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lavoro pubblicato venerdì 28 novembre 2008
ultima lettura martedì 8 ottobre 2019

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Parabola

di Blue. Letto 1053 volte. Dallo scaffale Fantasia

Alle 21,38 in punto del primo lunedì di marzo la voce, strana e solenne, entrò per la prima volta nelle case attraverso la radio. Perché proprio a quell'ora, ed in quel giorno, nessuno è in grado di dirlo. In ogni caso, le r...

Alle 21,38 in punto del primo lunedì di marzo la voce, strana e solenne, entrò per la prima volta nelle case attraverso la radio. Perché proprio a quell'ora, ed in quel giorno, nessuno è in grado di dirlo. In ogni caso, le reazioni a caldo furono di scetticism la gente rifiutava semplicemente di credere alle proprie orecchie. A Doylestown, Pennsylvania, Floyd Jones stava giocando in cantina con il trenino elettrico di suo figlio Lyman e si era portato dietro una piccola radio a transistor per seguire una trasmissione di quiz. All'improvviso si fece silenzio e poi la voce, profonda, gentile, benevola ma ferma, disse:

"Qui parla Dio. Mi spiace dovervi interrompere. Una volta avviato, in genere, un programma di creazione procede per conto proprio; ma voi, cari figli del terzo pianeta del Sole, siete talmente vicini all'autodistruzione che non posso fare a meno di intervenire. Così ho deciso di stare con voi una settimana."

Il signor Jones rimase per un attimo a bocca aperta.
"Scommetto che Lyman ha piazzato un microfono nella sua stanza", disse poi, e corse a vedere. Ma trovò il ragazzo che, con la testa tra le mani, soffriva e sudava su una pagina di frazioni.
"Che hai combinato con la radio?", gli chiese con voce severa.
"Io? Niente", rispose Lyman. "Perché? Si è rotta?"
Più che mai perplesso, il signor Jones bussò alla porta del suo vicino, Gene Huckill.
"Gene", gli domandò a bruciapelo appena lo vide, "stavi ascoltando anche tu il programma di quiz alla radio?"
"No, il notiziario", fu la risposta.
"Allora non puoi aver sentito..."
"Perché, l'hai sentito anche tu?", fece il signor Huckill spalancando gli occhi. "Pazzesco, vero?"
L'episodio non rimase circoscritto a Doylestown. Il giorno seguente si seppe attraverso i mass-media che la stessa cosa era accaduta in Europa, Asia, Africa, Sudamerica ed Australia, e divenne di pubblico dominio, visto che la trasmissione era stata fatta in tutte le lingue, compresi i dialetti meno noti.
Dovunque era un continuo incrociarsi di "Che ne pensa?", "Che te ne pare?", e mai l'umile risposta "Non lo so" fu ripetuta più spesso che in quel primo martedì di marzo.
Il sole tramontò. Alle 20, tutte le radio esistenti erano in funzione. Le attese degli ascoltatori non vennero tradite. Alle 21,38 precise, la voce, serena ed amichevole, tornò a farsi sentire:

"Non abbiate paura. Voglio soltanto convincervi del fatto che sono veramente Dio e che rimarrò con voi per tutta la settimana."

Questa volta i tecnici cercarono di identificare, con l'aiuto dei radiogoniometri, il punto di provenienza della voce mentre era ancora in onda, ma ben presto dovettero convincersi che non c'erano trucchi. La Russia, sospettata di raggiro, venne assolta per mancanza di prove.
Mercoledì i giornali dedicarono pagine su pagine alla voce. Il punto di vista degli scienziati era unanime: si trattava della voce di un individuo di sesso maschile, che secondo il parere di un insegnante di dizione, era nato nel Massachusetts ed aveva frequentato scuole prestigiose.
"Se fosse veramente Dio, come sostiene", insinuò un professore, "che bisogno avrebbe di usare la radio?".
I ministri della Chiesa rilasciarono dichiarazioni più caute:
"Anche se non è la voce del Signore", disse un vescovo, "serve a ricordarci qualcosa che troppi dimentican Dio è qui, in mezzo a noi".
Al raduno di preghiera della serata di mercoledì, gli americani accorsero in massa. Quasi tutte le chiese avevano fatto installare una radio. Il terzo messaggio fu estremamente breve: due parole soltanto. Con grande sdegno di coloro che non volevano ammettere un Dio che non fosse cupo e funereo, le parole furono accompagnate da una risatina. Eccole:

"Sono io".

Come le altre, anche questa comunicazione riuscì a penetrare in tutte le radio in funzione, comprese quelle che, sulle navi, potevano ricevere soltanto messaggi in codice e non avevano microfoni. Questo dettaglio aiutava forse a capire la ragione per la quale Dio si serviva della radi piovendo dall'alto di un cielo vuoto, la sua voce avrebbe con ogni probabilità seminato il panico tra gli esseri umani. Alla radio invece faceva meno effetto, perché la gente era abituata a sentir uscire voci dall'apparecchio. Il Padreterno si stava rivelando un tipo pieno di premure.
Egli conosceva bene la psicologia umana, e quelle semplici parole erano per molti una assoluta garanzia di veridicità.
Giovedì il Signore ricorse ad un nuovo espediente: una fioritura di miracoli per gli ignoranti ed i superstiziosi. I prodigi si verificarono un po' dovunque nel mondo; in genere si trattava di miracoli di poco conto. Nel Wisconsin, le arance del mercato di un paesino rotolarono dalle bancarelle e si disposero su un muro in modo da formare la seguente frase: "Gli uomini sono miei figli e quindi fratelli". A Copenaghen, un leone dello zoo uscì dalla gabbia e si mise a girare per la campagna finchè non vide in un prato un gregge di pecore in mezzo alle quali si accovacciò. A Pasadena, in California, una donna si gettò dal ponte sul Grand Canyon, rimanendo sospesa nell'aria per 45 minuti. Poi fu raggiunta dai pompieri e tratta in salvo.
Per quanto modesti, questi miracoli fecero uscire dai gangheri tutti coloro che non avevano quasi battuto ciglio sentendo alla radio la misteriosa voce dal timbro profondo e vivace. Nella capitale francese i deputati vennero quasi alle mani mentre erano riuniti alla Camera, scambiandosi ingiurie come "Cammello!" ed accusandosi a vicenda di irrazionalità e tradimento della Rivoluzione. Negli Stati Uniti il più imbestialito di tutti era il presidente dell'associazione per l'ateismo, che chiamò a raccolta i suoi seguaci sparsi in tutto il Paese per una manifestazione di protesta davanti alla Casa Bianca. La trasmissione divina del giovedì sera fu piuttosto lunga:

"Ogni ciottolo che voi calpestate, ogni goccia d'acqua, sono un miracolo, ma poiché avete perso la capacità di provare timore e reverenza ho dovuto compiere oggi questi altri miracoli, che comportano una sospensione delle leggi naturali. Il fatto che io mi sia deciso a non rispettare queste leggi dovrebbe darvi la prova di quanto mi state a cuore, perché anche una divinità onnipotente non deve abusare dei propri poteri. Dal momento però che quanto ho fatto finora non basterà a convincere gli scettici più ostinati, eseguirò un certo numero di miracoli importanti nella mattinata di venerdì, e a mezzogiorno in punto farò sprofondare sott'acqua per un intero minuto il continente australiano".

Dopo la trasmissione del giovedì sera gli increduli gettarono la spugna. Decine e decine di milioni di persone si convinsero che quella era veramente la voce di Dio. Tutti coloro che professavano la fede musulmana si misero in marcia verso la Mecca; giorno e notte i cinesi facevano esplodere petardi, ed i membri di una setta del Sudamerica si riunirono sulla cima di una montagna aspettando, avvolti in lenzuoli bianchi, l'imminente fine del mondo.
Intanto le stazioni radio australiane trasmettevano a tutto spiano. Per la sua dimostrazione finale, Dio aveva scelto proprio il continente giusto. Gli abitanti di altri paesi si sarebbero probabilmente contesi con le unghie e con i denti qualunque tipo di imbarcazione; gli australiani invece erano fatti di un'altra pasta. Un annunciatore di Melbourne osservò: "Non si nota né allarme né nervosismo tra la gente. Qui pensiamo che un minuto sott'acqua non possa fare male a nessuno, e che anzi farà un sacco di bene a qualche nostro concittadino". Melbourne e Sidney sarebbero state sorvolate da piccoli dirigibili con a bordo giornalisti che avrebbero fatto attimo per attimo la cronaca del Diluvio Universale parte seconda.
Dio aveva promesso miracoli "importanti" nella mattinata del venerdì, e mantenne la parola. Negli Stati Uniti il metallo in dotazione all'esercito subì una straordinaria trasformazione: dalle fibbie alle navi da guerra, tutto venne tramutato in rottami, tonnellate e tonnellate di ferro vecchio. A metà mattina, anche gli arsenali della Russia erano diventati innocui. Lo choc provato dal Cremlino fu così forte che le autorità sovietiche dimenticarono perfino di fare funzionare la censura. Si seppe così che i carri armati, gli aerei ed i cannoni, le file e file di risplendenti macchine da guerra non c'erano più: le avevano sostituite file e file di carretti agricoli, su ognuno dei quali spiccava un cartello con la seguente massima di Lenin: "Pace, pane e terra".
A New York, la marcia di protesta degli atei si concluse quasi prima di cminciare: i dimostranti erano appena entrati in Times Square, infatti, che Dio li trasformò in angeli. Stupende ali arcuate dalle piume bianchissime spuntarono all'improvviso dalle loro scapole, e sulle loro teste comparvero aureole dorate. Una cosa tremendamente imbarazzante, che li costrinse a sgombrare il campo.
La tensione portò al limite del nervosismo il radiocronista ed i giornalisti in volo sull'Australia, mentre le lancette degli orologi si aviavano a segnare mezzogiorn 11,58, 11,59, e finalmente 12,00. L'unico a mantenere una calma glaciale ed a descrivere gli avvenimenti come se si fosse trattato di una partita di calcio fu il cronista della BBC.
"Come predetto", trasmise il giornalista inglese, "il continente comincia ad affondare. La velocità è piuttosto sostenuta, all'incirca la stessa di un ascensore. Ecco... L'ultimo campanile è scomparso sott'acqua. L'oceano è coperto di oggetti galleggianti. Ora l'acqua ha coperto anche le cime delle montagne... 50 secondi, 55... Sì, ecco che riemerge. Bel colpo! La cara, vecchia Australia è di nuovo a galla, per nulla scombussolata dal bagno!".
Innumerevoli mezzi da sbarco puntarono filati verso la spiaggia, non appena ci fu una spiaggia verso la quale puntare. Il primo australiano ad essere intervistato da un giornalista fu un certo colonnello Arbuth, medaglia d'oro, pensionato. "Racconti agli ascoltatori ciò che è successo, colonnello", balbettò il radiocronista. "E' andato veramente sotto?"
"Lo vede anche lei che sono da strizzare, no?", si infuriò il colonnello. "Quel dannato oceano si è riversato tutto nella mia stanza. Lei non avrebbe un asciugamano?"
Nella trasmissione di venerdì sera, il Signore fece un po' il punto della situazione:

"Volete sapere se la mia visita significa che il mondo sta per finire? Per carità, date ascolto alla vostra anima, fate come essa vi suggerisce. Buonanotte".

Sabato fu una giornata frenetica. Coscienze per lungo tempo sepolte cominciarono a venir fuori: in tutto il mondo, qualche dittatore lasciò la carica di capo del governo. Centinaia di migliaia di piccoli commercianti chiusero i battenti perché i loro metodi di vendita erano piuttosto sgradevoli. Il proprietario di un'officina chiamò i suoi meccanici e disse lor "D'ora in poi, quando facciamo pagare al cliente una nuova bobina per lo spinterogeno assicuriamoci che la bobina sia stata sostituita davvero". Malfattori di piccola taglia resituirono libri rubati alle biblioteche, pagando vecchi debiti, mandando regali a vecchie zie dimenticate in qualche casa di riposo; il 99 per cento degli esseri umani non riusciva a credere che la Terra potesse essere diventata un posto così bello, felice e pieno di gentilezze quel giorno.
Sabato sera il Signore prese congedo. In tutto il mondo gli apparecchi radio furono accesi un po' prima del solito. Poi si fece silenzio e si udì la voce sonora:

"E' giunto il momento di separarci. Vi accorgerete che la maggior parte dei vostri problemi è rimasta irrisolta: dolore ed infelicità continueranno a tormentarvi, avrete ancora bisogno di cibo, vestiti, istituzioni. Devo dirvi perché? Un pianeta è una scuola. Vivete, cari figli, e imparate. Ed ora, arrivederci alla prossima volta".

Il settimo giorno, presumo, si riposò.


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