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lavoro pubblicato sabato 6 dicembre 2008
ultima lettura giovedì 21 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (15) Fratelli

di aNoMore. Letto 897 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un capitolo nato per caso, volevo scrivere ben altro, ma questo è quello che é uscito. Devo dire che ciononostante il risultato mi abbia soddisfatto. Spero piacerà pure a voi. Buona lettura e come sempre aspetto vostri commenti.

1

Le voci volarono, planarono ad ogni orizzonte, la misteriosa creatura che aveva aiutato un piccolo villaggio finì sulla bocca di tutti e molti sperarono che non si fosse trattato di un evento isolato.

Quando non si ha nulla, non rimane che sperare e a volta qualcuno ascolta quelle preghiere, e le esaudisce.

Che sia Dio, il destino o un vecchio uomo, a chi importa?

Se ti ritrovi a pregare vuol dire che sei davvero messo male, non fai caso a chi ti tende la mano, la afferri e continui a pregare.

Il tempo volò come era solito fare da sempre, investi quelle terre come ogni altro luogo. Abbellì alcuni ricordi, ne cancellò altri, passò una spugna su quel dipinto chiamato vita addolcendone i tratti.

Dentro il suo cuore Alexander coltivò quelle sensazioni di una sola notte, in ogni momento le spolverava, quasi impaurito all'idea di poter perdere qualche dettaglio prezioso. Era bello rivivere quei momenti anche se solo immaginandoli, vi erano stati gesti e sguardi che non avrebbe mai dimenticato, che in un futuro lontano lo avrebbero salvato da sorti ben peggiori della morte.

Pensò molto a cosa lo aveva esaltato, cosa lo aveva reso felice in quella strana notte e di certo non era stato saziarsi dei suoi nemici. Pensandoci, non era stato neppure il semplice atto di salvare persone innocenti, nulla di tutto questo.

No, era stata un'unica scena, un unico scambio di sguardi avvenuto a battaglia conclusa, quando ormai le carni di quasi tutti i soldati erano state consumate dalla crudeltà di un figlio della notte, quando le armature e le armi erano già accatastate al centro del paesino.

Fu un uomo, un vecchio, era inginocchiato a terra, stremato dallo scontro, il suo forcone, la sua unica arma, era piantato un po' più in là. Non riusciva a pensare a nulla il povero vecchio, ascoltava il rumore di ossa scricchiolare, quelle di un mercenario mentre si frantumavano tra le zanne di una creatura dall'aspetto terrificante.

Quell'essere gli dava le spalle, poteva appena distinguere la figura, che era stata un soldato, diminuire progressivamente di dimensione, fino a scomparire dietro quella sagoma.

Impossibile da credere, ma in appena una manciata di secondi, di quel mercenario rimanevano solo un'armatura, delle armi e dei vestiti sporchi.

Il povero vecchio già aveva consegnato la sua anima a Dio, dopo quel soldato sarebbe toccata a lui quella sorte, era un mostro quello, non avrebbe avuto pietà di nessuno, forse sarebbe stato meglio morire infilzati da una spada.

Finito il suo pasto l'immondo essere si voltò d'improvviso, facendo scattare via il vecchio uomo. Lo scrutava con cura, con quegli occhi infossati tra la pelle molla e bianchiccia osservava, sembrava quasi ringhiare mentre in un ghigno indecifrabile mostrava i suoi denti che erano zanne.

Alexander sì avvicinò di un passo, il paesano avrebbe voluto sprofondare nella terra battuta delle stradine, i due si scambiarono ancora un profondo sguardo e il vecchio chiuse gli occhi attendendo la morte.Passarono solo una manciata di secondi, poi lì riaprì, la creatura si stava allontanando.

Lo aveva risparmiato e guardandosi attorno notò che li aveva risparmiati tutti, altri compagni che avevano partecipato alla battaglia si stavano riversando su quell'ultimo fronte, quell'ultimo focolaio di una battaglia ormai vinta.

Sembrava che ci fossero tutti, non mancava davvero nessuno, gli unici ad essersene andati erano stati i primi cinque, quelli che fecero muro al primo attacco, ben prima che quell'essere cominciasse a fare macello degli uomini di Jad.

Il povero vecchio non poteva lasciarsi sfuggire quell'unica occasione, non si sarebbe mai perdonato se non avesse almeno tentato di arrancare in avanti, trascinandosi sulle gambe doloranti. Non aveva più l'età per combattere, non aveva più l'età per nulla, ma amore e amicizia erano in grado di far fare cose davvero stupide, anche a un vecchio inutile come lui.

Rincorse la creatura che si allontanava in direzione dove erano scappati gli ultimi sopravvissuti tra i mercenari, si stava impegnando a respingere la viscerale paura che sentiva nell'avvicinarsi a quel demone della morte.

«Ehi!

Scusa!

Parlo a te guerriero!»

Alexander si fermò e quasi contemporaneamente l'uomo si fermò facendo un passo indietro. Il vampiro voltò la testa, fu l'unico segno per indicare che stava ascoltando e il paesano lo capì.

«Volevo solo dirti...

Grazie.

Non so chi tu sia, ma grazie.

Nient'altro.»

Il vecchio continuava ad essere tremendamente impaurito, ma irrigidito nella sua posa aspettava la reazione di quel singolare salvatore.

Alexander si voltò e guardò l'uomo nuovamente negli occhi, sentì il cuore infiammarsi, si sentì grande, immenso, come se fosse appena uscito vittorioso da una grande impresa ed effettivamente lo era stata.

No, il potere non riusciva ad eguagliare quelle sensazioni, spezzare il braccio ad un uomo poteva essere facile, uccidere il campione del regno un gioco divertente, ma la sensazione di guardare quegli occhi, quella era felicità autentica. Quelle persone, per qualche istante, immerse nella loro paura, lo veneravano come un angelo.

Da dietro la carne molliccia e malsana i suoi occhi si illuminarono, non per davvero, a quel tempo non erano ancora delle luminose ametiste che si incendiavano con le emozioni del suo cuore, a quel tempo erano ancora gli occhi nocciola di un ragazzo felice.

2

Lontano da quel villaggio la vita di Alexander ricominciò e per quasi un secolo si improvvisò eroe, se così si può dire.

Le preghiere di molti vennero ascoltate da quell'entità superiore, che alcuni chiamano Dio, altri destino ed altri ancora semplicemente caso, ma l'unico risultato fu quello muovere quel vampiro, come una pedina farlo arrivare in quei luoghi in cui la sua innata abilità era necessaria.

Saper uccidere non dovrebbe essere un vanto, un guerriero che fa ciò che ci si aspetta, combattere, uccidere e magari morire, non dovrebbe mai essere ricordato, ma è in gesta così estreme che un uomo viene scolpito nella memoria.

Purtroppo vi sono tempi in cui le parole non bastano, cambiare le cose richiederebbe troppi sacrifici e in quei casi si può solo sperare, pregare che esista qualcuno abbastanza spietato da impugnare la spada e fare ciò che è necessario. Già, necessario, di certo non giusto.

Alexander era ancora ben lontano dal trasformare l'uccisione di una persona in un problema etico, aveva la sua idea di giustizia e cercava di farla rispettare. Ci sarebbe stato tempo per interrogarsi sull'eterno dilemma che un giudice si ritrova ad affrontare ad ogni sentenza:

“Se sbagliassi nel giudicare o uccidessi le persone sbagliate?”

Erano forse concetti ancora troppo elevanti per un umanità appena risbocciata, ma erano domande che avrebbero tormentato l'animo di Alexander in futuro.

Per altri cento anni la quasi-vita del vampiro continuò, non andava immaginato come un Batman che ogni notte si aggirava per la sua Gotham, vi furono volte in cui trascorsero anche due o tre anni tra una sua esibizione e l'altra. Alla fine però, ogni volta che che ci si aspettava che ormai fosse scomparso per sempre, magari ucciso da qualche ammazza-vampiri, la creatura faceva una nuova apparizione portando speranza.

Fu incredibile che in quegli anni, in cui aveva deciso di fare la cosa giusta, aiutare il prossimo, Alexander fosse diventato un ricercato ancora più noto di quando si limitava ad ammazzare chiunque gli capitasse a tiro.

Ripensandoci secoli dopo, avrebbe apostrofato quella situazione dicendo:

«Ora capisco perché nessun eroe era venuto a farmi la pelle...» E la frase era sempre stata lasciata in sospeso, lasciando intendere che probabilmente avevano paura di essere perseguitati per le loro buone azioni.

Alexander avrebbe scoperto sulla propria pelle quanto era stato fortunato in quei secoli. Il vampiro per tutto quel tempo non era mai uscito dai regni centrali e in quei luoghi, creature del suo potere erano in assoluto gli esseri più pericolosi che si potessero trovare.

Nei regni di confine o ancor peggio nelle terre barbariche invece, il discorso era ben diverso, lì vi erano esseri dal potere sconfinato, si diceva pure che in quegli ultimi secoli si fosse risvegliato un drago, roba da far accapponare la pelle per intenderci.

Purtroppo non era un drago ad aspettare Alexander all'orizzonte della sua esistenza, forse sarebbe stato meglio se si fosse trattato di uno di quei bestioni. Invece era un essere ben più infido e infame, una creatura dedita alla corruzione e all'inganno, un essere che con le sue macchinazioni finalmente era a tanto così dall'avverare i propri sogni.

Un'ombra quindi oscurava l'orizzonte del vampiro, il suo periodo di pace ed eroica felicità sarebbe durato ancora un po', ma la strada che lo separava da quella inquietante presenza, si era davvero fatta tremendamente breve.

3

Potrebbe essere difficile credere che un diavolo uscito dall'Inferno, con grandi ambizioni in cantiere, si trovasse a perdere tempo in una squallida bettola di periferia. Questo però era né più e né meno quello che succedeva in una piccola città, lui era lì, in compagnia di un boccale della peggior birra e un mazzo di carte da gioco.

Il fu-Edward era seduto in un angolo e giocava ad un solitario, nessuno si avvicinava, la sua presenza incuteva un sinistro timore e anche il proprietario del posto era piuttosto riluttante all'idea di dovergli servire birra o quant'altro chiedesse. Ciononostante lo stesso taverniere non aveva il coraggio di chiedere a quel tizio di andarsene, la sua sola presenza spaventava i clienti più assidui, i quali incredibilmente, per la prima volta dopo anni, uscivano da quel posto sobri: cosa forse ancor più difficile da immaginare.

Il perché quell'uomo, che nell'aspetto non differiva molto da qualunque altro, incuteva tutto quel timore, era un mistero. Forse era la sua espressione folle, quei ghigni e i continui bisbigli, o forse la sua innaturale tranquillità e freddezza nel parlare con gli altri.

Era come se in quell'uomo si celassero due persone, le quali si alternavano in continuazione e il fatto che fosse armato, di certo non aiutava la gente a rilassarsi.

Quell'uomo, che chiameremo Edward, ma solo per comodità, visto che per ancora tre secoli e più non si sarebbe più sentito parlare di quel giovane assassino, dal canto suo era tranquillo, quasi spensierato.

Aveva avuto anni molto intensi, ma finalmente poteva concedersi un po' di pace, da circa un secolo si limitava a seguire un giovane vampiro nella sua ascesa.

Alexander non aveva mai sospettato di essere seguito, ma come fu in precedenza per il giovane Edward, anche lui aveva un angelo custode, se così si poteva definire, un ombra che lo seguiva di luogo in luogo e si premurava che nessuno di quelli che si avvicinavano fossero troppo potenti per le sue condizioni.

Il sole stava andando a nascondersi dietro l'orizzonte ed Edward stava ammazzava il tempo che lo separava dal risveglio di Alexander.

Doveva ammettere che era stato bravo quel vampiro, ci mise quasi settant'anni a ritrovarlo dopo la sua fuga di prigione. Certo, aveva avuto altre faccende da sbrigare, ma quando decise di mettersi a cercarlo attivamente, ci impiegò comunque molto tempo e la cosa lo sorprese piacevolmente.

In un certo senso era una conferma, fin dal principio aveva scelto quel ragazzo come suo pupillo, “abitare” nel corpo di Edward era stato solo un ripiego, una situazione che aveva sempre voluto considerare come temporanea. Non si era sbagliato sul neonato della famiglia Tarey, era nato sotto la giusta stella, nelle sue vene scorreva sangue potente e la sua mente, in quell'ultimo secolo, si era rivelata di resistenza adamantina.

Non è da tutti seppellire i propri cari in un bagno di sangue, diventare una bestia maledetta, uscirne pazzo e poi riprendersi con gli straordinari risultati che Edward stava ammirando.

Lo avrebbe corrotto, quel corpo, quell'anima, quella mente, sarebbero stati tutti suoi, era di questo che spesso bofonchiava tra un boccale e l'altro, si ripeteva che avrebbe piegato quel vampiro e ne avrebbe fatto il suo araldo: era una creatura destinata a divenire perfetta.

Per mano di quel bestia imperfetta avrebbe conquistato ogni regno che desiderava, avrebbe aumentato ad ogni generazione il numero delle anime che possedeva, sarebbe diventato così potente da poter sfidare il Luminoso Oscuro Signore.

Aveva fallito durante la Nera Ribellione, ma non vi sarebbero state repliche: lo avrebbe sconfitto.

È in qualche modo triste scoprire che Alexander non aveva avuto fortuna nella sua esistenza, non era stato grazie alla sua buona stella se aveva sconfitto tutti i nemici che aveva incontrato, grandi eroi e veri cattivi erano sempre stati piegati dal suo oscuro angelo protettore. Alexander era un vampiro come tanti, ogni giorno diventava più potente, ma era normale. Poteva schiacciare un umano come fosse una moscerino, ma era normale.

Improvvisamente anche quell'impresa al villaggio senza nome perde parte del suo fascino, ma fortunatamente in quelle circostanze fu solo merito suo.

Infatti Edward in quell'occasione, come in altre, era arrivato troppo tardi, altrimenti non avrebbe mai permessi che il fulcro dei suoi piani venisse martoriato come era successo.

Già, all'ombra dal suo mantello, il giovane vampiro era stato fatto a pezzi dai mercenari. Quando se ne andò dal villaggio, riuscì a stento a nascondersi in un posto al riparo dal sole e per quasi tre settimane era rimasto lì, ad aspettare che il sangue sanasse le ferite e rigenerasse le mutilazioni.

Spesso, le imprese più grandi che aveva compiuto, erano sempre avvenute proprio perché Edward aveva abbassato la guardia, o aveva dovuto allontanarsi per altre faccende.

In parte quindi, la grandezza che Alexander aveva accumulato fino a quel momento era reale, forse non vi sarebbe stata storia se alle sue spalle non ci fosse stato un possente protettore.

Edward lo ammirava sempre con maggiore stupore, quel vampiro era riuscito a rinnegare la sua maledizione, si comportava come un umano, aveva imparato a dominare la fame: quando si nutriva riusciva a controllarsi e a fermarsi prima di mettere in pericolo di vita la propria preda.

Per alcuni potranno sembrare faccende di poco conto, ma senza un anziano mentore, per un vampiro, è quasi impossibile dominare i propri istinti ed è quasi certamente destino divenire una bestia famelica, come fu per l'Alexader dei primi anni.

Lui aveva domato la bestia, questa era stata sicuramente la sua impresa più grande.

4

“I tempi sono maturi”

Questo pensava Edward al termine della sua partita a carte, quella stessa notte sarebbe andato a tastare il terreno.

Era abbastanza sicuro che avrebbe potuto smuovere l'animo di Alexander facendo leva sul ricordo del padre, ma non era sicuro che avrebbe usato quell'approccio, era uno che amava improvvisare.

Il sole era tramontato e presto il vampiro sarebbe uscito allo scoperto, aveva bisogno di almeno due o tre persone per ottenere il nutrimento necessario a non cadere in preda agli istinti della bestia.

Era trascorso più di un anno dalla sua ultima apparizione come grande salvatore e per questo aveva bisogno di cacciare quasi tutte le sere.

In fin dei conti le notti da eroe potevano, in modo molto poco poetico, essere paragonate a dei grandi banchetti, una notte di quelle e il giovane Alexander poteva avere sangue per almeno sei mesi, permettendosi così di cacciare anche solo una volta alla settimana. Il suo corpo si saturava di nettare che poi consumava gradualmente, dosandolo come una borraccia d'acqua nel deserto.

Edward con movenze sicure lasciò cadere le ultime carte che teneva in mano, si alzò di scatto, come se si fosse appena ricordato di avere un affare urgentissimo, canalizzando su di sé l'attenzione di gran parte dei presenti.

Sfrecciò veloce davanti al bancone, lasciò cadere qualche moneta e imboccò l'uscita.

Tutto sommato il proprietario si ritenne in qualche modo soddisfatto, si era sbarazzato di quello sgradito cliente e in aggiunta gli aveva pure lasciato una bella mancia, sperava solo che non si fosse sbagliato a contare i soldi o al limite che avesse troppa fretta per scomodarsi a rientrare.

Edward era per strada, pensoso, cosa rara per lui, camminava con fare anonimo, era una di quelle persone che sapeva come fare per non essere ricordato.

Le strade di quella piccola cittadina erano deserte, era impressionante come anche in luoghi meno campagnoli, la vita fosse comunque regolata dal sole, appena quest'ultimo si andava a nascondere, la gente spariva.

Finalmente una strada decente pensò, era stata una settimana piovosa e ringraziò di essere in una città abbastanza ricca da permettersi delle strade acciottolate: almeno non avrebbe finito quella serata coperto di fango fino alle ginocchia.

Passando davanti ad un vicolo, appena più stretto e un poco più buio degli altri, Edward notò immediatamente il suo pupillo, stava mordendo il collo di un uomo: la prima vittima di quella sera probabilmente.

Passò dritto senza dare nell'occhio, lo avrebbe incrociato più avanti, per il momento si acquattò in un angolo e nascose la spada che si portava dietro: doveva sembrare il classico uomo innocuo ed inoffensivo.

Trascorsero interminabili minuti, Edward come al suo solito era tranquillo, nulla riusciva a turbare il posseduto, probabilmente sarebbe stato più in ansia chi lo avesse osservato nelle sue imprese che lui stesso.

5

«Perché mi segui?» Fredde mani lo avevano afferrato, sentiva gli artigli premere sul torace: era Alexander.

«Mi ha sorpreso, hai raffinato molto i tuoi sensi.» L'uomo si era lasciato sollevare in quell'abbraccio tutt'altro che dolce o sensuale.

«Non voglio più essere seguito, hai capito?» Anche il vampiro sembrava calmo, il suo tono di voce era basso e pacato, ma con difficoltà nascose la sua sorpresa, quando si accorse che il cuore di quell'umano, non aveva cambiato minimamente il suo modo di battere dopo il suo agguato. I colpi si erano susseguiti con notevole armonia e tranquillità.

«Mi dispiace, non posso soddisfare le tue richieste.» Edward si stava divertendo un po', era come il gatto che gioca col topo prima di mangiarselo.

«Non so se sei pazzo o cosa, ma non ti conviene farmi arrabbiare.»

«Invece era proprio la mia speranza, un vampiro calmo e riflessivo non ha grande effetto su di me.»

«Bravo, sai cosa sono, allora saprai anche cosa cerco.»

«Ovviamente, serviti pure.» Edward reclinò la testa verso sinistra lasciando ben scoperto il collo.

«Questo cosa vuol dire?»

«Non è forse il sangue quello che cerchi?

È piacevole anche per me, non lo è solo per te, questo lo sapevi?»

«Come sai queste cose?

Non sei un vampiro, sento il tuo cuore battere, ma hai il nostro odore, sei già stato morso vero?

Sei un servo di uno di noi, giusto?»

«Forse, ora che ne dici di goderci questo momento?

Mordimi, assapora il mio sangue, godiamoci il bacio maledetto e dopo magari parleremo di ciò che so.»

«Non ci sarà nessun dopo, addio.» Alexander affondò le zanne nel collo di quell'uomo, con grande ingordigia stava succhiandone fuori la linfa vitale.

Era un piacere che arrivava dritto al cervello, lo spingeva a continuare, esattamente come in un amplesso amoroso si è spinti verso il culmine sempre con maggiore forza.

Fermarsi prima di uccidere una preda era sempre un grande sforzo e di norma il vampiro era solito lasciare le sue prede svenute: il suo addio era ovviamente riferito a questo.

La sfrontatezza di quell'umano lo aveva incuriosito, non poteva essere un ammazza-vampiri, loro non si comportavano così. Non era neppure un qualche genere di loro servitore, il suo sangue avrebbe avuto un altro sapore.

Cos'era quel tizio?

Perché ci teneva tanto ad essere morso?

Più assaporava quel sangue, più quella faccenda gli sembrava sospetta, cos'era quel sapore che sentiva?

Aveva una dolcezza particolare, in qualche modo gli ricordava il proprio sangue ed era spaventosamente frizzante per essere umano, come una bibita energetica, il cui effetto però era istantaneo.

Era arrivato troppo avanti, doveva assolutamente staccarsi da quell'uomo, ancora poco e lo avrebbe ucciso, stava sottraendogli troppo sangue.

Fu la volta in cui trovò più difficoltà a smettere, quel nettare era peggio di una droga, era energia allo stato puro, era potere: non era di certo umano.

Edward barcollò in avanti, stava ridendo e il vampiro non riusciva a spiegarsi come potesse ancora reggersi in piedi dopo aver perso tutto quel sangue.

«Buono vero?

Una prelibatezza rara, no?»

«Cos'é? - Disse a fatica Alexander - Non eri ubriaco, perché mi sento così?» Stava barcollando anche lui, la vista si era fatta sfocata, nebulosa, era ormai difficile distinguere le figure, il mondo si divideva tra luce e ombra.

«È il tuo contratto che mi porto dentro, sei un vampiro, per scelta o per costrizione, non importa, la tua anima è stata appuntata nel Libro Rosso.»

«Fa male, brucia, perché brucia.» Alexander era caduto in ginocchio, si stava reggendo il petto a livello del cuore. Parlava a fatica, come se gli mancasse il fiato, ma un vampiro non respirava.

«Non cercare di resistere, ti ho fatto un regalo, è un dono che non avevo mai concesso a nessuno.»

Edward osservava il suo pupillo contorcersi, stava soffrendo ed infine aveva cominciato ad urlare. Erano urla strazianti, chiunque si fosse trovato nei paraggi non avrebbe faticato ad udirlo.

Nel completo silenzio della notte, un essere urlava con tutte le sue forze.

Alexander si sforzò di riaprire gli occhi, si guardava le mani, si stavano chiudendo, era come se tutti i muscoli si stessero contraendo per farlo implodere in se stesso. Tremava come in preda agli spasmi, i suoi artigli stavano diventando unghie, le dita si accorciavano, tutte le mani si stavano facendo più piccole.

Con la lingua si sfiorò le zanne ed immediatamente, con grande caparbietà, si portò le mani alla bocca, per toccare quel miracolo: le zanne erano divenute nuovamente denti.

Anche la pelle si era fatta più consistente, non sembrava più quella di un cadavere ultracentenario, era un miracolo, come poteva il sangue di quel tizio aver fatto tutto questo: non era semplicemente possibile.

«Ho respinto la bestia che ti aveva divorato, dovresti essermi grato di questo.»

La bestia, una eterna compagna per i vampiri, è difficile da descrivere, ma potrebbe essere paragonata all'animale che si cela dietro alla carismatica figura del figlio della notte. Bestia ed umanità sono in eterno conflitto, da un lato la volontà di continuare una vita con desideri umani, dall'altro una forza indomabile che spinge verso l'eccesso, gli istinti primordiali: cibo, procreazione e autoconservazione.

Quando un vampiro si lascia consumare, cedendo alla brama del potere che la nuova natura gli offre, quando lo fa senza che la sua mente sia abbastanza forte, il suo corpo si consuma, esattamente come era avvenuto per Alexander, si deteriora adattandosi alle esigenze delle proprie brame.

Il cedere alla bestia non è un processo reversibile, una volta divenuti animali famelici non si torna indietro, lo stesso Alexander non era più stato in grado di concepire alcune sfumature della vita umana, proprio perché il suo io era stato corroso dall'animale.

Quanto era accaduto quella notte aveva dello straordinario.

«Chi sei?» Con un filo di voce, stremato da quella trasformazione, il vampiro alzò gli occhi sul suo interlocutore.

«Il mio nome è Edward, ho anche altri nomi, ma non ha importanza.

Sono un assassino, come te, abbiamo qualcosa in comune.

Sono tuo fratello o meglio fratellastro, dovresti esserne felice.»

Alexander venne pietrificato da quelle parole, il suo volto, fattosi improvvisamente umano, era un dipinto allo stupore.

Come fosse accaduto appena qualche giorno prima, ricordò le parole del padre, ricordò il suo peccato e vedere lì quell'uomo che effettivamente aveva un sapore e un aspetto tanto familiari, lo aveva paralizzato, sia nel corpo che nella mente.

«Forse avevo un fratello, ma è morto di certo oppure adesso avrebbe l'aspetto di un vecchio rinsecchito.» Erano passati tre secoli e quel tizio non dimostrava neppure vent'anni.

«Anche che tu mi sembri piuttosto giovane per l'età che hai.» Rispose Edward con tono ironico e allo stesso tempo il suo atteggiamento rivelava una punta di sfida.

6

«Ehi voi laggiù, che succede?» Due uomini avevano fatto capolino dalla strada principale, indossavano armature leggere e impugnavano delle lunghe spade, probabilmente delle bastarde.

«Nulla che vi riguardi.» Edward si era fatto improvvisamente serio, i suoi occhi tranquilli avevano assunto uno sguardo da killer. Strinse i pungi talmente forte da far scricchiolare le articolazioni.

«Che fai, lasciali in pace, fanno solo il loro lavoro.» Alexander non riusciva ancora ad alzarsi, tutti i muscoli erano contratti e si rifiutavano di muoversi.

I due soldati si guardarono e poi si avvicinarono con passo autoritario ai due uomini apparentemente disarmati.

Quella di Edward era stata decisamente una di quelle risposte che è meglio non dare a grossi uomini messi a fare la ronda notturna, stanchezza, armi e sfrontatezza erano una miscela che non giocava bene assieme.

“Come due falene attirate dalla luce: studipi!” Pensò Edward, forse lo disse anche a bassa voce, ma se così fu, nessuno se ne accorse.

I due soldati morirono, potrebbe essere interessante dilungarsi nella dettagliata descrizione della rapidità dei movimenti del posseduto, di come in un istante spezzò il collo al primo, entrò nella guardia del secondo disarmandolo e tagliandogli la gola.

Fu solo questione di un attimo, un balzo in avanti, un salto di lato, una spinta con i piedi sulla parete di un casolare, ma in un soffio tu era già finito.

«Perché lo hai fatto?

Non era necessario, era solo povera gente.» Alexander era disgustato dalla crudeltà di quel tizio, era anche un po' sorpreso dalla sua abilità, ma era un fatto totalmente secondario. Pensare che un tempo era stato anche lui così, lo faceva stare ancora peggio.

«I secoli ti hanno rammollito, ma non ti preoccupare, tornerai in splendida forma.

Dopotutto erano solo due umani, non dirmi che ti importava davvero così tanto.»

«Loro non ti avevano fatto nulla.» Il vampiro stava andando su tutte le furie, quel tizio era umano non più quanto lo era lui. Non gli importava se diceva di essere suo fratello, gliela avrebbe fatta pagare.

Quando si alzò in piedi barcollando, sorprese per l'ennesima Edward, il quale non credeva che il vampiro si sarebbe potuto muovere prima di qualche ora, probabilmente aveva un forza di volontà davvero fuori dalla norma, quella ne era l'ennesima conferma.

Alexander estrasse la spada e per la prima volta incrociò il suo sguardo con quello del posseduto: notò con stupore i suoi occhi viola e brillanti.

«Suvvia Alexander, non voglio farti male, metti via quella ferraglia.»

«Ti ucciderò.» Rispose in modo solenne, ma con evidente sforzo fisico.

«Lo hai voluto tu.» Edward scattò in avanti assestando un primo pugno all'addome, l'altro non aveva neppure avuto il tempo di alzare la spada.

Ne seguì una raffica pazzesca di pugni, che colpirono un po' a casaccio torace e testa del vampiro.

Ogni colpo si univa agli altri in una raffica di imparagonabile velocità. Quei pugni riuscivano probabilmente ad essere più veloci dell'occhio umano e la cosa più incredibile, era che non sembravano risentirne in potenza, tanto che l'ultimo colpo fu segnato da un nitido croc: le costole del vampiro avevano ceduto.

Neppure per un attivo Alexander era riuscito ad allontanare il suo avversario, era rimasto lì ad incassare quei colpi, senza trovare il modo per reagire.

Infine Edward, con un calcio secco dietro le ginocchia, fece cadere nuovamente in ginocchio il vampiro, gli afferrò il braccio con cui reggeva la spada e come se si trattasse di un ramoscello secco, glielo spezzò di netto.

«Non amo essere sfidato, spero che la bestia abbia capito chi comanda.» La voce del posseduto era cambiata, profonda, proveniente da un abisso lontano, spazzava via ogni dubbio sulla sua presunta umanità.

«Cosa vuoi da me?» Alexander stringeva i denti per sopprimere il dolore, il suo corpo era più simile a quello di un morto, che a quello di un vivo, ciò non toglieva che un braccio spezzato provocava dolori lancinanti. Probabilmente a lui sarebbe guarito nel giro di due o tre giorni con un adeguato uso di sangue, ma ciò non toglieva il dolore che lì per lì era ai limiti della sopportazione.

«Tuo padre mi ha rifilato questo scarto per tentare di salvarti, visto che il suo sacrificio è stato vano, sono venuto a sentire se volevi stringere un accordo con me.»

«Devi morire bastardo!»

«Posso ridarti la vita che hai perduto, se ti interessa, ti aspetto nella grotta del Mezzo Picco.

Tra un mese sarò lì.

Arrivederci vampiro.»

Edward se ne andò con la stessa spensieratezza con cui era entrato nella vita di Alexander. Sapeva che il vampiro sarebbe certamente venuto a cercarlo, se non era per la sua vita, era per vendicare suo padre e se non era per vendetta, sarebbe comunque venuto a tentare di ucciderlo.

Al posseduto bastava questo.



Commenti

pubblicato il 12/12/2008 19.57.27
fiordiloto, ha scritto: Hy there! Sono riuscita a vedere Kigeki e devo dire che avevi ragione! Sebbene sia breve, fa sognare. Inoltre, complimenti! Un'altro bel capitolo! Anche se al momento gli impegni mi escono dalle orecchie sono riuscita a leggerlo finalmente con un po' di calma!

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