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lavoro pubblicato venerdì 26 settembre 2008
ultima lettura lunedì 21 ottobre 2019

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IL VECCHIO E LA QUERCIA

di mpdamiani. Letto 1343 volte. Dallo scaffale Fantasia

Il vecchio Amilcare se ne stava alla finestra a guardare il paesaggio. Si era ai primi giorni di Aprile e faceva ancora freddo...

Il vecchio e la quercia

Il vecchio Amilcare se ne stava alla finestra a guardare il paesaggio. Si era ai primi giorni di Aprile e faceva ancora freddo. Capitava sovente in quella zona ed in quel periodo che improvvisi effluvi di nebbia avanzassero dal nulla e a poco a poco ricoprissero d'uno spesso velo ogni cosa.

Non ci sarebbe stato nulla di strano, se da tutta quella visione offuscata, fossero scaturiti i quattro cavalieri dell'apocalisse per giustiziare il mondo.

Amilcare sospirò mentre lasciava la finestra. Il suo viso dalle rughe tagliate con l'accetta, quel giorno pareva ancora più stanco. Poteva ricordare la corteccia di un tronco d'albero, da cui se ne era ricavato un Pinocchio ormai invecchiato.

Non ci voleva particolare acume per capire che Amilcare doveva essere stato un gran bel pezzo d'uomo. Ancora, malgrado avesse le spalle curve, ed il passo incerto lo costringesse ad usare il bastone, l'altezza era notevole anche per i tempi in corso, e la struttura ossea ne rivelava la matrice robusta.

Lentamente, l'uomo si avvicinò al camino, posto in un angolo di quella stanza che fungeva da entrata e da soggiorno, per attizzare il fuoco.

Le fiamme calamitavano il suo sguardo dentro le loro spire e, ad ogni rimestio, s'abbassavano e s'alzavano crepitanti di nuova vigoria.

A volte quel crepitio pareva una cantilena, o un bisbiglio di voci. Lui cercava di non far rumore per meglio auscultare e... capiva allora che si trattava della sua amata Lina, che l'aveva lasciato a percorrere la strada da solo, ormai da diversi anni.

- Non ti abbattere, ducizza mia, - le sussurrava lei col quel crepitio, emergendo da altre voci ignote. - Io ti sono vicina con l'eco del mio amore. Quando sarà il momento, mi ritroverai ad attenderti, così com'ero al nostro primo incontro.

Lui si rasserenava a quelle parole, che gli tenevano compagnia, solo com'era in quel pezzo di campagna in mezzo ai bricchi. Due figli maschi gli aveva dato la Lina: il primogenito, che ancora bambino, in tempo di guerra, era stato falciato da una granata ed il cadetto, un tizio scapestrato, senza midollo, come il vecchio lo definiva, che se n'era andato, invece, di sua spontanea volontà, verso altri lidi o chissà dove. Quando ancora c'era quella buon'anima di sua moglie, ogni tanto costui si faceva vivo; tutto borchiato, con dei pezzi di metallo al naso ed alle sopracciglia, e degli scuri disegni in corpo.

Lei morta, non se ne seppe più nulla, ma al vecchio non gli interessò più di tanto. Troppo erano il dispiacere e la rabbia che quel ragazzo gli procurava ogni qualvolta lo aveva visto conciato in quella maniera. In quelle occasioni, sbottava anche con la moglie:

- Guarda che bell'esemplare hai partorito! Da chi avrà mai preso? Io che da giovane, ero d'esempio per tutti, mi ritrovo con questo qui che si scolpisce e si dipinge addosso. Manco fosse un'opera d'arte!

La Lina, nel sentire quegli scoppi d'ira, non poteva evitare di provare dolore. A quel punto si sentiva confusa e non sapeva chi dei due avesse ragione, ma in fondo nemmeno le importava, perché dopo tutto, quel ragazzo era suo figlio.

Amilcare, rimestò ancora nella brace e ancora le fiamme avvamparono tenendogli compagnia.

- Cara moglie mia, - disse. - Ora ti devo lasciare. Tu sai che lei mi aspetta. Da moltissimi anni vado a trovarla, e non ho mai mancato ad un appuntamento. Anche oggi che ho qualcosa che m'opprime il petto e fatico a respirare. Te lo ripeto, devo andare.

Il vecchio, s'infilò con lentezza il giaccone e s'avviò sull'uscio di casa. Prima di varcarne la soglia, dette un'ultima occhiata intorno, a tutte le sue cose.

Fuori, l'aria imbiancata ed umida gli si insinuava in ogni parte del corpo. Lui, come un caprone caparbio, non si preoccupò e prese a penetrarla reggendosi ancor più tenacemente al suo bastone. Faticava, fra quelle zolle quasi marcite, che spesso sprofondavano in fossi, attentando al suo già precario equilibrio.

Da lì, non ci voleva molto a raggiungere la sua amica. Lei fedele come sempre lo attendeva, discreta ed al suo posto, pronta ad accoglierlo e ad ascoltare ogni suo segreto.

Perché ci sono cose che nemmeno ad una moglie, per quanto amata, si possono dire.

Quando era stata la prima volta che l'aveva incontrata? Sempre in tempo di guerra, quando lui poco più di un ragazzino lottava contro gli invasori.

Quel giorno si rifugiò nei boschi, inseguito dal nemico. Aveva corso a perdifiato disarmato e solo. Non sperava proprio di cavarsela con quel gruppo di assassini alle calcagna. D'un tratto, lei le si parò dinnanzi. Lei, la grande Quercia! Simbolo di maestosità e forza. Di colpo la fiducia lo pervase, mentre questa lo invitava a nascondersi fra le sue fronde. Lui lo fece.

Erano in tre gli inseguitori ...e fortunatamente, avanzavano sparsi.

- Strappa uno dei miei grossi rami e di soppiatto colpiscili! - le sussurrò la quercia, sicura. Lui seguì di nuovo il suo consiglio.

Amilcare atterrò i suoi inseguitori, prima uno e poi l'altro. Con una bella nerbata addosso caddero sul terreno svenuti e lui, prontamente, si impossessò delle armi. Quando l'ultimo arrivò ...incominciò a sparare, ma la quercia gli fece scudo col suo corpo, dandogli la possibilità di rispondere al fuoco e colpire il bersaglio.

Quella volta, salvò la pelle e non lo poté mai più dimenticare. Prima di andarsene, salutò la sua quercia, promettendole che a guerra finita sarebbe ritornato per riscattarla.

A tempo debito, mantenne la promessa, acquistando l'appezzamento di terreno che la ospitava, e vi costruì vicino la sua casa.

Da quel momento, ogni giorno non mancò di andare a trovarla, per parlarle o semplicemente per stare lì in silenzio e ricrearsi l'anima.

Sapeva che fra lui e quell'albero c'era una sintonia profonda. In fondo si somigliavano, così grandi, belli e forti!

Per diversi anni, Amilcare si rispecchiò nella sua quercia, fino a che non raggiunse quel limite oltre il quale...per gli umani, anche per quelli più forti, inizia il precipizio della decadenza.

Fino a che, andandola a trovare, lo specchio gli rimandò solo i ricordi.

Quel giorno della nebbia, voleva fare la stessa cosa, ma quella strana oppressione al petto continuava ed aumentava.

- Eccola, la mia amica quercia! - esclamò Amilcare, vedendosela innanzi, pur velata.

Lei mosse le sue fronde, in segno di saluto, e come al solito lo invitò ad avvicinarsi.

Appena la raggiunse, lui si sedette appoggiando le sue spalle al fusto.

- Tua moglie ti sta aspettando. Non aver timore e lasciati andare. Ora, sei troppo stanco e devi riposare, - gli disse lei.

Il vecchio fu consapevole della sua stanchezza e che ogni forza vitale stava abbandonandolo. Donandosi totalmente, si addormentò ai piedi della sua quercia, per sempre.

Intorno la nebbia ancora s'infittiva, coprendo come un sudario ciò che di lui restava.



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