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lavoro pubblicato sabato 8 novembre 2008
ultima lettura lunedì 21 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (11) Confusione

di aNoMore. Letto 1104 volte. Dallo scaffale Fantasia

Ognuno fa un po' il punto della situazione, cosa riserverà il futuro? Buona lettura e spero la storia continui ad appassionarvi. Aspetto sempre con ansia vostri commenti sul racconto.

1

«Come é andata?» Un uomo avvolto in un mantello nero sedeva alla testa di un lungo tavolo ovale. Era uno di quei tavoli che fanno la loro bella figura al centro di una sala conferenze per pezzi grossi, circondati da numerose sedie di pelle nera molto costose.

«Abbiamo recuperato il Baluardo delle Anime, ma non riusciamo a distruggerlo.» L'uomo sfregiato era entrato con straordinaria facilità al numero 26 di Federal Plaza a New York, come se da quasi una settimana la sua brutta faccia non fosse già stata trasmessa a tutti dipartimenti di tutte le Nazioni Unite.

Al suo ingresso gli era stato consegnato un cartellino con su scritto “visitatore” ed era stato scortato in una delle sale conferenze dei piani superiori.

«Dovevo immaginare un problema del genere, dovremo buttarla in un posto dove non potrà recuperarla.»

«Non puoi affidarla ai tuoi nuovi amici del FBI?» Giulius scherzò sulla situazione, stava giocherellando con il badge, che tra le altre, riportava proprio la scritta “FBI” in caratteri blu esattamente sopra “visitatore” scritto in rosso.

«Esiste la possibilità che decida di riprendersela, dei comuni umani non potrebbero fermarlo.»

«Ho combattuto contro di lui cinque giorni fa, ormai è a pezzi, potremmo schiacciarlo in qualunque momento.» Un guizzo balenò negli occhi dello sfregiato, non faceva tesoro della sua voglia di scontrarsi ancora con quell'antico nemico. Dentro di lui vi era ancora un feroce conflitto, ma in quel momento la voglia di spargere il sangue di Edward predominava tutti gli altri pensieri.

«Davvero lo hai incontrato?»

«Sì, probabilmente era anche lui venuto per il baluardo, gli ho lasciato un bel ricordino, la tv d'oltre oceano dice che é in ospedale in pericolo di vita.»

«Incredibile, messo fuori gioco così facilmente, questi ultimi secoli stanno dando i loro frutti.» L'uomo avvolto nel suo mantello scoppiò in una macabra risata che lasciò piuttosto scosso anche Giulius.

«Sua Oscurità, la mia prossima mansione?» Lo sfregiato si inchinò.

«Dobbiamo rafforzare le nostre alleanze.»

Qualcuno bussò alla porta, aprì e si fece aventi: «Comandante mi scusi, ho sua moglie al telefono, chiede se rientrerà almeno questa sera.»

«No James, dille che però domani non mancherò per il compleanno delle gemelle.»

Il losco figuro ammantato era svanito, al suo posto sedeva un corpulento uomo sui cinquanta, elegantemente vestito in giacca e cravatta. Giulius non si scompose minimamente, era ormai abituato al polimorfismo, se così si poteva dire, del suo aguzzino.

La porta della sala conferenze si richiuse, lo sfregiato ridacchiò e il suo interlocutore lo seguì sull'onda dell'allegria.

«Ha già messo su famiglia mio Signore?»

«A quanto pare sì, una vera sfortuna che il comandante Robert Mayron abbia avuto un incidente. Anzi, questa sera farò una sorpresa al mia nuova mogliettina, ti occuperai tu del corpo, quando hai un attimo di tempo prendi la mia auto e sbarazzatene.»

«Così sia, Sua Oscurità.»

«Così sia.» E con un cenno della mano lo liquidò invitandolo a scomparire.

2

Dopo quell'episodio Rebecca tornò in Italia, doveva riordinare le idee e solo il suo paese natale aveva la forza di rigenerarla mentalmente, tra i suoi parenti, i suoi amici e accanto al suo ragazzo.

Era stata interrogata dalla polizia e poi aveva dovuto constatare che il suo prezioso meteorite era sparito e...

Tutto l'entusiasmo si era come diluito in quei sanguinosi eventi, aveva perso degli amici, dei collaborati, avrebbe dovuto andare ai loro funerali, ma non lo fece.

Non mancò di spedire fiori e telegrammi alle famiglie, ma di andare a quei funerali non ne ebbe la forza.

Molte volte si ritrovò a pensare a quel ragazzo, Edoardo, l'aveva spinta via, se non fosse stato per lui probabilmente ora sarebbe morta o nel lettino accanto a quello di quel vecchio... antiquario?

Ogni volta che ci pensava le correva un brivido lungo la schiena, ricordava con chiarezza l'esplosione che l'aveva piegata in due e aveva fatto esplodere i vetri delle finestre. E il sangue, quanto sangue fuoriusciva dal corpo di un uomo crivellato di colpi. Che orrore. Che incubo. Che disgrazia.

Quell'uomo, William, William Brown, un vero mistero, questo si ritrovava a pensare alla fine di ogni ragionamento, avrebbe desiderato parlare con lui ancora una volta, farsi dire quello che le aveva nascosto al loro primo incontro.

Anche là a casa, mentre cercava di ridare ordine alla sua vita e trovare le energie per ripartire alla grande con le sue ricerche, ora mutilate di un loro tassello, aveva ripreso in mano più e più volte quelle traduzioni e quegli “appunti di egittologia”, ogni volta era arrivata alla stessa conclusione: cazzate, quale traduttore sudamericano piuttosto in gamba, erano tutte cazzate.

L'eccentrico uomo d'affari le nascondeva una realtà ben più interessante, ne era sicura e forse i suoi due assistenti ne sapevano qualcosa.

Anche lo scudo, era stato quello ad accendere la sua attenzione, inizialmente non aveva subito collocato quell'oggetto nel giusto contesto, quando la polizia le mostrò il contenuto della grande valigia, chiedendole se sapesse qualcosa di quei reperti, lei scosse la testa e negò ogni legame. Ebbe modo più tardi di pentirsi amaramente, quel grande scudo, apparentemente ricavato da un metallo simile all'oro, ma molto più scuro, che sulla sua facciata portava l'effigie di una fenice nera stilizzata, era a lei più che noto e il perché non le fosse tornato subito in mente, fu un mistero al quale non seppe mai dare risposta.

Come faceva quell'oggetto ad essere raffigurato sulle pareti di una piramide sigillata da tremila anni e forse più?

Ancora una volta si ritrovò a considerare la possibilità di incontrare nuovamente i due ragazzi e cercare di ottenere da loro qualsiasi informazione. Ormai non era più ricerca, persone erano disposte ad uccidere per quei segreti, lei stessa ha rischiato di perdere la vita, ora era molto di più di una ricerca: era un'ossessione.

Forse quel limite era già stato varcato da un po', forse quello dell'ossessione o della pazzia è un prerequisito per riuscire a raggiungere i propri obiettivi nella vita e Rebecca sentiva con tutta se stessa, che quello era l'unico obiettivo, che se mancato, lo avrebbe rimpianto per tutta la vita.

Non sapeva spiegarsi perché, ma sapeva che aldilà di ogni ricchezza, della popolarità e della sua carriera, conoscere la verità sarebbe bastato a renderla la donna più felice del mondo per il resto della sua vita.

3

“Dove sono?”

“Stia morendo.”

“Come?”

“Sì, sento la tua luce spegnersi ad ogni attimo di più.”

L'interlocutrice era un avvenente donna dai capelli rossi come il fuoco e gli occhi azzurri come degli zaffiri.

Non indossava vestiti, era quel luogo a concederle il giusto pudore, luci, fumi ed ombre coprivano le sue grazie rendendola ancor più eccitante di quanto la sua bellezza potesse fare già da sola.

Camminava e nel parlare gesticolava con lente movenze, dimostrando un'innata femminilità. A volte, solo per un istante, era possibile intuire le sue rotondità, in quel luogo dove luce e ombra giocavano ad inseguirsi senza sosta.

“Chi sei?”

“Non mi riconosci?” La faccia della donna si fece triste.

“Scusami, mi sento molto confuso, è come se non dovessi trovarmi qui.”

“Sono Rubinia, perdonami di non averti protetto a dovere.”

“Rubinia? Perché hai questo aspetto?”

“È il luogo, qui posso assumere l'aspetto che preferisco e credo che questo sia la forma che più assomiglia a me e nel contempo più piace a te.” La donna sorrise maliziosamente.

“Come facciamo a parlare, ti ho sentita sfuggire via.”

“Credo sia merito del risveglio, mi sono destata dopo migliaia di anni, la mia forza è molto più intensa di quanto credessi.”

“Infine anche io quindi sto giungendo alla fine. Finalmente. Hai creato tu questo luogo?”

“Sì, ho trascinato qui la tua mente. Vederti così mi spezza il cuore, Alexander.”

“Mi dispiace, ho aspettato tanto, ti ho cercata per tutti questi anni e alla fine non ho neppure potuto toccarti.” Anche l'espressione dell'uomo di era fatta terribilmente triste.

“Sei stato avventato, non è da te, cosa ti è successo?”

“Sono cambiate molte cose da quando combattevamo fianco a fianco, io non riesco più... non sono più così.” Sembrava provasse vergogna nel pronunciare quelle parole e la donna sembrò ulteriormente rattristata.

“Perché, chi ti ha ridotto così amore mio?”

“Anche tu sei diventata più umana, non credevo avessi finalmente capito l'amore.”

“Noi siamo uguali, siamo uno di molti, è inevitabile che di giorno in giorno ci avviciniamo sempre di più al modo di pensare degli umani. Dentro di noi vivono molti di loro, le loro storie, le loro esperienze, alla fine si fondono a formare un unico essere.”

“Sembra che però tu abbia avuto più successo, sebbene il tuo aspetto sia molto meno umano del mio.”

“Anche tu sei diventato umano, la tua luce si è fatta bellissima sai?”

La donna si era avvicinata all'uomo e aveva cominciato ad accarezzarlo dolcemente, Alexander non sembrava farsi intenerire da quelle premure e fu evidente che lei rimase ferita da questo suo comportamento.

“Non prenderti gioco di me Rubinia, il diavolo è ancora dentro di me e io non potrò mai liberarmi di lui.”

“Alexander sei solo uno stupido.”

Lei gli mollò uno schiaffo e si allontanò indispettita, lui rimase interdetto cercando di trovare le giuste parole.

Anche Alexander era nudo, ma era molto più giovane, nel fiore dei suoi anni, era l'aspetto che aveva alla fine della grande guerra, lo stesso di quando arrivò nel nostro mondo.

Il suo corpo era perfetto, non muscoloso come si adirebbe a un guerriero, bensì aggraziato e dai tratti gentili, con lunghi capelli castani, barba incolta e i suoi immancabili occhi violetti.

“Non importa Rubinia, sto morendo, tra poco sapremo la verità. Sapremo se il diavolo trascinerà tutti al Infeno o ognuno di noi potrà essere giudicato con il giusto metro.”

“Perché ti arrendi - Rubinia scoppiò in lacrime - questo non è Alexander, questo non è il mio cavaliere, questo non sei tu.”

“Rubinia - Cercò di avvicinarsi per consolare la donna - io non ho più la forza, mi sono consumato in tutti questi secoli, lui mi ha schiacciato, ogni giorno che combattevo lui era più potente... o forse io... io ero...”

“Tu hai scelto di smettere di combattere e io non ti perdonerò mai. - Urlò lei - Dove è finito l'uomo che è riuscito a piegare la mia volontà, dove è finito l'uomo che aveva deciso di sfidare gli dei, dove è finito l'uomo che amavo, dove?”

Chiunque avrebbe provato paura a quello scatto d'ira, sebbene avesse l'aspetto di una donna perfetta, che solo i sogni possono partorire, era un essere nato per combattere e aveva un potere sconfinato.

Alexander però non sembrò minimamente toccato, conosceva la sua compagna e sapeva che non gli avrebbe mai fatto del male, quella era solo l'ennesima conferma che Rubinia aveva veramente compreso il senso della parola “amore”.

“Sto morendo, trafitto da un colpo di spada, era prevedibile fin dal principio che sarebbe finita così.”

“Non è vero! - Lei lo spinse via - Non è vero... Non è vero, tu hai solo deciso di arrenderti, cosa ti ha spento, cosa ti ha ucciso dentro, perché non usi i poteri che ci sono dentro di te. Sei l'essere più potente che abbia mai camminato nel mondo devi vivi, perché fingi di essere un semplice umanoooooo!” Un urlo che a tratti si fece roboante, come proveniente dalle viscere dell'Inferno.

“Se uso troppo potere il diavolo si potrebbe risvegliare, io non so se ho la forza di rimetterlo a dormire ancora. La sua essenza non può essere assimilata, non è come lo spirito di un uomo, lui è nato così, lui non può essere dominato.”

“Ti stai nascondendo - Urlava con rabbia spaventosa, quella donna affascinante in quel momento faceva più paura di un demone - tu hai scacciato la sua maledizione, ti sei ribellato a lui quando ormai ti aveva ucciso, da solo hai combattuto lui e me che tentavamo di annientarti, come fai a dire una cosa del genere?”

“Era tanto tempo fa, ho combattuto molte battaglie da allora e non so se hai dimenticato che siamo stati sconfitti. Per questo siamo in questo mondo privo di magia.”

“Noi non siamo stati sconfitti, è in quel momento che mi sono innamorata di te. - A quelle parole si bloccò per un lungo istante, era imbarazzata, era la prima volta che provava quel sentimento e cercò di capire di cosa si trattasse - Tu sapevi che l'unica tua possibilità era sfruttare l'odio e l'hai fatto, per questo io, noi tutti ti abbiamo strappato alla morte e ti abbiamo portato qui.

Meritavi una seconda occasione, il tuo sacrificio è stato assoluto, non solo la tua vita, ma hai donato a quella causa anche la tua anima, non era giusto che tu non avessi la possibilità di realizzare i tuoi sogni.”

“E questo è il risultato: un patetico vecchio che non è più utile a nessuno.”

“Questo è sicuramente il periodo più buio della nostra esistenza, nella tua mente intravedo gli orrori che hai dovuto sopportare da quando ci siamo separati, ma non posso credere che tutto finisca così. Cosa devo fare con te Alexander?”

Rubinia si era calmata, tua la sua rabbia era esplosa via lasciando solo spazio a rovine di tristezza infinita.

“Nulla, ti prego solo di starmi vicina mentre aspetto la fine, vorrei sentire il tuo calore ancora una volta. Cercavo da sempre il modo di morire, ora mi ha colto all'improvviso, ma credo sia anche questo il bello della morte, ti aspetta dietro l'angolo quando meno te l'aspetti.”

Rubinia si avvicinò, stava ancora piangendo, gli accarezzò il volto, poi cingendolo con le braccia attorno al collo lo abbracciò stringendolo forte.

Lui ricambiò quell'abbraccio con altrettanta forza, il contatto con quella pelle liscia come la seta gli provocò un brivido, ma poi sentì il suo calore e si abbandonò come un fanciullo.

La donna aveva un buon odore che gli ricordò un'altra ragazza di tanti millenni prima, del resto era ovvio, quello era l'aspetto che più gli sarebbe piaciuto: Rubinia aveva scavato nei suoi ricordi per diventare la sua visione perfetta.

“Perdonami Rubinia, ti prego, non voglio andarmene così, non voglio che la tua delusione sia il mio ultimo ricordo.”

“Ti ricordi Alexander quando abbiamo iniziato a combattere assieme?”

“Quando finalmente hai smesso di odiarmi?” Scherzò lui.

“Quando tu da malefico demone sei diventato un uomo meraviglioso.” Rispose lei seria.

“Sì, me lo ricordo, ricordo di essere stato felice come poche altre volte.”

“Quella volta ci siamo promessi una cosa, ricordi?”

“Sì, la fedeltà, come due fratelli che nella sciagura si prendono cura l'uno dell'altro. Ricordo che fu un'impresa spiegarti le sensazioni che provavi e cos'era la fedeltà.”

“Due fratelli che si amano e che si sarebbero sostenuti a vicenda anche nei periodi più bui. Questo saremmo stati, ce lo siamo promessi, ricordi?”

“Già, credo che senza di te non ce l'avrei fatta.”

“Neppure io sarei arrivata a comprendere cose belle come l'amore, lo spirito di sacrificio e tante altre cose che rendono gli umani tanto radiosi.”

“Ho conosciuto due ragazzi qui di recente, ti sarebbero piaciuti.

Spero se la cavino, mi sarebbe piaciuto stare ancora un po' con loro.”

La donna afferrò con entrambe le mani il volto dell'uomo.

“Perdonami Alexander, ma é l'unico modo che ho per aiutarti: tu devi ricordare.”

Senza dargli possibilità di replica lo baciò, le labbra si incontrarono, un bacio lungo, appassionato, che sembrò non finire mai. Lui sentiva il calore avvolgerlo, sentiva il profumo di quelle labbra che gli ricordava tanto l'estate e il gusto di quella lingua, simile alle ciliegie, che abbattendo ogni barriera si intrufolava nella sua bocca.

4

“Pomeriggio di sangue oggi a Londra, per un attimo è sembrato di essere tornati nel medioevo...”

Così aveva esordito un telegiornale francese riepilogando gli sconcertanti eventi del laboratorio di archeologia.

Inizialmente il fatto più curioso fu la scelta delle armi effettuata dal piccolo commando: se il loro scopo fosse stato quello di farsi notare, sicuramente il loro agguato era stato un successo sotto ogni punto di vista.

Nei giorni successivi si sarebbe molto parlato di quei fatti, in special modo quando finalmente cominciarono a circolare i primi video su YouTube e ai telegiornali fu concesso di mostrare qualche piccolo stralcio delle riprese delle telecamere di sorveglianza.

Era sconcertante pensare, che sebbene dopo l'uccisione della guardia tutti fossero scappati, qualcuno era comunque riuscito a procurarsi dei brevissimi video da caricare su internet, i quali mostravano senza pudore ciò che era accaduto su quella strada.

Bastò questo però ad accendere l'attenzione di una persona in particolare, che dalla Francia telefonò a Londra e da lì venne indirizzata ad un ospedale italiano.

Quella persona dopo aver visto giornali e telegiornali, aveva passato svariate ore a guardare e riguardare i video presenti su internet ed era arrivata alla conclusione che doveva assolutamente incontrare quel vecchio spadaccino.

5

«Apri gli occhi, ti prego William.» Elisa lo supplicava, come se questo avrebbe potuto cambiare le cose, più avanti si sorprese di scoprire quanto si era affezionata a quel vecchio in così poco tempo.

«Fate largo, allontanatevi!» Diceva la polizia, ma era un eco lontano, in una lingua in quel momento dimenticata, la ragazza non riusciva a dar loro ascolto ed Edoardo come lei.

Il tempo trascorse, un re di spade scomparve dalla scena del crimine, un uomo ferito a morte arrivò in ospedale, due ragazzi vennero interrogati dalla polizia, e successe tutto troppo in fretta per venire narrato con chiarezza.

Eppure ebbe del magico, quei fatti ebbero del magico, perché negli interrogatori non si va per il sottile quando succedono fatti di quel calibro, caspita erano morte almeno una decina di persone. Eppure i due ragazzi uscirono dalla stessa porta da cui erano entrati, senza manette, senza capi di accusa e senza dire nulla che probabilmente avrebbe spedito in manicomio loro o il loro amico se mai si fosse svegliato.

Solo un tenete conservò i suoi dubbi, sapeva che non mentivano, ma solo lui aveva compreso che nascondevano qualcosa e non sapeva darsi pace. Anni dopo quello stesso uomo avrebbe rivisto alla nausea i video di quel magico combattimento che poteva essere uscito da uno dei tanti libri fantasy venduti a poche sterline al chilo.

Elisa ed Edoardo avevano fatto tesoro dei racconti del vecchio guerriero e quando si erano trovati faccia a faccia con un poliziotto incazzato nero, avevano recitato la loro parte, come se entrambi avessero letto un copione. Le discordanze erano poche e molti le imputarono allo stress di quella assurda situazione.

Furono tre giorni da zombie, questo era quello che si diceva Edoardo quando ripensava a quelle faccende. Per tre giorni si era comportato da morto vivente, come un automa seguiva Elisa negli iter che avrebbero condotto William da un ospedale inglese ad un ospedale italiano, più vicino alla vita dei due ragazzi, i quali avrebbero potuto continuare a seguire la convalescenza del proprio amico.

Quando la ragazza cedeva alle crisi nervose, quasi prossima al pianto e di tanto in tanto anche senza “quasi”, era lì a donarle una spalla, senza mai sapere che dire, sempre con la testa tra le nuvole o a ripensare ad una carta da gioco nel suo portafoglio, un re di spade rubato ad una scena del crimine.

Elisa spesso guardava il giovane e si chiedeva come il vecchio avesse potuto avere così ragione sul suo conto. In un pomeriggio come tanti, mentre lo aspettavano, il discorso era caduto proprio su Edoardo e sul suo modo ribelle di comportarsi. William aveva sorriso e aveva semplicemente detto:

«Se tutto dovesse andare male, fidati di lui, alla fine farà la scelta giusta e sarà l'unica persona di cui potrai sempre fidarti.»

Già, lui era rimasto, un obelisco incrollabile che in quei giorni affrontava un traumatico rientro in Italia tra le imprecazioni del suo capo, le preoccupazioni dei suoi genitori, un triste lavoro da riprendere e un vecchio amico in un letto di ospedale.

«Ora è lui che deve combattere, noi abbiamo fatto tutto il possibile.» Questo è quello che avevano detto i medici e in un giorno di pioggia Edoardo aveva ripensato al finale di Superman Returns.



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