perdono qualche pezzo, riescono comunque a cavarsela egregiamente.

Poi anche il sangue di Alexander si infiammò, percorse gli ultimi metri con lunghe falcate, proprio come si fa quando si sta perdendo l'equilibrio. Anche il vampiro crollò a terra urlante.

A separare i due vi erano meno di dieci metri, Edward continuava ad arrancare centimetro dopo centimetro, cercando di erodere l'ultima distanza che lo separava dal suo obiettivo.

Alexander si stava guardando le mani diventare rosse, sentiva i nervi contrarsi in modo convulso, la pelle anneriva, i vestiti di stoffa sotto l'armatura di cuoio stavano cominciato a bruciare, il mantello stesso aveva preso fuoco. Era lui, era il suo corpo che cercava il tocco degli dei, cercava la luce, mentre la sua pelle anneriva carbonizzata, consumava gli abiti che in qualche modo volevano proteggerlo dal Sole.

Faceva male, tanto male, troppo male, un dolore che annullava ogni pensiero, Alexander non riusciva più ad aprire gli occhi, se lo avesse fatto, probabilmente avrebbero fatto la stessa fine dell'occhio destro del suo forse-fratello.

Ancora poco, ancora poco e sarebbe volato via con la lieve brezza mattutina, le sue ceneri si sarebbero sparse nell'arido terreno che circondava il vulcano e magari, qualche granello più fortunato, sarebbe volato via, verso terreni verdeggianti a trovare finalmente la beata pace tanto agognata.

Una pesante mano lo toccò trascinandolo leggermente, il dolore si attenuò rimanendo comunque ad una soglia insopportabile, Alexander doveva continuare ad urlare, era l'unica cosa che in qualche modo gli dava sollievo.

Quanto tempo ancora alla morte ultima?

5

«Non te ne andrai così pazzo di un vampiro, no di certo.» Edward ruggì con voce rotta dallo sforzo. Dando fondo alle sue risorse magiche aveva spinto il suo corpo a proseguire fino a quando non aveva raggiunto il vampiro, che ormai sprigionava piccole fiammelle, le quali ad ogni secondo consumavano le vesti e la stessa carne.

Lo aveva afferrato quasi a volerlo artigliare e lo aveva attirato a sé cercando di spegnere le fiamme. Contemporaneamente aveva cercato in sé la forza di evocare una cortina di oscurità che li avvolgesse e non lasciò entrare i raggi solari.

Nell'oscurità più profonda Alexander continuava a dimenarsi per il dolore, Edward gli era salito addosso spegnendo le ultime fiamme e cercando di bloccarlo, le forze stavano venendo meno molto velocemente, sostenere quell'incantesimo di oscurità in quelle condizioni era davvero un impresa ardua.

All'esterno di quella macchia di oscurità, dalla forma perfettamente semisferica, il sole era sorto investendo la valle, se il vampiro fosse uscito, sarebbe morto nel giro di qualche istante, se l'incantesimo fosse venuto meno, anche.

«Cosa ti passa per la testa maledetto, perché vuoi crepare così.» Sussurrò Edward con voce appena sufficiente a farsi udire tra le urla isteriche del vampiro.

«Fa male, fa troppo male, uccidimi ti prego!» Supplicò Alexander.

«Non ti preoccupare, nulla è ancora perduto, posso ridarti la vita e curare ogni tua ferita.» Sentenziò l'altro.

«Non voglio, voglio solo morire ti prego, non voglio più esistere, non c'è più nessuno per me in questo mondo.» Continuò a dire con voce lagnante il vampiro.

«Perché sei così ansioso di morire, ascoltami, non mi resta molto tempo, facciamo un patto...» Il vampiro lo interruppe immediatamente.

«Mai, mai più patti, se sei chi dici... hai fregato mio padre... no...»

«Sta un po' zitto, non parlo di quel genere di patti, voglio dire un accordo.»

Per entrambi era difficile parlare e spesso si fermavano o per il dolore o per riprendere fiato (a chi serviva).

«Perché dovrei?»

«Perché la tua possibilità di vivere una vita felice non è morta fino a quando tu non lo sarai, io ho un sogno, un obiettivo, aiutami a portarlo a termine e ti ridarò una vita. Non posso riavvolgere il tempo, ma posso darti l'occasione di ripartire da dove hai lasciato...»

«Se tu non fossi chi sei, avrei già accettato, ma ogni tua parola è merda, non voglio partecipare ai tuoi malsani giochi.»

«Uhaaa - urlò Edward - perché devi essere così ostinato, non hai nulla da perdere, se muori brucerai tra le fiamme degli Inferi e se pensi che questo sia doloroso, vuol dire che non hai capito nulla. Io sono un diavolo, lo so, ho visto molti di voi soffrire.»

«Meglio quello che diventare uno spirito ancora più nero, sporcato da crimini orribili.»

«Non hai capito nulla, se io ti ridò la vita, avrai una seconda occasione, potrai redimerti. Lavoriamo assieme un po' e dopo ognuno per la sua strada, tu a pregare e accendere ceri e io all'Inferno a torturare bastardi ben peggiori di te.»

«Parli sul serio?

Me lo puoi giurare?»

«Se te lo giuro diventa un patto, mi pareva non volessi fare patti.»

Alexander scoppiò faticosamente a ridere «E se non giuri cosa mi aspetta?»

«Nulla, puoi solo fidarti della mia parola.»

«Allora giuralo, meglio queste poche garanzie rispetto alla tua parola.»

«Te lo giuro, le nostre vite ora sono legate.» Edward tossì debolmente.

«E adesso?»

«E adesso, dopo il bacio della maledizione, eccoti il bacio della vita.»

Il vampiro inclinò la testa, pensando che il diavolo volesse azzannargli il collo, quello era il bacio per un vampiro e quello Alexander si aspettava.

Con una mano che emanava il nauseabondo odore della carne bruciata, che sfumava nella classica nota dolciastra tipica di quella umana, Edward iniziò a tastare la faccia del vampiro. Il contatto era viscido e disgustoso, la pelle era diventata una sorta di gelatina che si staccava alla minima sollecitazione.

La mano afferrò con forza il volto stringendo saldamente le guance, l'indice passò sulle labbra insinuandosi al loro interno cercando di creare uno spazio. Il peso del corpo morente di Edward si spostò più in su sul petto di Alexander, il vampiro sentì il pesante respiro del quasi umano entrargli in bocca, non vedeva nulla, neppure delle vaghe sagome, intuiva però che il posseduto avesse il volto ad appena qualche centimetro dal suo.

Infine il diavolo lo baciò, ma non sul collo, bensì sulla bocca e nei primi attimi sembrò quasi l'appassionato scambio amoroso tra due innamorati. Poi però le cose cambiarono, da dentro Edward cominciò a vomitare qualcosa, era come se il respiro nell'uscire dalla sua bocca diventasse denso e simile all'olio. Gocciolava come bava vischiosa dentro Alexander e allo stesso modo del sangue, veniva immediatamente assorbito dal corpo.

Gli scendeva dentro senza fare distinzione tra trachea o esofago, quando la sostanza raggiunse i polmoni li gonfiò esattamente come si fa con un palloncino, da quelli cominciò via via a insinuarsi tra i capillari e a viaggiare per tutto il corpo.

Espandendosi velocissima la melassa stava rigenerando tutti gli organi, la milza, il fegato, i reni, lo stomaco, ogni organo riprendeva la sua attività, anche il cervello veniva rigenerato, tornava ad essere vivo.

L'ultimo organo a riprendere la sua normale attività fu il cuore e quando nelle orecchie Alexander sentì il primo battito, venne colto da un emozione dirompente, i battiti successivi furono infatti veloci ed eccitati.

Edward lasciò la stretta della mano sulla faccia, era morto.

6

Con la morte del posseduto l'oscurità si diradò in fretta, quasi all'istante, il sole scaldava il mondo con i suoi raggi, Alexander lo fissò estasiato.

Erano passati tre secoli, trecento dannati anni da quando lo aveva visto l'ultima volta, gli occhi gli facevano male, ma era una tortura piacevole, gli piaceva il dolore procurato dalla luce, l'alba era così bella:

“Come fanno i vampiri a rinunciarvi?”

Era di nuovo vivo, ma ancora disteso sotto il corpo puzzolente del suo forse-fratello e completamente senza forze. La vista si annebbiò, stava morendo, era vivo, ma la morte stava giungendo al galoppo.

“Il sole ti ha conciato davvero male, dovrò consumare un po' della tua gioventù oltre al mio potere.” Alexander venne turbato da quelle parole solo pensate, nella sua testa vi era una nuova presenza, era come un pensiero che parlava con lui, ma senza che lui avesse alcun controllo sulla sua volontà. Contemporaneamente sentiva un secondo ospite, ma era come se fosse relegato in un angolo buio, sentiva più che altro la paura e la disperazione di quella seconda entità.

“Va bene, abbiamo un patto, procediamo.” Provò a pensare il giovane, non era sicuro che funzionasse così, ma come riusciva a sentire il suo ospite, probabilmente lui poteva fare altrettanto.

“Non so dire se il tuo patto sia stato una buona idea o un'autentica idiozia.

Sicuramente senza saresti stato molto più libero, invece ora mi hai legato alla tua esistenza. Quando imparerete voi mortale che quando si ha a che fare con noi non sono cose da prendere alla leggera?” Il pensiero gli aveva risposto, la comunicazione funzionava, ma quello che gli aveva comunicato non gli piacque.

“Cosa vuoi dire?”

“Hai fatto lo stesso errore di tuo padre, era un buon patto il tuo, ma ti sei perso nei dettagli, come fate spesso. Non abbiamo stabilito quale fosse il lavoro che dovevo portare a termine, né quanto tempo dovevo lasciati vivere libero, non abbiamo neppure stabilito un tempo di convivenza, in pratica mi appartieni fino a quando non deciderò di liberarmi di te.

D'altro canto se non mi avessi vincolato con un patto, avremmo semplicemente avuto uno scontro di potere ed é inutile dire chi tra noi due sia il più bravo in questi giochi.

Credo che il tempo sarà giudice di questa tua scelta, al momento possiamo dire che siamo amici e se farai il bravo, alla fine rispetterò il tuo patto piuttosto scadente, nel modo migliore, si intende e non da autentico sadico come normalmente siamo abituati a fare.”

«No, - disse ad alta voce Alexander, continuando ad avere la vista offuscata - non è possibile.» Come un macigno la realtà gli crollò addosso, era stato ancor più stupido di suo padre, come aveva potuto pensare che in punto di morte quel maledetto potesse dire la verità, probabilmente la sua stessa morte era stata un trucco per tentare di convincerlo.

“Non ti preoccupare, prima o poi comincerà piacerti la nostra coesistenza, il tuo fratellastro si è abituato bene.”

Poi il diavolo cominciò a liberare il proprio potere, la vista tornò all'istante e tra dolori lancinanti le carni cominciarono a risanarsi con velocità straordinaria.

Se qualcuno avesse visto Alexander in quel momento, avrebbe notato un repentino invecchiamento, i suoi tratti si indurirono trasformandolo in un ragazzo che poteva avere ventidue o ventitré anni.

“La presenza che sento oltre a te è mio fratello?”

“Sì, avete madri diverse, ma lo stesso padre, se espandi la tua mente potrai anche percepire qualcosa dei suoi ricordi. La sua mente è molto vulnerabile al momento.”

Alexander si sforzò di cercare, fu come tentare di riportare alla mente un ricordo molto vecchio, prima si manifestò con qualche immagine senza senso, il volto di un frate, un coltello sporco di sangue, la luna, poi tutto prese forma in un ricordo più concreto e preciso.

“Bravo impari in fretta.” Sentenziò il diavolo.

L'ex-vampiro iniziò a sondare quel vasto mare a cui aveva accesso, era come l'acqua di una diga che si riversa a valle dopo che le chiuse vengono aperte, solo che non era acqua, ma una serie di impetuosi ricordi. Tutto gli veniva alla mente senza ordine preciso, le chiavi per tanti pensieri erano semplici parole, odori, colori, suoni, ognuno aveva la facoltà di risvegliare qualche frammento della mente dei suoi ospiti. Ovviamente accedere a quella del diavolo era molto più difficile, ma qualcosa passava comunque, qualche frammento arrivava pure da quella, era una sensazione strana, stordiva, dava quasi un senso di ubriachezza.

In fondo erano le esistenze di altre due creature, già quella di un semplice umano avrebbe potuto essere sconvolgente se trapiantata così di velocemente, figuriamoci quella di un essere millenario.

Ma erano deboli entrambe, Alexander carpì quel pensiero sfuggente, durò menò di un batter di ciglia, ma era chiaro, “Ora siamo deboli” e a pensarlo era stato proprio il diavolo, riferendosi alla propria mente e a quella del fratellastro.

“Non osare sfidarmi ragazzo, sento i tuoi pensieri, sappi che mi rimane abbastanza potere per ucciderti.”

“Stai mentendo, lo sento, sento i tuoi ragionamenti.” Era vero, era stato un bluff, il diavolo non si era aspettato di trovare una situazione così disastrosa nel nuovo corpo e le cure lo avevano prosciugato. Difendere la mente era uno sforzo non indifferente e dopo i potentissimi incantesimi che aveva invocato, non aveva più neppure un briciolo di vitalità per proteggersi dalla curiosa e invadente mente di Alexander.

“Non compiere azioni di cui potresti pentirti ragazzo, ho tutta l'eternità per distruggerti.”

Il giovane sentì montare la rabbia, la sua natura era sempre stata ribelle e il senso di oppressione che quelle minacce creavano, alimentava semplicemente la rabbia già esistente, data dal semplice fatto che dentro di lui vi era un essere che avrebbe voluto punire e distruggere. Sentiva la necessità quasi fisica di picchiare, punire, torturare quel dannato diavolo, ora che era dentro di lui, che era debole, doveva in qualche modo infierire. Quei pensieri improvvisamente sembrarono prendere vita.

“Cosa fai?” Urlò dolorante il diavolo.

“Devi pagare maledetto, ti schiaccerò, ti farò a pezzi.” E mentre rispondeva, la vendetta continuava, era come inveire su un bambino indifeso.

Il diavolo si accorse di aver sbagliato ancora una volta nel pesare la mente dei viventi, i loro sentimenti avevano grande potere, una forza dirompente che lo stava torturando e distruggendo pezzo dopo pezzo. Presto arrivò alla spaventosa conclusione che se avesse continuato a farsi violentare in quel mondo dalla mente di Alexader, era addirittura possibile che lo sigillasse per chissà quanto tempo. Poteva relegarlo come lui aveva fatto con Edward, l'unica differenza era la totale incapacità del ragazzo di controllare i propri desideri, avrebbe potuto tentare di sigillarlo per sempre e magari impazzire (più di quanto non lo fosse già) o rimanere ucciso dallo sforzo.

Un ultimo attacco particolarmente potente lo fece ritrarre, il diavolo sgattaiolò nella gabbia che aveva creato per il fratellastro, chiuse i propri pensieri dando fondo alle ultime energie e rischiando addirittura di autodistruggersi, stava rischiando il tutto e per tutto.

Alexander lì per lì non capì, gli sembrò che il suo ospite fosse sparito, ora sentiva solo quella presenza lontana chiusa in un angolo buio, non poteva credere che fosse stato così semplice sconfiggerlo.

Una fitta alla testa lo colpì e tolse ogni dubbio, gli fece digrignare i denti, il cervello sembrava dovergli esplodere, in un lampo la vista diventò nera e lo fece svenire.

Da infondo al suo subconscio, nella nera stanza della reclusione, ora il diavolo divideva lo spazio con lo spirito e la mente di Edward, la cui volontà era ormai stata rotta da tempo.

“Stupido ragazzo, ora dovrò attendere altri tre secoli per riprendere il mio piano, quanto ti odio, spero solo tu non ti faccia ammazzare. Quando ci rincontreremmo soffrirai come non mai.”

7

Alexander corse fuori dalla porta dei ricordi, tornando in quel corridoio pieno zeppo di accessi ad altre parti della sua storia, Rubinia lo aveva catapultato lì e lui aveva rivissuto con orrore e nostalgia quel lungo periodo della sua esistenza.

La porta alle sue spalle non era la stessa da cui era entrato, sull'insegna riportava due lettere: “A” e “M”.

Aveva quasi rimosso quegli eventi, il periodo in cui aveva perso la memoria era così lontano, il diavolo aveva giocato un'ottima carta, con un ultima potente esplosione di potere aveva allungato i suoi artigli verso i ricordi e li aveva lacerati profondamente.

Aveva distrutto ogni traccia di quelle ultime settimane, aveva gettato scompiglio tra la realtà di Alexander e quella che aveva appena assorbito dalla mente di Edward, quando il ragazzo si riprese dallo svenimento, nella testa aveva solo una sequenza disordinata di eventi casuali, impossibili da riordinare visto il grande numero di pezzi mancanti.

Alexander sospirò, la sua storia era un'arma a doppio taglio, poteva rafforzarlo come risvegliare tutte le sue paure, le sue paranoie e le sue debolezze, vi erano migliaia di altre porte che poteva visitare, ma in quel momento preferì solo sedersi e digerire quel viaggio appena concluso.



Commenti

pubblicato il 29/12/2008 9.53.08
Muse90, ha scritto: Grazie 1000 per la tua segnalazione sul racconto. Di solito io li correggo appena scritti poi li metto qui. Deve esserci stato un problema con il copia-incolla. Dialoghi aggiunti :-)
pubblicato il 30/12/2008 21.18.12
fiordiloto, ha scritto: Finalmente è arrivato il nuovo capitolo! Ero in ansia! Mi dispiace, ma sembra che i miei ultimi scritti ti abbiano proprio fatto arrabbiare. Spero di non aver perso la tua fiducia, ma come ho detto sono solo un'esperimento. Grazie per essere stato sincero e critico, ciò dimostra che di te ci si può fidare, perchè non esprimi un giudizio favorevole solo per amicizia. Sto ancora raccogliendo opinioni, e dopo le vacanze mi regolerò di conseguenza. Nel frattempo continerò a leggere i tuoi splendidi scritti. Un abbraccio e...BUONE FESTE!

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