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lavoro pubblicato domenica 21 settembre 2008
ultima lettura mercoledì 20 febbraio 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (4) Credere o morire

di aNoMore. Letto 834 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un cuore di pietra versa lacrime amare.Torniamo in Italia a celebrare una nuova rocambolesca fuga.Lasciate commenti e fatemi sapere ciò che ne pensate fino a qui, ci tengo a sapere se ho modo di migliorare la mia narrazione.Ultimo capitolo arretrato...

1

Quando la lussuosa auto si fermò erano passati più di quaranta minuti, su ordine di Mr Brown l'autista li aveva condotti in un costoso hotel del centro, uno di quelli che l'improbabile antiquario amava tanto frequentare.

Durante tutto il viaggio i due ragazzi ripensarono all'accaduto, lo stupore e la sorpresa avevano lasciato spazio allo scetticismo, erano in quella fase in cui cose come magia e fatti inspiegabili venivano banalmente razionalizzati in impossibili esplosioni di tubature e sconosciute reazioni chimiche.

Il risultato fu un silenzio di tomba, una tensione palpabile ed un inglese cinquantenne che osservava fuori dal finestrino le luci della città.

Nei suoi occhi un osservatore esperto avrebbe visto molto, storie di tempi andati, disgrazie che nel tempo avevano colpito luoghi sconosciuti e avevano segnato l'animo di un uomo più vecchio nel cuore e nella mente che nel fisico.

Quando i pensieri di quell'antiquario volarono leggiadri nei meandri del passato, da quegli occhi quasi uscì una lacrima ricolma di nomi, gente trapassata in modo violento a causa di un'ombra oscura, che da secoli ormai giocava e attendeva, attendeva e giocava con un uomo ormai stanco.

“Passa il testimone cavaliere” questo urlava il suo cuore di pietra, “ormai i tempi della lotta sono trapassati con tutti quelli che ti hanno amato”, eppure c'era ancora molto da fare, il suo cuore era ancora sporco, la bilancia di Anubi avrebbe scartato quel cuore ed una citazione egiziana è senz'altro azzeccata in questa storia.

Il terzetto di uomini era ormai giunto in un lussuoso attico di un hotel del centro, stava muovendo nuovamente le prime timorose parole per ricostruire quanto era appena accaduto.

Edoardo aveva già assaltato il frigobar, aveva bisogno di qualunque cosa, bastava che fosse liquida e avesse un'alta percentuale di alcool, non era mai stato un accanito bevitore, ma quello gli era sembrato un buon momento per cominciare la sua carriera da alcolizzato.

Mr Brown accese la televisione ed iniziò a fare zapping tra i vari telegiornali che la TV satellitare metteva a disposizione.

Elisa era nervosa e non faceva nulla per nascondere il suo nervosismo, a braccia conserte tamburellava le dita sul gomito, si muoveva avanti e indietro, più di qualche volta avrebbe voluto dire qualcosa, ma poi si era trattenuta.

Spiegare perché la ragazza non dicesse la prima parola potrebbe risultare quasi divertente, in particolari momenti della sua vita Elisa diventava timida e insicura, nella sua mente in quel momento pensava: “Nessuno dice nulla, forse non è il caso che inizi io a fare domande, ma Brown ci deve delle spiegazioni, perché il ragazzo non gli domanda niente, che scemo si è messo a bere e lui ora sta guardando la tv, ma sono tutti matti qui!”.

«Dimmi Elisa, chiedi pure, se potrò ti risponderò.» Erano le perentorie parole di Mr Brown, non sembrava prestare molta attenzione ai due ragazzi, ma come già diverse volte aveva notato la ragazza lavorando con lui, riusciva a captare molto bene ciò che gli succedeva attorno, era come se avesse sempre il completo controllo su tutto quello che avveniva nella stanza in cui si trovava.

«Non lo so, ad esempio cosa è successo, chi è lei, è una specie di agente segreto? Non sarà mica un terrorista?!?»

L'uomo che tanto assomigliava ad un banchiere, ma che in quell'ultima ora aveva dimostrato di poter essere molte cose, persino James Bond, ma non di certo un banchiere, sorrise e abbassò la televisione.

«Suppongo sia giusto dirvi per quale motivo probabilmente morirete entro i prossimi giorni.» Da quelle parole trascorsero degli interminabili momenti, il respiro di Elisa si fermò, un bicchiere cadde a terra e si ruppe. Era caduto dalle mani di Edoardo.

«Che stronzate vai dicendo? Io me ne vado.» Furono le secche parole del ragazzo, aveva paura, chi non la avrebbe?

«Invece io ti consiglio di ascoltare, magari mi sbaglio, magari potresti scamparla, ma se non sai cosa sta succedendo, come puoi correre ai ripari?»

«Parli sul serio?» Furono le unica parole della giovane e le ripeté sotto voce diverse volte.

«Ma tu chi diavolo sei, a me sembri un pazzo psicotico, uno squilibrato, cos'è vuoi spaventarci?» Edoardo urlava, era paura nella sua forma più pura che in quel momento veniva sfogata sotto forma di rabbia.

«Ragazzo non mettere alla prova la mia pazienza, siediti e ascolta.» La voce aveva cambiato tono, era un ordine e nessuno dei due ragazzi trovò il coraggio di contraddire quelle parole, era qualcosa nell'aspetto di quell'uomo ad aver immediatamente congelato ogni volontà dei due giovani.

Mr. Brown fece sedere sul divano di pelle i dure ragazzi, prese un alcolico dal frigobar e tre bicchieri. Servì Martini con ghiaccio per tutti e si sedette sulla poltrona accanto al divano, la televisione era ancora accesa, ma a volume troppo basso per distinguere le parole.

«Non siete obbligati a credere a quanto vi dirò, ma se lo farete forse vivrete, altrimenti la vostra morte sarà una cosa certa.

Sorvolando sul chi sia io, fatto del tutto trascurabile ai fini della vostra sopravvivenza, vi posso dire che quel tizio vi ucciderà per colpa mia, vuole colpire me e da un po' ha deciso di farlo colpendo indistintamente chiunque mi circondi.

Quella a cui avete assistito può essere definita a tutti gli effetti come magia, in quanto quel tappeto è probabilmente una porta su un altro luogo, che si è aperta liberando Lui.

Ora è il tempo di scegliere, credete a me e farete ciò che vi dico.

Potete non credermi, in questo caso prendete quella porta e andatevene.»

Con la stessa naturalezza con cui un ragazzo dice ad un proprio amico di aver conosciuto una nuova ragazza, William Brown snocciolò la cruda realtà ai due ragazzi e attese piuttosto spensieratamente la risposta.

Edoardo ed Elisa volevano scappare, ve lo garantisco, ma non lo fecero, avevano già deciso che quello che si trovavano davanti era un vecchio pazzo, ma c'era qualcosa nella sua sicurezza e naturalezza di esprimersi che metteva i brividi.

Elisa: «È pazzesco.»

Edoardo: «Tu sei pazzo.»

William: «Piuttosto che dare aria alla bocca siate grati di essere al corrente di ciò che è successo, persone molto più meritevoli di voi di conoscere la verità sono morte ignorandone il motivo.»

Ora Edoardo aveva più paura di sempre, mai nella sua vita era stato così confuso e incerto sul cosa dire, cosa fare, stava rigettando con tutte le forze l'idea che quell'uomo dicesse il vero. Eppure era così sicuro, era così convincente, non sembrava pazzo, ma lo era, doveva esserlo, era necessario che lo fosse perché altrimenti sentiva che sarebbe diventato pazzo lui.

Anche Elisa stava lentamente impazzendo cercando di credere a quanto aveva detto il suo singolare datore di lavoro, si sentiva una stupida al solo tentativo di seguire il suo ragionamento, ma in quel momento non ce la faceva a scappare ed era anche disposta ad accettare le sue parole pur di non dover cercare il modo di fuggire, aveva troppa paura.

«Io me ne vado.» Edoardo si alzò, non aveva toccato il Martini e stava dirigendosi verso la porta.

Lo sguardo di Mr Brown si spostò sulla ragazza.

«Vengo con te, mi dispiace Mr Brown, domattina presenterò le dimissioni.» Ed anche Elisa seguì il suo coetaneo fuori da quell'appartamento ultra-lusso.

«Addio.» Fu l'unica parola con la quale William salutò i ragazzi, loro avevano fatto la loro scelta e se solo questa storia fosse accaduta molti anni addietro, dovrei semplicemente informarvi che avreste potuto trovare i volti di Edoardo ed Elisa nei necrologi del giorno successivo.

Il tempo però è tiranno con tutti, cambia le persone come nessun altro sa fare e così la storia dei due ragazzi continuava, torniamo da loro mentre tentavano di chiamare un taxi appena fuori l'uscio dell'hotel.

Alcuni minuti dopo stavano salendo e comunicando la direzione all'autista, quest'ultimo un poveruomo che quella sera, di lì a pochi istanti, avrebbe lasciato una donna vedova ed un figlio orfano.

2

William estrasse un fazzoletto bianco dalla tasca, si asciugò una lacrima che gli scendeva dall'occhio destro, le maledette lenti a contatto gli avevano mandato a fuoco gli occhi.

Si avvicinò al mega-specchio in fondo al soggiorno e con grande destrezza, tipica di chi usa le lenti da parecchio tempo, le fece saltare via gettandole in un piccolo posacenere di cristallo.

Davanti a quello specchio vide in sequenza prima l'occhio sinistro, seguito dall'occhio destro, cambiare colore dal marrone delle lenti al loro naturale colorito: viola.

Gli occhi emisero un altro paio di lacrime, queste non erano però dovute alle lenti, purtroppo queste arrivavano dritte dal cuore di pietra dell'improbabile antiquario, ogni volta che guardava i suoi veri occhi nella mente scorrevano mille frasi, mille volti, mille espressioni.

I sensuali occhi di una puttana, occhi bellissimi, ricordava con un brivido lungo la schiena una carezza lungo il viso, la fredda e liscia pelle delle sue mani, “mi sono innamorata di te, i tuoi occhi sono bellissimi” e quella notte non fecero sesso, ma l'amore.

Anche il sorriso di un vecchio prete non mancava all'appello, ricordava ancora le sue parole fuori da quella chiesa, “strani occhi i tuoi cavaliere, nonostante la loro bellezza io intravedo solo un mare di tristezza”.

Tutti uno dopo l'altro erano morti e questo aveva pietrificato il cuore di William, gli occhi sono lo specchio dell'anima, questo dicono i vecchi e l'anziano uomo stava guardando fisso la sua anima provando orrore, rabbia e tanta, tanta tristezza.

Si era isolato dal mondo per non dover più soffrire, aveva tagliato i ponti con tutto e tutti, non amava più nulla, questo gli aveva permesso di smettere di pensare, di smettere di piangere.

Già, si crede che un vero uomo non pianga, non so dire quindi se William Brown fosse un vero uomo, perché lui nella sua vita aveva pianto, aveva versato lacrime sufficienti a colmare un oceano ed ora dopo davvero tanto tempo si ritrovava nuovamente a piangere.

“Che io sia maledetto, dannazione che io sia maledetto, non dovevo muovermi dal mio appartamento a Londra, non dovevo provare simpatia per quella ragazza, dovevo rimanere imprigionato nel mio esilio.

È colpa mia se quei due ragazzi sono in pericolo, non hanno colpa se non credono alle mie parole, non hanno colpa alcuna Dio, perché sei così meschino, per te ha davvero così poco valore la vita dei tuoi figli?

Perché Dio, perché ancora una prova, ho giurato che non avrei più combattuto, l'ho promesso, é la mia redenzione non puoi farmi scegliere tra tutte queste vite e la mia promessa, non è giusto, non esiste giustizia in questo.

Dov'è la giustizia se devo scegliere tra un giuramento all'unico uomo a cui ho aperto il mio cuore e la vita di persone innocenti che continuano a morire attorno a me, perché...”

Lasciato lo specchio William stava sorseggiando il Martini con ghiaccio meditando sul da farsi, sapeva che Lui avrebbe fatto la sua mossa questa sera stessa, non teneva accesa la televisione per nulla, sapeva anche che i due ragazzi stavano correndo in contro alla morte.

Conosceva i rischi che comportava la scelta giusta, lo sapeva bene che andare a salvarli era la cosa giusta, ma sapeva anche che Lui lo avrebbe massacrato un'altra volta, era sempre così, giocavano una partita impari, era sempre stato così.

Soffrire, soffrire, nel corpo o nello spirito, o ambedue assieme, era troppo che la sua persona resisteva, un'estrema resistenza che sapeva non sarebbe durata ancora molto.

Era un terremoto, un cataclisma di proporzioni epiche quello che ribolliva dentro il cuore impietrito di William, solo due lacrime erano state versate, ma nella sua attuale condizione valevano come un pianto a dirotto, ore e ore di pianto senza fine.

L'uomo guardò il bicchiere di Martini ormai vuoto, era trascorso appena qualche minuto da quando i due ragazzi avevano lasciato l'appartamento e i pensieri lo turbinavano senza sosta quasi stordendolo.

“Suvvia cavaliere, non va poi così male, devi solo iniziare la tua strada per la redenzione, poi vedrai che fare la cosa giusta ti verrà spontaneo.”

La vecchia frase fece capolino dal mucchio dei ricordi, una frase che faceva sempre male, perché chi l'aveva pronunciata era una delle poche persone per cui William avrebbe sacrificato la propria vita. Quell'uomo si chiamava Garled, anche lui era morto e con se nella tomba aveva portato ciò che il cuore dell'antiquario celava.

Improvvisamente la quiete, fin da quando i ragazzi erano usciti dalla porta il battito del cuore di William era progressivamente accelerato con l'impeto dei suoi pensieri, poi vi fu il nitido ricordo di quella frase e tutto si calmò all'istante.

Mr Brown afferrò dal solito frigobar una bottiglia di whisky invecchiato e prese l'ascensore.

3

La strada appena fuori l'uscita dell'hotel era bloccata, le macchine si accalcavano suonando i clacson a tutto spiano e qualcuno urlava fuori dal finestrino «Ehi cretino levati dalla strada, sei ubriaco?».

Un uomo, di statura normale e corporatura indefinita a causa del mantello nero che la confondeva, stava risalendo la strada senza curarsi di bloccare il traffico.

Agli insulti degli automobilisti l'uomo non rispose, si limitò a spostarsi ancora più al centro, proprio sulla striscia che divide le due carreggiate, in questo modo le auto ricominciarono nervosamente a circolare.

Nello stesso momento un uomo usciva dal suo appartamento ultra-lusso estraendo dalla tasca interna della giacca un paio di occhiali che non potevano costare meno di duecento sterline, li indosso veloce prima di incrociare un inserviente dell'hotel, non portava più le lenti a contatto e il colore innaturale dei suoi occhi avrebbe potuto suscitare scomode domande in un momento di fretta come quello.

Quando entrò nell'ascensore l'espressione di William Brown era serissima, il suo cuore batteva lento e regolare, per chi conosceva il guerriero che fu non poteva che essere un presagio di sventura, quell'espressione e quella tranquillità erano come i tamburi di guerra.

Inutile osservare nei suoi pensieri, come succedeva sempre in quei momenti, stava ripassando la sua lezione, attimo per attimo ripassava tutte le azioni che avrebbe compiuto di li a poco, controllò la pistola che aveva sottratto due giorni prima ad una guardia giurata durante uno dei suoi numerosi appuntamenti. L'uomo in questione non si era accorto di nulla e probabilmente avrebbe perso il posto di lavoro per questa svista, ma in fin dei conti poco importava a Mr. Brown.

Quando anche il taxi dei due ragazzi si mosse, l'oscuro signore si gettò nuovamente in mezzo alla carreggiata, costringendo il tassista ad inchiodare e ad imprecare sonoramente.

Accarezzando il cofano dell'auto l'uomo si avvicino alla portiera del conducente, il quale, non curante delle urla dei due ragazzi che trasportava, non mancò di abbassare il finestrino per gridare meglio la sua rabbia.

Da ormai qualche secondo Elisa ed Edoardo stavano implorando il tassista di investire senza esitazione il losco figuro, purtroppo a nulla servì e per la prima volta i due giovani videro la loro vita sfuggire. Pochi uomini hanno avuto la sfortuna di provare quelle sensazioni, che sono semplici, elementari, colpiscono alla base del cranio, salendo al cervello e scendendo fino al inguine, formando un cratere ovunque passino. Per un attimo la testa gira ed è impossibile reagire, perché pensare è impossibile, infondo nessun uomo è davvero mai pronto a morire.

L'essere allungò la mano appoggiandola sulla fronte del tassista, il quale smise di parlare e si accasciò sul volante, morto, come preso da un infarto.

I due ragazzi, fulminati forse da un qualche primordiale istinto di sopravvivenza, stavano per schizzare fuori dal taxi quando videro Mr Brown uscire dal vialetto che conduceva all'ingresso del hotel e aprirono la portiera gridando aiuto.

«Rimanete lì.» Urlò William, il quale in una mano reggeva un accendino e nell'altra la bottiglia di whisky.

«Spero non crederai di uccidermi con quella roba.» La Sua voce era tonante, incuteva timore e in quel momento aveva un netto tono di sfida.

William non accolse la provocazione, si avvicinò all'uomo quanto bastava per rompergli la bottiglia in testa e dar fuoco al suo mantello.

Le fiamme divamparono istantaneamente, non doveva essere solo merito del whisky, non sarebbe stato possibile, infatti l'abito prese fuoco meglio che se imbevuto di benzina e l'uomo che lo indossava sembrò non curarsene troppo.

«Lo sapevo che il fuoco non sarebbe servito a nulla, ma certamente aiuta.»

Pronunciando quelle parole estrasse la pistola da sotto la giacca, la classica quindici colpi in dotazione anche alla polizia italiana e iniziò a far fuoco.

L'antiquario sputò piombo per alcuni secondi, Lui sembrò indietreggiare di qualche passo.

Brown usò l'altra mano per aprire la portiera del taxi e scaraventare fuori il guidatore, fu una buona dose di fortuna ad aiutarlo, in quel momento il tassista non indossava le cinture e per questo più tardi si ritrovò a ringraziare il cielo.

Quando la pistola emise il classico clic che comunica la fine delle munizioni, William era già seduto al posto del guidatore con il piede premuto sull'acceleratore, lui a differenza del tassista non si fece scrupoli ad investire in pieno l'uomo in fiamme.

«Ho solo una domanda per voi: volete vivere?» Il tono di Brown possedeva la sua classica pacatezza, ma era palese che in quell'istante nel suo animo grandi forze erano in tumulto e la rabbia era al limite. Questa volta se avessero scelto male li avrebbe lasciati morire, questo è ciò che pensava e questo è ciò che un buon ascoltatore avrebbe sicuramente udito da quelle parole.

«Prendo il vostro silenzio come un sì, credo che presto partiremo tutti per l'Inghilterra.»

«Sta scherzando?» Era nuovamente Edoardo a farsi sentire.

William inchiodò la macchina «Scendi!»

Qualcuno da dietro iniziò a suonare il clacson.

Pochi attimi di silenzio «Va bene, andiamo.»

Il ragazzo si era arreso, non cercava più di capire, era entrato in quella fase in cui accettava le cose così come venivano. Il silenzio di Elisa manifestava che anche lei era sulla stessa lunghezza d'onda del coetaneo.

L'auto ripartì.



Commenti

pubblicato il 21/09/2008 18.44.33
fiordiloto, ha scritto: Wow! Il mistero s'infittisce. Ho mille dubbi, ma so che poco a poco troveranno risposta! Il tuo racconto tiene con il fiato sospeso. La domanda sorge spontanea: cosa succede dopo? Un saluto grande!
pubblicato il 21/09/2008 19.55.53
aNoMore, ha scritto: Ti ringrazio, mi fa piacere il tutto ti appassioni, ora sto per mettermi a lavorare sul primo capitolo scritto letteralmente da zero. Devo dire che sono profondamente indeciso, sono in vena di rivelazioni, ma non posso farne più di una per volta, quindi vedrò se scoprire il nemico o Mr. Brown.

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