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lavoro pubblicato mercoledì 24 dicembre 2008
ultima lettura lunedì 15 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Caterina

di Muse90. Letto 921 volte. Dallo scaffale Fantasia

  Stefano accostò la macchina, la strada era deserta, il che gli valse come giustificazione per non aver messo la freccia. Al suo fianco, Caterina osservava distrattamente il mondo attraverso il finestrino appannato. Stefano si voltò...

Stefano accostò la macchina, la strada era deserta, il che gli valse come giustificazione per non aver messo la freccia. Al suo fianco, Caterina osservava distrattamente il mondo attraverso il finestrino appannato.

Stefano si voltò verso di lei e la guardò per un istante senza parlare.

<< Cosa?>> Disse lei sorridendo.

Lui sorrise a sua volta.

<< Lo so di avere tutti i capelli in disordine ma è molto maleducato da parte tua farmelo notare in questo modo...>>

<< Sei bellissima>> le rispose lui.

Quel viaggio avrebbe dovuto condurli nella città dov'era nata Caterina, allo scopo di dichiarare ai genitori di lei la loro intenzione di sposarsi. Nessuno dei due prevedeva obiezioni particolari, i genitori di Stefano erano stati entusiasti all'annuncio e i parenti di Caterina avevano accettato Stefano come uno di loro.

Finalmente Stefano aveva la reale sensazione che tutto andasse per il meglio. Dopo anni e anni di sacrifici per pagarsi l'università prima, e trovarsi un buon lavoro poi, il futuro si era deciso a mostrarsi un po' più roseo e a ripagare in modo equo tutto l'impegno da lui profuso.

L'incontro con Caterina era stato il coronamento di tutto.

Stefano aveva appena iniziato a praticare come avvocato in uno degli studi legali più prestigiosi della città, e il primo impatto non era stato dei migliori. Bisognava sempre guardarsi dai colleghi arrivisti che cercavano di fregarti. Inoltre, gli avvocati più anziani ti trattavano come una specie di ragazzo delle consegne. Quindi, in quel periodo era piuttosto stressato e depresso, ma stringeva i denti in attesa di un avvenire migliore che non poteva non esserci.

Quel giorno i particolare era stato piuttosto impegnativo, e Stefano era tornato a casa con la precisa volontà di abbattersi sul divano e scolarsi una birra.

Era stato bloccato dai suoi amici, che lo avevano quasi sequestrato e trascinato in un pub appena aperto in città.

Stefano si era dunque ritrovato a fare la stessa cosa che avrebbe fatto a casa, ma in un ambiente pieno di persone e con un rumore assordante di chiacchiere e musica. Lui non si era mai visto come un asociale, ma come già detto era in un periodo nero e quella in particolare non era stata una giornata proficua.

Così, si era ritrovato a rimuginare sui suoi problemi mentre tutti intorno a lui si divertivano.

All'improvviso aveva sentito una mano posarglisi sulla spalla.

<< Che faccia scura...Brutta giornata eh?>>

Caterina,con l'atteggiamento un po' strafottente e un po' ironico del quale in seguito si sarebbe innamorato, ma che sul momento gli diede terribilmente sui nervi, si sedette accanto a lui senza presentarsi.

<< Sai...Non dovresti permettere ai tuoi problemi di rovinarti ogni istante della vita...Insomma, se, come dicono, a tutto c'è una soluzione, divertiamoci aspettando che arrivi.>>

Quindi, prese la birra dalle mani di Stefano e ne bevve un sorso.

<< Questo è il tuo modo di attaccare discorso? Offri sedute di psicoterapia

gratuite?>> Le domandò lui beffardo.

Con sua grande sorpresa, non lo aveva mandato a quel paese, non se n'era andata senza dire nulla, anzi, aveva riso, prendendogli di nuovo la birra dalle mani.

<< E chi ti dice che io volessi attaccare discorso? Magari volevo solo aiutare un ragazzo infelice e bruttino...>>

Stavolta fu Stefano a ridere, non era del tutto sicuro che stesse scherzando, con Caterina non lo si era mai, ma rise perchè quella ragazza gli era stranamente simpatica.

<< Comunque io sono Stefano>> disse poi tendendole la mano.

<< Caterina, molto piacere.>> fece lei stringendogliela.

<< Abbiamo una seduta psicoterapeutica in sospeso...>> proseguì Caterina.

Così, quello era finito con l'essere il primo di molti altri incontri che avevano portato al fidanzamento e al fidanzamento "ufficiale".

Avevano avuto le loro crisi, i loro litigi più o meno seri, certo, ma avevano capito entrambi che da quella sera, le proprie vite si erano legate indissolubilmente l'una all'altra, per sempre.

<<Perché hai voluto fermarti qui?>> Le chiese Stefano nell'abitacolo buio.

<< Devo mostrarti un posto...>>

<< Non puoi proprio farlo dopo? Siamo quasi arrivati...>>

<< No...Non posso...Abbiamo rimandato troppo...>> Concluse lei con un sorriso enigmatico.

Stefano sospirò, un' altra delle stranezze di Caterina, probabilmente voleva mostrargli il primo albero sul quale si era arrampicata o una cosa così.

Una volta ad esempio, aveva voluto per forza portarlo a vedere una noiosissima replica di un vecchio film sconosciuto ai più, in un cinema di terza categoria, solo perchè era stato il primo film che aveva visto. Così, mentre lei si emozionava nel raccontargli almeno un centinaio di aneddoti della sua infanzia, alcuni dei quali, a onor del vero, piuttosto divertenti, Stefano si era girato e rigirato sullo scomodo sedile alla ricerca di una posizione che non gli facesse dolere il fondo schiena. La saletta, eccetto loro due, era vuota, quindi Caterina parlava a voce piuttosto alta e vivace, e lui aveva potuto immaginarsela da bambina con una certa facilità.

Oppure quella volta in cui aveva assolutamente preteso di farlo assistere ad una lettura di favole per i bambini dell'ospedale cittadino (Caterina faceva volontariato).

Lei leggeva ispirata "I musicanti di Brema", con l'aggiunta dei versi dei vari animali protagonisti, mentre lui era seduto a gambe incrociate in mezzo a bambini e bambine in pigiama che si rotolavano per terra dal ridere.

Lui stesso aveva ricavato un certo spasso nel vederla fare quei versi e quelle smorfie, ma si era ben guardato dal dirglielo. Altrimenti i bambini dell'ospedale si sarebbero fatti per amico un giovane avvocato alle prime armi.

Stefano si trovò disorientato nell'avere a che fare con quella stradina piena di sterpaglie. Ogni tanto qualche ramo gli si impigliava nella maglia e lui doveva attardarsi per toglierlo. Caterina la contrario procedeva sicura e spedita di fronte a lui.

<< Ma come accidenti fai?>> Le domandò Stefano ad un certo punto.

Caterina non si voltò nemmeno.

Stefano pregò di non perderla di vista perchè altrimenti sarebbe stata la fine. Fortunatamente, per quanto procedesse lentamente, riuscì sempre a starle dietro.

Caterina scivolava sinuosa davanti a lui, indossava un paio di jeans e una camicetta bianca leggera.

<< Caterina aspetta...Questi dannati rami...>>

Ma lei non rallentò neppure.

Stefano si ritrovò ad inseguire quasi disperatamente quella bianca figura.

I rami degli alberi si intrecciarono sopra di loro, creando un tunnel oscuro che lo intimorì.

<< Caterina non mi interessa quello che hai da farmi vedere, torna indietro! Torna da me!>>

Anche questo appello cadde nel vuoto.

L'aria divenne fetida, il buio totale, e per Stefano procedere fu quasi impossibile, ma non si fermò, il punto di luce rappresentato da Caterina lo guidava.

Il tunnel terminò, e finalmente tornarono l'aria pulita e le stelle, splendide dopo tutta quell'oscurità.

Stefano si guardò attorno. Erano in un immenso campo deserto, tanto esteso da farti credere che esistessero solo terra piatta e cielo.

Caterina era a qualche metro da lui, dietro di lei si intravedeva una piccola macchia scura.

Lei sorrideva, ma era un sorriso triste.

Stefano si avvicinò lentamente.

<< Amore che succede?>>

Caterina si lanciò tra le sue braccia e lo baciò.

Rimasero così a lungo, mentre una brezza leggera si levò ad accarezzarli.

Lei si distolse un poco, per fissare i suoi occhi in quelli di lui.

<< Devi lasciarmi andare...>>

<< Cosa? Ma che stai dic...>>

Il suo sguardo fu attratto dalla massa scura.

Caterina Versi

15\11\1983

13\7\2008

Era una lapide.

Caterina piangeva.

<< Devi lasciarmi andare.>>

E ad un tratto mille immagini si addensarono nella mente di Stefano.

Caterina in un letto d' ospedale, il viso scheletrico, gli occhi infossati nelle orbite, un berretto bianco a coprire una testa priva di capelli.

Caterina che lo guarda e gli dice ti amo per l'ultima volta.

Una bara e un sacerdote che sparge incenso nell'aria.

<< NO!!!>> Grida Stefano mentre la stringe a sé ancora più forte, ora piange anche lui.

<< Lasciami andare.>>

<< Non posso credere che tutto sia stato per niente! Non posso credere che debba finire così! Dovevamo sposarci!>>

<< Non è stato per niente...I momenti che abbiamo vissuto insieme ci hanno ripagati di tutto, ma se non mi lasci andare sarà solo una dolorosa illusione.>>

<< No...>> Ma è già rassegnato.

Il suo respiro.

Il suo calore.

Poi più nulla.



Commenti

pubblicato il 01/01/2009 17.51.49
Muse90, ha scritto: Una storia che ho amato molto scrivere. Spero davvero Caro Lettore che sia piaciuta anche a te... :-)

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