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lavoro pubblicato venerdì 24 ottobre 2008
ultima lettura domenica 20 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (9) Il bacio e la fiamma

di aNoMore. Letto 1339 volte. Dallo scaffale Fantasia

Momenti brevi ma intensi. Non credo ci sia altro da aggiungere. Buona lettura, spero che i contatori che giorno dopo giorno aumentano indicando le visite, stiano a significare che il racconto sta piacendo. So di procedere un po' a rilento, mi scuso.

1

Un treno sfreccia veloce verso Londra, a dire il vero ci sarebbero state fermate intermedie e lunghe code in biglietteria, ma questo non è importante.

Ben più interessante era osservare un vecchio uomo, che poteva dimostrare cinquant'anni, da tempo si faceva chiamare William e dalla sua cuccetta del treno notturno osservava il mondo sfrecciarli davanti.

I ragazzi che viaggiavano con lui erano sorpresi dal constatare che quel tizio dormiva poco anche per i canoni di un vecchio. Per una lunga prima parte del viaggio erano stati tutti in silenzio e lui aveva sempre quell'espressione pensierosa, la sua mente sembrava occupata da grandi pensieri inesplicabili.

«So che volete chiedere, fate pure.» William aveva sempre un tono di voce basso e pacato, non aveva rivolto neppure uno sguardo ai due ragazzi, eppure non stava tirando ad indovinare, i due di questo ne erano certi.

Edoardo si fermò qualche istante a riflettere sul come sfruttare quell'occasione, ma non gli venne in mente nulla.

«Ora che lo chiedi non saprei cosa chiederti, tanto meglio penserai.»

«Sì, preferirei non dover riaprire vecchie scatole che da tanto cerco di dimenticare, ma capisco che la vostra curiosità vada saziata almeno in parte.»

«La scatola, puoi raccontarci di quei cimeli?» Elisa colse subito l'occasione per tirare nuovamente in ballo quel vecchio contenitore di cartone, era forse il dettaglio che più la incuriosiva.

William sospirò: «Non hai proprio pietà di me.»

Tutti e tre scoccarono un mezzo sorriso.

«Di tutti gli oggetti che contiene gli unici ad avere davvero un grande valore sono la croce e il mazzo di carte.

Il crocifisso è di un vecchio prete, lo conobbi troppo tempo fa e fu uno dei miei pochi amici che mi sostenne fino alla fine.

La sua morte è una cicatrice che ancora mi porto dietro, non doveva morire in quel modo, avrei dovuto essere più... più... più forte.»

A quelle parole seguì un lungo silenzio, la mano di Brown si strinse come pervasa da una rabbia graffiante, eppure quelle emozioni non trovarono spazio sul suo volto, che rimase impassibile a fissare il mondo che sfrecciava via dal finestrino.

«Le carte invece le comprai nella mia visita in Italia del 1953, dovevo prendere accordi per avviare lì una mia attività, ma i tempi non erano maturi, così il tutto si rivelò un vero fiasco e così di quei momenti mi rimase unicamente questo souvenir.

Pensare che sono rimaste ad ammuffire fino alla fine del millennio.

Le ripresi in mano nel 2005, me lo ricordo ancora come fosse ieri, ero a Parigi.»

Il vecchio uomo sospirò profondamente, nel suo cuore era come se si fosse appena intrufolato un coltello e avesse cominciato a battere nel tentativo di scalfire la solida scorza di pietra ormai da tempo incrinata da troppe storie dolorose.

«Fu in ospedale che la incontrai, era così giovane, ma già pronta a morire.

Io non so neppure cosa siano le malattie, forse sarebbe un modo più facile di porre fine a questa mia maledetta storia.

Ero entrato in ospedale per seminare due tizi che mi seguivano, sospetto fossero qualcosa di simile ai servizi segreti, mi era già capitato di avere a che fare con gente del genere, in questi ultimi anni è sempre più difficile nascondermi.

Percorrevo uno dei lunghi corridoio disseminati di medici e malati, quando una ragazzina uscendo dal bagno mi crolla addosso.

Si chiamava Eleonore.»

2

La ragazza si chiamava Eleonore, aveva quindici anni e purtroppo era malata di leucemia.

I medici si erano già pronunciati e purtroppo non aveva possibilità di salvezza.

William la afferrò al volo e tra le braccia si ritrovò a sorreggere un fragile fiore moribondo, era leggerissima, purtroppo il tumore la stava divorando assieme ai medicinali che tentavano di strapparla alla morte per il maggior tempo possibile.

L'uomo non avrebbe mai dimenticato gli occhi nocciola di quella fanciulla, lei gli sorrise scusandosi e poi lo lasciò rientrando nella sua stanza.

Brown era rimasto interdetto, incapace di rispondere ad una ragazzina, lui che aveva tenuto testa a re, imperatori, regine e sovrani, era stato messo in scacco da una ragazza che un alito di vento avrebbe potuto spazzare via con facilità.

Quasi non volendo accettare quella sorta di sconfitta l'uomo bussò alla camera della ragazza: «Scusa il disturbo, volevo solo scusarmi per prima.»

La madre della ragazza era lì, evidentemente molto più preoccupata della figlia e ne aveva motivo, davanti alla morte il problema non è per chi va, ma per chi resta.

«Ah non importa, - Disse la ragazza con tono allegro, anche se smorzato terribilmente dalla malattia - ma se proprio vuoi sdebitarti puoi chiedere ad un infermiera di portarmi tè e biscotti?»

«Mha Eleonore...» Intervenne subito la madre, anche se William la bloccò subito.

«Non si preoccupi, lo faccio volentieri.» L'uomo uscì dalla stanza, come al solito indossava degli occhiali da sole che nascondevano i suoi occhi.

Si sentiva strano a comportarsi in quel modo, la giornata si era istantaneamente trasformata, dalla preoccupazione per gli inseguitori all'allegria di aiutare una ragazzina malata.

«Ecco il tuo tè, le infermiere però non hanno voluto darmi i biscotti, spero che le fette biscottate facciano lo stesso, ne ho rubato un pacchetto in più da un carrello in corridoio.» L'uomo accennò un sorriso e la ragazza sembrò molto soddisfatta del bottino.

«La ringrazio molto della gentilezza.» Puntualizzò subito la madre.

«Grazie! - Seguì la ragazzina - Io mi chiamo Eleonore.»

«Il mio nome è Pierre Lebeau.» Rispose l'uomo.

«Piacere - La madre allungò la mano - Marci Coril.»

«Piacere mio.» Rispose l'uomo stringendole dolcemente la mano e facendo un inchino con baciamano che fece arrossire la donna.

Eleonore scoppiò in una faticosa risata «Non pensavo esistessero ancora persone che fanno queste cose.»

«Ti sorprenderebbe sapere quanto sono all'antica.» Rispose William, che era Pierre.

Sorprendentemente l'uomo rimase in quella stanza per più di un'ora e scoprì che quella ragazzina lo rendeva davvero felice, un sentimento che non provava tanto spesso, anzi tra una volta e l'altra non era insolito che dimenticasse anche cosa voleva dire.

Dopo lunghi convenevoli Pierre decise di tornare il giorno seguente e fu allora che per la prima volta entrarono in gioco le carte.

Eleonore gli aveva confidato che si annoiava a stare tutto il giorno in ospedale senza far nulla, così l'uomo per il giorno seguente le aveva proposto di provare un gioco di carte che aveva imparato tempo prima in Italia.

Fu su questi semplici gesti che nacque questa singolare amicizia, Pierre non poteva andare a trovarla tutti i giorni, ma quando ci andava giocavano a carte e poi dopo un po' di tempo, lui iniziò a raccontarle aneddoti del suo passato.

Non precisò mai che il protagonista di quelle storie che sembravano uscite fa un romanzo fosse lui, ma alla giovane fanciulla piacevano tanto e quindi lui raccontava senza sosta fino a quando le infermiere non lo cacciavano via o fino a quando la giovane non iniziava ad accusare il suo male in modo più intenso ed era quindi necessario farla riposare.

Più di una volta la madre uscendo con lui dalla stanza lo aveva ringraziato, dicendogli che doveva essere una specie di angelo visto che stava alleviando le sofferenze di sua figlia.

È difficile dimenticare una leucemia, molto difficile, specie quando nelle fasi più avanzate finisce l'effetto degli antidolorifici e allora vorresti morire, eppure Pierre aveva la capacità di scacciare il dolore o comunque di farlo passare in secondo piano.

Anche quando Eleonore sentiva troppo male per potersi sedere e giocare, lo supplicava sempre di raccontargli qualche storia, perché così poteva scappare da quel posto e vivere eroiche avventure in luoghi migliori.

Poi una volta lei gli fece cenno di avvicinarsi, voleva dirgli qualcosa all'orecchio, ormai erano arrivati i momenti peggiori e faceva ormai fatica ad alzarsi dal letto.

Quando l'uomo si avvicinò lei non disse nulla, lo abbracciò e basta.

Lo strinse più forte che poteva con quelle sue braccia rese deboli dalla malattia, Pierre l'aveva vista consumarsi, perdere i capelli, anche i suoi begli occhi si erano nascosti dietro uno sguardo quasi cadaverico.

Lei lo strinse e lo baciò sulla guancia ruvida per la barba.

«Ti voglio bene Pierre, spero di guarire presto, così per una volta potremo vederci fuori di qui.»

Quelle parole pugnalarono al cuore il vecchio Pierre, la madre in segreto gli aveva detto che la ragazza non aveva speranze e a stento in quel momento l'uomo riuscì a sopprimere la sua commozione nascondendole ancora la verità. In quel momento ringraziò di indossare un paio di occhiali.

Dal giorno dell'incontro erano passati quattro mesi, i genitori della ragazza quel pomeriggio non erano ancora tornati, generalmente erano sempre lì a turno, nelle ultime settimane però di tanto in tanto si assentavano per un oretta, non di più, se a sostituirli c'era Pierre.

L'uomo ormai era trattato alla stregua di uno di famiglia, inizialmente i genitori erano un po' diffidenti nei suoi confronti, in particolare il padre, ma poi iniziarono a non trovare nulla di male in quella singolare amicizia.

Il padre una volta gli chiese cosa lo spingesse a comportarsi in quel modo, per quale motivo si era preso quell'impegno con la figlia e la sincera risposta dell'uomo lo sorprese: non era tanto quello che poteva dare, quanto quello che riceveva in cambio da quella ragazza, rivelò di essere un uomo spesso solo e che quei momenti riuscivano a dargli una felicità da tempo solo sognata.

«Non ti preoccupare Eleonore, quando uscirai ci sono un sacco di posti in cui vorrei portarti, sempre che tu abbia ancora tempo per un vecchio come me.»

«Dove sono mamma e papà?» Chiese lei.

«Non sono ancora tornati, penso saranno qui a minuti.»

«Allora non devi dirmi bugie Pierre, so che non uscirò mai di qui, fingo solo per la mamma, se io mi fingo felice e spensierata, lei sembra più sollevata.»

L'uomo venne pietrificato da quelle parole, la sua mano ebbe una contrazione per la rabbia e si ferì ad un dito con un perno del letto.

«Mi dispiace Eleonore, io vorrei solo che tutto fosse diverso, vorrei avere il potere per aiutarti. - Allungò la mano per accarezzarla, poi si accorse del sangue che sgorgava - Mi devo essere fatto male.»

Stava per ritirare la mano quando lei la afferrò e gli baciò la ferita, le sue labbra pallide e screpolate si bagnarono di qualche goccia di sangue.

Per qualche istante la ragazza sembrò sorpresa, impossibile comprendere quale fosse il motivo, poi però tornò tranquilla e sofferente.

«Mostrami i tuoi occhi Pierre, voglio vederli prima che questo sogno finisca.»

«Lo sai che la luce mi fa male.»

«Non è vero Pierre, ti ho visto che guardavi il sole mentre credevi che dormissi e non è successo solo una volta.»

L'uomo sorrise «Mi hai messo alle strette ragazzina, cosa credi di fare?»

«Nulla, solo guardarti negli occhi una volta soltanto, vorrei avere questo ricordo quando me ne andrò.

Non ho mai avuto un ragazzo e tu sei quanto di più ci si sia avvicinato.

Non ti preoccupare, non ti voglio mettere nei guai, anche se stessi bene sarebbe una cosa più simile ad un rapporto zio-nipotina o magari padre-figlia, ma quando me ne andrò vorrei portare con me il tuo ricordo.

Tu mi hai permesso di sognare ancora, probabilmente senza di te me ne sarei andata settimane fa.»

«Eleonore.» Fu l'unica cosa che riuscì a dire Pierre e facendolo si alzò gli occhiali.

La ragazza sgranò gli occhi, poi si perse nello sguardo di quell'uomo, in quegli occhi violetti che in quel momento emettevano anche una tenue luce rosata, pulsavano come il cuore calmo di un uomo, era come osservare un cielo stellato lontano dalle luci della città.

Quegli occhi riempivano il cuore della ragazza, la quale sorrise faticosamente.

«Pierre Lebeau, meglio conosciuto come Alexander Tarey il Re di Spade.»

«Che dici Eleonore?» L'uomo non riuscì a nascondere lo stupore e subito andò con lo sguardo alla porta per essere sicuro che non ci fosse nessuno.

«Tu sei il mio Re di Spade, lo sapevo che eri speciale. Lo sapevo che quelle storie non erano solo storie.» La fanciulla sembrò pervasa da una forza da tempo dimenticata, la convinzione di quella scoperta le aveva ridato energia, meglio della più sofisticata delle medicine.

«Eleonore io sono solo un vecchio, il nostro Re di Spade e un giovane che incanta le giovani fanciulle.»

Con una mano la ragazza cercò le carte da gioco.

«Passamele per favore. - Le guardò e ne estrasse il re di spade - Effettivamente ti manca la corona.»

«Non ti capisco Eleonore, come fai a credere che le mie storie siano vere?»

«Spesso ti guardavo mentre raccontavi e il tuo volto, cambiava, eri davvero coinvolto da quelle parole che dicevi, non capivo, ma ora ho capito.

I tuoi occhi, le tue ferite che sanguinano solo per pochi istanti, ti prego dimmi che la malattia non mi ha reso anche pazza.» Sorrise, come chi ha appena scoperto un segreto che deve custodire gelosamente.

«Forse sì, forse no, ma posso dirti che i miei occhi sono unici ed anche quelli del Re di Spade lo sono.»

La ragazza sorrise nuovamente e baciò la carta da gioco «Voglio che questa la tenga tu, in ricordo di queste giornate e della tua fan numero uno. - Abbassò il tono di voce, per paura che ormai i genitori fossero in arrivo - Quando me ne andrò farò in modo che la tua eterna ricerca abbia fine.»

«Devi fare la brava ragazza se vuoi riuscire a parlare con il grande boss.»

«Non credo avrà molto da rimproverarmi, ho avuto davvero poco tempo per fare la cattiva.»

Pierre accettò la carta da gioco e si rimise gli occhiali. «Per ora la rimettiamo nel mazzo, magari la useremo ancora per giocare, poi ti prometto che la terrò con me.»

«Grazie di tutto Pierre.»

Dopo quel giorno Elenore e il vecchio uomo si incontrarono ancora una volta, fu per celebrare gli adii e per sempre sarebbe stato straziante per lui ricordare quel giorno.

La ragazzina pianse, anche sua madre pianse e l'uomo riuscì a stento a mantenere la sua consueta compostezza, ma qualcosa dentro di lui si ruppe e non si sarebbe più aggiustato, una profonda incrinatura si era aperta nel suo cuore di pietra, una di molte.

Come ultimo gesto Pierre divise in due il mazzo di carte e ne porse metà alla fanciulla.

«Non serviranno più a giocare, ma saranno certamente un lieto ricordo, spero di tornare per la tua guarigione e giocare ancora con te.»

I due si sorrisero, entrambi sapevano di quella menzogna, entrambi sapevano che non si sarebbero più rivisti ed entrambi sapevano che quell'addio in quel momento era inevitabile.

Pierre non aveva deciso di partire di sua spontanea volontà, ma quel luogo si era fatto pericoloso, erano in molti a cercarlo in quegli anni, gente che si era fatta un po' troppe domande sulla sua falsa identità e gente che invece lavorava per il suo nemico di sempre. Non voleva che la piccola Eleonore ne rimanesse in qualche modo coinvolta, voleva che vivesse in pace i suoi ultimi giorni e per questo quando il clima aveva iniziato a farsi caldo decise di andarsene per sempre.

La giovane ragazza ormai conosceva molto bene quel amico molto più vecchio di lei, aveva sognato le sue avventure dei tempi andati ed era felice di poter credere di aver conosciuto una persona unica, di avere per amico un uomo tanto particolare.

Probabilmente se lo avesse conosciuto prima della malattia non avrebbe dato peso alle sue storie, ne mai sarebbe arrivata a formulare l'ipotesi che quelle storie fossero la lunga narrazione della sua vita e anche se glielo avessero detto probabilmente non ci avrebbe creduto.

La malattia però l'aveva cambiata, era pronta a credere in Dio, era pronta a sperare nell'aldilà, era pronta a credere con tutte le sue forze che la morte non fosse per forza la fine e aveva la mente abbastanza aperta per credere anche a quell'uomo, tanto strano, tanto enigmatico, tanto unico.

«Ciao Pierre. - La ragazza fece una lunga pausa - Scusa non so che altro dirti, non...»

«Non ti preoccupare, non dire nulla, ciao Eleonore.»

Si separarono e non si videro ne si sentirono più, Pierre, che qualche anno dopo sarebbe diventato William, non seppe più nulla della piccola Eleonore.

Avrebbe voluto poter essere in Francia per il suo funerale, ma non fu così e non seppe neppure dove venne seppellita.

3

«Un giorno spero di poter rintracciare i suoi genitori e andare a salutarla.»

Elisa aveva i segni delle lacrime che le solcavano il viso, da quando William aveva iniziato a raccontare nessuno aveva più avuto cuore di fermarlo, vedevano lo sforzo che stava facendo per aprire quella parte del suo cuore e avevano entrambi paura che qualunque domanda avrebbe rotto la magia.

«Non credo ci sia nulla che si possa dire, se non mi che mi dispiace.» Disse Elisa ed Edoardo non riuscì ad aggiungere altro che un «Già», entrambi erano stati catturati da quella storia ed era come se fossero stati consumati dalla sua dolce tragicità.

«Non devi dispiacerti, sono stati i giorni più felici da non so più quanto tempo.

Ad ogni modo erano queste due cose che volevo assolutamente riavere, questo pezzo di ferro dovrebbe essere una chiave di qualcosa, l'ho rubata ad un emissario del nostro comune amico durante la prima grande guerra e il resto sono cianfrusaglie.»

Edoardo si fece serio, stava meditando, probabilmente sul quali parole usare per fare la domanda tanto scomoda che gli girava per la testa.

Dopo un attento esame comprese che non c'era un modo giusto per domandarlo, quindi decise di parlare e basta.

«Potresti spiegarci cosa stai cercando?»

Elisa guardò il ragazzo piuttosto sorpresa dalla schiettezza, William invece alzò un angolo della bocca quasi a voler sorridere.

«Il cosa, già credo sarebbe importante dirvelo se solo lo sapessi.

Io vivo e non so il perché.

Io combatto, non muoio e non capisco il perché.

Io vengo perseguitato e forse lo merito, ma sono stanco.

Credo che l'unica cosa che voglio davvero sia morire, ma allo stesso tempo vorrei poter riscattare tutte le persone che ho perso, vorrei potermi addormentare per sempre sapendo che tutti i miei amici defunti hanno avuto giustizia.»

Edoardo sorrise «A casa mia vuol dire che cerchi redenzione, come se le loro morti fossero causa tua.»

«E tu cosa ne sai ragazzo?»

«Lo stai facendo anche con noi, ma la nostra morte non sarebbe colpa tua, è colpa di quel pazzo che ti insegue.»

«Forse hai ragione, ma se io avessi rispettato le regole non sarebbe successo, se io non mi fossi rifugiato in mezzo a voi non sarebbe successo. Se solo avessi la forza per fermarlo finalmente potrei riposare.»

«Non esiste proprio modo per combatterlo?»

«Non ti preoccupare di questo, ora la cosa importante è mettere in salvo voi due.»

I due ragazzi si guardarono e poi guardarono William.

«Se non chiedi aiuto, probabilmente non lo batterai mai.» Sentenziò Elisa.

L'uomo batté il pugno sul finestrino «Non parlare con leggerezza, ho visto morire le persone che mi hanno aiutato, strappate alla vita senza che potessi fare nulla per aiutarle. Ho chiesto aiuto e li ho ringraziati lasciandoli morire, non voglio più che nessuno muoia per aiutare un bastardo come me, é tanto difficile da capire?»

«Scusami e che ti vedo sempre più abbattuto, vorrei poterti aiutare.»

«Credo che nessuno possa aiutarmi, non più, é solo questione di tempo, ormai sento il mio corpo diventare debole, giorno dopo giorno sento la vita sfuggirmi di mano.

Arriverà il momento in cui non avrò neppure la forza di scappare e Lui avrà vinto, mi schiaccerà come un verme e l'equilibrio sarà ripristinato.»

Edoardo si alzò e aprì la porta della cabina facendo sussultare Elisa, era stato violento.

Quelle parole lo avevano fatto arrabbiare e voleva camminare un po' per pensare e sbollire, ma prima voleva sputare a caldo ciò che pensava.

«Se parli così hai già perso, non so che storie hai raccontato a quella ragazzina, ma qui non vedo nessun re di spade, vedo solo un vecchio che si piange addosso.»

Furono parole dure, prive di ogni gentilezza, Edoardo non aveva nessun diritto di sputare sentenze, ma sentiva di dover fare la parte dell'uomo della situazione, era stato quello scavare nel passato che aveva abbattuto il vecchio William, questo il giovane ragazzo lo aveva capito e a modo suo voleva aiutarlo a sbarazzarsi dei fantasmi che lo stavano logorando.

La porta della cabina si richiuse ed erano rimasti in due.

«Non è piangersi addosso, in me non ho più la forza per combattere al suo livello, stiamo andando a Londra a prendere i miei pochi cimeli che forse potrebbero aiutarci, ma manca il guerriero. - Si passò la mano sulla faccia come in cerca di pulire via i cattivi pensieri - Quello è un pazzo, per raggiungere i suoi scopi passerà sopra a tutto e tutti. Nel mondo da cui vengo ha piegato tutte le nazioni e ha scatenato una guerra di cui non conosco gli esiti, ma quando sono stato catapultato qui rischiava di distruggere ogni cosa.»

«Credi che abbia in mente lo stesso anche qui? Può riuscire a sconvolgere a tal punto anche questo mondo?»

«Non lo so, ma se non ottiene ciò che vuole probabilmente sì.»

«E tu sai quello che vuole?»

«Credo voglia me.»

La conversazione morì a quelle parole, Elisa non se la sentiva di chiedergli se aveva intenzione di combattere, arrendersi o semplicemente fuggire e assistere alle sorti che il futuro aveva in serbo.

Di rimando William non sapeva davvero cosa fare, nella sua esistenza vi erano state eterne battaglie, forse quello era il terreno dell'ultimo duello?

In fondo al suo cuore, laggiù, in un angolino, sentiva una forza bruciante ruggire, la vecchiaia lo aveva rammollito, la calma degli ultimi anni lo avevano addolcito e i ricordi lo stavano abbattendo.

Tutto questo gli ricordava il periodo in cui conobbe Garled, seduto sulle scale di quella chiesa, a quel tempo era successo lo stesso.

Ciò che andava fatto era chiaro, doveva ritrovare la scintilla, forse la sua magia si sarebbe spenta in breve tempo, ma ritrovando l'antica fiamma avrebbe potuto combattere, almeno un'ultima volta, almeno per salvare Edoardo ed Elisa.



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