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lavoro pubblicato sabato 13 dicembre 2008
ultima lettura lunedì 11 febbraio 2019

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LETTERE DA COPENAGHEN - XLVI I BANDITI MASCHERATI

di Dunklenacht. Letto 1018 volte. Dallo scaffale Viaggi

Africa Coloniale Tedesca, 19 gennaio 1918. - Friedrich! - chiamai dolcemente, impugnando il battente dell'uscio. - Friedrich! Rispondi a chi ...

Africa Coloniale Tedesca, 19 gennaio 1918.

- Friedrich! - chiamai dolcemente, impugnando il battente dell'uscio. - Friedrich! Rispondi a chi ti vuole bene! Sono venuta a trovarti, a consolarti, a baciarti! Sono arrivata.

L'uscio rimaneva chiuso, forse perché lui non era ancora arrivato. Pensai che potesse essere nei paraggi, così portai le mani agli angoli della bocca e presi a chiamarlo a gran voce, appassionatamente e quasi cantando.

Nell'attesa, mentre scendevo gli scalini e cominciavo a vagabondare in quel boschetto, fra le upupe silvestri, mi accorsi che il barbone s'era dileguato come un fantasma, in quei luoghi non troppo ameni.

- Friedrich, non lasciarmi tutta sola, qui... - mormorai, ad un tratto. Ho paura! Ho tanta paura.

Il cuore mi batteva forte nel petto, non sapevo se per la corsa o per lo spavento.

Mi avventurai così sotto le fronde dei faggi che crescevano intorno alla torre dell'orologio. Ad uno di essi era legato un cavallino e mi fermai, per accarezzarlo. Mi pareva che avesse il manto turchino; mentre lo baciavo ardentemente, mi salutava come se fosse stato il mio fratellino, agitando la sua coda nell'aria tranquilla. Volli carezzare quel grazioso animale sul lungo collo. Per me, fu un modo di salutarlo.

Poi, mi staccai da quel tenero essere e ripresi a passeggiare lì intorno, nella speranza di incontrare il mio amato, che non era ancora giunto: per questo non lo vedevo.

- Friedrich, non lasciarmi sola, ho paura - ripetei ad alta voce, improvvisamente.

Da un vicino ruscello saliva una nebbia cupa, grigia, tenebrosa. Non sapevo più che ora fosse, né se era giorno oppure notte.

La torre dell'orologio assomigliava ad un gigante muto, che s'innalzava alle mie spalle. Sembrava fosse diventata un fantasma.

Mi parve di sentirmi chiamare.

- Mirabelle! Mirabelle! Mirabelle... Vieni qui... Dove vai? Dove credi di andare? Sei venuta, finalmente... Non fuggirai! Non riuscirai a sfuggirci! Vieni qui, lasciati guardare, lasciati toccare! Mirabelle! Mirabelle! Mirabelle! Sei tanto graziosa e cara...

- Chi c'è là? - gridai. - Chi è che mi parla?

Mentre passeggiavo sulle foglie morte, raccolsi un bastone, che trovai per caso. Lo usai per tastare il terreno, dinanzi a me. Fu una decisione provvidenziale. Infatti, ad un tratto, un'insidiosa tagliola, nascosta sotto il terriccio, scattò come una bocca irta di denti, pronta a mangiarmi. Che spavento! Se non fossi stata accorta, avrebbe divorato una delle mie gambe, con le sue fauci di ferro arrugginito.

Temevo che il mio amato mi avesse abbandonata. Oh, perché, perché non onorava l'appuntamento che gli avevo concesso, soltanto per baciarlo sulle labbra?

- Mirabelle, nel bosco ci sono le spine - mi parve di sentirmi dire.

- Barbone, amico del mio cuore, dove sei? - gridai, con tutte le mie forze.

Nessuno mi rispose. Già un'ora era trascorsa, dal momento del mio arrivo. Me ne accorsi guardando le lancette dell'orologio della torre. Proprio in quel momento, una tortora s'involò da quella sommità e svanì tra le nubi.

Poco dopo, ebbi la sensazione di udire dei cavalli al galoppo e chiusi gli occhi, delle mani si posarono sulle mie spalle e quando mi riscossi, gridai forte:

- Aiuto! Aiuto! Mi hanno presa! Aiutatemi! Soccorso!

Erano tre briganti, vestiti con dei lunghi soprabiti neri, che sembravano mantelli. Avevano i volti coperti da maschere bianche, le loro mani rugose, tozze, virili facevano paura.

- Ah! - strillai. - Aiuto! Non voglio morire! Non uccidetemi! Qualcuno mi aiuti! No! No! Ah!

Ebbi la sensazione che mi stessero strozzando. Uno di essi mi aveva afferrata per il collo e stringeva forte, con tutte le sue forze.

- Vieni qui! - dicevano i tre briganti. - Uh, guarda, guarda quanto sei bella! Che bei capelli che hai! Che bella boccuccia! Che occhioni da fata! Ti chiami Mirabelle! Ti chiami Mirabelle, vero?

- Sì, mi chiamo così! - risposi, dopo che chi mi stringeva ebbe allentato la stretta.

- Adesso ci darai tutti i soldi che hai! Altrimenti, ti strapperemo i vestiti, i capelli, le unghie e per finire ti caveremo gli occhi! Se non ci darai i soldi, noi saremo molto cattivi con te!

- Aiuto! Aiuto! Aiuto!

Furono le ultime parole che potei gridare, perché uno dei briganti mi mise la mano sulla bocca, facendo sì che non potessi più dire una sola parola. Il mio ultimo grido morì in un lamento soffocato.

Mi tenevano per le braccia, mi stringevano le mani, in modo che non potessi più muovermi. Cos'altro potevo fare, se non sperare?

- Tira fuori i soldi! - disse il capo.

Allora, cominciarono a strapparmi i vestiti di dosso, laggiù, in quell'antro sperduto, sotto i faggi malinconici e spogli. Sentii il freddo sulla pelle e... Oh!

- Qualcuno mi aiuti! - riuscii a urlare, improvvisamente.

Se non fossi stata una donna forte, anche se giovane, mi sarei messa a piangere e singhiozzare. In effetti, dei singhiozzi languidi mi sfuggirono dalle labbra e presero a vagare in quel silenzio incantato. I banditi, però, non avevano compassione di me e mi maltrattavano, mentre cercavo invano di lottare contro di loro, di liberarmi da quella stretta, di morderli con tutti i miei denti.

- Friedrich! - strillai. - Sei qui, finalmente!

Era lui, venuto per salvarmi! Ancora non sapevo se avessi visto un fantasma, oppure no.

- Mirabelle, che ti hanno fatto! - lo sentii gridare.

- Stai attento! - gli dissi. - Uno dei banditi è armato!

Riuscii a stento a finire la frase, perché quello che sembrava il capo mi diede uno schiaffo e mi tappò la bocca con la mano. Il sangue corse giù, lungo la mia bella guancia di giovane donna. Dovevo essere così pittoresca, in quegli istanti!

I banditi avevano rovinato il nostro incontro amoroso, il nostro sogno d'amore, sì.

Il mio Friedrich corse a prendere il forcone arrugginito, che stava appoggiato al fabbricato antico, davanti alla torre dell'orologio. Poi, si precipitò sui banditi, con quell'arma in mano.

- Liberate Mirabelle! - gridò.

Io ero in ginocchio sulla terra fredda, uno dei banditi mi stringeva forte un braccio, mentre un suo complice mi teneva per l'altro, avevo abbandonato la testa da un lato, lasciando che i miei lunghi capelli mi ricoprissero disordinatamente le spalle, tenevo gli occhi socchiusi, come se fossi una natura morta.

Poi, all'improvviso, risvegliandomi dal mio letargo, gli gridai:

- Friedrich, stai attento!

Il mio urlo fu seguito da un colpo di pistola, sparato da uno dei banditi. Del fumo grigiastro si levò da quella bocca di fuoco, mentre chi l'aveva esploso si mise a sghignazzare. Il mio amato s'inginocchiò al suolo, ferito in pieno petto.

- Friedrich! - gridai, disperatamente.

L'avevano preso. Usando tutte le mie forze, riuscii a liberarmi e corsi a soccorrerlo. Prima di cadere, lui aveva scagliato il suo forcone verso i banditi. Nel frattempo, una folla di persone si stava radunando intorno a noi, attratta dal trambusto. I malfattori, temendo di essere catturati, si diedero alla fuga. Io li vidi avvolgersi nei loro neri manti e svanire come corvi, nella foschia incantata dei faggi.



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