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lavoro pubblicato sabato 20 dicembre 2008
ultima lettura martedì 18 giugno 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Le Bambine di Selenia (prima parte)

di Muse90. Letto 2543 volte. Dallo scaffale Fantascienza

  << Non ti opporrai a noi ancora a lungo. Credi forse di essere forte? Beh lascia che ti dica una cosa, di gente come te ne ho vista parecchia. Pensavano di essere indistruttibili, pensavano di potercela fare, e alla fine si sono arresi tut...

<< Non ti opporrai a noi ancora a lungo. Credi forse di essere forte? Beh lascia che ti dica una cosa, di gente come te ne ho vista parecchia. Pensavano di essere indistruttibili, pensavano di potercela fare, e alla fine si sono arresi tutti, tutti! Nessuno escluso!>>

Accompagna le ultime parole con una nuova scarica. Minacce, dolore e perdita di conoscenza in un ciclo continuo che si ripete da una settimana, o un mese, o un anno, oppure una vita intera.

Il tempo ha perso consistenza, la sua stessa identità ha assunto contorni indefiniti, chi è lei? Perché si trova lì? Se almeno sapesse quello che vogliono, glielo direbbe, per farla finita, per non dover subire più quegli orrori.

Improvvisamente, una lama di luce squarcia l'oscurità, le investe gli occhi e la acceca.

<< Dunque?>> Domanda una voce che lei conosce, una voce che significa una probabile speranza di salvezza.

Lui, l'unico uomo in uniforme che sia stato gentile con lei, che non le ha mai urlato in faccia, ma che anzi è stato paziente e pacato, persino comprensivo, l'unico che non l'ha torturata.

<< Nulla, se questa troia avesse anche solo una vaga idea di che cazzo stiamo parlando, avrebbe già sputato fuori tutto.>> Risponde l'aguzzino di turno.

"Finalmente, hanno capito di aver sbagliato, hanno capito che io con quella non c'entro niente", pensa lei in preda ad un entusiasmo folle.

<< Finiamola qui, allora.>>

Queste ultime parole le danno la forza e il coraggio di intervenire.

<< Sono libera?>>

Il suo aguzzino la colpisce al viso con un pugno, e due denti abbandonano definitivamente la sua bocca. << Zitta troia!>> Le intima.

L'uomo in uniforme ride, una risatina leggera, quasi femminea.

<< Mi dispiace...Sono davvero desolato, ma ospitare dei fuorilegge nemici del governo in casa propria è un reato molto grave.>>

<< Aspettate... vi prego...IO NON HO FATTO NIENTE DI MALE! IO NON LO SAPEVO!NON SAPEVO NIENTE!>>

<< Giustiziatela>> ordina laconicamente l'uomo in uniforme.

<< NOOOOOOO!!!!>>

LE BAMBINE DI SELENIA (prima parte)

1.

CLASSE DI RECUPERO ESULI NON GOVERNATIVA

La pioggia cadeva incessantemente da tre ore e il vento freddo ti frustava spietato. Le mani del soldato semplice Geist erano congelate e la faccia aveva perso la sensibilità. Avrebbe quasi sicuramente imprecato contro qualche Dio, se ne avesse conosciuto almeno uno, ma la religione era una pratica obsoleta.

In ogni caso, la sorveglianza in quel frangente era l'ultimo dei suoi pensieri, riusciva a concentrarsi solo sul tempo che mancava alla fine del suo turno.

I fanali dei veicolo militare illuminava a giorno la stradina deserta e allagata.

Una maledetta serata di merda, anche per un pericoloso sovversivo.

Geist sollevò la manica destra e dette una rapida occhiata al suo orologio da polso, mancava un quarto d'ora, poi un altro sfigato come lui sarebbe venuto a dargli il cambio, e a farsi il resto della nottata. Quelli come loro erano carne da cannone, la ruota di scorta dell'esercito. Bisognava comunque considerare che lui veniva da Istrina, e di certo lì non avrebbe avuto un futuro migliore. La scelta di diventare soldato era stata quasi obbligatoria.

Durante quest'ultima riflessione, Geist aveva osservato il passaggio di un bombardiere nel cielo, le luci di quel mezzo enorme e letale erano quasi ipnotiche.

Quando riportò lo sguardo sulla terra e vide una ragazza a meno di un metro da lui, si spaventò tanto che a momenti non la riempì di proiettili dalla testa ai piedi. Riuscì a controllarsi e abbassò un poco la canna del mitra.

Possibile che si fosse distratto tanto da non averla sentita arrivare?

<< Chi diavolo sei?!>> Le gridò quasi in faccia.

Era una ragazza graziosa, il viso pallido e minuto era incorniciato da una cascata di fluenti capelli neri, che erano fradici e gocciolanti. I suoi occhi, di un verde talmente chiaro da risultare piuttosto innaturale, considerarono con preoccupazione l'arma.

<< Io...io sto andando a Selenia, non sapevo che ci fossero posti di blocco.>>

<< Ce n'è uno molto più grande all'imboccatura della strada maestra, non l'hai notato?!>>

La ragazza esitò per un istante. << Io...Io...vengo da qui vicino...>>

Geist la squadrò sospettoso. Quanti anni poteva avere? Sedici o diciassette, a occhio e croce. Non era di certo possibile che fosse lei il motivo della mobilitazione dell'esercito intorno a Selenia, tuttavia...

<< Non ci sono case qui vicino, solo cimiteri, a meno che tu non sia uscita da una tomba, credo proprio che tu mi stia mentendo. In ogni caso non si entra e non si esce da Selenia, stiamo dando la caccia ad un pericoloso ribelle che ci è stato segnalato da queste parti.>>

La ragazza lo fissò a lungo, e in quello sguardo Geist lesse una profondissima infelicità, da spaccare il cuore.

Il soldato ne ebbe un'immensa pietà.

<< Ora...Ora tu dovrai venire con me, devo portarti al comando...Bisogna fare degli accertamenti.>>

<< Non posso...Mi dispiace.>> Il suo tono non era solamente costernato, esprimeva sofferenza allo stato puro.

Accadde tutto in un attimo. Le iridi verdi della ragazza furono attraversate da spaventosi bagliori violacei, il viso distorto in una smorfia di dolore.

<< MI DISPIACE! MI DISPIACE TANTO! IO NON VOGLIO FARE DEL MALE A NESSUNO!>> Urlava e piangeva disperata, scossa dalle convulsioni.

Un pugno di ghiaccio stritolò il cuore del soldato semplice Geist.

" Se fosse successo tra un quarto d'ora..." Ebbe appena il tempo di pensare, infine, cadde a terra.

Era già morto quando il suo volto sprofondò nel fango.

La ragazza continuò a piangere per un tempo interminabile, stingendosi nel suo impermeabile nero, troppo grande per lei.

Sola, sola con i suoi demoni.

No, non era esatto, lei era il demone.

Avrebbero percepito l'energia che aveva rilasciato. Sapevano che lei si trovava nella zona, ma ora erano in grado di individuarla, Lui la sentiva.

Sciocchezze, Lui era troppo lontano, ma sicuramente ce n'erano altri, e le loro menti correvano verso di lei, un faro nella notte.

Braccata, braccata per tutta la vita.

"Questa volta no".

La disperazione lasciò il posto ad una furia ceca. Lì, in piedi nel buio, richiamò di nuovo il potere, ma adesso lo voleva anche la parte cosciente di sé.

Li vide, vide quattro tentacoli che si allungavano verso di lei in spire fumose.

Avrebbero trovato pane per i loro denti.

Li bloccò tutti e quattro, avvertì la loro paura, cercarono di liberarsi ma non ottennero alcun risultato.

IO SONO IL POTERE! VOI NON SIETE NULLA!

I tentacoli vennero dilaniati da una scarica elettrica, ma quella non era elettricità, era forza, una forza invisibile e micidiale.

I suoi inseguitori non sarebbero più stati in grado di nuocerle.

La pioggia riprese a cadere, le gocce che si posavano sulla ragazza evaporavano subito.

Camminò lentamente verso Selenia.

Era davvero stanca.

Giunse alle porte della cittadina poco dopo. Il panorama era il solito: Case distrutte, vie deserte, macerie ovunque, souvenir della giusta guerra, benvenuti nel nuovo mondo.

Era passata attraverso desolazioni molto peggiori di quella. Aveva visto il nulla della violenza e dell'odio in mille volti spenti, negli occhi vitrei di mille cadaveri.

Ma, in fondo, tutti quelli che avevano la sfortuna di abitare nel loro mondo non erano nient'altro che cadaveri ambulanti, spettri che si trascinavano spinti unicamente dall'abitudine. O, se volete, da un più animalesco istinto di sopravvivenza.

Anzi, era convinta che, nell'universo che aveva conosciuto fino a quel momento, gli aristocratici vivessero per abitudine, i poveri per sopravvivere, gli agenti del governo per odiare.

Comunque, chi era lei per giudicare? Poteva forse vantare una superiorità morale che le permettesse di condannare tutti gli altri?

No, il suo potere era odio, lei era odio, il suo essere era stato generato dall'odio, il mondo era odio, e lei ne faceva parte.

Dunque, poteva solo andare avanti alla meno peggio, evitare di farsi catturare.

Una volta avrebbe aggiunto evitare di uccidere, ora non era più tanto sicura di questo comandamento, dato che aveva scoperto di ammazzare per non farsi ammazzare a sua volta. Come le bestie.

Si incamminò lungo quella che una volta doveva essere stata la strada principale della città.

Adesso era un ammasso informe di cemento distrutto, circondato da ruderi di palazzi che in passato apparivano imponenti ed eleganti.

Selenia avrebbe potuto essere una bella città in cui vivere, poi la guerra l'aveva spazzata via, insieme alle vite della maggior parte dei suoi abitanti.

Tuttavia, la commozione che provava di fronte a quello spettacolo di morte rasentava di molto l'inesistenza. Routine, roba già vista.

Un colpo di tosse dietro di lei la fece trasalire.

Si voltò di scatto, e già si preparava a richiamare il potere, quando si accorse che il rumore di poco prima era stato prodotto da una bambina.

Tranquillizzatasi, ebbe modo di notare come la bimba, a differenza di tutte le altre persone che per un motivo o per un altro l'avevano avvicinata in precedenza, avesse un'aria profondamente serena. Le rivolgeva uno sguardo di innocente curiosità.

Naturalmente, il suo aspetto esteriore era identico a qualunque altro miserabile sopravvissuto. I lunghi capelli castani le arrivavano sporchi e arruffati fino alle spalle, il visino smunto, sul quale brillavano due meravigliosi occhini azzurri, era ferito e macchiato in diversi punti, idem per le mani. Gli abiti erano poco più che stracci.

<< Ciao...>> Le disse lei, con la fredda prudenza tipica di coloro che hanno imparato a diffidare di ogni individuo esistente.

<< Ciao!>> Le rispose la bimba, con la calda e allegra fiducia di chi non ha mai conosciuto una persona malvagia nemmeno di sfuggita.

A questo punto la ragazza si bloccò, non era abituata a fare conversazione.

La bambina, al contrario, non desiderava altro che chiacchierare con lei.

<< Come ti chiami? Quanti anni hai? Sai, non capita spesso di vedere gente nuova da queste parti, ci sono solo gli uomini in uniforme che strillano in continuazione e i vagabondi. May mi impedisce di avvicinarmi ad entrambe le categorie.>>

La ragazza era sconcertata, a parte il fatto che era da lunghissimo tempo che non le venivano richieste le presentazioni, non aveva mai sentito nessuno parlare tanto in fretta.

<< Io...Mi chiamo Elena...Ho diciassette anni...>>

<< Elena!>> Esclamò estasiata la piccola, << Mi piace il tuo nome! Sei proprio una ragazza carina Elena! Anche se un po' strana, se te lo posso dire.>>

<< Ormai lo hai detto...>> Replicò la ragazza, con quello che poteva essere un vero sorriso. Quella bambina era forse l'unico essere vivente dopo anni con il quale Elena stava avendo un vero contatto. Le piaceva.

La bimba assunse improvvisamente un'espressione costernata: << Ti ho offesa? Mi dispiace...May mi dice sempre di pensare prima di parlare...>>

Il sorriso di Elena si estese.

<< Ma no...Anzi hai ragione...So di essere una persona molto strana...>>

Avrebbe riso, ma subito le esplose davanti agli occhi l'immagine del soldato che si accasciava a terra. Era sempre così, gli spettri del passato le impedivano di vivere. Ridivenne seria.

La pargola, dal canto suo, riacquistò immediatamente l'esuberanza di prima.

<< Io non mi sono presentata, mi chiamo Rohda e ho nove anni e mezzo, sono una delle più grandi del gruppo.>>

<< Quale gruppo?>> Chiese quasi inconsciamente Elena, ancora presa dalle sue nere riflessioni.

<< May dice che siamo "Una classe di recupero esuli non governativa" o una cosa complicata di questo genere, noi abbiamo deciso di chiamarci "Le bambine di Selenia".>>

Elena ne sapeva abbastanza del mondo da poter dichiarare con sufficiente certezza che non esistevano classi di recupero non governative, tutte le classi erano organizzate dall'amministrazione pubblica nell'ambito del "Piano di rinascita culturale".

Quel nuovo e misterioso elemento le diede qualcosa di nuovo sul quale concentrarsi e scacciare i cattivi pensieri.

<< Chi è May?>>

Rohda si illuminò di entusiasmo e riprese a parlare quasi senza respirare tra una parola e l'altra.

<< May è la nostra maestra, ci insegna la storia,la geografia e i numeri. Insegna pure a leggere alle bambine più piccole. Io la adoro, è superintelligentissima e superbuonissima, per noi è un po' come la mamma che non abbiamo più...>>

La bambina si rattristò un poco. Elena la capiva perfettamente, anche a lei la guerra aveva portato via tutto. La cosa orribile era che la sua famiglia non era stata coinvolta in una battaglia, la sua famiglia era stata spazzata via dal desiderio di imbrigliare il potere che Elena racchiudeva in sé.

Il passato:

Soldati alla porta

Elena è una bambina strana. Lei sa di esserlo, altrimenti i suoi coetanei non la eviterebbero e persino i suoi genitori smetterebbero di avere paura di lei.

Loro le vogliono bene, ma hanno paura. Elena non è triste per questo, lei è una bambina forte, riesce a sopportarlo, e poi, come può biasimarli? Quando persino lei ha paura di sé stessa?

Così, passa molto tempo da sola, legge tanto, a nove anni ha già letto e capito libri che risulterebbero difficili ad uno studente del liceo. Non legge in casa, l'atmosfera di inquietudine che la circonda e che allo stesso tempo è generata da lei le è insopportabile. Allora esce, dice alla mamma che va a fare un giro con amici che non ha, lei le risponde che va bene, purchè non si allontani. Il suo tono di voce è affettuoso, ma evita sempre di guardarla. Continua ad affaccendarsi sui fornelli con lo sguardo fisso di fronte a sé.

Elena esce, va in biblioteca, ha sempre adorato andare in biblioteca, il silenzio, l'essere sconosciuta a tutti, può quasi arrivare a credere di aver cambiato identità, una bambina normale in un mondo normale.

Naturalmente la gente la evita, poiché percepisce il potere che lei emana, ne ha paura come una preda ha paura del suo predatore quando ormai gli è alle spalle.

L'unica persona che parla con lei è la signora Kiji, l'anziana bibliotecaria che non manca mai di lodare la sua predisposizione alla lettura. Una volta l' ha anche incoraggiata a scrivere qualcosa di suo, ma Elena sa di non poterci riuscire. Forse è nel suo DNA,si dirà i seguito, la facoltà di distruggere ogni cosa e l'impossibilità di creare.

La signora Kiji le ha anche concesso una tessera per adulti, le ha strizzato l'occhio e le ha detto: "Forse la nostra giovane lettrice ha bisogno di pane per i suoi denti vero?" Non si potrebbe dare una tessera per adulti ad una minorenne, me se una bibliotecaria ha violato una regola per lei, chi è Elena per giudicare?

E proprio quella tessera le ha dato la possibilità di scoprire una cosa sconcertante e magnifica allo stesso tempo.

Lei non è la sola, esistono altri come lei e hanno una storia.

Loro sono un'altra razza.

Andare in biblioteca ha assunto un nuovo significato.

Ora, quei libri che leggeva per svago sono divenuti una ricerca di sé stessa e una preziosissima risposta alle sue domande.

In quei giorni Elena è assorta nei suoi studi e non si accorge dell'uomo che si siede sempre vicino a lei in biblioteca, né del fatto che la signora Kiji sia ogni giorno più pallida e nervosa. Elena vuole sapere dei suoi simili, e non potendo prevedere il futuro, non sa che molti di loro saranno uccisi da lei.

A casa, ci torna solo per mangiare e dormire, e non nota l'ansia crescente dei suoi genitori,non vede le lettere bruciate, non attribuisce importanza ai visitatori che suo padre e sua madre respingono rudemente.

Finchè non le proibiscono di uscire, e anche allora Elena piange e si dispera solo perchè le sue ricerche sono state sospese a causa di questo divieto.

Infine vennero i soldati.

Una mattinata tranquilla, Elena si sveglia con la ferma intenzione di supplicare i suoi di permetterle di uscire,o almeno di spiegarle il motivo di quella punizione immeritata, quando uno schianto assordante al piano di sotto la gela.

Lo schianto è seguito da uno scalpiccio interminabile, poi sovrastato dalle grida di suo padre.

<< COME VI PERMETTETE!?! VOI NON AVETE IL DIRITTO DI IRROMPERE....>>

Una raffica di proiettili, i cui boati risuonano per tutta la casa e atterriscono Elena, lo uccidono. Non sentirà mai più a sua voce.

Sua madre urla disperata e inveisce contro i soldati piangendo sul corpo del marito, le sue parole sono incomprensibili.

In quel momento Elena giunge nel corridoio crudelmente illuminato dalla luce del giorno che penetra dall'apertura del portone sfondato.

L'ambiente è pieno di soldati che puntano le armi ovunque, uno di essi avanza, afferra sua madre per la gola e la inchioda al muro.

<< Dov'è la mocciosa?! Rispondi!>>

La donna, soffocata, non può fare altro che rantolare, poi tutti vedono Elena.

La bambina fissa sconvolta il corpo di suo padre, disteso inerte su una pozza di sangue al centro della scena.

Sua madre la guarda, sta piangendo, il soldato l'ha lasciata andare ed ora estrae una pistola che punta contro la donna accasciata, che non ha paura.

<< Elena...Papà e io ti vogliamo tanto bene e te ne vorremo sempre...>>

Il calore delle sue parole e del suo sguardo riempie la bambina di una felicità autentica e totalizzante, poi il soldato spara.

Contemporaneamente la bambina chiude gli occhi e urla, urla, urla fino a perdere la voce.

Un'ondata di energia si sprigiona da lei con una potenza tale da farle male.

E intorno a lei è morte.

La casa, i cadaveri e i soldati vengono spazzati via da un'esplosione devastante.

Alla fine, resterà solo un cratere.

Ed in mezzo ad esso, una bambina priva di sensi.



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