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lavoro pubblicato martedì 9 dicembre 2008
ultima lettura venerdì 2 agosto 2019

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LETTERE DA COPENAGHEN - XLII LETTERA DAL PORTO

di Dunklenacht. Letto 700 volte. Dallo scaffale Viaggi

Africa Coloniale Tedesca, 12 gennaio 1918. Scrissi di nuovo al mio Friedrich, stavolta più appassionatamente e malinconicamente. Lacrime d'ill...

Africa Coloniale Tedesca, 12 gennaio 1918.

Scrissi di nuovo al mio Friedrich, stavolta più appassionatamente e malinconicamente. Lacrime d'illusione mi scendevano lungo le guance, piano piano, mentre sospiri languidi fuggivano lievemente alle mie labbra. E continuavo a chiamarmi Mirabelle! Avevo la sensazione che persino il vento conoscesse il mio nome. Tutti i rari alberi di quel luogo, donde partivano le navi, erano morti. Così mi sembrava... Riporto di seguito il contenuto della lettera.

"Tesoro caro,

sono qui, tutta sola, al porto ed i bastimenti dalle vele grandi mi passano innanzi. I miei sguardi sono ancora innamorati della tua felicità e le mie mani desiderano toccarti e accarezzarti. Ricordo che una notte ho corso, ho corso senza sosta e senza meta, sotto le luci rosse, del quartiere in cui tentai di accendere la tua gelosia, forse, invano. Ho incontrato molti uomini, ho visto molti volti, illuminati dalla luce delle fiamme. Erano fiamme di passione, che brillavano come fiaccole, nel grigio delle nebbie, nel silenzio grande dell'inverno.

Non sai quanto desideri il calore delle tue braccia, che mi stringano e mi confortino, nel gelo di questi istanti!

Torna presto da me, torna per confortarmi! Spero tanto di rivederti, anche se non so quando accadrà.

Torme di marinai tristi mi girano intorno, sembra che facciano a girotondo davanti a me. Alcuni mi corteggiano, mi tirano le trecce, mi chiamano per nome, mi chiedono come sto, se sono di qui e via dicendo.

Le vie marine sono ghiacciate, grossi lastroni bianchi ingombrano le acque deserte e fredde. Sembrano maledette.

Odo delle grida remote, vaghe, confuse, che si mescolano al bruire dei motori, allo sciabordio delle onde, all'eco dell'immenso. E' come se tutto fosse stregato. Ho la sensazione di udire qualcuno che ripete il mio nome all'infinito.

Un mulino a vento lontano brilla davanti ai miei sguardi come un fantasma. Sulla sommità, una luce s'accende, si spegne, poi, più niente.

Ho in tasca pochi biglietti di banca. Credo che mi serviranno per partire, forse senza di te. Oh, ma perché, perché non vieni a prendermi, a rapirmi, a consolarmi? Vieni a riabbracciarmi! Sollevami dal suolo e conducimi così lungo il sentiero dei sogni e dei ricordi, sotto i tigli fioriti di primavera, al canto dei gabbiani che solcano gli oceani!

I miei boccoli morbidi ti desiderano, ti vogliono, ti sognano. E' come se corressimo mano nella mano lungo i moli, per un incanto, un desiderio, un bacio. Sull'estremità del molo ho la sensazione di rivedere e riscoprire Amburgo, dove fui travolta dal mio innamoramento.

Hanno appeso tante bandierine colorate, qui al porto. Forse, è per un'inaugurazione, un galà, un nuovo bastimento che sta per vedere il mare per la prima volta. Che colori vivaci! Come svolazzano! Sembrano brillare.

Ti ricordi? Una volta abbiamo amoreggiato su un cavallo, dopo aver galoppato. E tu trottavi sopra di me, su di me, con me, mi coprivi di baci le spalle nude, le guance, la schiena ricoperta di capelli, mi toccavi le natiche sode, i piedi lasciati volutamente scoperti, che assomigliavano a quelli di una statua greca. Uno scialle soltanto copriva il tuo corpo, era il mio. Le mie mani s'intrecciavano alle tue, le tue alle mie, anelito dopo anelito raggiungevamo il piacere della carne e dell'anima, il cavallo capiva, s'accorgeva dei nostri sensi, agitava forte la sua coda, come se spazzasse via il vento, poi nitriva, ma non s'inalberava, perché ci conosceva e sapeva che eravamo i suoi amici. I cavalli sanno e ricordano, sai?

Perdona le mie divagazioni, perdona i miei pensieri, annotati malamente con un lapis su questa carta spiegazzata e grigia.

E' come se ti salutassi con uno dei miei baci.

Appassionatamente,

Mirabelle".

Chiusi la missiva con della ceralacca rossa, dopo averla baciata vagamente. Fu come baciare Friedrich, per l'ultima volta. Sospirai.



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