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lavoro pubblicato mercoledì 3 dicembre 2008
ultima lettura mercoledì 23 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Sabbia

di chiarabenzi. Letto 1237 volte. Dallo scaffale Sogni

Tutto pronto, penna in mano e sguardo fisso sul foglio, massima concentrazione. I secondi passano e non succede niente. C'è solo quella pagina ...

Tutto pronto, penna in mano e sguardo fisso sul foglio, massima concentrazione. I secondi passano e non succede niente. C'è solo quella pagina bianca lì davanti, così bianca che fa paura, come se potesse inghiottirci da un momento all'altro e noi diventare nostro malgrado parte di quel candido, spaventoso nulla.

Prendiamo il tagliacarte e con un solo gesto, sicuro, preciso, creiamo un foro proprio nel centro del foglio. E incredibilmente, ci arriva una luce da dietro la pagina; non è forte, è una specie di luminosità riflessa che tuttavia se ne sta lì innegabile a schernirci come a dire cos'è ti aspettavi veramente il nulla?

Avviciniamo il viso e guardiamo attraverso il foro con l'occhio sinistro, quello vero. Di là i colori sono pallidi, deboli; qualcuno ha risucchiato la vita, prosciugando il mondo e i suoi colori, solo pastelli freddi esangui. Nessun respiro.

Il paesaggio è invernale: il mare grigio argenteo e liscio come una lama, quasi avessero fuso del ferro sulla superficie dell'acqua. La sabbia bianchissima, fine come calce, risalta ancora di più contro il mare plumbeo, senza scalfirne però l'immobilità. Che razza di posto è questo? Immoto, silenzioso, vuoto. In lontananza si vedono gabbiani che sorvolano placidamente le acque. Neppure loro emettono alcun suono; è tutto senza voce, qualcuno si è portato via i suoni, i rumori. Dove sono tutti? Tutti chi? Non c'è nessuno, siamo soli in questo universo, questo ghiacciaio senza ghiaccio. In lontananza si vedono degli ombrelloni aperti e dei lettini da mare che stranamente sono ancora là. In inverno non dovrebbero esserci più ma poi perché inverno, a pensarci non è mica freddo; solo, l'aria non si muove, manca il fiato. Ci incamminiamo verso quei pochi segni di umanità sperando di vedere qualcuno o qualcosa, notare un movimento, udire un suono, tutto pur di uscire da questa viscosa prigione. Eccoli là i lettini, anche loro spenti, tristi, con la vernice ormai scrostata, qualche crepa nel legno. Giriamo intorno al primo e il cuore fa un balzo. Senza alcun preavviso, eccolo lì. Un bambino seduto sulla sabbia con paletta e secchiello che scava un buco nella sabbia. Tutto concentrato nel suo giocare non ci ha neppure sentito. Lo osserviamo per un po' sperando l'impossibile: udire il suo respiro o magari una risata che, argentina e potente, infranga questa gabbia di polvere che ci soffoca senza toccarci. E invece niente. Il bambino continua a giocare ignaro della nostra presenza, ogni tanto si ferma e guarda lontano con un'espressione di indicibile tristezza e gli occhi gli si velano per un istante ma niente di più, non una lacrima non un singhiozzo, niente che possa dimostrare che c'è ancora vita lì dentro, dentro di noi.

Ci giriamo, guardiamo lontano, c'è qualcuno? qualcuno che ci aiuti. Nessuno, gli occhi si velano di lacrime e ce ne restiamo lì come statue di sale votate al dolore. Inizia a piovere, sono lacrime di cenere che scendono da nuvole gonfie di disperazione; persino quel lento e inesorabile cadere non è che assoluta immobilità. Poco a poco la cenere ci copre, soffocando ogni impulso, ogni scintilla, ogni cosa.

Il dolore scivola addosso al bambino come un ladro, si acquatta dietro le pieghe degli occhi, pronto a scattare e ad aggredire in quel modo selvaggio e pacato allo stesso tempo che è solo di un dolore grande, immenso. Lui è lì, continua a scavare come se in fondo a quel buco potesse trovare tutto e tutti. Scava come se non conoscesse altro. Non ci guarda, non ci sente, non percepisce il mondo intorno a sé, c'è solo lui con il suo dolore, tutto il resto è altro è fuori è nulla. Lo guardiamo ancora e ancora, incapaci di avvicinarci, di abbracciarlo, di dargli conforto, possiamo solo stare a guardare e annegare nella sua sofferenza e nella sua tristezza, non c'è fuga. Non siamo che impotenti spettatori del male.



Commenti

pubblicato il 07/12/2008 16.41.09
Alessandro8790, ha scritto: Bello, mi è piaciuto, ma perché è così triste? Infondo la vita mica è tutta nera e muta?

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