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lavoro pubblicato venerdì 19 settembre 2008
ultima lettura lunedì 23 novembre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Polite- Capitolo 1

di Ciaby92. Letto 809 volte. Dallo scaffale Horror

Lo squillo del telefono si trasformò in un urlo di terrore, quella notte in cui la fila di case bianco-polvere in un quartiere di Seoul parevan...

Lo squillo del telefono si trasformò in un urlo di terrore, quella notte in cui la fila di case bianco-polvere in un quartiere di Seoul parevano molto più oscure di quanto potessero sembrare. Il loro alone misterioso e opprimente con quella fila di case tutte uguali, sembrava essersi mutato in qualcosa carico di terrore e rimorso, quasi rancore del passato. Spiriti oscuri stavano per provenire dal loro limbo di urla e strida di denti per sconvolgere la vita degli umani.
Una suoneria frivola e priva di pretese risuonò nell'ombra di una stanza semioscura, in quel mentre Su-Jeong disteva in reggisseno e mutande tra le coperte e teneva gli occhi chiusi, quando quella melodia finalmente la svegliò con il suo altalenante saliscendi.

"Pronto?" sussurrò la donna con la voce sottile

"Su-Jeong" rispose quella voce maschile così aliena

"Chi parla, mi scusi?" ancora assonnata, la donna si stropicciò gli occhi e cacciò uno sbadiglio

"Non riconosci nemmeno la mia voce?"
Su-Jeong si stupì e sgranò gli occhi "Mi scusi ma chi parla?" ripetè con insistenza
"Tesoro, ma come chi sono? sono tuo marito!"

trasalì. Il terrore pervase gli occhi di Su-Jeong che stentava a credere a quelle parole, ricordava benissimo quella mattina in cui successe tutto in un attimo. Un caffè veloce per poi vedere per l'ultima volta il suo uomo, prendere la ventiquattro ore, salire in macchina, perdere il controllo della vettura e schiantarsi contro il muro. Neanche il tempo di vedere quel corpo dilaniato e mutilato dal colpo, che Su-Jeong assistette all'auto esplodere all'improvviso, mentre il sangue si disperdeva sull'asfalto umido.
"Ji-Woo! Ji-Woo" urlava Su-Jeong con tutto il fiato che aveva in gola, mentre si portava le mani sugli occhi per non vedere.

Erano passati tre anni e proprio quando era riuscita a dimenticare quel fatto sanguinoso quando l'incubo le ritornò davanti come una lama pungente che colpiva fino nel profondo in una ferita già aperta. Si sentiva soffocare, come se la laringe avesse deciso di straziarsi e di lasciarsi morire in quel limbo di sangue e muscoli.

Irritata e spaventata, Su-Jeong riappese. Non le sembrava neanche vero quello che era successo in quel breve lasso di tempo. Così spense il telefonino e cercò di riaddormentarsi, senza riuscirci. Il tremendo episodio del passato le si ripresentava continuamente durante il sonno, la opprimeva, la soffocava, non la lasciava andare. Era come se con quella telefonata si fosse compiuto un marchio, una sorta di presagio. Una messa in fuoco sulla sua carne.

Senza pensarci due volte, la donna si alzò di colpo e riaccese il telefonino, pensando di guardare tra le chiamate in uscita e scoprire chi fosse l'artefice di quella chiamata. Sperava solo che fosse uno scherzo di cattivo gusto, magari da qualcuno che la odiava. Ma perchè aspettare tre anni? Tre anni da un duro e tremendo evento che le sconvolse la vita?

Esiste davvero qualcuno di così crudele da giocare con le tragedie altrui?

Chiamate ricevute.

014-86808213

compose il numero, mentre i suoi nervi stavano per spezzarsi. La paura la stava uccidendo.

"Pronto?" balbettò mentre terrore e stanchezza si mescolavano fino a chiuderle gli occhi

"MMh...chi osa disturbare a quest'ora?" una voce stanca e femminile, anzichè quella roca e maschile di quella presenza misteriosa
"Lei poco fa ha fatto una chiamata sul mio telefonino"
"Impossibile stavo dormendo...è sicura di non aver sbagliato numero?"
"Sono sicurissima..."
"Ero io a parlare o..."
"Veramente era un uomo che diceva di essere mio marito...morto...morto tre anni fa"



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