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lavoro pubblicato giovedì 11 dicembre 2008
ultima lettura domenica 17 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

L'oscuro percorso - Opera ciceriana

di progettocicero. Letto 1409 volte. Dallo scaffale Fantasia

"Opera Ciceriana" composta da Pietro Cadeddu con Immagini di Barbara Bertoncelli e Salvatore Cerniglia. Le opere ciceriane sono componenti preziose del patrimonio culturale del Progetto Cicero che si adopera per la loro diffusione.................

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Camminavo, ma stranamente avevo la percezione esatta di dove i miei passi dovevano essere diretti. Delle urla mi giunsero all’orecchio, di una forza tale da lacerare l’animo, non male come inizio del soggiorno in questo posto dimenticato da ogni possibile forma mistica.
Ero curioso che nel mio stupefatto neurone cerebrale, non balenasse la curiosità del sapere dove mi trovavo,avevo quasi la sensazione d’essere consapevole del posto di cui stavo calcando il terreno, ma allora perchÈ non lo ricordavo?

E’ normale, urlò dietro di me un anziano con fare inerte, che reggeva sulla sua mano destra la propria testa

“Diverrà un’abitudine anche per te, vedrai” e s’allontanò emettendo sarcastiche risate.

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Foto intitolata "L'alchimista"scattata da Barbara Bertoncelli

Proseguii i miei passi, con fare sicuro, montagne che sputavano fiamme s’erigevano d’innanzi a me,spaccando con la loro luce l’atmosfera cupa che le circondava. “Cerca il maestro” mi disse un vecchio seduto con una postura pensante, nel ciglio di un dosso, mentre osservava un infinito che non poteva altro che suggerire degli oscuri pensieri.

Passai una specie di radura colma di melma,e sentii in lontananza l’urlo disperato di un uomo. Mi chiesi come potesse un essere umano normale, avere così tanta potenza nei polmoni. Camminai ancora per qualche metro e lo vidi, in fuga, con un branco di cani affamati che l’inseguiva.

“E’ la sua punizione” mi disse una giovane dai tratti orientali, che percorreva il mio cammino nel senso opposto.

“Cerca il maestro, cerca il maestro!”.

Il tempo trascorreva inesorabile, ma la stanchezza non aveva ancora intaccato il mio fisico.Mi chiesi da quante ore stavo camminando, mi sembravano ore, ma a giudicare dalle condizioni del mio fisico potevano essere anche dei minuti.

“Non ti preoccupare, vai e cammina” mi suggerì un’eco in lontananza.

“Il tempo è un concetto relativo, in questa terra nel regno dell’oscurità manifesta”.

Proseguendo il mio cammino scorsi finalmente un abitazione o per meglio dire, un qualcosa che la poteva ricordare.
Ero alla fine del sentiero.
Accelerai il passo, la curiosità di vedere al suo interno era un carburante per le mie gambe di una potenza considerevole.
Mi avvicinai.
Aveva una parvenza dismessa, umida, con delle persiane in legno colme di molti ingressi per gli spifferi. Superai l’ingresso. Buio tutto intorno in me.

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Foto intitolata "La forza" scattata da Barbara Bertoncelli

“Ti stavo aspettando. Sono il maestro del tuo inconscio, il proprietario del tuo castello oscuro. Mi cercavi? Eccomi qui.”

Questo fu il benvenuto di un oscura voce, con un timbro modello oltretomba.

“Cercarti io?
Sei tu che mi hai cercato”

Ad un tratto una sua profonda risata spezzò l’oscurità.

“Piccolo, illuso, essere umano”, mi rispose quasi con tono sarcastico.
“Cosa pensi d’essere, immune alla tentazione!”
“Io sono il maestro di ciò che tu rinneghi”
“Rinnegando la tua oscurità provocherai un perpetuo danno alla tua luce interiore”.

Ad un certo punto attaccai a piangere, in maniera violenta, con dei singhiozzi acuti, simili a quelli di un bambino che era stato appena picchiato.

“Continua così, questo è l’inizio” mi disse guardandomi con fare quasi paterno
“Questo è il principio per lavare via la tua illusione.”

Ad un certo punto crollai inesorabilmente dalla stanchezza, su un giaciglio di paglia che scorsi a pochi passi da me.

Mattino. Luce. L’ambiente era decisamente differente rispetto all’attimo prima che i miei occhi si chiudessero. L’atmosfera era luminosa, famigliare. Ero finalmente tornato a casa. Avevo quasi come la sensazione d’essere un uomo nuovo, rinato, svuotato da un peso che mi portavo dentro dall’infinito passato.
Avevo percorso i meandri oscuri del mio io, avevo incontrato coloro che avevo rifiutato l’inesorabile, sino al punto dell’estremo dolore, ero stato scosso dai pi? atroci tormenti, per quella parte di me che rinnegavo non considerandola mia, ma che scalciava a pieno ritmo per farsi accettare.

Ero tornato dal regno dell’oscuro ed in fondo al mio viaggio era comparsa una porta.

L’ho aperta e dinnanzi a me è esplosa la felicità, nella sua reale sostanza.

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Foto intitolata "Stato avanzato di felicità" scattata da Salvatore Cerniglia

Di Pietro Cadeddu



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