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lavoro pubblicato lunedì 8 dicembre 2008
ultima lettura domenica 27 ottobre 2019

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LETTERE DA COPENAGHEN - XLI LA FUGA DI MIRABELLE

di Dunklenacht. Letto 986 volte. Dallo scaffale Viaggi

Africa Coloniale Tedesca, 11 gennaio 1918. Fu così che decisi di andarmene dal quartiere a luci rosse. Si trattò di una decisione impro...

Africa Coloniale Tedesca, 11 gennaio 1918.

Fu così che decisi di andarmene dal quartiere a luci rosse. Si trattò di una decisione improvvisa, simile a quelle nevicate che colpivano inaspettate la città di Amburgo.

E venne ben presto l'ora degli addii.

Furono addii commossi, teneri, dolci, come baci malinconici, dati per il niente in mezzo ad una moltitudine di nebbie. Li scambiai con le mie amiche, le compagne di bordello, sulla soglia profumata, nell'ora in cui non venivano i clienti.

Le abbracciai tutte, una dopo l'altra, le guardai negli occhi, accarezzai le loro guance morbide, profumate, che sembravano vellutate.

- Addio, addio per sempre - mormoravo. - Me ne vado, mi dispiace tanto lasciarvi, ma non dimorerò più qui!

- Ripensaci, Mirabelle! Ripensaci! - mi diceva qualcuna. - Fallo per me, per noi...

- La nostra amicizia, la nostra fraternità dureranno forse per sempre, nell'illusione del ricordo, nella delusione del silenzio.

- Ma cosa vuoi dire? Mirabelle! Mirabelle! Svegliati dal tuo brutto sogno!

- Vi bacio tutte, bacio anche te, Ursula e ti chiedo se vuoi venire via con me... Ti concedo di seguirmi, di accompagnarmi lungo la strada del destino, se lo vorrai. Altrimenti, il mio affetto ti resterà ugualmente accanto!

- No, non posso. Mi dispiace, ma non posso... - mi rispose Ursula. - Mi mancheranno i tuoi sospiri e le tue confidenze segrete!

Davanti alla soglia del bordello passavano le vetture dei borghesi più ricchi e si spegnevano, una dopo l'altra, le luci vermiglie, che simboleggiavano la passione, il desiderio, la follia amorosa.

- Credo che partirò dal porto di Amburgo, a bordo di un bastimento, non so verso quale destinazione - dissi, abbassando le palpebre e lasciando che una lacrima di piacere e di malinconia mi accarezzasse le guance.

Sentivo nell'animo mio che Friedrich sarebbe stato sempre il mio padrone, il mio innamorato, il mio tesoro, anche perché il destino non poteva spezzare le invisibili catene che ci legavano.

Gli addii alla padrona furono tristi e commossi. Ci eravamo riappacificate, ci davamo fraternamente del tu, anche se lei continuava a volere i biglietti di banca che guadagnavo dai clienti facoltosi. Non ne avrei guadagnati più, avrei cambiato mestiere, forse mi sarei messa a girare il mondo, per vedere quant'era immenso.

I rami degli alberi tremavano forte, nel vento di Amburgo... Mi ricordavano la morte, il dolore, il rimpianto.

Ad un tratto, una vettura si fermò davanti al bordello, io vi salii e mi rapì. Non sapevo quale destino mi attendesse. Forse, lo sapevo soltanto in cuor mio.

- Portami con te, brezza dell'inverno - mormoravo al vento. - Portami via con te, per sempre! Non desidero altro, ormai...

La mia vita era un porto di nebbie, le stesse che avvolgevano i moli e le darsene di Amburgo. Qua e là, qualche face si accendeva e brillava confusamente.

- Dove andiamo, signorina? - mi chiese il conducente.

- Non lo so... - risposi, in un primo tempo. - Portatemi dove volete! Portatemi lontano!

Il mio profumo avrebbe fatto innamorare chiunque. Era un profumo di lusinghe, che sapeva di eterne giovinezze, giovinezze di baci, fuggitive e ardenti, quanto due corpi che s'incontrano e si stringono, per poi congiungersi fatalmente nel gioco dei sensi.

Lungo il tragitto, scrissi una lettera per Friedrich. Non sapevo ancora come avrei fatto per recapitargliela. Forse, l'avrei affidata ad un piccione viaggiatore, mi dissi.

"Amico del mio cuore,

non contare più su di me per dolci incontri amorosi nei giorni venturi. La mia anima è spezzata e non so nemmeno dove mi stanno conducendo i miei pensieri. Non conosco il mio destino, segnato dall'immenso tormento dell'estasi che vissi qui, con te e senza di te, nel quartiere a luci rosse. Non so nemmeno se questa è l'ultima volta che ti scrivo. Fantasmi bianchi mi passano innanzi, l'uno appresso all'altro. Si tengono per mano, mi accarezzano, poi vanno. Dove? Verso dove? Non lo so. Non so se ti sto dicendo addio oppure no. Un bacio. La tua Mirabelle".



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