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lavoro pubblicato venerdì 26 settembre 2008
ultima lettura giovedì 28 novembre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Verde, blu e nero

di monicade. Letto 1244 volte. Dallo scaffale Pensieri

racconto breve sul tema della violenza sulle donne, scritto per un concorso universitario dal titolo "mi fai male"..

Verde, blu e nero sono i colori che vedo sul mio corpo quando mi osservo riflessa negli specchi.

E’ per questo che non ho specchi in casa, li ho rotti, nella speranza di dimenticare la mia immagine. Troppo simile a ciò che sento dentro di me, vergogna, dolore e stupore per ciò che sono diventata. Non ero così qualche anno fa e mai avrei pensato di diventare la persona che sono, totalmente dipendente da un essere che promise di essermi vicino sempre in salute ed in malattia, nella buona e nella cattiva sorte.

La stessa buona sorte che ci ha fatti incontrare dopo anni di rapporti instabili. Lui, l’uomo che racchiudeva in sé tutto ciò di cui avevo bisogno, colui che rappresentava tutto ciò che la mia mente di giovane donna, immaginava essere il completamento del proprio mondo.

Trascorri una vita nella spasmodica ricerca di qualcuno che ti capisca e che ti faccia sentire la donna che hai sempre cercato di essere, la donna che vorresti vedere riflessa negli occhi degli altri, e finalmente arriva lui, bello come un cavaliere di un romanzo di appendice e disposto ad accoglierti e proteggerti. E tu stai bene. E tu sei felice. E mai potresti immaginare che tutto quello che hai sempre voluto e cercato con così tanta passione, finisca poi per diventare l’unica cosa che ti distrugge.

Il lavoro, gli amici, la famiglia diventano semplice scenario della tua vita, una bellissima cornice ad un quadro dal valore inestimabile, quando trovi la persona che rappresenta il naturale perfezionamento del tuo essere. Ti senti completa ma soprattutto ti senti amata, e mai avresti immaginato di essere in grado di sopportare tanto bene, tanto amore.

Amore che invece ti si riversa addosso con violenza e passione, quando alla sera vi stringete nel letto e le vostre carni si incontrano per trascinarvi nel più profondo delle vostre pulsioni.

Verde, blu e nero come i colori degli abiti che indossavi il giorno in cui vi siete conosciuti.

Per caso, per strada, finchè bevevi indaffarata il tuo caffè-da-portar-via, hai incontrato la tua migliore amica di tanti anni fa, che non vedevi da un pezzo oramai. Tu, donna in carriera dopo una lunga carriera di studi; lei, ragazza felice abbracciata all’uomo più attraente che tu avessi mai visto; ed intelligente anche, come scopristi la stessa sera a cena, appuntamento dell’ultimo minuto che non si può rifiutare. Bello, intelligente, affascinante, profondamente impegnato nel sociale grazie al suo lavoro di educatore; ma, purtroppo, anche fortemente legato a quel diamante sull’anulare della tua più cara amica. È così che, una volta a casa tua, ti trovi a pensare a lui, a quanto lo hai sentito vicino questa sera, a quanto voi due siate simili, a quanto ti senti un’adolescente sciocca alle prese con la sua prima cotta. Ma è l’indomani che ti rende felice, quando ricevi una telefonata da un numero che la tua rubrica non riconosce, e scopri che è la sua voce quella che scandisce il tuo nome dall’altra parte della cornetta. È lui che, con una scusa banale, ti invita a rivedervi per chiederti di aiutarlo nella scelta di un regalo speciale che la tua amica ricorderà per sempre. E così fu. Dopo pochi giorni, il suo anello al tuo dito ed il suo uomo nel letto.

Eppure quei ricordi svaniscono in fretta se ripensi all’eco del primo insulto nel tuo cuore, al rumore del primo schiaffo sul tuo volto. Senza ragione, all’inizio, solo un ritardo per colpa del tempo. Ma i pretesti per mortificarti diventano subito facili da trovare, in pubblico, anche se mai apertamente, od in privato dove il dolore più forte non è quello delle botte ricevute, ma quello del frantumarsi lento del tuo essere donna, costretta giorno dopo giorno a fingere una felicità ormai lontana. La rabbia cede in fretta il passo al rimpianto, e la paura di quanto accade paralizza il tuo corpo sotto i suoi colpi e la tua mente sotto i suoi insulti.

Perfino tua madre non ti crede quando le racconti il vero motivo per cui hai perso tuo figlio, non una naturale complicazione, no, ma una complicazione naturale di un pugno allo stomaco, soffocato in un panno per non lasciar traccia. Ed è cosi assurdo che neppure tu vuoi crederci e ti lasci convincere che non sia mai successo, anche se il tuo cuore lacerato grida nel petto il suo dolore.

E continui ad amarlo, perché ormai non hai più nulla da perdere e non sai più chi sei. La violenza diventa il naturale condimento dei tuoi pasti, quella violenza che ti ha fatto perdere il lavoro, perché forse una pausa ti avrebbe aiutata a ritrovare il tuo talento. E ti senti solo l’ombra della donna che eri, non più bella, non più sensuale, non più umana, ma larva al servizio di colui che avrebbe dovuto difenderti.

Verde, blu e nero sono gli ultimi colori che il tuo sguardo ricordi, quelli dell’acqua del fiume che copre il tuo volto ed il tuo corpo, che fredda ti culla come una madre e che come una madre ti fa addormentare.



Commenti

pubblicato il 26/09/2008 18.27.51
Schnier, ha scritto: racconta in modo efficace il mondo sommerso della violenza sulle donne.. trovo significativo " e continui ad amarlo " spesso è proprio cosi', le vittime amano i loro aguzzini, e quel rapporto atroce, violento, è inconsciamente l'unico modo che conoscono di farsi amare.. non è la regola, fortunatamente, ma chi davvero di loro è al di fuori di questo meccanismo, in un modo o nell'altro si ribella, tenta di tirarsene fuori. l'analogia finale tra i colori del fiume e le ecchimosi della protagonista mi piace, anche se forse è inverosimile, solitamente, in un caso come quello descritto, la donna arriva a farsi uccidere, piuttosto che farlo lei stessa, sempre per le famose dinamiche di cui sopra..un saluto

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