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lavoro pubblicato lunedì 20 ottobre 2008
ultima lettura sabato 16 marzo 2019

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Eclissi parziale

di LadyMarian. Letto 935 volte. Dallo scaffale Amore

Vittoria si era finalmente liberata di un peso. Proprio quella sera, anzi quella notte, aveva capito e il suo corpo aveva risposto a tante contratture, ammorbidendosi. Temeva che i ricordi si potessero cancellare, ma la sola cosa che si era sbiadita..

Vittoria si era finalmente liberata di un peso. Proprio quella sera, anzi quella notte, aveva capito e il suo corpo aveva risposto a tante contratture, ammorbidendosi. Temeva che i ricordi si potessero cancellare, ma la sola cosa che si era sbiadita, alla sua età, erano le pastoie mentali in cui era rimasta imbrigliata più per conformismo che per convinzione. Aveva trentaquattro anni e non le era mai parso di potersi sentire più viva che quella notte. Si era già in attesa da un po' di uno strano evento. La tele e un gruppo di esperti appassionati avevano annunciato che l'eclissi parziale di luna sarebbe stata ben visibile dalle ore 20.30 e lei, con la sua famiglia al seguito, gatto compreso, aveva appena predisposto in semicerchi quattro sedie fuori il terrazzo, pronta a tuffarsi nella luce opalina che dall'astro seducente sarebbe giunta ai comuni mortali. Peccato intorno ci fossero i lampioni della strada, le lampadine a spot di tante case e pure le antenne paraboliche dai tetti, a inficiare quel cielo blu cobalto, mentre sarebbe andata in scena una delle sue piecè più formidabili. Non sapeva usare bene la macchinetta digitale di Piero, suo fratello, però ci provava a trovare la modalità in notturno, per fissare almeno qualche frammento di ciò che avrebbe veduto.

L'altra eclissi di cui si era scritto e parlato a lungo era avvenuta circa venticinque anni prima. Era stata di sole, però. Aveva spalancato la finestra della cucina e osservato uno spettacolo surreale quel giorno. Nell'azzurro tenue di un mezzodì pastello, l'incontro tra lui, il sole, e lei, la luna, le era parso adeguato a immedesimare la relazione che stava vivendo con Alessio, il ragazzo con il quale era certa avrebbe trascorso il resto dell'intera vita, senza screzi e turbolenze sentimentali. A diciassette anni credeva di avere le certezze in pugno per quanto riguardava la sua condotta emotiva ed emozionale, il suo futuro, la sua evoluzione personale. Solo sette anni più tardi avrebbe invece eclissato con forza quella storia, cambiato città, dal paese si sarebbe trasferita in capitale e, con decisione, si sarebbe rinfacciata di essersi lasciata vivere passivamente, senza interpretare da titolare, se non da quel punto in poi, alcunché di ciò che era appena trascorso. Un lento risveglio, ecco come le era parso dissipare sette anni di fidanzamento. Aveva imparato a fare l'amore con quel bravo ragazzo, aveva voluto conoscere la sua famiglia, era corsa a Modena, dove lui studiava, ogni volta che le era stato possibile. Si era del tutto annullata durante gli anni in cui lui aveva lottato col tumore e sembrava dovesse finire il mondo di lì a breve.

Superata la crisi, però, si era sentita più una crocerossina in erba che la compagna di un uomo concreto e nuovo. La malattia fu come l'avesse fatto regredire a una maturità diversa da quella dei quasi trent'anni, alla cui soglia Alessio si stava avvicinando. Non faceva che ripetere quanto la madre e tutti gli fossero stati vicino, ma non cercava di superare con Vittoria quel percorso anomalo, per un giovane, che tanto aveva fatto soffrire entrambi. Vittoria non aveva voluto sentire ragioni e dopo circa due anni dall'accaduto aveva reciso il cordone ombelicale con il ragazzo, soffrendo amaramente e cercando di limitare i danni. Era stata forte. Questo l'avrebbe ripagata. Alla prima crisi di coppia altre crisi avrebbero fatto seguito: quella universitaria, quella con i genitori per il cambio di facoltà, quella con l'amica di sempre, e quella con le paure e i suoi timori di scoprirsi donna fragile e confusa ma tenace e risoluta al contempo. Le riuscì di superare anche una profonda depressione con forza. Da tanto dolore, si disse, sarebbe solo potuta risalire dandosi coraggio e amando la vita che ancora non aveva conosciuto. L'eclissi di oggi invertiva curiosamente i termini della questione. L'incontro femminino di terra e luna la riconduceva bruscamente a se stessa, così com'era diventata. Tutto in quella meravigliosa e calda giornata di agosto, aveva contribuito a stimolare il suo essere. L'acqua del mare, al mattino, le era parso l'unico posto dove mai fosse stato possibile sentirsi totalmente felice. Si era emozionata fino allo struggimento e aveva pianto di gratitudine, per la pienezza percepita. Al pomeriggio correre in bici le aveva dato un'ebbrezza leggera e al tramonto, aveva passeggiato come fluttuando, mentre a pieni polmoni respirava l'aria che tiepida le colpiva il volto, sul lungomare di quel paese dimenticato cui era tornata e sentiva comunque di appartenere più che a qualsiasi altro luogo. Ora, innanzi a quella luna in parte velata, pensava che non sarebbe riuscita a descrivere in alcun modo la potenza di ciò che in quel giorno, per un giorno, aveva provato.

Stregata e illanguidita non avrebbe voluto che nulla intervenisse a turbare la perfezione di quel momento. Era tutto così nitido e ... vicino. Era presente al bello e il bello le aveva chetato l'inquietudine che l'aveva pervasa a lungo, prima di quella sera, prima di quel giorno, prima di Adriano. Di nuovo l'amore! Ecco che finalmente riusciva a confessarselo. Non l'avrebbe potuto raccontare se non alla luna di quell'emozione, essendo sposata da qualche anno, stranamente irretita in percorsi non facili e senza slancio. Suo marito l'amava, la guardava, ma in realtà non l'aveva mai vista davvero. A suo modo le dedicava tanto di materiale, ma poco di se stesso, e l'ansia di una vita carica di aspettative, ma per nulla condivisa nelle piccole cose, aveva inibito l'animo di Vittoria. Era stata serena nel dire sì, ma non del tutto convinta che dovesse essere l'ultimo. Ancora una volta le convenzioni e le scelte fatte per non scontentare gli altri, l'avevano spinta a prendersi gioco di se e anteporre un'altra limitazione alla sua libertà, alla sua spontaneità. Non era facile ammettere di avere sbagliato nuovamente. A fare i conti col destino però, era intervenutà disperatamente la vita, che pareva correre sul binario parallelo a quello delle sue incongruenze, pronta a salvarla. Non sapeva se avrebbe avuto, almeno in quel caso, la prodigiosa speranza d'incontrarla, per liberarsi e affrontare a piene mani la realtà, ma sentiva un nuovo battito salirle in gola. Attonita lo salutò come ritrovato nume, atto a predisporre quell'incontro temuto e anelato. Fu allora che le ombre cominciarono a convergere intorno alla luna e l'eclissi ebbe inizio. Quella nascosta nel suo cuore aveva avuto principio chissà quando, ma finalmente nella notte, la vedeva e sentiva, per la prima volta, fuori da sé. Le apparteneva il paesaggio e la storia che aveva coscienza di vivere era decisamente sua.

Lo scirocco e il caso avevano stabilito che Adriano scegliesse di trasferirsi con i suoi, dalla Romania, in quel piccolo paesino del mediterraneo. Non si poteva considerare una bellezza romena tipica. Era piccolo ed esile, ma le spalle forti e le braccia nerborute, non lasciavano dubbi circa la sua resistenza fisica. Un muratore, factotum gran lavoratore ed ex giocatore di poker dalla risata cristallina e vivace, questo era quanto Vittoria sapesse di lui. Si sentiva un po' come l'amante di Lady Chatterley in quel turbinoso frangente. Si era inequivocabilmente innamorata di quel ragazzo e sentiva che, per lui, segretamente, valeva lo stesso nei suoi riguardi. Si rincorrevano e desideravano d'istinto, ma nessuno dei due avrebbe avuto il coraggio di rivelarsi all'altro o al mondo, per rovinare tutto. Solo i loro sguardi trasudavano ispirazione e le loro mani rapidamente e fugacemente s'incontrarono sfiorandosi appena, qualche volta. Gli occhi neri e dolci di lui l'avevano incantata e svelata alla sostanza cui apparteneva realmente, come l'eclissi aveva in quell'istante rivelato la luna. La passione e l'amore erano ciò di cui il cuore suo era intriso. Nulla le era parso mai più reale che quella magnifica sensazione d'esserci. Era consapevole del suo profondo mondo e, cosa più concreta, di quanto esso fosse pulsante.



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