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lavoro pubblicato lunedì 27 ottobre 2008
ultima lettura lunedì 18 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La legge del Caos

di matteo. Letto 925 volte. Dallo scaffale Fantasia

  La legge del Caos   Il caos regnava ovunque. Grollark si guardò intorno e annusò l'aria. Era l'unica legge che conoscesse. Aveva segnato la sua vita fin da quando era nato e avrebbe continuato alla sua morte. Le urla dei ferit...

La legge del Caos

Il caos regnava ovunque.

Grollark si guardò intorno e annusò l'aria. Era l'unica legge che conoscesse. Aveva segnato la sua vita fin da quando era nato e avrebbe continuato alla sua morte.

Le urla dei feriti si alzavano a tratti fra le rovine fumanti delle case e negli anfratti delle macerie. Ovunque si guardasse c'era solo desolazione, desolazione e morte. L'odore penetrante dei cadaveri sventrati e maciullati, ancora freschi, unito al lezzo della carne bruciata, appestava l'aria dell'aroma nauseabondo della morte. Con soddisfazione notò che non c'era una sola capanna intatta. Erano tutte crollate o arse dal fuoco e alcune stavano ancora bruciando. La terra era nera e l'aria satura dell'odore pungente del fumo e di quello acre del sangue appena sparso. I pochi superstiti si erano rintanati fra le macerie, lontano dal suo sguardo e attendevano, gemendo, che la morte arrivasse. Era il caos totale, la distruzione selvaggia. L'unica legge che regolasse l'universo. E lui ne era il legislatore, in grado di scatenare l'inferno e di dominare il caos. Colui che era in grado di farlo deteneva il potere in quella terra selvaggia.

Quando fu sicuro della situazione, ripose l'enorme ascia bipenne nel fodero sulla schiena e si allontanò da quel cumulo di macerie. Gemiti strazianti giungevano alle sue orecchie, ma lui li ignorò completamente. Quei pezzenti avevano ormai capito chi era il più forte. A lui non interessavano le loro vite, bensì la loro paura. Il loro terrore era la fonte del suo potere e della sua superiorità. Che rimanessero pure in vita a raccontare la disgrazia toccata loro. Che ne parlassero con astio o con terrore, nascosti in un fienile bisbigliando il suo nome, o destando gli animi contro quell'infamia, non aveva importanza. Ciò che importava, la verità, si sarebbe saputa presto. Le voci corrono in fretta, soprattutto in caso di disgrazie e presto tutti avrebbero saputo. Aveva annientato un altro villaggio, lui, da solo e aveva massacrato tutti. Lui, Grollark, il Demone delle Montagne, la Bestia delle Terre del Nord, il terrore, per tutti coloro che non fossero come lui.

Presto avrebbero ancora sussurrato il suo nome. Grollark, metà uomo e metà bestia, nato da una donna e da un Troll delle Montagne, un miscuglio maledetto fra l'astuzia umana e la forza e la brutalità tipica di quelli della sua razza. O almeno, di quella di suo padre. Era un essere superiore, una perfetta macchina da battaglia. Nato per combattere come tutti i suoi simili, aveva aggiunto, alla già dirompente prestanza fisica, un allenamento costante nell'uso delle armi, che i suoi rozzi consimili maneggiavano appena. Ciò lo rendeva nettamente superiore a qualsiasi guerriero, fosse esso troll, uomo o altro ancora, nonché virtualmente invincibile. Almeno, fino quel momento, non era ancora nato nessuno in grado di sconfiggerlo, di sopprimere la sua natura indomita e selvaggia.

Grollark si lasciò alle spalle le rovine di quell'ennesimo macello. Delle galline gli passarono davanti, razzolando in cerca di cibo come avevano sempre fatto. La morte intorno a loro non alterava in alcun modo il loro ritmo di vita. Grollark pensò alla stranezza di quella situazione e si chiese se non avesse dovuto schiacciare anche loro. Ma esse erano inconsapevoli e lo sarebbero state anche al momento della morte. La loro distruzione sarebbe risultata inutile.

Il suo istinto lo avvertì di qualcosa alle sue spalle. Un bambino stava in piedi accanto ad una delle prime case che aveva distrutto e tendeva un arco troppo grande per il suo fragile corpo. Grollark lo fissò intensamente con quei suoi occhietti piccoli e inespressivi, che avevano più volte gettato nel panico guerrieri esperti. Il fanciullo tremava visibilmente, ma resse lo sguardo e non si mosse di un millimetro. Grollark vide la paura in quegli occhi spalancati, ma anche la fanciullesca temerarietà di chi non capisce la situazione in cui si trova. L'arco era perfettamente inutile, chiunque l'avrebbe capito. Ma c'era qualcos'altro, una sorta di cupa determinazione, una reale coscienza, seppur larvata, di ciò che quel gesto significava. Era un piccolo uomo quello che si trovava di fronte e Grollark non poté non ammirarlo. Poi, con un movimento rapidissimo, estrasse il pugnale e tranciò di netto la testa al ragazzo. Cadde senza un gemito, accanto alla dimora che gli aveva dato i natali.

La morte non guarda in faccia a nessuno, pensò Grollark.

Era questa, in fondo, l'unica verità dell'esistenza.



Commenti

pubblicato il 31/10/2008 15.35.48
VictoriaMogavero, ha scritto: grande
pubblicato il 05/11/2008 19.13.23
matteo, ha scritto: piuttosto stringato come commeto...comunque, grazie.

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