ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato martedì 16 dicembre 2008
ultima lettura sabato 23 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

LETTERE DA COPENAGHEN - XLIX LA BIONDA E IL BARBONE

di Dunklenacht. Letto 927 volte. Dallo scaffale Viaggi

Africa Coloniale Tedesca, 22 gennaio 1918. L'amore continuava a farmi girare la testa, a farmi battere forte il cuore, mi faceva saltare per la felic...

Africa Coloniale Tedesca, 22 gennaio 1918.

L'amore continuava a farmi girare la testa, a farmi battere forte il cuore, mi faceva saltare per la felicità e rendeva tutto scintillante, persino sotto il cielo grigio, plumbeo, che segnava alcune giornate.

Altre volte, invece, si vedeva il sole brillare in alto nel cielo e il giorno moriva nelle fiamme dei crepuscoli infuocati.

La bionda del velocipede corteggiava il barbone del porto di cui già vi parlai. Avreste dovuto vederli, davanti alla capitaneria, mentre chiacchieravano appassionatamente, si tenevano per mano, si baciavano dappertutto, sulle guance, sulla bocca, sui capelli, su... Lui giocava con i capelli di lei, li arrotolava tra le dita, li stringeva, li faceva scorrere forte, li arricciava, per poi regalarli al vento, come un dono di sogni.

- Ho trovato un nuovo amore - mormorava la ragazza, sorridendo e facendo scintillare i suoi denti bianchi nelle luci del tramonto.

I rumori del porto erano assai romantici e fatati, in quegli istanti. Le navi sembravano volare su flutti di stagno fuso, anzi, volavano come degli angeli. Le bandiere sventolavano forte e simboleggiavano patrie straniere.

- Tu sei il mio bel tesoro, il mio barbone caro - diceva la bionda del velocipede, ridendo.

Lei gli mormorava delle tenerezze, mentre li accarezzava il vento freddo. Forse, il barbone non era più povero, perché aveva trovato un'amica del cuore che lo avrebbe aiutato a vivere.

C'erano navi provenienti dalla Svezia, dalla Danimarca, dall'Olanda, dall'Africa e dall'Asia. Una dopo l'altra, passavano, belle come illusioni, che volavano verso l'alto mare. Si aveva la sensazione di non udirle neppure.

Ricordo che la bionda del velocipede fece salire il suo nuovo amico sul suo mezzo di trasporto, lo mise a sedere sul tubo anteriore, mentre lei, dietro, sulla sella, pedalava forte. Se ne andavano via così, verso chissà dove, canticchiando, farneticando, per le viuzze del porto, ingombre di foschia lieve.

Io mi dissi che, quasi sicuramente, la ragazzaccia di cui vi narro non sarebbe stata fedele al suo nuovo amore. Infatti, ella non era mai stata fedele a nessuno e lo faceva con tutti. Non considero questo un difetto grave, perché secondo me non c'è niente di male nell'amoreggiare, che è un dono di natura, un mezzo di fraternità e non ci sarebbero le guerre se tutti amoreggiassero ma...

A dire il vero, la bionda del velocipede faceva piangere molti suoi amanti. Poteva capitare che li schiaffeggiasse, li insultasse e li picchiasse, non so perché.

- Friedrich, amiamoci sempre così, te ne prego - gli dissi, appoggiandomi ad un parapetto del porto di Amburgo.

- E come potrebbe essere diversamente? - rispose lui.

- Quanti bagliori, quanti marinai, quante barche, davanti ai nostri occhi... Non faccio che sognare di languire d'amore, fra le tue braccia! Non ho altra fonte di felicità, in questa vita, all'infuori di te! Parlami ancora, parlami per sempre, dimmi qualunque cosa, una sola delle tue parole basta per far sì che il mio cuore salti di felicità!

Ma la felicità s'allontanava come le nuvole viola del giorno, era il fumo vano dei camini e dei fumaioli delle navi, era l'eco delle sirene, i bagliori ormai spenti dell'occaso, la carezza del vento freddo sulla pelle senza veli. La felicità era confusa in quell'immenso, ma senza i gabbiani e gli aironi bianchi, senza gli albatri e i velieri.

Gli incontri amorosi con il mio Friedrich avevano qualcosa di magico e galante, a un tempo. In quel periodo, si moltiplicarono. A condurmi da lui era quasi sempre il barbone amico, il mio baciamano, che non osava corteggiarmi ma mi guardava con due occhi pieni d'affetto e di tenerezza. Non di rado mi concedeva qualche complimento appassionato, senza mai spingersi oltre.

Gli incontri avvenivano solitamente negli angoli più sperduti del porto, nei pressi della capitaneria, dei depositi, lungo i moli, nelle taverne, a volte su panchine di legno, dimenticate sotto i faggi o le betulle, nei luoghi paradisiaci che consentivano di ammirare i bastimenti e le barche di Amburgo, in lontananza. Io desideravo che le luci rosse scintillassero sempre intorno a noi, come un incantesimo, ma non osavo chiederle al mio amante.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: