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lavoro pubblicato domenica 21 dicembre 2008
ultima lettura lunedì 22 aprile 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Unità 48801

di Muse90. Letto 1022 volte. Dallo scaffale Fantascienza

A volte bisogna scappare, per quanto in quel momento tu possa sembrare un vigliacco, la fuga può essere la soluzione migliore.Il pensiero di ciò che si era lasciata alle spalle, dell'inferno da cui era riuscita ad ....

A volte bisogna scappare, per quanto in quel momento tu possa sembrare un vigliacco, la fuga può essere la soluzione migliore.

Il pensiero di ciò che si era lasciata alle spalle, dell'inferno da cui era riuscita ad evadere, la consolava e la sosteneva. Ed era proprio un sostegno forte che le serviva quando chiudeva gli occhi, quando sullo sfondo nero delle sue palpebre vedeva loro.

Avrebbe dovuto salvarli? Avrebbe dovuto regalare a quella gente una nuova possibilità?

Non lo sapeva e non voleva saperlo, è sbagliato tornare al passato, tutto qui.

Ora, doveva pensare a se stessa, al suo futuro. Dio, com'era bello per lei sentire quella parola nella testa, con tutto il suo significato.

Mai, mai aveva creduto di avere un futuro come individuo, era meraviglioso.

Tanto per cominciare, doveva trovarsi un nome, per i bisogni più urgenti, il resto, sarebbe venuto più tardi.

In seguito, si sarebbe creata un'identità.

Che strano, era tutto tranquillo intorno a lei, così silenzioso e pacifico, non ci era abituata, la serenità in cui era immersa le incuteva un certo timore.

Vedeva solo terra e cielo, un enorme mantello nero trapuntato di stelle luminose, con una luna piena che gettava su tutto un chiarore diafano davvero irreale.

Era un sogno forse? Se lo era, era il più bel sogno che le fosse capitato di fare da molto, molto tempo.

In lontananza, vedeva delle alture che si stagliavano imponenti con le loro masse oscure.

Dov'era la città? Ah, giusto, la vecchia le aveva detto di andare verso le montagne. Si sarebbe incamminata quanto prima, ma era troppo sopraffatta dallo spettacolo mozzafiato del Mondo Esterno, non riusciva a muoversi.

Doveva abituarsi, doveva abituarsi a tutto.

Procedette lentamente, gustandosi l'aria fresca e frizzante che le entrava nei polmoni, il sapore della Libertà.

La vecchia le aveva detto che sarebbe stato meraviglioso, lei era vissuta nel Mondo Esterno per un breve periodo da bambina, le aveva detto, e ne serbava il ricordo nel cuore, lo avrebbe custodito come il più prezioso dei tesori fino alla sua morte.

Lo aveva fatto veramente.

Provò una fitta di nostalgia al ricordo della vecchia, i suoi capelli color grigio ferro lunghi fino alla vita, il suo volto duro e solcato dalle rughe e gli occhi azzurri illuminati dalla speranza che mai era stata perduta.

Povera vecchia, che aveva reso possibile ciò che lei stava facendo ora, e non era vissuta abbastanza per veder realizzata la sua opera.

Le lacrime le sgorgarono quasi involontariamente. Pianse a causa della vecchia, pianse a causa della gioia di essere finalmente fuori e pianse a causa della frustrazione di tutti quegli anni, per quanto le avevano tolto.

"Tu non sei un numero, ragazza", le diceva sempre la vecchia, "sei una persona, un individuo libero e dotato di una mente, di un cuore e di un'anima che sono soltanto tue e di nessun altro, che ti rendono diversa e speciale.

Un individuo con un cuore, una mente e un'anima. Quanto le era sembrato assurdo allora! E quanto era importante per lei adesso quell'idea!

Le idee, le bestie più temute e braccate da dove veniva lei.

Ad un numero non servivano le idee, che se ne faceva?

Di certo erano inutili per lei, allo scopo che le avevano imposto, al senso che avevano dato alla sua esistenza.

L'Unità riproduttrice 48801 non ricavava alcuna utilità dalle idee, avrebbero soltanto ostacolato l'adempimento dei suoi compiti, magari compromesso il posto che lei occupava nella società dell'Alveare.

Già, e lei era stata la prima a crederci, la prima a sostenere che il suo ciclo vitale si fondava solo ed esclusivamente sulle seguenti azioni: Nascere, mettere al mondo nuove Unità e morire.

Almeno fino all'arrivo della vecchia.

Non le aveva mai detto il suo nome, lei era una dei Grandi Anziani, quindi possedeva un nome, ma non glielo aveva mai detto.

48801 aveva appena dato alla luce la sua quarta Unità, era una delle giovani più fertili della sua sezione, quindi aveva diritto a ricevere un encomio da uno dei Grandi Anziani.

Ed era stato proprio nella Sala delle cerimonie della sua sezione che aveva incontrato per la prima volta la vecchia.

Negli anni che seguirono le aveva chiesto un mucchio di volte perché aveva scelto proprio lei, perché aveva voluto donare la sua conoscenza proprio a lei.

La vecchia si era sempre rifiutata di rispondere, esattamente come con il suo nome, questa era un'altra cosa che 48801 non aveva mai saputo.

L'aveva fatta chiamare nel suo ufficio nella sezione di 48801, lei aveva percorso i lunghi corridoi bianchi incuriosita ma anche abbastanza preoccupata.

Una convocazione da parte di un grande anziano non era una cosa di tutti i giorni.

Anzi, era insolita e misteriosa come le sparizioni.

Comunque, le sparizioni avevano un fondamento logico, erano connesse al Grande Male e al benessere della comunità.

La comunità era al primo posto nell'Alveare e gli scomparsi erano un pericolo per la comunità.

Quindi, nessuno faceva domande se un'Unità compagna di stanza o una della propria sezione non si vedeva più in giro.

Il Grande Male l'aveva presa.

Ad ogni modo 48801 aveva scacciato questi pensieri maligni, lei era felice, si sentiva bene, come poteva essere vittima del Grande male?

Tuttavia, fu la prima cosa che domandò alla vecchia quando si trovarono l'una di fronte all'altra nel suo ufficio, bianco anch'esso, divise da una scrivania di plastica, bianca.

La vecchia aveva sorriso, quel suo sorriso denso di significato che era un po' la caratteristica che la contraddistingueva.

"Sì", aveva detto, fissando la parete dietro 48801 ma in realtà guardando altrove, nella sua mente, "il grande male ci minaccia tutti, ci ha messi alle strette, ragazza mia, più di quanto immagini, ed è forse per questo che sei qui."

Erano stati bei tempi quelli che vennero poi, la vecchia le aveva parlato dell'importanza dell'individuo, e le aveva detto che, se voleva tornare, lei l'avrebbe riscattata, trasformandola da Unità in Persona.

48801 era rimasta silenziosa, a lungo aveva guardato la vecchia negli occhi, infine, senza accorgersene, aveva detto sì.

Fu istruita nella lettura e nella scrittura, le venne insegnato tutto quello che c'era da sapere sul Mondo Esterno, sulla sua natura.

La vecchia fu invece molto generica nel parlarle del Grande Male.

Si limitò a ripeterle ciò che 48801 conosceva già perché faceva parte della cultura basilare di un'unità.

Gli Esterni, ovvero gli uomini che vivevano nel Mondo Esterno, avevano raggiunto il massimo livello del loro sviluppo e conducevano un'esistenza tecnologicamente avanzata.

Nonostante la facciata di benessere di quell'universo, la società esterna era corrotta da vizi ed egoismo, e la loro presenza metteva a rischio la sopravvivenza stessa del pianeta.

Un giorno, dal nulla, era sorto il Grande Male.

La civiltà esterna venne distrutta, e un gruppo di superstiti della catastrofe era stato costretto a costruire, nelle viscere della terra, l'Alveare.

I Fondatori avevano creato un modello sociale opposto a quello degli Esterni, nel tentativo di tenere il Grande Male fuori dall'Alveare.

La vecchia non aveva aggiunto altro, né aveva mai specificato a 48801 la natura del grande male.

Le ultime parole che aveva pronunciato sull'argomento le erano uscite dalla bocca in punto di morte.

Quando con lei era morto anche l'Alveare.

Era successo tutto all'improvviso, l'unico habitat che 48801 avesse mai conosciuto era stato spazzato via in un lampo, e lei era stata molto vicina alla dannazione.

La sera prima, (l'Alveare divideva ancora il tempo come gli Esterni) la vecchia era venuta in camera sua, non c'era stata alcuna unità della sezione che non si fosse affacciata per vedere 48801 che se ne andava con una Grande Anziana.

Lei, dal canto suo, era contenta, poiché ormai da parecchio tempo aveva iniziato a trovare la vita dell'Alveare e la gente che vi si muoveva claustrofobica e insulsa. Lei e la vecchia avevano parlato di questi sentimenti, e la vecchia, sorridendo, le aveva detto che era una cosa buona, "ma chissà se non ci ripenserai quando dovrai affrontare l'esterno?" Il suo tono era stato sommesso e pensoso, la domanda sembrava essere stata rivolta più a se stessa che a lei.

L'aveva condotta attraverso corridoi, scale e ascensori, e per la prima volta 48801 aveva visto il resto dell'Alveare.

Dapprincipio c'erano stati corridoi bianchi identici a quelli della sua sezione, ma qui 48801 incontrava uomini, solo uomini che le guardavano con distaccato interesse.

Difatti, nell'Alveare uomini e donne non vivevano insieme. Alcuni maschi venivano periodicamente selezionati per fecondare le unità riproduttrici, in ogni caso, il processo avveniva solo ed esclusivamente tramite via artificiale.

48801 non sapeva che ci fosse una distinzione tra modo "artificiale" e modo "naturale", era stata la vecchia a spiegarglielo.

Le donne e gli uomini sterili, vivevano in un'ala separata dell'Alveare, e la vecchia non aveva voluto spiegarle niente sugli sterili, "hanno una loro utilità ma non sono affari che ti riguardino".

48801 era rimasta stupita perché, esclusa la sua persona e le motivazioni dell'indottrinamento dell'unità, la vecchia non poneva limiti alla conoscenza che lei acquisiva. Per quel che concerneva il Grande Male, la vecchia sosteneva che le cose che le aveva detto erano le uniche cose che sapessero i Grandi Anziani.

Forse era vero per un certo numero di Grandi Anziani, ma non per lei.

Erano giunte in un grande atrio, il cui soffitto era costituito da un'immensa lastra di vetro illuminata che diffondeva nell'ambiente un accecante luce bianca. Il pavimento era di marmo e al centro si apriva una specie di grosso pozzo. 48801 si era affacciata e aveva visto un altro locale uguale a quello in cui si trovava, e al cui centro si apriva un altro pozzo identico a quello dal quale stava osservando lei.

"Benvenuta al centro dell'Alveare, tu ormai ti trovi all'ultimo piano, il più vicino alla superficie, il piano dei Grandi Anziani. Sotto di noi abitano i Diaconi, sotto a loro i Saggi, e così via, scendendo la gerarchia del potere".

48801 era stata sistemata in una stanza magnifica, tutta per lei, c'era un gigantesco letto a baldacchino, di ferro e un armadio a muro enorme, fatto di un materiale nuovissimo ancora in sperimentazione.

Un grande vaso di fiori accanto alla porta era la nota più interessante per 48801 che non aveva mai visto dei fiori dal vivo.

"Puoi sbizzarrirti ad indossare e guardare gli abiti della Civiltà Esterna", le aveva detto la vecchia indicando l'armadio, "Io verrò a trovarti domani mattina".

Venne, sì, e fu un incubo.

48801 si era sentita infinitamente stanca, ed era andata a letto con l'intenzione di divertirsi con i vestiti l'indomani.

Aveva trascorso una notte agitata, piena di sogni terribili, e si era risvegliata con una strana inquietudine nel cuore.

Stava passeggiando nella sua nuova camera quando la porta si era aperta.

La vecchia era caduta riversa poco oltre la soglia, le vesti candide imbrattate di rosso.

48801 accorse al suo fianco, e vide subito che la gola della donna era devastata da un orribile ferita dalla quale sgorgava un torrente di sangue.

La vecchia era appoggiata con la testa al petto di 48801, e fissava la porta aperta come se fosse lo spettacolo più incredibile al quale avesse mai assistito.

Fu appunto il suo sguardo spiritato, addirittura più del sangue che continuava ad uscirle dalla gola maciullata, a spaventare a morte 48801.

La vecchia respirava a rantoli affaticati, e a ciascuna espirazione, dalla bocca le usciva una sventagliata di goccioline scarlatte.

"Devi...Andartene...Da qui...Il virus...Si è propagato...Tu sei una...Dei pochi...Che può...Fuggire...Non potevamo...Tutti...Altrimenti...Il Virus...Si sarebbe...Propagato...Comunque...Tu..."

"Non parlare!" Le aveva detto 48801, scossa da un pianto disperato, "Non parlare! Io vado a cercare aiuto!"

La vecchia si era girata e con una forza formidabile l'aveva spinta via, premendole entrambe le mani sul petto.

I suoi occhi ora esprimevano soltanto una sconfinata tristezza, era tornata presente a se stessa.

"NO! DEVI ANDARTENE! Tu...Trova gli altri...E insieme...Fuggite...L'Alveare...Non è...L'unico luogo...Nel deserto...esiste...Una città...Io e altri...Abbiamo istruito alcuni di voi...Quelli risultati meno infetti...Non potevamo dirvelo...Prima del tempo...Tutto è diverso là...Le montagne...Vai verso le montagne...Ti voglio bene".

48801 avrebbe voluto così tanto conservare il ricordo di una morte serena della vecchia, avrebbe voluto vederla accasciarsi a terra silenziosa e in pace, ma non andò in quel modo.

La vecchia saltò in piedi, ringhiando come un animale feroce ed esponendo i denti.

48801 era terrorizzata da quel cambiamento inaspettato e orribile, tanto da rimanere immobile, pietrificata al suo posto mentre la vecchia ringhiando si avventava su di lei.

I suoi occhi erano privi di pupille, e 48801 fu sicura di morire vedendo come ultima cosa sulla terra il vuoto bianco degli occhi della vecchia.

La vecchia si abbassò rapida sul volto di 48801, forse con l'intenzione di strapparle il naso a morsi, ma improvvisamente venne tirata indietro.

Un uomo di mezza età, con i capelli sparati in tutte le direzioni, teneva la vecchia bloccata per le braccia. Quest'ultima opponeva una tenace resistenza, divincolandosi e cercando di colpire l'uomo.

"Scappa!" Le aveva gridato lui, "la porta in fondo all'atrio, supera la sala dei monitor, prendi l'ascensore e sali al primo livello!"

48801 era corsa via veloce come il vento.

Giunta nella sala dei monitor, era stata presa da un violento conato di vomito, ma aveva fatto forza su se stessa ed era andata verso l'ascensore.

I sorveglianti erano riversi sul pavimento, in un lago di sangue, ma alcuni iniziavano già a muoversi. I loro occhi non avevano più le pupille.

48801 ebbe la visione fugace di un gruppo di schermi che popolavano quell'immensa sala piena di cadaveri.

Era l'inferno. Gruppi di persone che lottavano tra loro. Uomini che in branco sbranavano altri uomini. Donne che si cibavano dei corpi di altre donne. Fuggitivi terrorizzati che gridavano aiuto alle telecamere, oggetti insensibili alle loro richieste di soccorso, prima di essere attaccati da un gruppetto di quegli...esseri.

Senza pensare, 48801 era fuggita dall'Alveare.

Camminò per tutta la notte, e il sorgere dell'alba la sorprese riempiendola di entusiasmo e stupore.

Le montagne si ingrandirono sempre più, tuttavia la ragazza dovette camminare gran parte della mattinata prima di vedere la torre.

Era una specie di palo altissimo che sulla sommità reggeva una sfera di metallo smisurata che riflettendo i raggi del sole mandava un bagliore accecante.

Ai piedi della torre 48801 scorse il profilo di un muro, che correva apparentemente tutt'intorno alla torre.

Assetata e sul punto di perdere conoscenza, 48801 raggiunse, oppressa da un caldo omicida, la titanica porta d'acciaio che permetteva di oltrepassare il muro di cemento grigio.

"Sono salva, ho raggiunto l'ultimo bastione della Civiltà Esterna, ho realizzato il sogno della vecchia", pensò 48801, poi, svenne.

Quando riprese i sensi, si accorse di essere stesa su un letto morbido in una stanza che era fatta con materiali che lei non aveva mai visto, ma dei quali grazie agli insegnamenti della vecchia conosceva i nomi, legno e pietra.

Su un tavolo vicino al suo giaciglio era stata sistemata una brocca d'acqua, da una finestra sul lato opposto penetrava la luce arancione del sole morente.

48801 si levò, avvicinandosi alla finestra allo scopo di ammirare il tramonto, la vecchia le aveva parlato del tramonto un'infinità di volte.

"Davvero, è di una bellezza incredibile, ma vedrai...Vedrai ragazza mia! Tu vivrai e vedrai, io forse no."

48801 non si rese conto di non essere sola finchè la donna dietro di lei non parlò.

<< Stupendo? Vero?>>

La ragazza si voltò di scatto, e incrociò lo sguardo di una giovane donna poco più grande di lei vestita con degli strani abiti, abiti Esterni. Era bionda, in carne e abbronzata. Tutto in lei indicava la donna esterna, cresciuta sotto le carezze del sole.

48801 si figurò il contrasto che i suoi capelli corvini e la sua pelle lattea facevano con lei.

<< Ci avevano avvertiti del vostro arrivo>>, proseguì imbarazzata provando a fare conversazione. << Ma sei arrivata solo tu, e insomma, io non avevo mai visto una sotterranea.>>

48801 fu infastidita dalla stupida curiosità della sconosciuta, tornò a guardare fuori dalla finestra dandole le spalle.

<< Bene, mi hai vista, ora puoi andartene.>>

<< Scusami, io...Non volevo offenderti...Parlo a sproposito...Insomma...ScusaAAAAAAARRRRRRGGGHHHHH!!!!>>

48801 si voltò di nuovo, la ragazza si dibatteva a terra, urlando con le mani premute sul viso e il sangue che le sprizzava tra le dita.

Un uomo ringhiava all'indirizzo di 48801, un uomo che la fissava con occhi bianchi e famelici, e che stringeva un brandello di pelle tra i denti.



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