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lavoro pubblicato martedì 23 settembre 2008
ultima lettura domenica 20 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (5) Argentei riflessi del passato

di aNoMore. Letto 1179 volte. Dallo scaffale Fantasia

Arriva anche il tempo di dormire, tra una lacrima e qualche rivelazione la storia continua.Un nemico banale, un eroe non convenzionale, la preparazione ad un nuovo pezzo che ci scaraventerà in un passato tanto diverso, il tempo delle spade. A presto.

1

Passò del tempo e nessuno parlò, violacei occhi puntavano sulla strada ed il taxi filava veloce, gocce di pioggia cominciavano a cadere, da ormai qualche giorno non pioveva, ma quella sera c'era molto da piangere e il tempo sembrò assecondare i sentimenti di un antico spirito.

«Scusi signor Brown, dove siamo diretti?» Era Elisa, in quelle parole vi era sconfinata gentilezza, questo perché la domanda non voleva avere secondi fini, era mera curiosità.

Il guidatore la osservò a lungo dallo specchietto retrovisore, indossava ancora gli occhiali scuri sebbene cominciasse a calare la sera, sospirò e sembrò cercare le parole giuste.

«Qualcuno di voi ha la patente? Io odio guidare e la mia patente qui non è più valida.»

«Posso guidare io, non è un problema.»

Elisa aveva risposto all'appello, Edoardo continuava a non saper bene cosa fare, che dire, era arrabbiato, non sopportava quell'uomo, il suo atteggiamento gli sembrava così arrogante, aveva paura per la sua vita e malediva con tutto se stesso quel antiquario conosciuto appena poche ore prima.

Il taxi accostò, William si spostò al posto del passeggero ed Elisa passò alla guida, l'auto aveva i giri al minimo, le porte si chiusero, tutti rimasero in silenzio.

William: «Parti pure.»

Elisa: «Sì, per dove?»

William: «Per il momento lungo questa strada, ci sto ancora pensando.»

Edoardo: «Fantastico, non dovevamo andare in Inghilterra?»

William: «Sì, ma dovrei prima tornare alla villa.»

Elisa piuttosto spaventata: «Non possiamo e se Lui è li ad aspettarci?»

William: «Non ci sarà e se ci sarà eviteremo di scontrarci nuovamente.»

Edoardo: «Che senso ha tornare in quella villa?»

William: «La scatola, l'ho dimenticata.»

Elisa: «Ma è davvero così utile? Non mi pareva contenesse nulla di prezioso.»

William estremamente serio: «Quella scatola contiene la mia anima, il mio passato ed é l'unica cosa a questo mondo a cui tengo ancora. Ora che l'ho ritrovata non ho più intenzione di lasciarla.»

Edoardo: «Ma come parli, sembri uscito da un libro, la tua anima in una scatola è...è patetico, non sarai una specie di religioso.»

William: «No, nulla del genere, era una metafora, vuol dire che lì dentro ci sono i ricordi delle uniche persone che ho amato, scusa se sono troppo sentimentale, ma nella mia condizione lo diventano tutti.»

Elisa: «Va bene, stiamo andando lì.»

Nella macchina tornò un silenzio di tomba, William guardava fuori dal finestrino destro, Edoardo guardava fuori dal finestrino sinistro ed Elisa guardava la strada.

Edoardo pensava alla sua vita fino a cinque ore prima, aveva come l'impressione di essere finito in un romanzo o in un filmaccio di serie B, tutto era così strano, irreale, pensava a quell'uomo e più ragionava su quanto gli aveva sentito dire fino a quel momento più gli sembrava che nulla avesse senso.

«Ti ringrazio.» Disse Elisa, William si girò a guardarla con espressione interrogativa.

«Parlo con te dietro, Edoardo giusto?»

Il ragazzo quasi di soprassalto si risvegliò dai suoi pensieri: «Sì, Edoardo, ma grazie di cosa?»

«Di avermi salvato la vita, là sotto in quello scantinato, sentivo che mi stava prendendo la vita, non so come dirlo, ma sebbene non mi stesse ferendo, sentivo che mi stava uccidendo.»

«Figurati, non dire sciocchezze, l'avrebbe fatto chiunque.» Minimizzò il ragazzo.

«Non lo so se lo avrebbe fatto chiunque, ma mi sentivo di ringraziarti e l'ho fatto.»

«Non l'avrebbero fatto tutti, non davanti a Lui, un domani potrai alzarti dal letto spero e guardando lo specchio potrai dire che riflesso ci vedi un vero uomo, non sono molti a poterlo dire con certezza. Spiegami Elisa, cosa hai provato.»

Edoardo rimase piuttosto colpito dalle parole dell'antiquario, parlava con risolutezza, come se nelle se parole albergassero giustezza e conoscenza e per un attimo il suo astio nei suoi confronti si attenuò, merito forse di quella lusinga o del dubbio, l'inestinguibile presentimento che quell'uomo fosse qualcosa di davvero diverso da quello che sembrava.

«Non lo so signor William, mi sono sentita violata dentro, una sensazione bruttissima, aldilà del fatto che mi faceva male trattenendomi, quello era il meno. - la ragazza si fermò dal parlare e la sua bocca tremò facendo sgorgare dagli occhi copiose lacrime - Non sentivo tanto male nel corpo, quanto dentro nell'anima, era come se qualcosa cercasse di strapparmi fuori quello che ho dentro, mi sono sentita sporca, ferita, mi faceva male.»

Brown allungò una mano e con una carezza tentò di asciugare le lacrime dalla guancia rivolta verso di lui, poi estrasse dalla giacca il fazzoletto bianco, lo rigirò in modo da non usarlo dove aveva asciugato le sue lacrime, si avvicinò e completò l'opera asciugandola per bene.

Elisa si irrigidì, imbarazzatissima nel ricevere quelle cure quasi paterne da quello che in fin dei conti era il suo datore di lavoro, arrossì ancora di più, fortunatamente era difficile comprendere l'imbarazzo tra il rossore provocato dal pianto.

«Tranquilla Elisa, non sarai più costretta a provare quelle sensazioni, non ti preoccupare.» William aveva ripiegato il fazzoletto e lo aveva messo nuovamente nella giacca, mentre pronunciava quella parole osservava la strada con lo sguardo perso nel vuoto, se qualcuno lo avesse conosciuto meglio, avrebbe intuito che il racconto della ragazza lo aveva fatto ribollire di rabbia.

«Io credo che sia come quando vieni violentata, quello che senti dopo, dopo che il dolore fisico è passato, comunque ti rimane uno squarcio dentro e io sentivo quello squarcio aprirsi.» La ragazza volle aggiungere a tutti i costi quella precisazione, la fece come sentire sollevata.

«So cosa hai provato, lo ha fatto anche a me molte volte, sfortunatamente io sono molto diverso da te e queste cose me le sono lasciate dietro ormai. Mi dispiace, avrei voluto che nessuno provasse più quella cosa orribile.»

Nell'auto tornò il silenzio, Elisa si concentrò nuovamente sulla strada per rispedire indietro quel ricordo così recente, aveva bisogno di blindare la sua mente per respingere quel senso di nausea e disperazione che quel ricordo le rievocava.

Edoardo aveva ascoltato il breve dialogo e si era immerso nuovamente nei suoi pensieri, fantasticava su chi poteva essere realmente quel tizio, William, cercava di unire i puntini e vedere quale disegno la sua mente riusciva a partorire, ma ogni volta che gli sembrava di aver messo assieme un bel numero di punti qualcosa faceva cilecca, il castello crollava e doveva ricominciare dal principio.

2

Dopo circa due ore erano le nove di sera, avevano recuperato la scatola e il taxi sfrecciava nella campagna fuori dalla grande città, si fermarono a mangiare qualcosa in una trattoria sulla strada.

Era il classico posto frequentato dai vecchi del paese per bere e giocare a carte che però faceva anche ristorante, la specialità del posto era lo spezzatino di mulo con la polenta alla piastra e tutti e tre i viaggiatori li presero assieme ad un po' di vino.

Nel ripartire si mise nuovamente William alla guida, ogni volta che i ragazzi chiedevano dove fossero diretti lui risultava piuttosto evasivo e non rispondeva. Dopo un'altra ora di macchina l'antiquario svoltò in una strada sterrata che conduceva tra i campi, per chilometri in tutte le direzioni non vi era nessuna abitazione.

Una volta addentratosi abbastanza tra i campi, affinché nessuno vedesse l'auto, spense i fari ed anche il motore, si stiracchiò e disse:

«Questa sera dormiremo qui, domattina presto riprenderò il volante e cercherò di essere in un posto dove farvi fare colazione per quando vi sveglierete.»

«Perché non ci siamo fermati in un motel o qualcosa del genere?» Chiese Edoardo.

«Non è sicuro, il conducente di questo taxi è morto, io ho sparato a quello che a tutti sarà sembrato un uomo, a quest'ora la targa di questo veicolo sarà la più ricercata in tutto il nord Italia.»

«Siamo davvero così messi male signor Brown?» Chiese Elisa un po' preoccupata.

«Siamo tutti vivi e in salute, la polizia non ci disturberà e neppure Lui. Non siamo poi così messi male, puoi dormire sonni tranquilli, farò io la guardia, sono un vecchiaccio, ho il sonno leggerissimo.» I due ragazzi sorrisero, l'antiquario no, ma fece l'occhiolino alla ragazza, tanto per sottolineare che andava tutto per il meglio, almeno per la situazione in cui si erano cacciati.

Elisa ed Edoardo fecero fatica ad addormentarsi, in particolar modo lei, spesso appena riusciva a cadere in preda al sonno si risvegliava di soprassalto, il ricordo di quell'essere era ancora troppo vivido, sentiva ancora la sua volontà violata ed una forza estranea che le entrava dentro nei luoghi più intimi dell'animo umano.

Era come se un estraneo avesse scoperto i suoi pensieri più intimi, le sue debolezze, le sue paure e pian piano gliele avesse ritorte contro, una dopo l'altra.

William attese che entrambi dormissero profondamente, faceva freddo, vedendo la ragazza tremare si levò la giacca, gliela posò sulle spalle e silenziosamente scese dall'auto.

Si allontanò dal veicolo, non molto, appena qualche passo e finalmente si tolse gli occhiali, quando sia i ragazzi che la cameriera della trattoria gli avevano chiesto perché indossasse gli occhiali, aveva risposto che era ipersensibile alla luce e avendo tolto le lenti a contatto, doveva tenere su degli occhiali.

Tutto ciò era falso, ma a chi poteva importare a tal punto da indagare?

A quel punto non poté fare a meno di alzare lo sguardo e contemplare la brillante luna piena, quella che lui definiva la dea d'argento, la musa che aveva ispirato l'inizio della sua maledizione, la sua personalissima condanna chiamata “vita”.

Come un licantropo non può sottrarsi al fascino del satellite che muta il suo aspetto, come un lupo ulula, William versò altre due lacrime, la tristezza lo stava nuovamente opprimendo, era fuggito per un anno e aveva dimenticato quanto potesse essere penosa la sua esistenza. Quel giorno tutte le peggiori sensazioni che spesso avevano attanagliato la sua anima, si erano ripresentate, forti e imbattibili.

3

Elisa venne scossa da un altro incubo, si svegliò di soprassalto e spalancò gli occhi.

Subito si accorse che il suo datore di lavoro non c'era e venne colta dal panico, iniziò a tremare con la netta sensazione che Lui fosse lì nei pressi, iniziò a respirare affannosamente guardandosi attorno.

Riuscì a ritrovare la calma solo quando vide ad una decina di passi dal taxi William che fissava il cielo, solo in quel momento si accorse che a coprirla c'era la sua giacca e questa cosa la colpì, sentì un grande vuoto riempirsi nel cuore, le fece tenerezza l'atteggiamento paterno che quell'uomo, sconosciuto fino ad una settimana prima, aveva dimostrato nei suoi confronti.

Scese dall'auto silenziosa, non voleva svegliare Edoardo che di tanto in tanto si muoveva nel sonno, il freddo della notte era pungente, ma stranamente le sembrò che quella giacca la proteggesse ben di più di quanto in realtà avrebbe potuto fare, era un insieme di diversi tipi di calore: quello reale e quello dato dai sentimenti.

Si avvicinò silenziosa a William, convinta che nessuno avrebbe potuto sentirla, lui invece si accorse della sua presenza, ma lasciò che lei continuasse ad avvicinarsi e quando fu davvero molto vicina parlò:

«Elisa, come mai sveglia?» Lei venne scossa da un brivido, molto simile allo spavento, colpita che quel vecchio fosse stato in grado di percepire i suoi felpati passi, ma allo stesso tempo si sentì rincuorata, per la prima volta nella sua vita ebbe la netta sensazione che vicino a quell'uomo c'era sicurezza, nessuno l'avrebbe più “violentata” finché fosse rimasta accanto a lui.

«Ho avuto un altro incubo e non vedendola in auto mi sono spaventata.»

«Smettila di darmi del lei, dammi pure del tu, da diverse ore a questa parte non sono più il tuo datore di lavoro.» William aveva parlato, ma non si era mosso dalla sua posa di venerazione della luna, era ben dritto in piedi con la testa rivolta verso l'alto.

«Fa freddo qui fuori, non rivuole la sua... non rivuoi la tua giacca? Io sono giovane, dovrei essere io...»

«No, tienila pure, io sto bene.»

Elisa sembrò incuriosita dall'atteggiamento dell'uomo, continuava ad ammirare qualcosa su nel cielo, anche lei guardò ma non vide nulla di interessante: qualche stella e la solita luna.

«Cosa stai guardando lassù?»

«La luna, è bellissima, la mia storia comincia sotto una luna come questa, anche se molti ricordi a lei legati sono davvero brutti.» Brown abbassò lo sguardo e si girò a guardare la ragazza, la fissò dritta negli occhi, come a sondare la sua anima, ma non come aveva fatto Lui, fu gentile e osservò solamente quello che gli occhi volevano mostrargli.

«William - disse Elisa piuttosto sorpresa - tu stai piangendo?»

Lui ebbe un espressione che poteva sembrare vagamente imbarazzo «È così penoso vedere un vecchio piangere? Ho di che essere triste, io guardo te e vedo tante persone che sono morte, tutti quelli che conoscevo sono morti, tu sei la persona vivente che, sul pianeta, può dire di sapere più cose sul mio conto.»

«Ma come è possibile? Non hai nessuno in Inghilterra?»

«No, solo un appartamento vuoto, con un computer e un costoso arredamento.»

Elisa aveva risposto di impeto, non riuscì subito a notare che quella discussione stava ulteriormente ferendo l'animo dell'uomo, era curiosa, sentiva che era in vena di confessioni e fin dal primo giorno in cui lo aveva incontrato aveva sempre desiderato saperne di più sul suo conto. Non è facile per una semplice sottoposta conoscere il lato nascosto del proprio capo, lei quella sera avrebbe forse avuto quella fortuna, anche se questo probabilmente era dovuto al fatto che William non si riteneva più il suo capo.

«Scusa, mi dispiace, non riesco neppure ad immaginare quanto debba essere doloroso, non avrei dovuto chiederti oltre.»

Elisa cominciò a muoversi a destra e a sinistra cercando di vedere meglio gli occhi del suo ex-datore di lavoro, le sembravano di un colore strano, ma non riusciva a vedere bene.

«Ma di che colore sono i tuoi occhi?»

«Inutile che lo nasconda ancora, i miei occhi sono viola, so che la cosa può sembrare strana, ma é così.» Si abbasso cercando di mettersi in una posizione che potesse favorire la visione della ragazza.

«Ma come mai? Cosa ti è successo?»

«Nulla, sono sempre stati così, sono speciali, nessuno ha occhi come i miei... guarda.»

Brown stava sussurrando come quando si rivela un segreto, si risollevò in piedi e continuando a guardarla profondamente fece qualcosa.

Questo qualcosa fece brillare quegli occhi unici, fece loro emettere una tenue luce rosata, cosa che su due piedi spaventò Elisa, la quale fece timorosamente qualche passo indietro, ma poi dovette constatare che erano bellissimi.

«Cosa sei? Tu chi sei veramente?»

William sospirò “spegnendo” il suo sguardo.

«Non avere paura... Qualunque cosa io sia che ti importa?

Voglio aiutarti, credo che sebbene oggi mi sia comportato un po' da stronzo io abbia dimostrato la mia buona fede.»

La ragazza si avvicinò nuovamente quasi ammirata, ora non osservava più il vecchio come si guarderebbe un padre, ma bensì come si guarda una grande scoperta, come un bambino di cinque anni osserva il suo primo leone impagliato in un museo, un misto di riverenza e stupore.

«Per la prima volta questa sera mi sono sentita al sicuro ed è grazie a te...»

«Ti ringrazio, mi lusinghi...»

«...ma ciò non cambia che vorrei sapere chi devo ringraziare, ti prego.»

Lui sospirò nuovamente continuando a guardare fisso negli occhi la ragazza «Non guardarmi con quello sguardo ti prego, mi ricordi mia madre ed è un ricordo piuttosto brutto.

Se è così importante per te sapere chi sono io, te lo dirò, ma ad una condizione: devi credere, devi accettare quello che ti dirò come atto di fede e fiducia in me.

Io prometto sul mio onore e giuro sulla mia anima che non ti mentirò, ma nessuno a questo mondo crederebbe alla mia storia, mi prenderebbe per pazzo e non vorrei che una volta saputa la verità tu non ti sentissi più al sicuro con me.»

L'uomo osservava con attenzione la ragazza, non era molto interessato alla sua risposta quanto ai suoi movimenti, al suo sguardo: alla vera risposta fornita dal suo corpo.

«William ho visto una creatura uscire da un tappeto, ti ho visto scaricare una pistola addosso a questo stesso tizio e non è morto, lo hai investito, ma si è rialzato.

È giusto che io creda alle tue parole, per quanto il tuo racconto potrà essere folle o strampalato, io voglio sapere, tu hai detto che devo morire, per favore, dimmi almeno chi é quest'uomo che parla della morte con tanta leggerezza.»

Era sincera e lui meditò a lungo sul principio migliore per quella risposta tanto difficile ad una domanda così facile: “chi sei?”.

«Va bene, ti metto alla prova con la cosa forse più semplice, ma altrettanto incredibile: quanti anni mi dai?»

Elisa valutò bene l'età dell'uomo, sapeva che qualunque cifra avrebbe detto sarebbe risultata sbagliata, effettivamente dimostrava cinquant'anni, ma il gioco consisteva nel fatto che in realtà era molto più giovane o molto più vecchio?

«Non lo so, sui cinquant'anni credo.»

Lui fece di cenno di sì con la testa e proseguì:

«Sì, forse dimostro cinquant'anni, ma io Elisa sono arrivato in questo mondo circa 5600 anni fa e già allora dimostravo circa trent'anni.»

Il clima tra i due si raggelò, lei ovviamente stava per scoppiare a ridere, ma si impegnò a credere alle sue parole, fino a quando non si convinse che per lei tutto quello che avrebbe detto Brown sarebbe stato vero, come se scritto su un libro di storia.

«Tutte qui le magiche rivelazioni incredibili?»

«Ti ho visto che stavi per scoppiare a ridere, ma apprezzo lo sforzo.»

«No ti prego, non ti fermare.»

«Non ho detto che mi sarei fermato.»

«Hai detto che sei arrivato qui già adulto, prima dove stavi?»

«In un mondo molto simile a questo, ho vissuto lì per circa 2000 anni e poi in una grande guerra, contro quello stesso tizio che ci sta cercando ora, sono stato sconfitto e mi sono schiantato qui, cinque anni più vecchio e senza sapere dove mi trovassi.»

Elisa sorrise «Come cinque anni più vecchio, se vivi da più di 7000 anni cosa sono cinque?»

«Parlo del mio aspetto esteriore, è collegato alla mia reale aspettativa di vita, ogni volta che combatto seriamente contro di Lui invecchio moltissimo nell'aspetto e invecchiando troppo, rischio di morire, come uno qualunque.»

«Ma quante volte ti sei scontrato da quando sei qui?»

«Diverse, l'ultima volta è stato durante la prima guerra mondiale, sono invecchiato di circa dieci anni.»

«Quindi per questo nello scantinato gli hai detto che non avresti più combattuto.»

La ragazza cominciava a fare congetture, si stava appassionando a quella storia e William non riuscì a farsi indietro.

«Sei molto attenta, questo gioca a tuo vantaggio, comunque no, io non combatto realmente da quando sono arrivato qui.

Anche durante la prima grande guerra, non ho combattuto, sono scappato e ne ho incassate parecchie.

Molto tempo addietro, qualche anno prima di venire in questo mondo, conobbi un vecchio prete che mi spiegò la via della redenzione, disse che dovevo evitare di combattere e quando diventammo davvero amici gli promisi che avrei provato a redimermi, sai, ho parecchi peccati da espiare.

Dopo il prete morì, fu a causa di Lui e io iniziai a vagare senza menta per quel mondo, cercavo di capire cosa fare e quando un regno venne minacciato da quel maledetto decisi di riabbracciare le armi.»

William fece una pausa per ripensare a quei momenti, Elisa era impaziente di saperne di più.

«La mia promessa mi si ritorse contro, come aveva detto il prete avrei dovuto evitare di combattere ancora. Il tutto si tradusse in uno scontro dove troppi innocenti morirono, migliaia e migliaia di vittime di cui ancora oggi sento il peso, tutti quelli che avevano deciso di essermi amici vennero strappati alla vita.

Per questo rivolevo la scatola, il crocifisso era quello di quel prete: Garled si chiamava.»

Elisa soppesò le parole per qualche secondo «Ma non è possibile, come può quel pezzo di legno essersi mantenuto per 5000 anni?»

«Semplice, fa parte del potere dell'altro mondo, voi qui la definite magia, quel legno è stato incantato e quindi non si deteriora.»

«Vuoi dire che esiste la magia?» Chiese Elisa piuttosto scettica.

«No, in questo mondo non esiste, solo io e Lui possiamo usarla, perché la traiamo dai nostri corpi, ma è una dose limitata e mentre lui è appena tornato carico di potere, le mie batterie si sono quasi esaurite.»

«Non puoi tornare a ricaricarle?»

«Magari potessi, io sono il guerriero, lui è lo stregone, io uso la magia per combattere meglio, lui sa viaggiare tra i mondi e privare voi umani della vostra anima, uccidendovi.» Quell'ultima parola arrivò appena in un sussurro, avrebbe voluto evitare quell'ultima frase, ma quando ripensò al fatto che Elisa aveva da poco provato quell'orrenda esperienza, era già troppo tardi.

«È quello che stava cercando di fare a me vero?»

«Sì, so che é una cosa terribile, è uno dei suoi pochi incantesimi che hanno ancora grande effetto anche su di me.»

«Cioè? Sembra quasi che quando parli cerchi le distanze da “noi umani”.»

«Lo faccio perché il mio corpo è tanto simile a quello degli umani, tanto quanto è simile al corpo di un demone, un diavolo o un angelo.»

«Vuoi dire che sei un angelo?»

William accennò un sorriso «Ti piacerebbe che fossi un bel cherubino, mi dispiace, sono decisamente più simile ad un diavolo, ma non ti preoccupare, quella parte del mio sangue è totalmente asservita alla mia natura quasi umana.»

A questo punto la mente la mente di Elisa cominciò a vacillare, stentava a credere a quelle ultime parole, erano i vaneggiamenti di un folle, ma ricordò anche la promessa appena fatta e poi osservando attentamente gli occhi di William non notò la minima traccia di follia: o era il pazzo più credibile del mondo o diceva la verità ed era un ipotesi davvero sconcertante.

«Non credo di seguirti più.»

«Non importa, la storia è ancora piuttosto lunga, ma ora sarebbe meglio che tu andassi a dormire.»

«Posso farti un'ultima domanda?»

«Dimmi.»

«Lui cos'è?»

«Quando sono stato in Cina e Giappone lo chiamavano Astro del Mattino, la vostra religione lo chiama Satana o Lucifero, ma devo anche aggiungere che le religioni di questo mondo sono piuttosto confusionarie in proposito. Lui è molto meno divino e astuto di quanto pensiate, anzi devo dire che ciò che si legge nei vostri testi sacri è piuttosto ridicolo per chi conosce la realtà delle cose.»

Quest'ultima frase diede una sorta di colpo di grazia alla conversazione, era troppo per chiunque, ma nei suoi veloci ragionamenti Elisa trovò qualcosa di buono anche in questo:

«Quindi esiste davvero un aldilà?»

«Spero la cosa ti faccia piacere, ma sì, quando muori c'è molto altro, magari, se ci salveremo per davvero, ti racconterò qualcosa in proposito.»

«Sono confusa, credo andrò a dormire come dici.»

«Bene, vedrai che domani tutto questo ti sembrerà una sciocchezza, ma non ti preoccupare, sono abbiatuato a questo genere di cose.»

Elisa si voltò per tornare in macchina a dormire, era davvero molto confusa.

«Buonanotte giovane Elisa.»

«Buonanotte William - fece una pausa, ferma a metà strada tra taxi e uomo - io voglio crederti, ma comprendimi, ciò che dici è davvero difficile da accettare, devi darmi tempo.»

«Non ti preoccupare, prenditi i tuoi tempi, io sfortunatamente ho ancora molto tempo.»



Commenti

pubblicato il 28/09/2008 0.31.32
fiordiloto, ha scritto: Sempre più bello! Non ho ancora avuto il tempo di leggere il sesto capitolo, ma lo farò prestissimo. Grazie per il tuo sostegno. Devo dire che i capitoli finali, dove la tensione aumenta, sono i più complicati. Un saluto enorme! P.S: povero Mr Brown... Sniff sniff...

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