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lavoro pubblicato domenica 21 dicembre 2008
ultima lettura sabato 4 luglio 2020

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CRASH - seconda e ultima parte

di DavideCibic. Letto 1024 volte. Dallo scaffale Umoristici

Qualche auto estranea si affaccia sulla scena dell’incidente. Prima a transitare una Polo vecchio modello, che romba stizzita dall’ost...

Qualche auto estranea si affaccia sulla scena dell’incidente. Prima a transitare una Polo vecchio modello, che romba stizzita dall’ostacolo che si trova dinanzi, inopportuno ed ingombrante. Poi un motociclo, di quelli che schizzano come proiettili, che si arresta davanti a me, che sono immobile come un palo. Mi fissa, con sguardo di sostanziale indifferenza. Temo che voglia farmi un po’ d’elemosina o, peggio, un po’ di pipì addosso. Per fortuna slitta via sbadigliando.

L’unica a rilanciare il genere umano è una utilitaria scassata, che si divincola tra i frammenti di vetro e plastica per terra con la leggerezza di un dinosauro che sgranocchia noccioline. Cala il finestrino e una signora, anziana e sofferente, mi domanda: - Si è fatto male qualcuno? Dio mio speriamo di no! Si è fatto male qualcuno?

La signora singhiozza. Io la rassicuro dicendole che l’incidente è stato brutto ma che le persone coinvolte sembrano star bene. Lei si rivolge di nuovo a Dio, articolando qualcosa che non capisco. Dopodichè mi sorride dolcemente e se ne va.

Penso che quella signora sia stata l’unica a preoccuparsi veramente della salute delle due ragazze, ancor di più delle stesse interessate.

Passano pochi minuti e nuvole scure si ritagliano uno spazio nel cielo terso. Compare alle mie spalle un tizio incravattato, pipa in bocca e ombrello griffato.

- Mi scusi – mi si rivolge con fare seccato – si occupa lei di questo incidente?

Lo guardo un po’ sorpreso. Anche le auto fumanti storcono il naso.

- Mi scusi lei, come sarebbe a dire se mi occupo di questo incidente? Cosa intende? – replico fermo.

- Mi scusi, forse non mi sono spiegato, intendevo, qualcuno dovrà aver interpellato i vigili presumo… - sbuffando con la pipa.

- Sì, sì, certo, li ho chiamati io, stanno arrivando in pompa magna.

- Ah bene, bene, perché vede, avrei un problemino…

- Un problemino?

- Sì, sì, vede, c’è un’auto che ostruisce il mio passo carraio, io abito qua dietro, e mi servono assolutamente i vigili!

Le auto fumanti si rimettono a singhiozzare un po’ d’olio. La ragazza Great Britain è uscita dall’auto e si è messa a piangere come una fontana. Spero che il certificato d’assicurazione non abbia vizi di forma. L’altra ragazza invece ha finito di torchiare il padre e si è rimessa in mezzo alla strada a tremare.

- Ah, mi spiace per lei, ma temo che i vigili avranno qualcosa di ben più urgente da fare, non crede?

- Forse non mi ha capito, ho dei grossi affari che mi attendono e non posso aspettare a lungo qua come un cretino!

Qualcuno dei pensionati nei paraggi, forse afferrando il senso del nostro dialogo, si mette a brontolare. Le due incidentate si ritrovano a metà strada e si mettono a dialogare in maniera un po’ più assennata rispetto a prima. Chissà se troveranno un compromesso prima che arrivino i vigili.

E, con mio piacevole stupore, i vigili arrivano. Dalla mia telefonata saranno trascorsi una quindicina di minuti al massimo. Mi complimento per l’ottimo tempo con il vecchietto acerrimo nemico della macchina comunale. Scoprirò poi che la centrale si trova a poche centinaia di metri dalla scena del delitto.

L’arrivo è proprio in pompa magna. La gazzella municipale sgomma che è un piacere e inchioda proprio ai limiti dei due catorci. Dal bolide escono due agenti in scintillante divisa, uno biondino, Starsky, e l’altro moretto, Hutch. O è viceversa?

Occhiali da sole, nonostante le nuvole lo abbiano ben oscurato, tatuaggi di cinture di sicurezza lungo gli avambracci, pizzetto scolpito nella carne, i due si mettono subito a dominare la scena. Qualche piegamento sulle gambe, qualche scrollata di testicoli, qualche ripassata con il gel della folta chioma, i due sembrano autorevoli esecutori della legge. Per qualche attimo ne rimango abbagliato. Emanano un tal fulgore che il vecchietto contestatore, fino a pochi istanti prima spavaldo contro l’ordine costituito, preferisce eclissarsi e rimpatriare in luoghi più sicuri, non senza però additarmi di nuovo come se fossi il responsabile del disastro.

Starsky estrae dalla tasca un megafono bianco rosso e declama: - Che i due conducenti si facciano avanti!

Le due ragazze fanno un passo avanti e tutti gli altri, pensionati e me compreso, un passo indietro.

- Siete voi due i conducenti? – si accerta l’agente.

A questa domanda le due ragazze terminano di comune accordo ogni pianto e lamentela. Il telefonino di Great Britain si mette però a squillare insistentemente: penso che potrebbe essere il padre dell’altra ragazza che chiede spiegazioni.

Starsky, in chiara supremazia rispetto ad Hutch, si mette a far domande ai presenti. Il primo della lista sono io.

- Lei è un parente? – mi fa masticando gomma americana.

- No, sono un passante.

- E che fa, mi prende in giro?

- Come scusi?

- Ho capito che è un passante, ma potrebbe essere anche un parente!

- E perché dovrei essere un parente, scusi?

- Questo dovrebbe dirmelo lei!

- E perché dovrei raccontarle dei miei zii, scusi?

- E chi sarebbero i suoi zii?

- Cosa centrano i miei zii?

- Dovrebbe dirmelo lei!

- Quante cose che dovrei dirle…

- Senta, le ragazze sono sue nipoti?

- Temo di no, le ho detto che sono solo un passante.

- E perché mi ha detto che è un parente???

- Chi, io?

In quello arriva una mercedes con i finestrini oscurati che si affianca all’auto dei vigili. La ragazza non Great Britain vi si precipita come se fosse arrivato il Papa, e infatti la sento urlare: papà, papà!

- Ecco, quello, direi, è proprio un parente! – sottolineo vittorioso. I pensionati, radunatisi in un mini corteo, abbozzano un timido applauso.

Dopo di me, in rigoroso ordine d’importanza, tocca all’incravattato tabagista esser interrogato. Temo per l’incolumità di Starsky.

Nel frattempo Hutch sta esaminando patenti di guida e libretti di circolazione. Pare che sia tutto in regola. Io mi avvicino di nuovo alle due ragazze incidentate. Stanno rannicchiate assieme aspettando che Hutch espleti i suoi controlli e che qualcuno si degni ad uscire dalla mercedes. E’ in quel momento che ho la certezza che le due non si sono mai accorte della mia presenza.

Decido quindi di togliere il disturbo. La mia testimonianza non dovrebbe servire a nulla, e in ogni caso non saprei proprio come potrei aiutare a far luce sulla spinosa vicenda.

Di chi sarà mai stata la colpa? E’ riflettendo su questo che scivolo cauto verso la mia autovettura. E’ meglio infatti che la sposti e me ne vada, non si sa mai che mi accusino di parcheggio fraudolento. La colpa dell’incidente infatti potrebbe essere mia, del tutto mia. Potrei esser stato io, mentre scendevo dall’auto, a distrarre le due conducenti e a provocarne lo scontro. Loro potrebbero non ammetterlo mai o forse nemmeno rendersene conto. In fondo non sanno nemmeno che esisto.

Entro e metto in moto. Sulla mia sinistra scorre l’immagine del vecchietto contenzioso. Teme i vigili ma su di me non dovrebbe aver cambiato idea: ancora una volta mi guarda come se fosse tutta colpa mia.

FINE



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