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lavoro pubblicato giovedì 16 ottobre 2008
ultima lettura domenica 23 febbraio 2020

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LETTERE DA COPENAGHEN - X MIRABELLE AD AMBURGO, POI, QUELL'ABBRACCIO

di Dunklenacht. Letto 891 volte. Dallo scaffale Viaggi

*Riporto di seguito lo scritto della protagonista.L'autore Dunklenacht. Africa Coloniale Tedesca, 23 novembre 1917. Un mattino mi riscossi e fu come s...

*Riporto di seguito lo scritto della protagonista.

L'autore Dunklenacht.

Africa Coloniale Tedesca, 23 novembre 1917.

Un mattino mi riscossi e fu come se mi risvegliassi nella mia Amburgo di un tempo. Nella mia prima giovinezza avevo la sensazione che a richiamarmi dai miei sogni fosse sempre il mio caro papà, con uno dei suoi baci sulla guancia. Le cameriere mi portavano la colazione a letto e spalancavano le grandi tende verdi, mostrandomi attraverso la finestra le luci del porto e delle navi lontane. Il rumore vago di una sirena bastava per finire di svegliarmi, mentre contemplavo una di quelle dolci aurore dell'inverno.

A volte, nella mia camera ad Amburgo, capitava che mi risvegliassi tra le braccia di uno dei miei primi amanti. Eravamo nudi, come la sera prima, quando avevamo deciso di coricarci, ebbri di champagne e di desideri amorosi. Ricordo che solevo augurare il buongiorno ai giovanotti con cui dormivo baciandoli sulle labbra.

Ad ogni modo, ad Amburgo i miei risvegli mattutini erano quasi sempre assai felici. Potevo trascorrere un'ora intera davanti allo specchio, a dare forma alla mia chioma con un pettine d'oro zecchino, degno della più alta borghesia.

Una volta, in quella città, avevo fatto l'amore con un marinaio. Non era più molto giovane e la sua lunga carriera mercantile aveva donato al suo volto quel non so che di maturo e dolce, che tanto può fare innamorare il cuore di una donna. Fu in un pomeriggio pieno di nebbie e di rumori del porto che lui mi raccontò tutta la sua vita. Mi parlò di sé e delle sue avventure appoggiato a una delle casse di legno del deposito vecchio; ricordo che portava una sorta di casacca a girocollo a righe bianche e blu, con due bottoni argentati e teneva in bocca la pipa, che però non fumava più da molti anni. Doveva essere una consuetudine marinaresca. Mi parlava anche di come si issano e si riparano le vele di un bastimento, nonché di mille altre cose tecniche che poteva capire solo un lupo di mare.

Io lo corteggiai e non dimenticherò mai il modo in cui lo baciai ardentemente sulla bocca, appoggiandomi ad una di quelle casse colme di mercanzie, nel momento in cui sapevo che nessuno poteva vederci. Poi, lungo il canale che fiancheggiava quel viottolo, passò una barca a vapore, con a bordo due pescatori che riparavano le reti. La vidi svanire, oltre le volte del ponticello in muratura rossa, dai mattoni ammantati di muschio. Io e il mio marinaio consumammo il nostro amplesso in uno dei barchini di legno dimenticati sulla darsena. Allora, non c'era nessuno ed io potei assaporare di persona tutto il piacere che poteva dare quel petto irsuto e forte, muscoloso, al pari di quelle braccia che non temevano la fatica. Volli assaporarlo e goderlo con la mia lunga lingua. Fu come se io mangiassi il corpo di lui e lui mangiasse me, l'uno divorava il corpo ed il piacere dell'altra. Mentre, nella foga, mi accorgevo che il marinaio diventava sempre più lungo e rigido dentro il mio ventre, cercavo di morsicarlo, con i miei denti bianchissimi.

Ad Amburgo c'erano anche tanti mendicanti, tanti barboni e senza tetto, che abitavano nei quartieri poveri, i quartieri delle baracche di legno. Quella città del Nord, nebbiosa e piena di gabbiani, non mi mancava affatto nel paradiso africano dove allora mi trovavo.

Un giorno mi imbattei in un mercante di colore, che rapì la mia fantasia ed i miei sguardi, grazie alla sontuosità delle sue vesti tradizionali. Gli chiesi che cosa avesse da vendere, se non maschere di legno ed oggetti artigianali, capaci di evocare l'Africa in ogni dove. Lui però non mi ascoltava... Non mi ascoltava, no, anzi, mi guardava e mi toccava... Accadeva vicino alla falegnameria vecchia, nel meriggio, davanti a due cespugli spinosi che assomigliavano a dei rododendri.

- Signorina, vi amo - mi disse.

- Grazie - gli risposi, stringendogli la mano. - E' un bel sentimento, che tra gli esseri viventi deve esistere sempre. Siamo tutti fratelli e sorelle, in fondo!

- Sì, signorina, ma io vi voglio comperare!

- Comperare? E poi, come potreste chiedermi di amarvi più di chiunque altro? Qui, tutti amiamo tutti! E' un vero paradiso.

- Io vi comprerò, quale che sia il vostro prezzo!

Fu allora che il giovane mercante africano mi mostrò quanto possedeva di più prezioso. Erano oro, pietre rare, elefantini di legno pregiato, smeraldi e diamanti.

- Siete mia, signorina - riprese poi. - Soltanto mia. Siete il mio tesoro e prendete il mio oro.

- Ma io non vi ho ancora detto di accettare... - sussurrai.

- Lasciate che vi prenda la mano, che vi coccoli.

Fece davvero quello che mi aveva detto. Per un istante ebbi la sensazione di avere un nuovo amore, che mi avrebbe amata e protetta per sempre. Vidi una nube di sabbia scarlatta avvolgere le case di legno del villaggio... Socchiusi i miei occhi, mentre mi sentivo abbracciare. Ma pensai al mio amico lontano e mi dissi che non potevo acconsentire...



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