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lavoro pubblicato giovedì 9 ottobre 2008
ultima lettura lunedì 21 ottobre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

L'abbazia

di francescoghezzi. Letto 991 volte. Dallo scaffale Fantasia

L'abbazia Bellissime, le colline di Siena al tramonto, in una sera di fine settembre. Il silenzio e' a tratti interrotto ora dal gracchiare di un corvo, ora dall'abbaiare di un cane, le colline ricordano con la loro forma seni materni che han...

L'abbazia


Bellissime, le colline di Siena al tramonto, in una sera di fine settembre. Il silenzio e' a tratti interrotto ora dal gracchiare di un corvo, ora dall'abbaiare di un cane, le colline ricordano con la loro forma seni materni che hanno allattato tutti e tutto. Cipressi ritti e austeri ne creano il giusto complemento e tutto raggiunge, assieme ai profumi della terra, delle erbe e dell'aria un qualcosa di indefinito ed eterno.


In una di quelle sere, su di una stradina impolverata , viaggiava tranquilla una automobile nera, lunga e nobile, con i vetri oscurati , i fari accesi e l'imponenza del potere. Fuggivano lepri e fagiani lungo i prati laterali e qualcuno la accompagnava con lo sguardo, fermando per un momento il proprio lavoro nei campi, con un dubbio irrisolto che l'immagine non dissolveva.


Nell'automobile regnava il piu' assoluto silenzio. Alla guida l'autista in divisa fissava professionalmente la strada senza distrarsi minimamente, anzi ostentando una assoluta mancanza di emozioni e una perfetta padronanza del proprio lavoro. Seduti dietro, due uomini vicini ai sessant'anni, con il capo appena chinato in avanti e le mani appoggiate sul ventre, strette una all'altra con le dita incrociate. Entrambi avevano al collo una catena e un grande crocefisso d'oro , guardandoli si avrebbe avuto l'impressione di una immagine speculare.


Davanti, di fianco all'autista , un uomo anziano dai lineamenti leggermente femminili, le labbra strette, immerso nei propri pensieri, ma i suoi atteggiamenti tradivano un grande carisma e una grande determinazione. Pensava intensamente, mentre fingeva di guardare la strada e le prime ombre della sera. Girando il capo lentamente e con assoluta calma, incrocio' lo sguardo dei passeggeri seduti dietro, e, sottovoce disse : “io, non ..”


Il passeggero di destra si chino' facendo oscillare il grosso crocefisso d'oro che portava al collo, prese una valigetta , se la pose sulle ginocchia, l'apri' e ne estrasse un libro con la copertina e le pagine fatte di fogli d'oro e scritto con un inchiostro rosso del colore del sangue e lo mostro' a colui che sedeva nel posto d'onore.


Il passeggero di sinistra prese un'altra valigetta, la alzo' e la diede all'uomo seduto davanti, dopo di che tutti tornarono nella stessa posizione di prima.


Erano ormai giunti alla meta, li accolse un ultimo viale di cipressi lungo la strada ed un antico cancello in ferro battuto. L'autista diede una rapida occhiata allo schermo del navigatore, l'uomo di fianco rispose (senza parlare) a una silenziosa chiamata sul telefono cellulare, si accese un lampeggiante e il cancello si apri' per richiudersi appena l'automobile fu passata.


L'abbazia era sulla sommita' di una collina e , tutto attorno, c'era un terreno pianeggiante , cosi' che lo sguardo poteva dominare da lassu' il lavoro della natura e dell'uomo. E vedere il trascorrere del tempo, le stagioni alternarsi, la gente nascere e morire, e, forse, il bene e il male, la felicita' e il dolore, ieri e domani, il passato e il futuro.


L'autista fermo' l'auto su di uno spiazzo esterno ricoperto di candida ghiaia, spense il motore e i fari e li resto', immobile nella sua discrezione. Scesero i passeggeri che sedevano dietro e si avviarono verso l'ingresso ma gia' gli veniva incontro il priore, quasi correndo ed inchinandosi ripetutamente, ma la sua foga venne bloccata da un semplice gesto della mano di uno di loro.


Il pavimento del cortile interno era in ciottoli neri con disegnata al centro una stella bianca, fatta di sassi di fiume, e al centro una fontana costruita con vecchi mattoni e un piccolo zampillo d'acqua che la animava. Due ordini di archi perimetrali davano l'impressione di un piccolo teatro d'opera, con i loro loggioni, e pareva quasi di vedere musici imparruccati del settecento suonare concerti con oboe e violini.


Questo penso' R. entrando ed esplorando il luogo in cui si trovava. Un gesto lo convinse a seguire il Priore e lo distolse dai suoi pensieri. Si avviarono, lungo una scala in mattoni che costeggiava il porticato e salirono sul piano delle arcate. Percorsero due lati dell'edificio, e c'erano vasi di oleandro e gerani sui davanzali, e affreschi alle pareti che rappresentavano santi in meditazione.


Il Priore apri' una porta antica di legno di quercia, la quale non aveva catenacci, ne' serrature. Entro' in un altro corridoio, seguito da R.; apri' un'altra porta, attraversarono un altro corridoio, poi altre porte e altri corridoi, finche' il Priore si fermo' di fronte a una porta che era la piu' antica di tutte, anch'essa senza catenaccio, ne' serrature e con la mano fece un gesto per invitare il proprio ospite ad entrare. R. lancio' uno sguardo di disapprovazione, che significava: “ Ma come anche questa aperta?” Ma ottenne come risposta un sorriso che non era un sorriso ed erano mille cose in una sola cosa.


R. , guardandolo fisso, piego' il capo verso la porta di legno antico come a chiedergli “Vieni con me?” Ma il Priore muovendo lentamente il capo da destra a sinistra gli fece capire che la sua risposta era “No”


R. impugno' la maniglia di ferro battuto ed ebbe un attimo di esitazione, respiro' profondamente, penso' a se' stesso, alla sua vita, ai suoi doveri, ai suoi doveri verso gli altri, a cio' che era giusto, a cio' che era sbagliato, in un vortice di pensieri confusi come quando una tempesta sconvolge l'ordine delle cose, e, con impeto questa volta, spalanco' quella porta.


Dentro era penombra, quasi buio, ma la puzza orribile. Quando riusci' ad adattare gli occhi alla scarsa luce vide in quella che era una piccola stanza, un'ombra. L'ombra di un uomo. Un uomo sdraiato su una panca messa in un angolo, un uomo che si alzo' lentamente, sorridendo, tendendo le braccia e poi alzando la mano destra in verticale e poi in orizzontale. Questo era un gesto di cui R. conosceva il significato, e che faceva ogni giorno.


Forse fu questo che rafforzo' la sua determinazione. Estrasse dalla borsa di cuoio la pistola e sparo'. Un colpo al cuore, e il sangue schizzo' e macchio' le pareti della stanza, mentre l'uomo di fronte cadeva inerte sul nudo pavimento.


Un mezzo sorriso apparve sulla bocca di R. , ma duro' solo il tempo necessario ad accorgersi che il sangue sulle pareti si stava prosciugando, cosi' come la ferita sul petto dell'uomo che aveva di fronte si stava richiudendo, e l'uomo si stava rialzando, ed aveva sempre le braccia tese come in un abbraccio al mondo.


Rialzatosi, l'uomo gli disse dolcemente queste parole: “io ti salvero' ”


R. scarico' l'intero caricatore sull'Uomo e lo colpi' a morte in un rumore assordante di esplosioni.

Ma, come prima, il sangue sulle pareti si prosciugo', le ferite si richiusero, l'Uomo si rialzo' ed abbracciando il mondo intero gli disse: “ io ti salvero' “


R. rimise la pistola nella borsa di cuoio, usci' rapidamente dalla piccola stanza e diede una occhiata di rimprovero al priore, indicando la porta, ma, senza parlare, il Priore capi' e gli rispose allarrgando le mani per dire :” Non serve chiudere a chiave”


Nel ritorno, sull'automobile nera , il silenzio fu interrotto da uno dei passeggeri che chiese : “Ebbene?”

R. si giro', lo guardo' e mosse la testa per dire : “No”

Ho capito, Santo Padre” disse il passeggero.



Commenti

pubblicato il 09/10/2008 19.28.13
fiordiloto, ha scritto: Wow! Molto ben scritto! Mi piace soprattutto l'atmosfera iniziale. :-)
pubblicato il 31/10/2008 0.47.25
Pasquale Francia, ha scritto: Bello! Il finale sorprende :)
pubblicato il 29/01/2009 10.38.28
Clockwise, ha scritto: Molto particolare. Ottimi spunti. Mi piace il modo di raccontare: la voce narrante molto vicina, in maniera quasi asfissiante, al protagonista. Complimenti.

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