ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.522 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 49.897.012 volte e commentati 55.651 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato sabato 18 ottobre 2008
ultima lettura sabato 23 marzo 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (8) Il dannato

di aNoMore. Letto 899 volte. Dallo scaffale Fantasia

Nuove storie circondano il passato tormentato del protagonista. La sua esistenza forse è davvero una maledizione che colpisce chiunque lo circondi ed anche un suo gesto di pietà è stato trasformato in un'ennesima crudeltà. Scusate la lunga l'attesa.....

1

«Mio Signore, perché non lo uccidiamo e basta?»

«Pensi non ci abbia provato? Fu il primo provvedimento che presi, l'ordine era di uccidere lui e chiunque potesse avere anche solo il vago interesse a riportarlo al mondo.»

Nella tetra oscurità di un magazzino abbandonato nella periferia di una grande città, due loschi figuri confabulavano a bassa voce.

Il primo era un uomo di circa quarant'anni i cui tratti distintivi più evidenti erano una cicatrice che ricopriva tutto il lato sinistro della faccia, dalla bocca saliva fino alla punta dell'orecchio. Di quest'ultimo ne mancava la parte finale, sembrava che assieme a quella cicatrice qualcuno di fosse portato via in un sol colpo anche la fetta superiore dell'orecchio.

La seconda cosa che balzava subito agli occhi erano i capelli, grigi sì, ma che spesso sembravano riflettere la luce come fossero di fine argento, parlava con voce raschiata, come se affetto da un terribile mal di gola. Ad un attento osservatore probabilmente sarebbe balzata agli occhi anche una cicatrice sul lato destro del collo, probabilmente il motivo di tale voce.

Il secondo era una creatura che ormai abbiamo imparato a conoscere, un uomo forse, era avvolto in un nero mantello, parlava con voce d'oltre tomba ed emanava un disgustoso odore di zolfo.

Entrambi erano in silenzio, il primo aspettava che il secondo riprendesse.

«E come é potuto succedere che sia ancora qui?»

«Era più potente di quanto si potesse immaginare. Credevo che il suo allontanamento da casa lo avrebbe indebolito, ma invece non fu così, non capisco come sia possibile, ma mi sembrò immortale. Alla fine ho giocato pure te e hai fallito, non ricordi?»

«Era lui? Mio altissimo, avevate detto che...»

«Sì, dentro quel corpo si nasconde anche lui oltre ad Edward. In principio ti dissi anche questo, ma lo hai dimenticato.»

«Vuole per caso dire che la Grande Guerra della Valle Non-Morta fu una sua macchinazione?»

«Sì, avevo previsto che una volta giunto a quel punto il nostro amico avrebbe deciso di abbandonare la sua natura vampirica e tornare nel regno dei vivi.

Aveva quindi bisogno del Libro dei Contratti, in fondo era stato lui stesso ad appuntare le anime sul libro una volta che gli umani vennero colti dalla maledizione.»

«Non credevo fosse possibile riportare in vita un vampiro.»

«Infatti non sì può, il Mercante di Anime non le restituisce mai una volta prese, se hai venduto l'anima al diavolo per avere il potere dell'eternità non puoi più tornare indietro, ma in questo caso cosa potrebbe succedere se l'anima l'hai venduta a te stesso?»

«Chiaro. Davvero astuto.»

«Non dimenticare che fu lui a guidare la Nera Ribellione e quando vide che le cose stavano volgendo al peggio, mosse le sue pedine per far ricadere la colpa su chi lo aveva aiutato, sterminandoli.

Rimase nel Consiglio degli Oscuri Dei senza che nessuno potesse accusarlo di nulla. Solo io sapevo, fui fiero che uno dei miei sottoposti avesse tentato di uccidermi, avesse fallito e ciò nonostante fosse rimasto al suo posto al disopra ogni sospetto.»

«Come? Non lo avete ucciso?»

«Stai scherzando?

Forse la mente più geniale dopo di me perduta per scaramucce del genere?

Non essere sciocco, la vera domanda è come un fine stratega si è trasformato nel più abile dei guerrieri.»

«Ho sentito che già a casa era considerato un valido combattente.»

«Sì, più valido di molti, ma non il più abile.

Eppure ora quando combatte sembra imbattibile, come se avesse trovato una nuova fonte di potere.

Mi piacerebbe sapere come ha fatto.» L'uomo ammantato sembrava pensoso, nonostante la cappa nera non facesse intravedere nulla della sua figura, i suoi movimenti erano sufficienti a far intuire cosa stesse succedendo sotto quel mantello.

«Vostra Oscurità, si ricordi che quando lasciate casa siete costretti a rispettare le leggi dei vivi, forse...»

«Certo che lo ricordo, eppure lui usa il corpo di un pezzente umano, dovrebbe per l'appunto rispettarne le regole, eppure ieri quando mi ha colpito con quel pugno aveva una forza tutt'altro che umana.»

L'uomo sfregiato si ritirò, il suo interlocutore neppure per un attimo aveva cambiato il tono di voce, sempre calma e costante come un mare di metà luglio, eppure l'uomo aveva percepito l'ira che quelle parole celavano. Ne fu terrorizzato.

«Ad ogni modo Vostra Oscurità, ora lui è debole, perché non gli sferriamo un attacco duro e deciso uccidendolo?»

«Perché non conosco le conseguenze. Esistono troppe possibilità, ho il terribile presentimento che quel bastardo voglia redimersi e noi non lo possiamo permettere.»

«Vostra Oscurità posso farle una domanda forse inopportuna?»

«Procedi pure.»

«Cosa guida le vostre azioni? La curiosità per ciò che ha fatto, l'orgoglio di non poter accettare la sconfitta, cosa?»

«Sei molto inopportuno, non meriti neppure che ti abbia richiamato qui, ma ti risponderò comunque.

Lui ha creato un metodo, non so come ci sia arrivato, se con coscienza o per errore, in questo modo possiamo soggiogare tutti i mondi e se possiamo schiavizzare il creato, che senso avrebbe dichiarare guerra ai Cieli?»

«Chiedo umilmente perdono mio signore, ma continuo a non capire.»

«Il mio corpo è imprigionato oltre il confine del Vortice, si dice che verrà liberato durante l'Apocalisse per distruggere il creato.

Non lo trovi ironico?

Verrò liberato per regnare su un cumulo di terra bruciata, ti sembra giusto?

Forse ho meritato di essere cacciato dal Regno dei Cieli, ma dopo tanto tempo voglio provare a ribellarmi al mio destino. Lui ha trovato una via e sembra quella giusta.

Il Profeta Pazzo disse che lui avrebbe custodito la chiave dei Cancelli del Vortice, ora io ho bisogno di quella chiave e l'unico modo di procurarmela è prenderlo vivo o assicurarmi che non abbia terminato il suo percorso di redenzione prima di ucciderlo.

Infine anche se quel profeta fosse pazzo e basta, voglio comunque conoscere il suo modo di viaggiare tra i mondi svincolato da ogni obbligo, anche se continuassi la mia prigionia potrei comunque espandere il mio dominio nei mondi dei vivi.

Ora ti è chiaro perché non lo possiamo uccidere?»

«È possibile farla uscire da casa senza dare inizio all'Apocalisse.»

«Sono abbastanza certo di questo, devo solo capire in cosa consiste la chiave, prima di questo suo viaggio non la aveva, il Profeta è stato chiarissimo su questo, deve essere una cosa che ha ottenuto nel mondo dei vivi.»

«Quindi cosa mi comandate Vostra Oscurità?» L'uomo sfregiato si era inchinato in segno di sottomissione, era un gesto ormai usuale per lui, stava a significare che la sua esistenza era subordinata ai comandi di quella tetra figura ammantata.

«Dobbiamo impedirgli di stringere nuove alleanze ed iniziare a preparare una trappola simile a quella dell'ultima volta.»

«Non le interessa se distruggeremo anche questo mondo?» Nonostante l'uomo dai capelli argentei fosse abituato ai sadici comandi del suo padrone, non riusciva ancora ad accettare la leggerezza con cui trattava la vita di così tanti viventi.

«No, in fin dei conti sono solo sei miliardi di creature, esistono mondi molto più popolosi, sono sacrificabili ai fini del mio piano.»

«Devo fare qualcosa di particolare per evitare che lui fugga come la scorsa volta?»

Per la prima volta l'oscura presenza sembrò manifestare i suoi sentimenti, il suo tono di voce ebbe una inflessione differente dal solito nel pronunciare la successiva frase e fu nitido il rumore dei pugni che si serravano sotto il mantello facendo scricchiolare tutte le dita.

«Lui era già crepato l'ultima volta, è stato il Baluardo delle Anime a farlo fuggire, per il momento è fuori gioco ed anche se dovesse nuovamente succedere, non andrà come l'altra volta, te lo posso garantire.»

«Posso andare Vostra Oscurità?» L'uomo sfregiato esitò un po' nel pronunciare quella richiesta, sapeva che non era un buon momento per aprire la bocca senza dire ciò che il suo interlocutore voleva sentire, ma era anche un pessimo momento per restare zitti.

«Scopri quanto è ancora potente come guerriero e soprattutto cerca di capire da dove trae il potere per combattere, è fondamentale per i nostri scopi.

Se hai modo impediscigli di ottenere nuovamente il Baluardo, potrebbe avere ancora potere da donare, è meglio evitarlo.

Ora che ci penso, quest'ultimo sarà il tuo obiettivo principale, distruggi il Baluardo delle Anime, cancellalo per sempre dall'esistenza.»

«Così sia.»

«Così sia. Giulius non mi deludere.»

«Farò del mio meglio Vostra Oscurità.»

I due loschi individui si allontanarono, uno nella direzione opposta dell'altro, il primo uscì dal magazzino, il secondo scomparve consumato da fiamme verdi dopo pochi istanti.

2

Giulius era cresciuto, dal giorno del tradimento non aveva più avuto pace, la sua vita era degenerata sempre più trasformandolo in un autentico scarto della società.

In quel mondo tanto diverso dal nostro e allo stesso tempo con davvero molte cose in comune, aveva coltivato gli insegnamenti impartitigli da Edward.

In quegli anni assieme all'assassino aveva imparato a pensare e vivere, da prematuro nobilotto si era trasformato in una creatura fredda e spietata, aveva imparato a guardare il mondo con sospetto e tenersi alla larga dai guai.

Al tempo del tradimento non aveva ancora avuto modo di imparare a combattere, ma spesso aveva sentito Edward parlare di come la mente doveva essere pronta allo scontro, quindi quando poté imbracciare le armi, lo fece con bene in testa gli insegnamenti di quell'assassino tanto abile quanto crudele.

Uccise la sua prima persona a tredici anni e da quel momento non si fermò più.

Forse la più grande eredità dell'assassino fu il modo di osservare ciò che lo circondava, valutava con sufficienza chi lo circondava e si reputava sempre al disopra del prossimo. Questo lo portava ad avere una visione d'insieme del tutto, come se dovendo visitare una città sconosciuta si avesse la possibilità di osservarla dall'alto.

Allo stesso tempo questo modo di pensare lo aveva portato ad estraniarsi dal mondo stesso, in quanto non poteva più valutare le azioni altrui come conseguenza di un desiderio o di un sentimento, bensì come scelta tra una grande quantità di azioni possibili. Inutile dire che questo lo portò sempre ad agire in modo incomprensibile e soprattutto imprevedibile, a tal punto da sembrare imbattibile.

Certo a suo favore giocò anche il fatto che non vi fosse dall'altro lato un nemico abbastanza abile, astuto e perseverante intenzionato a prenderlo.

Giulius ebbe sempre a che fare con nobili e guardie mercenarie, gente tutt'altro che astuta e quando capitò di imbattersi in nemici davvero abili scelse sempre di fuggire, attendendo tempi più propizi.

Come fu per Edward tempo prima, una volta che ti macchi di un crimine come l'omicidio all'età di tredici anni non torni più indietro, improvvisamente la vita perde il suo valore unico, divenendo valuta, merce di scambio o un irritante problema da eliminare per risolvere molti problemi.

Ogni volta che uccideva qualcuno faceva sempre meno caso all'atrocità di quell'atto, considerandolo sempre più un gesto simile al mangiare, dormire o chiedere scusa a qualcuno, anche se nella sua vita chiese scusa molte meno volte rispetto alle uccisioni.

In breve tempo Giulius sostituì Edward. Mercenari, guardie e cacciatori di taglie avevano il suo nome bene in mente, era diventato la principale minaccia nei luoghi che frequentava e per lunghi anni del suo mentore non sentì più parlare.

Fu solo all'età di trent'anni che Giulius si guardò indietro a guardare cosa era divenuta la sua vita.

Fu una di quelle crisi dovute al cambio del due dei ventinove anni al tre dei trent'anni, dovette ammettere con sé stesso che non solo era diventato come l'uomo che lo aveva reso solo al mondo, ma anche peggio, infatti Edward a volte dimostrava una qualche sorta di onore o pietà, in fondo lo aveva salvato, lui invece non ebbe mai nessuna esitazione. Uccise e distrusse. Distrusse e uccise.

Ciò nonostante non riuscì mai a perdonare il suo unico mentore, aveva ucciso suo padre, lo aveva trasformato in un mostro e sebbene ora la sua vita gli piacesse così, non poteva accettare che tutto questo fosse dovuto a quell'uomo.

Nella vita ormai non sapeva fare altro, se avesse deciso di smettere di fare l'assassino probabilmente sarebbe morto di fame in breve tempo o magari ucciso da qualche tagliagole deciso a riscuotere la taglia sulla sua testa.

Assieme a suo padre aveva perso la possibilità di avere una vita tranquilla e molto probabilmente aveva anche perso la possibilità di avere una vecchiaia, lui sarebbe morto imbracciando le armi. Questo gli era chiaro. Questo lo abbatteva. Questo gli faceva odiare Edward più di ogni altra cosa.

Giulius era riuscito a vivere ben più della metà della sua aspettativa di vita tranquillo, questo solo perché convinto che dopo la cattura avevano sicuramente giustiziato quel maledetto assassino che gli aveva divorato l'esistenza.

Il destino però è spesso beffardo, così gli riservò una realtà molto diversa e all'alba dei quarant'anni dovette fare i conti con il suo più grande spettro del passato.

Il fantasma ricomparve molto più a nord degli assolati luoghi in cui la sua vita si era interrotta e ricominciata, nel freddo e piovoso inverno delle regioni boschive, laddove guerra e miseria si alternavano con perfetta cadenza.

Laggiù, in una notte come molte riconobbe il volto di un uomo, erano passati trent'anni o forse più, ma Giulius non aveva mai dimenticato il volto dell'assassino. Il non più ragazzo rimase ancor più sconvolto nel vedere che per quel dannato non era passato un giorno dal tradimento, solo il suo sguardo era divenuto più malvagio.

Per giorni lo seguì, indagò, cercò di capire se stava sbagliando, in fondo avrebbe dovuto avere cinquant'anni, eppure davanti a lui continuava ad esserci un ragazzo di neppure vent'anni, che però troppo aveva in comune con quell'uomo di tanti anni prima.

Per quasi un mese nelle città del nord non si sentì parlare dello spietato assassino in grado di uccidere anche le persone più irraggiungibili e intoccabili, fu letteralmente un sospiro di sollievo per guardie e nobili, sempre terrorizzati all'idea che i prossimi potessero essere loro.

Giulius aveva da fare, stava seguendo da vicino un uomo, che sebbene non si comportasse esattamente come il suo antico mentore, tanto gli assomigliava: usava le stesse armi, vestiva allo stesso modo, aveva la stessa espressione in volto e soprattutto gli assomigliava quasi fossero due gocce d'acqua.

Trovò strano che per un mese intero quel tizio non usò mai lo stesso nome, ogni volta che parlava dava un nome diverso ed era sorprendente come riuscisse a non contraddirsi, mai però quelle labbra avevano pronunciato il nome Edward.

3

Una notte, in uno sperduto villaggio di confine, arrivò la resa dei conti, ancora non era riuscito a scoprire nulla di davvero importante e questo lo aveva reso quanto mai nervoso.

A Giulius non era mai capitato di trovare tanta difficoltà nello scoprire qualcosa su qualcuno, trovò strabiliante il fatto che quel tizio fosse più bravo di lui, era come se sapesse perfettamente di essere pedinato e per tanto si stesse prendendo gioco del suo inseguitore.

La notte in cui la verità si fece limpida tutto sembrò propizio, pioveva come non accadeva da anni, le gocce erano spesse e filtravano oltre ogni copertura.

La luna era piena e osservava curiosa quel piccolo villaggio di confine, lì l'ultima guerra non era arrivata, quindi gli abitanti potevano dire di passarsela tutto sommato bene.

Sulla via principale, acciottolata con pensanti pietre levigate dal tempo e segnate dal costante passaggio di carovane, vi erano due uomini, entrambi immobili, entrambi si scrutavano, entrambi ragionavano la successiva mossa.

Nessuno in quel piccolo villaggio era tanto stolto da uscire in strada quella notte, forse nonostante l'ora qualcuno avrebbe potuto o dovuto uscire di casa, ma sulla strada principale vi erano due loschi individui ed era meglio non immischiarsi in quelle faccende, quando di mezzo ci sono armi e armature pesanti era sempre meglio farsi da parte.

Impossibile dire qualcosa sulle espressioni celate sotto gli spessi mantelli, erano entrambi figure imponenti, una delle quali resa ancora più spaventosa da una solida armatura avvolta anch'essa nella cappa.

L'uomo più minuto, quello libero dalla ferraglia da guerrieri, quello che avrebbe potuto essere Edward, si tolse il cappuccio liberando lunghi capelli castani e uno sguardo dubbioso.

Il mantello non lasciava intuire altro di quella figura, poco più alta della media, sembrava vagamente un abitante dei deserti avvolto nei suoi indumenti per ripararsi dal sole, anche se quel mantello era molto più pesante, spesso e soprattutto nero, l'ideale per coprirsi almeno un po' dalla pioggia quasi incessante di quelle regioni.

L'acqua gli scorreva lungo il volto, insinuandosi tra la barba incolta, era a gambe unite, come sull'attenti, ma con la testa china in avanti a formare un'ampia gobba e le braccia a ciondoloni. Una posa decisamente inusuale e in qualche modo inquietante.

L'altro uomo indossava una spessa armatura di scaglie, una di quelle particolarmente pesanti, che nessuno decide di indossare senza essere certo di dover combattere. Legato alla schiena portava uno spadone che nessuno si era minimamente curato di occultare.

Quando si liberò della cappa che indossava, rivelò corti capelli che troppo presto erano stati ingrigiti dall'età, occhi verdi ed un espressione rabbiosa.

A separare i due vi erano solo una decina di metri e la pioggia battente che con il suo scrosciare inghiottiva la gran parte dei rumori della notte.

«E così - Disse l'uomo che poteva essere Edward - hai deciso di morire così?»

«Ti sbagli, questa sera vendicherò la morte di mio padre.»

«Ho ucciso il tuo vecchio? Sono cose che accadono, datti pace e vivi per la tua strada.»

«Non ti ricordi di me dannato bastardo?»

«No, a dire il vero non credo di conoscerti.» L'uomo più minuto ruotò gli occhi, chiaro cenno che stava andando a caccia tra i ricordi.

«O forse sì, sei il moccioso che mi ha venduto?»

«Allora sei davvero tu? Stentavo a credere che per te il tempo non fosse passato e invece è proprio così.» Il volto di Giulius era il dipinto dello stupore, era un misto di ricordi galoppanti dal passato, sentimenti come odio e orrore: davanti a lui vi era Edward scampato alla morte e scomparso per più di trent'anni.

«Il tempo per me non ha importanza, lui percorre la sua strada, io ho la mia, cerchiamo di frequentarci di rado, odio avere fretta.»

«Hai trasformato anche me in un assassino e di questo credo di doverti ringraziare.»

«Inutile dire che ero cosciente del fatto che mi stessi seguendo, ma ho una domanda a cui non riesco a dare risposta, non è il risentimento che ti spinge, tuo padre è solo una scusa, qual é il vero motivo per cui vuoi farti ammazzare da me?»

Giulius rimase sorpreso da quella domanda, come aveva fatto quell'uomo con un solo sguardo a formulare così tante congetture?

«La voglia di fama forse. - Fece una pausa - No, in realtà é perché mi hai trasformato in questo, non mi dispiace essere quello che sono, ma ti odio per avermi costretto ad avere un infanzia di merda.

Quando finalmente riuscii a ritrovare la strada di casa, scoprii di aver perso tutto. Avrei potuto essere ricco e vivere nel lusso per il resto dell'esistenza anziché trovare l'unica soddisfazione di questa vita miserabile e morire ammazzato quando non sarò più abbastanza abile per difendermi.»

«Sembrerebbe che la tua testa abbia fatto clic come un orologio rotto, lo trovo quasi divertente. Ora non essere stupido però, se mi sfidi ti ucciderò senza pietà, non hai alcuna possibilità di confrontarti con me.»

L'uomo in armatura era scosso da brividi di rabbia, non riusciva a sopportare la tranquillità con cui il suo vecchio mentore parlava, capiva bene che era cambiato radicalmente da come lo conosceva, ma non aveva importanza, doveva veder scorrere il suo sangue.

Quando parlò nuovamente non riuscì ad evitare di ruggire la sua rabbia, urlava e tremava senza controllo, ma non per il freddo.

«Sono diventato parecchio bravo, non la prenderei così alla leggera se fossi in te.»

Edward sorrise, fu un ghigno pazzoide, con occhi sbarrati e trentadue denti in bella vista, nessuno avrebbe avuto dubbi nell'affermare che era il volto di un malato di mente e nessuno avrebbe preso alla leggera quell'espressione, faceva davvero terrore.

«Non hai capito, io non sono l'Edward che conosci, lui aveva giurato di ucciderti ed era tipo da mantenere quel genere di promesse. Per me tu non sei nessuno e ti strapperò la vita senza nessuna soddisfazione se non te ne andrai da dove sei venuto.»

Giulius sganciò lo spadone e si mie in posizione per combattere.

«Non so cosa ti abbiano fatto, non so neppure cosa tu stia cercando di dirmi, all'inizio hai ammesso di essere lui e per tanto ora muori!»

L'uomo ormai quarantenne corse brandendo la sua arma, urlante e con gli occhi iniettati di rabbia.

Avrebbe percorso quei dieci metri in circa otto passi e il suo avversario nei primi sette non mosse un muscolo, guardava il proprio assalitore con quell'espressione folle in quella posa innaturale, senza neppure cercare di raggiungere le armi che sicuramente nascondeva sotto il mantello.

Quello che doveva accadere successe durante quell'ultimo passo, Giulius non avrebbe mai scordato la velocità con cui quell'essere che non poteva essere un uomo, sgusciò al suo fianco, gli afferrò un braccio spezzandoglielo con un secco giro al contrario, si impadronì dello spadone e terminò quell'unico movimento infilandogli la lama dalla schiena fino a farla uscire dal petto.

Il non più ragazzo non credeva che la sua lama fosse in grado da trapassare ben due volte un armatura dopo aver percorso un intero corpo umano, ma alla fine di tutto questo si ritrovò ancora in piedi, senza un briciolo di fiato ad osservare la pioggia che cadeva in una strada vuota.

Cadde in ginocchio ed una mano lo afferrò ad una spalla, l'uomo che doveva essere Edward si avvicinò a Giulius in modo che le sue labbra quasi gli sfiorassero l'orecchio mentre parlava.

«Muori pure tranquillo, neppure tra mille anni avresti potuto fare nulla contro di me e sii felice, Edward non vivrà mai più in questo mondo, ora lui mi appartiene, la sua vita é mia, puoi pure considerare compiuta la tua vendetta.»

La mano la mano lasciò la spalla e il corpo cadde a terra in un sordo fragore metallico.

Giulius stava morendo, appena prima che la luce si spegnesse poté vedere gli stivali di quell'uomo allontanarsi lungo la strada.

4

Riaprire gli occhi e scoprire di essere all'Inferno, chiunque dovrebbe provare terrore a questo solo pensiero e quando Giulius si accorse che la morte gli aveva riservato il suo peggiore servizio, crollò quasi subito.

Se tutti sapessero cosa attende i viventi dopo la morte non esisterebbero guerre, le ingiustizie sarebbero solo un ricordo e l'Inferno si farebbe insolitamente deserto.

Sfortunatamente esiste una linea netta tra chi ha il diritto di sapere e chi invece può solo credere e quando ti ritrovi a urlare e contorcerti come un animale durante una vivisezione, ormai è troppo tardi per pentirsi.

Accade spesso che molte anime tentino di resistere alla punizione, non abbandonano subito la speranza che possa esistere un domani, quindi la vera pena eterna deve attendere la rassegnazione.

Nel caso di Giulius non fu così, uno che nella vita era stato tanto forte da sembrare immortale, nel mondo dei morti aveva ceduto in un istante e aveva aperto i suoi sentimenti e la sua anima agli esseri che avrebbero avuto il compito di smembrarli per il resto dei tempi.

«Ucciso dal mio acerrimo amico, vorrei tanto rivedere il più caro dei miei nemici.» Una gorgoglio dalle tenebre interruppe per qualche istante il dolore del pentimento eterno, poi lasciò nuovamente spazio allo straziare e dilaniare.

«La tua debolezza è la tua salvezza, nella dannazione eterna troverai una pena meno severa se solo ti regalerai a me. Dimmi che desideri odiarlo ancora.» Un nuovo gorgoglio che placò l'indescrivibile strazio per pochi istanti.

Giulius piangeva, la sua anima era pervasa dalle lacrime, non era trascorso che un attimo dell'eternità, ma già gli era bastato, avrebbe accettato qualunque baratto pur di sottrarsi a quella pena: «Io lo desidero.»

«Dimmi che l'unico tuo desiderio è ucciderlo.»

«Sì, ucciderlo, lo ucciderò, ti prego dammene la possibilità.»

«Così sia. Giulius non mi deludere.»

Ciò che dico é ciò che accadde, un uomo che avrebbe meritato la peggiore delle pene fu abbracciato dalle contorte spire del male più assoluto.

La luce tentatrice aveva allungato la sua mano ad un'anima lamentosa che come le altre piangeva il suo pentimento, posso garantire che giunti a quel punto ci si pente per davvero, ma é troppo tardi per esserne premiati, si può soltanto continuare a pentirsi e a soffrire.

Sfortunatamente Giulius a quel tempo ancora non sapeva che quella non poteva chiamarsi “seconda occasione”, perché il suo destino si era già compiuto, lui era morto e la giustizia divina aveva decretato che per lui poteva esserci unicamente l'Inferno, conclusa la sua piccola vacanza sarebbe dovuto tornare al suo posto tra le anime perdute.

Quando accettò non aveva compreso che quel patto che aveva stretto con l'Oscurità in persona gli sarebbe costato torture ancora peggiori, non aveva considerato che vendetta e odio non erano esattamente delle virtù, ma lo avrebbe scoperto.

Tutto gli venne chiarito dal tempo ed anche quel giorno uscendo dal magazzino di periferia, non poté ignorare quella frase: “Così sia. Giulius non mi deludere”.

Tante volte ormai gli era stata ripetuta ed era chiaro il tacito monito che celava, “Ormai sai cosa ti aspetta, deludimi e ti rimando laggiù nel marcio da cui ti ho tirato fuori”.

Così per Giulius l'esistenza era diventata una tortura forse peggiore di quella vissuta nel breve tempo trascorso nel mondo dei morti, infatti tutta la sua quasi-vita fu un continuo lavoro per compiacere il suo aguzzino, ma non essere abbastanza abile da concludere definitivamente la faccenda chiamata “Edward”.

Uscendo da quel magazzino gli fu però chiaro che questa sarebbe stata l'ultima volta in cui avrebbe potuto tentare, aver fallito nella Grande Guerra della Valle Non-Morta era stato un vero affronto a Lucifero stesso, quasi un ammissione di quel suo tentativo disperato di non riuscire nel suo compito pur di non tornare tra i dannati.

“Bastava il colpo di grazia e tutto avrebbe avuto fine”, erano parole che spesso si era ripetuto e spesso aveva visto gli occhi del suo aguzzino scrutarlo, sapeva bene che ormai Lui sapeva di questi suoi pensieri, non gli era però chiaro il perché continuasse a tenerlo con sé.

Spesso si era considerato un cucciolo in gabbia, punzecchiato da un bambino dispettoso che doveva solo decidere come porre fine alle sue sofferenze, ma durante la decisione non sapeva sottrarsi al piacere di torturare comunque il povero disgraziato.

Era ancora odio quello che provava per Edward?

Quella notte al villaggio lo odiava, lo voleva morto, ma dopo tanto tempo poteva ancora odiarlo?

Quell'uomo che lui detestava non esisteva più, lo aveva visto negli eterni inseguimenti prima in un mondo e poi nell'altro, era una persona diversa quella che ora doveva braccare, aveva senso che fosse ancora lui a tentare di sconfiggerlo?

Come la sua esistenza era degenerata fino a questo punto?

Spesso sentiva ancora desideri simili a quando era veramente vivo, uccidere qualcuno era sempre un piacere al quale non sapeva sottrarsi facilmente, quindi eliminare chi circondava quel vecchio fuggiasco era sempre un attività rilassante, ma colpire lui era tutt'altra storia.

Dopo tanto tempo aveva sviluppato una specie di ammirazione per quel folle che aveva deciso di sfidare il destino, il maligno e forse anche Dio stesso.

5

Perso nei suoi pensieri l'uomo dalla faccia sfregiata si stava imbarcando su un volo per Londra, sapeva bene che la sua preda era diretta lì, era una mossa ovvia.

Agire in fretta era il solo modo per poter sperare in un qualche genere di successo, avrebbe trovato l'archeologa e si sarebbe fatto consegnare l'artefatto. Poi lo avrebbe distrutto.



Commenti

pubblicato il 23/10/2008 0.20.48
fiordiloto, ha scritto: Heylà! Grazie per le tuo bel commento! Spero davvero che il finale non sia risultato scontato. Avevo in mente anche un'alternativa tragica, ma i miei personaggi si sono "ribellati". Continuerò a leggerti con passione, confidando sempre in Mr Brown e in questo tuo racconto, che non delude mai! :-)

Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: