ewriters

scrivere per essere letti
Siamo 8.499 ewriters e abbiamo pubblicato 74.968 lavori, che sono stati letti 57.540.171 volte e commentati 55.650 volte. Online dal 3 Gennaio 2000.
 
 



Seguici


Scaffali


lavoro pubblicato lunedì 22 settembre 2008
ultima lettura mercoledì 21 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

la forma non la sostanza

di carlo72. Letto 1439 volte. Dallo scaffale Gialli

  <<Il cadavere del noto politico Amedeo Cordoli è stato trovato questa mattina dalla polizia nella abitazione di via della Scrofa a Roma. A dare l'allarme la donna delle pulizie che, come ogni mattina, si era recata presso la casa de...

<<Il cadavere del noto politico Amedeo Cordoli è stato trovato questa mattina dalla polizia nella abitazione di via della Scrofa a Roma. A dare l'allarme la donna delle pulizie che, come ogni mattina, si era recata presso la casa del politico per sbrigare alcune faccende domestiche. Non riuscendo ad aprire la porta, bloccata dall'interno, la donna si è impensierita e ha chiamato al cellulare l'uomo. Il telefono risultava acceso ma squillava a vuoto. Pensando ad un malore, ha preferito chiamare la polizia. Quando gli uomini della squadra mobile sono entrati nell'appartamento, hanno trovato ad attenderli una scena raccapricciante: al centro del salone, sospeso a pochi centimetri dal suolo, si trovava penzoloni il corpo senza vita del giovane politico. Secondo le prime indiscrezioni, si tratterebbe di suicidio. Tale ipotesi sembrerebbe avvallata da una lettera in cui il Cordoli ha lasciato spiegate le ragioni del suo gesto improvviso!

38 anni, Amedeo Cordoli era l'astro nascente del Partito Democratico e si faceva sempre piu' spesso il suo nome come probabile candidato premier della coalizione di centro sinistra nelle elezioni del prossimo anno! Alfredo Fisca, stretto collaboratore e amico del defunto, raggiunto al telefono, ha preferito non rilasciare dichiarazioni chiudendosi in uno stretto riserbo.Si è solamente augurato che la vicenda venga trattata con il dovuto rispetto e che non si cerchino risposte affrettate e prive di fondamento.

Grande lo sgomento nel mondo della politica. L'uomo, sposato ma legalmente separato, lascia due figli di 5 e 4 anni.>>

<<Al grande dolore per l‘improvvisa scomparsa di Giuseppe Cordoli, si è aggiunto lo sgomento suscitato dalla pubblicazione dela lettera da lui stesso scritta pochi istanti prima di uccidersi. Per sua stessa ammissione l'Onorevole Cordoli era entrato in stretti rapporti con alcuni clan mafiosi che, in cambio di leggi disegnate ad hoc, gli avrebbero garantito voti e tangenti per svariati milioni di euro fatti confluire su un conto cifrato estero. Non riuscendo piu' a sostenere il peso della sua posizione e vivendo nella continua paura di essere scoperto e di vedere così rovinata la sua immagine pubbica, il Cordoli ha deciso di togliersi la vita. Nella lettera lascia tutti i riferimenti per poter risalire al conto cifrato e scrive i nomi di altri importanti personaggi politici con lui coinvolti nello scandalo. Grande la sorpresa nel mondo politico soprattutto perché il giovane si era sempre schierato contro il finanziamento illecito dei partiti e aveva fatto della necessità della lotta alla mafia uno dei cavalli di battaglia del proprio programma politico. Il Partito Democratico ha immediatamente diramato un comunicato in cui dichiara l'estraneità dai sopracitati fatti della propria dirigenza e in cui il comportamento di Giuseppe Cordoli viene duramente criticato.>>

Quando rileggo questi spezzoni di articoli che risalgono ormai a due anni fa, mi viene ancora la pelle d'oca e un brivido intenso scuote il mio corpo dalla testa ai piedi. Io, Alfredo Fisca, in quanto stretto collaboratore di Giuseppe e suo vecchio amico, ho rischiato di vedere la mia immagine rovinata per sempre. Sono stato almeno tre vole interrogato dalla magistratura che voleva vederci chiaro negli affari del caro defunto e che riteneva impossibile che io non sapessi. Ma nulla hanno potuto provare contro la mia persona che è uscita fuori dall'intera faccenda a testa alta. Sono anzi apparso sin da subito come il martire, cacciato in una vicenda più grande di lui da un uomo senza scrupoli che si vantava di essere suo amico e che, come me, aveva ingannato per anni gli italiani. Più i giorni passavano, più l'inchiesta portava a galla altri particolari piccanti mettendo nei guai personaggi insospettabili. Tutti ricordano ancora la faccia piagnucolosa del generale Ormidei quando la polizia lo ha arrestato fuori dalla sua abitazione o lo sdegno stampato sulla faccia del'onorevole Gigini che non sapeva cosa rispondere alle domande rivoltegli dai giornalisti su una tangente di 100000 euro che si era intascato pochi mesi prima.

Tutt'oggi penso che l'intera vicenda sia il più grande capolavoro della mia vita. Nono solo la mia immagine non è stata scalfita, ma addirittura ne è stata potenziata. Oggi siedo sulla poltrona di primo ministro della coalizione di centro - sinistra, con un indice di gradimento nei sondaggi mai toccato da nessuno dei miei colleghi. E sono venerato da tutti. La forma è sempre più importante della sostanza. E' bastata l'immagine di me, con gli occhi arrossati e la voce tremolante, che dall'alto del podio ricordavo l'amico di un tempo tragicamente scomparso e che tanti errori biasimevoli aveva commesso, per farmi schizzare negli indici di gradimento. I dignitari del partito democratico non hanno potuto fare altro se non offrirmi su un piatto d'oro la leadership. Chi ha solo vagamente ipotizzato un mio coinvolgimento nella vicenda, è stata spazzato via dal marchio dell'infamia. Ma nel vuoto della mia stanza di Presidente del consiglio posso permettermi di togliermi la maschera da perbenista che mi sono contruito in questi lunghi anni e guardarmi allo specchio per quel che sono. Un mostro. Un mostro di grandezza e perfidia direi. Ma ne sono orgoglioso. Nel piccolo specchio da tavolo che tengo dinanzi a me, la mia immagine riflessa mi inorgoglisce, osservo il sottile ghigno che lascia intravedere appena i denti, gli occhi incavati che fissano dritti e impietosi, la fronte alta e imponente, il colorito abbronzato della pelle e mi amo.

La verità è che ho sempre odiato Giuseppe. Pensava di essere il migliore. Poiché era bello e intelligente e simpatico, pensava che a lui tutto fosse concesso. Passava con disinvoltura sopra i cadaveri della gente che incontrava sul suo cammino. Li ammazzava con un sorriso, ma nessuno sembrava accorgersene. La sua faccia da bravo ragazzo incantava chiunque. Purtroppo per lui sul suo cammino si era incontrato anche con me. Sin dall'inizio mi aveva assestato qualche colpo per farmi capire chi comandava. Pensava di avermi sotto controllo e per questo mi ha sempre risparmiato, facendomi il confidente di tutte le sue azioni, affidandomi pratiche di grande delicatezza. Senza accorgersene mi aveva affidato la sua vita, ma era sicuro che non lo avrei mai tradito. O per viltà o perché avrei rischiato di essere anche io spazzato via dalle polemiche. Invece. Come si sbagliava. Alla sua ombra, io crescevo e affinavo sempre di più le mie tecniche di seduzione e di manipolazione dell'opinione altrui. Tacevo, ma il mio sguardo e il mio udito erano dediti ad entrare nella vita degli altri e carpirne i segreti inconfessabili. Poi quando ho deciso che era arrivato il momento giusto per vivere di vita propria ho inziato a pensare a come sbarazzarmi di Giuseppe. Non mi è stato difficile. Lui era così sicuro del controllo che aveva su di me che mi avrebbe consentito qualsiasi cosa. Anzitutto lo convinsi a mettere 3 milioni di euro in contanti su un conto cifrato diverso dal solito e da me controllato, in modo da poter sfruttare quel denaro senza problemi in caso di emergenza. Poi una sera mi sono presentato a casa sua con una buona bottiglia di wiskie della miglior specie, di cui andava ghiotto, e l'ho fatto bere parecchio. Lo avevamof atto tante altre volte e quindi non deve aver sospettato nulla. Quando mi sono accorto che era abbastanza ubriaco ho inziato a scherzare sugli sporchi affari che lo avevo aiutato a condurre da dietro le quinte. Steso sul dvano, con la camicia sbottonata, rideva di gusto a sentire il mio elenco. Rideva ancora quando gli ho proposto di fare un gioco. Doveva fingere di essersi pentito e di scrivere una lettera in cui per filo e per segno descriveva tutte le faccende in cui era coinvolto, facendo nomi con riferimenti dettagliati. Un altro, più attento, si sarebbe guardato dal fare una cosa del genere. Ma, come dicevo, lui era troppo sicuro di sé per fermarsi. Finita la lettera, l'ho afferrata e l'ho letta a voce alta, quindi l'ho buttata sul tavolo del salone e sono andato in cucina per prendere due bicchieri di vino rosso. In quello destinato a lui ho versato qualche goccia di un tranquillante che era solito prendere quando non riusciva a dormire. Si è tracannato quel bicchiere in un sol sorso. L'effetto è stato proprio quello che volevo. Lo ha paralizzato ma è rimasto sino alla fine cosciente. Quando si è sentito male lamentandosi di non riuscire a respirare l'ho fatto coricare sul divano. Impotente e con gli occhi sgranati mi ha osservato mentre fissavo una corda al soffitto e preparavo il cappio. Sino alla fine deve aver pensato che stavo scherzando. Nemmeno quando l'ho aiutato a sollevarsi e l'ho fatto salite di forza sopra una sedia voleva credere a quel che stava su ccedendo. A tratti rideva, a tratti singhiozzava. Solo quando ha sentito il cappio attorno al suo collo ha provato a vincolarsi. Ma era troppo debole. Io gli ho dato una pacca sulla spalla. L'ho fissato con i miei occhi incavati e poi l'ho spinto giù dalla sedia. In pochi minuti tutto si è compiuto. Il suo corpo ha iniziato a tremare, come quello di un coniglio sgozzato, i suoi occhi hanno roteato due o tre volte, quindi il silenzio più assoluto. Sono andato in cucina, ho lavato accuratamente i due bicchieri da me utilizzati per bere, quindi sono ritornato nel salone. Si respirava già l'odore acre della morte. O almeno mi è parso. Ho riguardato per un'ultima volta quel corpo inerme e poi sono fuggito, verso la mia nuova vita da numero uno. Verso nuovi e grandi traguardi. Verso la libertà che solo un mostro consapevole come me può assaporare fino in fondo.



Commenti

Non ci sono commenti disponibili al momento.


Lascia un commento a questo lavoro:

per lasciare un commento devi effettuare il login: