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lavoro pubblicato sabato 12 ottobre 2002
ultima lettura venerdì 27 luglio 2018

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Sapience

di Antonio Lo Gatto. Letto 1758 volte. Dallo scaffale Gialli

UNIVERSITA’ DI ROMA :1990 Non si udiva nulla, di prima mattina sole poche persone stavano preparando le loro cose per la mattina lavor...

UNIVERSITA’ DI ROMA :1990 Non si udiva nulla, di prima mattina sole poche persone stavano preparando le loro cose per la mattina lavorativa, alcuni bidelli stavano lavando il pavimento, prima dell’arrivo della massa di gente, che di sicuro avrebbe sporcato tutto il pavimento dell’università, ma in fondo a loro non importava, tanto non erano affari loro, ma forze gli sarebbe interessato quello che sarebbe successo dopo, soltanto che una persona, appena lavato il pavimento, lo stavo sporcando:-Ma lei, stia attento al pavimento, non vede che lo appena pulito?!- Egli non rispose, e proseguiva per la strada, in fondo al corridoio c’era una stanza, era chiusa, ma non a chiave, dunque era facile aprirla senza difficoltà, c’era una targa di ottone, dove c’era scritto il nome del proprietario dell’ufficio, era il professor Francesco Murgita, la persona spinse leggermente la porta, mise un occhio dentro e vide il professore che stava ultimando gli appunti per la lezione delle ore seguenti. Egli aveva in mano una penna, e ne faceva un buon uso, scriveva pagine e pagine di appunti, chissà di che cosa avrebbe parlato il professor Murgita?, per ora lo sapeva solo lui, non si sa la persona che gli stava dietro, era silenziosa, talmente silenziosa che il professor Murgita non se ne era neanche accorto, si accorse tardi che quella persona non aveva buone intenzioni, lo capì solo quando sentì un cappio intorno al collo, che stringeva sempre più, egli fece cadere gli appunti dal tavolo, e cadde anche lui per terra, tentava di strillare, ma non c’era possibilità di aprire bocca, il cappio gli bloccava il respiro, e dunque la parola. Finì di respirare, e il suo viso divenne viola. L’assassino lo guardava, e i suoi guanti neri misero a posto nel taschino della giacca, si tolse i guanti neri, e li mise in tasca, uno di loro era leggermente sporgente, si avviò verso l’uscita dell’ufficio del professor Murgita, che ormai non c’era più, ma non si accorse che uno dei due guanti gli era caduto dalla giacca, e senza dire nulla uscì dalla camera, lentamente, come se niente fosse, la donna delle pulizie stava ultimando il lavaggio del pavimento, più volte sporcato da impronte di scarpe:-Arrivederci- Disse lei, egli ricambiò il saluto senza aprire bocca, ella sembrava non sospettare nulla. Appena l’uomo cambiò corridoio, prese il cellulare dalla tasca, era molto vecchio, enorme, occupava tutto il palmo della sua mano, compose un numero, poi portò l’oggetto all’orecchio, e dunque disse:-Sono Marcella, devo dirti una cosa importante Manuela, so chi ha ucciso il professor Tarcisio Giuliani, devi venire subito, ti aspetto all’entrata dell’università…parlo piano perché potrebbe sentirmi… ci vediamo dopo, ciao- La donna mise il cellulare in tasca, e dunque posò la scopa al muro, e diede uno sguardo alle spalle, dopo fece uno scatto verso la sala del professor Murgita, ma ci fu la grande sorpresa, il cadavere, che probabilmente aveva visto, non c’era più:-Ma come è possibile?- La donna se lo chiedeva, ma non potette avere una risposta, il cappio prese anche lei, riusciva ad emettere alcuni gemiti, e con le mani tentava di liberarsi da quella presa, non riusciva più a respirare, nel momento in cui divenne viola, perse la vita, il cappio si tolse dal suo collo e fu infilato nella tasca della giacca. Camminava lentamente, tentava di fare meno rumore possibile, c’erano due donne vicino all’ascensore, le spiava da dietro il muro che collegava i due corridoi, quello che dava la biforcazione, e per spiare era perfetto:-Sai Marta, ho comprato il vestito che ti piaceva tanto, se vuoi te lo presto- L’altra donna seguendo l’amica si dirigeva verso l’altra scalinata, quella opposta a dove stava lui:-Certo grazie!- Disse lei, silenzioso usciva dall’università, arrivando nel parcheggio prese una macchina, sul sedile accanto a quello di guida, era seduto qualcuno. ORE 11:00 LA POLIZIA ARRIVA ALL’UNIVERISTA’ Nella sala del professor Murgita c’erano decine di fotografi, gli interessava il cadavere della donna delle pulizie, la scientifica era già arrivata sul luogo del delitto, e anche il commissario addetto alle indagini:-Salve commissario Bordoni, sono il dottor Stefano Iacopino della scientifica di Roma- Il commissario seguì il dottore accanto al cadavere della donna:-Si chiamava Marcella Brocchi, lavorava qui dal 1978, era apprezzata da tutti- Disse il commissario Eugenio Bordoni:-Esatto, anche se però è stata assassinata, l’hanno strangolata con un cappio, ci sono i segni sul collo- Disse il dottore toccando il cadavere con gli appostiti guanti:-Nella caduta ha sbattuto il labbro, e si è ferita- Guardando in faccia il commissario disse:-All’assassino gli è caduto questo- Alzando una bustina di plastica, dove dentro c’era un guanto nero:-Vedendo dalla sequenza dell’omicidio, possiamo dire che probabilmente non è un esperto serial killer, anche se poi ne ha ucciso un altro di professore prima, e noto anche che l’assassino preferisce usare il cappio- Il dottore della scientifica allora si alzò in piedi e vide che il commissario stava cominciando a prendere qualche appunto sul caso:-Si, infatti non sembra uno specialista- commentò appunto il dottore, il commissario chiese un’ ultima cosa:-Mi analizzi quei guanti e mi mandi il rapporto al commissariato, arrivederci- Il commissario lasciò il luogo del delitto e si recò verso un’ altra donna di servizio, che stava seduta, non si muoveva, e aveva lo sguardo fisso, ma lui aveva bisogno di informazioni:-Salve signora, sono il commissario Eugenio Bordoni della polizia di Roma, come si chiama lei?- La donna distolse lo sguardo dal vuoto e dunque rispose:-Anna Ruggeri- Lo sguardo divenne nuovamente fisso:.Che rapporto c’era tra lei e Marcella Brocchi?- Il blocco notes del commissario uscì nuovamente fuori dalla tasca:-Io sono venuta qui nel 1989, non posso dire di aver conosciuto bene Marcella Brocchi- Il commissario allora si diede uno sguardo alle spalle, notò che alcuni fotografi se ne stavano andando:-Sapeva se la donna frequentava della gente, donne o uomini?- La donna che stava seduto ne sapeva in fondo qualcosa, quello al commissario poteva interessare, dato che ella aveva detto di non conoscere a fondo Marcella:-Aveva una amica, si chiamava Manuela Mazzotta, lavorava qui da 3 mesi circa, aveva 25 anni- Ci furono i saluti tra i due, e dunque il commissario mise a posto il blocchetto nella tasca e si diresse verso l’uscita dell’università, li vide una donna giovane con una borsa a tracolla:-Salve, sono il commissario Bordoni, lei chi è?- La donna si bloccò alla vista del trentacinquenne della polizia, e dunque disse:-Manuela Mazzotta, lavoro qui come donna delle pulizie- Il commissario aveva appena conosciuto l’amica di Brocchi:-Ha saputo della morte di Marcella Brocchi?- La donna per alcuni attimi rimase muta, ma avrebbe dovuto dire qualcosa:-Come, come è successo?- Il commissario spiegò la situazione all’amica:-E’ stata strangolata con un cappio, dal serial killer che ha gia ucciso Tarcisio Giuliani- Le parole che stava per dire la donna sarebbero interessate molte al commissario Bordoni:-Glielo avevo detto sempre di non seguire il serial killer- Allora tornò il monotono blocchetto:-Perché?, la sua amica seguiva il serial killer, come un commissario in pensione?- Allora l’amica diede altre spiegazioni:-Si, ed era venuta a conoscenza di cose che io conosco poco, il giorno del delitto, aveva visto in faccia l’assassino, che lei conosceva, mi aveva detto di venire subito, perché mi aveva detto che l’assassino di Giuliani era lo stesso di Murgita, il professore di matematica discreta, lei aveva assistito all’omicidio di nascosto, aveva fatto andare via l’assassino ed era andata nella camera dove c’era il cadavere di Murgita, una volta li, il cadavere non c’era più, e poi probabilmente è stata uccisa dall’assassino per non correre rischi, questo suo piano me lo aveva confessato la sera prima, ma non so come sia riuscita a prevedere la mossa del serial killer, e adesso il cadavere del professor Murgita è stato nascosto probabilmente, ma il problema, era dove?-. Il commissario aveva trovato un bel po’ di informazioni utili, e stava facendo una biografia mentale del serial killer, aveva dedotto che uccideva per necessità, e pensava che nella storia centrava solo Murgita, e no Brocchi, che mettendosi sulla sua strada, è stato costretto ad eliminare. Il dottore della scientifica arrivò di corsa verso il commissario dicendo:-Commissario Bordoni, si è scordato questo- Il commissario prese dei documenti, erano di Murgita, ed erano diretti al professor Antonio Paoloni:-Che rapporti c’erano tra Paoloni e Murgita?- Chiese Bordoni a Manuela:-Se mi posso permettere, Paoloni è l’unica persona che poteva vedere morto Murgita, non posso davvero immaginare cosa ci possa essere in quella busta chiusa, magari una bomba ad orologeria- Scherzò la donna delle pulizie. Il commissario la aprì, mentre il dottore era tornato nel luogo della morte, la busta conteneva una cosa che non si aspettava, c’era una lunga lista di legali, i migliori del Lazio:-Perché secondo lei una lista di avvocati?- La donna probabilmente non sapeva nemmeno cosa fosse un avvocato:-Non ne ho idea- Disse lei:-Bene grazie, ho finito, arrivederci- ORE 15:00 DEL GIORNO DOPO Il commissario stava alla scrivania del suo ufficio, stava sul computer del commissariato, precisamente sul database delle condanne, e per un puro caso, parlando in modo ironico, andò a cercare appunto Antonio Paoloni, e venne sapere delle cose utili, e sembrava che era stato condannato a 3 anni di carcere per aver tentato di avvelenare Murgita durante l’ora di pausa, mettendo del veleno nel cibo, ma lui riuscì a salvarsi, la cosa strana che poi Murgita sembra volerlo aiutare, dandogli una estesa lista di avvocati di Roma, e per lo più appartenenti ai migliori studi legali del Lazio, il commissario stava riflettendo ad una finta di Murgita, tentare di aiutarlo per fare una miglior vendetta, chissà?. ORE 21:00 ALL’UNUIVERSITA’ Era in solitudine, nessuno lo aspettava, Paoloni stava nel suo ufficio, come tutti i professori stavano ultimando i lavori che avrebbero dovuto illustrare il giorno dopo alle lezioni, la sua penna nera stava scrivendo su carta bianca, e ogni tanto smetteva di scrivere per riflettere, rifletteva ogni 3 secondi circa, e dopo questa breve sosta sembrava avere una lampadina accesa. La porta del suo ufficio era socchiusa, e dato che c’era corrente, ogni tanto sbatteva, la stessa cosa come le finestre, c’era solo lui nell’università, e si chiedeva chi glielo faceva fare a stare li alle 21:00 con 2 omicidi avvenuti. Il respiro fu bloccato, il cappio al collo prese anche lui, i fogli caddero dalla scrivania, e la penna rotolò per terra facendo un leggero tonfo, egli tentava di allentare la presa, ma non ci riusciva, le sue dita non riuscivano ad afferrare il cappio, stava diventando viola, sulla scrivania c’era l’ultima possibilità di salvezza, il fermacarte di pietra, quella era l’unica arma in grado di impedire la presa, tentò di allungare la mano, mentre la presa stringeva sempre di più, stava accanto alla scrivania, e il braccio era sopra il tavolo e tentava di afferrare il fermacarte, riuscì ad afferrarlo, ormai era viola, quasi nero, il fermacarte fu applicato sulla testa del serial killer, egli cadde a terra, e il cappio si allentò, fino al momento che non gli si sfilò dal collo, riprese la respirazione e si massaggiò il collo, che era stato evidentemente segnato, infatti aveva una circonferenza rossa. Si teneva sulla scrivania, poi ebbe la curiosità di vedere chi era l’assassino, alla vista dell’assassino, egli cambiò volto, oltre ad avere il cranio bucato, e sanguinante, vide che il cranio, era quello di Tarcisio Giuliani, la sorpresa fu grande, cosa era successo?, come era possibile?, era stata una falsa morte, la prima morte era falsa, di chi era il cadavere al posto di quello di Giuliani?, Paoloni se lo chiedeva. Questa faccenda divenne complicata, la morte di Murgita, poi toccava a Paoloni, ma per quale motivo lo voleva uccidere?- IL GIORNO DOPO ALLE 8:00 UNIVERISTA’. Bordoni era arrivato sul luogo, ed era presente anche l’aggredito, mentre i due cercavano di capirsi, i fotografi stavano visionando il cadavere:-Per quanto riguarda lei, le possiamo attribuire la difesa personale, ma mi deve spiegare come sono andate veramente le cose- Il professor Paoloni allora decise di raccontare come erano andate le cose la sera prima:-Stavo alla mia scrivania ultimando i miei documenti per la lezioni di oggi, all’improvviso è arrivato Giuliani e mi ha messo il cappio al collo, sulla scrivania c’era quel fermacarte di pietra, è stata l’unica possibilità di salvezza, e sono riuscito a sfruttarla- Bordoni ascoltò attentamente cosa stava dicendo il professor Paoloni:-Possiamo dire che il caso è chiuso, Giuliani ha ucciso Murgita nascondendo il cadavere non so dove, ha tentato di uccidere lei, il movente?- Paoloni non sapeva che dire al commissario, non ricordava nulla di anormale nel rapporto tra loro due. Paoloni uscì dalla sala, doveva recarsi in classe per fare senza problemi la sua lezione. Bordoni mise i guanti e diede una guardata al tavolo di Paoloni, nel cassetto a destra c’era un diario, chiuso, c’era scritto “Il mio ricordo interiore”, titolo particolare, Bordoni lo voleva leggere a tutti i costi, avrebbe potuto dare una spiegazione razionale al caso. Bordoni lo prese e lo mise nella tasca interna della giacca, quella più larga di tutta la giacca, e con quel diario si recò fuori dall’università, dove era parcheggiata la sua macchina, la aprì e ci sedette dentro, e con calma potette leggere quelle pagine del diario, che naturalmente erano scritte in prima persona:-23 Dicembre 1985, alla festa della quasi vigilia di Natale, non potrò mai scodare quella festa, è stata la festa più orribile della mia vita, e stata la festa che mi ha cambiato per sempre la vita, decisi di andarci con mia moglia Cristina, bella bionda, occhi azzurri, il massimo per me, ma soprattutto per Murgita, che non avrei mai potuto immaginare da quel lato, mi distrassi un attimo, e lui la portò con se, la stuprò in uno sgabuzzino della sala, ella fece resitenza e lui la uccise, Chiesi aiuto a Giuliani di aiutarmi a fare giustizia, lui decise di aiutarmi, decidemmo di andare la mattina presto alla sala dove Murgita lavorava, lui aspettò in macchina, io andai ad ucciderlo, la donna delle pulizie mi aveva scoperto, ed ho dovuto uccidere anche lei, aiutai Giuliani a scagionarsi fingendone la morte, dopo ci fu una lite, diceva che la moglie sapeva che lui era morto, e avendolo visto, ella aveva deciso di divorziare, a lei non piacevano gli inganni, e dunque Giuliani si arrabbiò con me, dicendo di volermi uccidere, e in effetti ci ha provato, stasera ci ha provato, per fortuna un fermacarte mi ha salvato la vita, non avrei mai potuto immaginare che questo delitto, quasi perfetto, sia terminato in questo modo, non ci posso credere- Il racconto finì li, aveva scoperto tutto il commissario Bordoni, e pensare che la soluzione era nel cassetto della scrivania di Paoloni, quindi il commissario riflesse che aveva un maniaco morto, un serial killer improvvisato morto, e un killer furbo astuto in vita, 3 assassini, e uno solo da mettere in prigione, sarebbe andato da Paoloni e avrebbe studiato con calma le sue mosse, per cercare di verificare il suo stato mentale, e dunque arrestarlo. ORE 12:00 PAOLONI HA UNA PAUSA DALLE LEZIONI. Il cassetto della sua scrivania era aperto, e questo era il segnale, era stato scoperto tutto, e l’unica possibilità, era quella di difendersi da coloro che lo volevano in prigione, un perfezionista incredibile, occhio di lince, e una mente da volpe, soltanto che scrivere le proprie memorie su un diario non era certo la cosa giusta da fare, era stata l’unica cose negativa di questo delitto, in fondo passionale. Bordoni entrò nell’ufficio di Paoloni, e a prima vista non c’era nessuno, si mise accanto alla scrivania, e vide che il cassetto era ancora aperto, nel momento in cui udì chiudersi la porta, gli venne una paura incredibile, davanti alla porta, chiusa a chiave c’era Paoloni, e aveva un coltello in mano:-E’ impazzito, cosa sta facendo con quel coltello in mano, lo posi subito!- Egli non voleva farlo, non aveva la minima intenzione di buttarlo via, e per di più, lo stolto commissario aveva lasciato la pistola in macchina, davvero stupido come commissario, questo lo pensava anche il suo capo, che avrebbe preferito non assegnargli questo pericolosissimo caso:-Sa commissario, non si fruga nei cassetti della gente, ora credo che lei sappia tutto quello che è accaduto?, Giuliani aveva intenzione di aiutarmi, e a causa della sua stupidità, ha rovinato tutto, e per di più, non gli avevo nemmeno detto di uccidere Murgita, lui doveva solo morire e basta, per impedire alla polizia di capire che si trattava di un maledetto caso passionale, in fondo le cosa farebbe se un suocollega si scoperebbe sua moglie?, io sono stato un bravo marito, Murgita era solo un maniaco, che ha gia stuprato puttane e altre donne, ha ucciso perfino suo moglie, e la uccisa con delle forbici da seta, era più matto di me- L’uomo attese alcuni attimi, poi aggredì il commissario, che bloccò le mani di Paoloni, poi gli diede un cazzotto, il coltello gli cadde dalle mani e si impiantò sul pavimento, Bordoni si gettò sull’arma, ma fece prima Paoloni, che prendendolo gli ferì una mano, lui aveva ancora una mano sana, e appunto con quella gli diede un colpo in faccia, il coltello gli cadde nuovamente, ma questa volta si bloccò sotto la scrivania, i due si picchiavano per raggiungere per primo l’oggetto, arrivò prima il commissario stavolta, che colpì alla cieca, dandogli una coltellata in bocca, essa si ferì, se la teneva con la mano destra:-Maledetto, si alzò in piedi, Paoloni corse verso la finestra, forze aveva intenzione di buttarsi, ma la sedia della scrivania glielo impedì, inciampò su di essa e cadde in avanti, la bocca colpì lo spigolo della scrivania, si ruppe 2 denti, ma quello fu il minimo, raggiunse l’inferno pri


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