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lavoro pubblicato sabato 15 novembre 2008
ultima lettura mercoledì 23 gennaio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Una magia...

di SalCast. Letto 1872 volte. Dallo scaffale Sogni

Abito ai margini d’un piccolo bosco che sovente, nelle libere mattinate d’inverno, attira i miei pensieri e le mie gambe a far scricchiolare quel fondo ricoperto da tante piccole lastre di ghiaccio trasparente sotto la spessa.....

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Abito ai margini d’un piccolo bosco che sovente, nelle libere mattinate d’inverno, attira i miei pensieri e le mie gambe a far scricchiolare quel fondo ricoperto da tante piccole lastre di ghiaccio trasparente sotto la spessa gomma di scarpe da trekking.

Amo gli allori, le querce, le acacie, i castagni insomma gli alberi tutti. In questa stagione il loro silenzio sembra adulto e camminando, rifletto spesso alla loro esistenza, alle loro sensazioni e di quanto sarebbe stata migliore la mia vita se fossi nato albero.

Questi colori pastello bagnato mi fanno riflettere sul fatto che, in effetti, nessun artista mai potrebbe riprodurre tutta la loro intensità e tutte le loro sfumature con dei colori artificiali. I rami le foglie e l’humus, accumulati sul fondo del sottobosco, danno la sensazione di sprofondare nel terreno ad ogni passo. E’ piacevole sprofondare morbidamente ma anche continuare a camminare, seppur goffamente.

Gli ovuli li raccolgo sempre son funghi pregiati e squisiti, conditi all’insalata, e poi non sono mai morto.

I merli, proprio in questo periodo, s’accoppiano e costruiscono alacremente i loro nidi con tutto quello che trovano compreso striscette di plastica (hanno imparato che tengono caldo). Le femmine son grigie come la cenere e i maschi neri come il carbone. Alla vista dell’uomo, questi astuti volatili, emettono uno stridio di paura simile ad un urlo con il quale, quasi sempre, riescono a farmi sobbalzare dallo spavento. Amo troppo i merli per imprecar loro contro, ma a volte, quando sono perso nei miei pensieri, capita eccome!

Osservo innumerevoli rami con ancora abbracciato stretto il gelo della notte, ma la mia attenzione è attratta, adesso, da due corpicini di piccoli alati stecchiti, ai piedi d’un saggio noce, che più non vibrano. Sfiniti forse dal freddo o forse più dalla fame. Il mio gesto inutile ma istintivo è quello di avvicinarmi e toccarli. La speranza si sa…

Tento di carezzarli ugualmente per cogliere quel bellissimo fremito che gli uccellini hanno quando si tengono nel palmo racchiuso di una mano. La scia di caldo vapore, che esce dalla mia bocca e dalle narici, potrebbe servire a scaldarli se si trattasse di gelo.

Accovacciatomi, con grandissimo stupore, prendo e sollevo due cose leggere: son foglie!

Sembra uno scherzo, una magia.

Come se tutti gli esseri di quel bosco avessero osservato e vissuto quei momenti di tensione insieme a me, ed accettata ora pienamente la mia presenza nel bosco, mi trovo gradualmente immerso nel frastuono del canto di migliaia di piccoli pennuti affamati, canterini e gioiosi come non mai. Essi interpretano il più maestoso corale mai ascoltato ed io mi sento orgogliosamente fiero, quasi fossi parte della banda. I tratti del volto si distendono rapidamente ed appare il sorriso.

Alzo la testa, cercando lassù, tra i rami spogli, un saltellio, qualche battito d’ali. Intanto m’accorgo, forse per mantenere l’equilibrio, di aver allargato abbastanza entrambe le braccia e di girare, seppur lentamente, su me stesso come una stupida giostra. Lo sguardo rotatorio perlustra le cime per tutto il perimetro che gli è concesso.

Si, questo è un magnifico bosco. Questo è un giorno fortunato!

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