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lavoro pubblicato venerdì 19 settembre 2008
ultima lettura martedì 22 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Alexander - (3) Mesi prima

di aNoMore. Letto 1022 volte. Dallo scaffale Fantasia

Un nuovo capitolo, un nuovo personaggio, una storia apparentemente scollegata, un unico contatto, due iniziali: WB. È ancora tempo di presentazioni, spero di aver scatenato la vostra curiosità... almeno un po'...

1

«Tranquilla andrà tutto bene, non hai dimenticato nulla.» Sicuramente aveva dimenticato qualcosa, era nel pallone da una settimana a quella parte, se non aveva dimenticato nulla poteva essere solo un miracolo, ma non era il caso di farglielo sapere.

«Ho paura.» Affermò lei, ma anche se c'era un fondo di sincerità in quelle parole, non parlava sul serio, era più un gioco per richiamare l'attenzione del proprio ragazzo, voleva ricevere un ultimo abbraccio prima di andare sotto i riflettori.

«Non ti preoccupare, al massimo ti spolpano viva.» Lui sorrise e lei finse di arrabbiarsi, gli mollò anche un pugno sulla pancia cercando di mimare un espressione truce. Lui fece un saltello indietro e rise, non poteva che essere contento per lei. Quella conferenza era la tipica occasione in cui ci si brucia l'intera vita, un solo momento per salire nei cieli o sprofondare nella melma più profonda, trovare posto sotto un ponte, come avrebbe detto lui, ma sapeva come sarebbe andata a finire. Più che saperlo conosceva lei e se iniziava a parlare, beh le sarebbe andata bene, più che bene, come sempre, ci lavorava da troppo e non avrebbe sbagliato neppure se avesse voluto.

«Hai visto quante persone ci sono?»

«Entrando la sala era mezza piena, direi che almeno una cinquantina di persone, forse di più.»

«Non è male...» Continuava a spostare il peso da una gamba all'altra, ormai la piccola risma di fogli che conteneva tutto il discorso era inutile, lo sapeva a memoria, ma continuava a stringerlo, non per paura, ma per tensione, carica energica. «... Basta, tanto lo so, basta che ricordo la prima frase poi mi verrà fuori tutto.»

Guardò lui «Per me è sempre così.»

Si abbracciarono, lui sorrise, era troppo facile scherzare o inventare qualche battuta, neppure il giorno della sua laurea aveva creato un clima tanto propizio per prenderla un po' in giro. Lui adorava farla arrabbiare in queste situazioni, era un gioco da innamorati, almeno così lo definiva e lei era sempre stata al gioco.

Era la sua croce, ma in fondo le piaceva, sapeva che in fondo lo faceva per allontanare i cattivi pensieri, perchè anche se era il momento più importante per la sua vita, non c'era il pericolo che andasse male, quindi tanto valeva prenderlo come l'ennesimo gioco.

O meglio, l'ennesima novità che in futuro sarebbe divenuta routine, perchè lei aveva dimostrato talento e ovviamente non era lui a dirlo, non sarebbe valso molto altrimenti; a dirlo era invece stato uno di quei tanti Mr X e Signor Y, uno di quelli che sedeva in prima fila e che aveva finanziato tutta questa follia.

Si avvicinò il direttore del museo, un uomo rispettabile, ma stravagante, mai lei lo avrebbe immaginato senza una di quelle giacche nere (a volte con qualche sottile gessatura) e quelle assurde cravatte dai colori più improbabili.

Era uno di quei Mr X (Mr come si addice ad un vero inglese), uno dei tanti Mr “sì ragazzina hai delle buone idee”, ma lui aveva anche saputo aggiungere “vediamo che cosa sai fare” e così aveva convinto il museo ad investire negli scavi in quel paesino Egiziano di cui non avrebbe neppure saputo pronunciare il nome.

«Rebecca in sala è tutto pronto, manchi solo tu.»

«Bene, arrivo.»

Abbracciò il suo compagno, poi si baciarono, fu una cosa molto veloce, sebbene per entrambi durò molto di più, la realtà lavorava sulla lancetta dei secondi. Si lasciarono, o meglio fu lui a lasciare lei «Sei ancora qui?»

«Ma insomma, tu mi devi trattare bene!» e con una faccia imbronciata si voltò e si diresse verso il palco. Bastò un passo a mutare l'espressione del suo volto in un immenso sorriso, era felice che ci fosse anche lui, non credeva che sarebbe tornato a Londra per lei. Nonostante l'importanza dell'evento, era così difficile farlo muovere, ma ora che c'era tutto era diverso, era più facile affrontare l'intervento ed anche lei era convinta che sarebbe andato tutto bene. Era forse un po' presuntuosa in questa convinzione, forse sua madre avrebbe detto che era un'incoscente, ma se così non fosse stato probabilmente sarebbe stata a cercare affitto sotto un ponte.

Rebecca percorse tutta la scalinata che portava sul palco con quel sorriso stampato sul volto, quello stesso sorriso che aveva quando pensava a lui, così ampio e incontrollabile che le persone ne rimanevano colpite a tal punto che anni prima, davanti a quello stesso sorriso una cassiera di un supermercato aveva detto «Cos'è quel sorriso? Sei innamorata?» e lei che poteva rispondere?

«Sì, molto.»

Fu quello stesso sorriso, quello da ebete, almeno così diceva lei perché la faceva camminare trasognata per la strada, ad accompagnarla sul palco, dove si dissolse davanti alla platea.

Lui, Alessio, si andò a sedere assieme ai Mr X e Signori Y, si sentiva fuori luogo e sperava con tutto il cuore di non dover fare una “gran bella figura” quando qualcuno gli avesse chiesto cosa ne pensava della ricerca di Rebecca e la risposta non sarebbe potuta essere tanto diversa da «Beh, non saprei, a dire il vero sono qui perchè lei è la mia ragazza.» o qualcosa di simile.

Rebecca aveva già fatto il suo ingresso in sala, un tecnico le porse il piccolo telecomando con cui far scorrere le diapositive e lo show ebbe inizio.

«Buongiorno a tutti» Si cominciò da una diapositiva che non lasciò sbalordito nessuno, diceva

Londra, 30 novembre

«Come molti di voi già sapranno, da un anno a questa parte le mie ricerche si sono concentrate soprattutto nella valle di Diaz-Cabù. Il primo villaggio abitato é a circa 50 chilometri da lì, é inspiegabile perché una zona così fertile sia completamente abbandonata ai giorni nostri, ma a questo arriveremo dopo.» Le diapositive andarono avanti, quella successiva ritraeva una cartina satellitare, di quelle in cui usando diversi filtri vengono risaltati i corsi d'acqua, le formazioni rocciose o quant'altro possa essere d'interesse.

«Dunque questo é il punto in cui il Nilo Bianco affluisce nel Nilo Azzurro, l'insediamento attualmente sorge qui» I due punti indicati erano piuttosto vicini, forse una ventina di chilometri, anche meno.

«Quando l'anno passato questa incredibile avventura ebbe inizio, eravamo ben distanti da dove siamo stanziati oggi. Le ricerche che avevamo condotto a partire dal mosaico scoperto tre anni fa ci avevano condotti a quasi dodici chilometri dal punto in cui sorgeva... il reperto.» Era come se mancasse una parola per definire ciò che aveva trovato.

«Dopo quasi due mesi di ricerche, cinque mesi di scavi e quattro mesi di analisi, quello che abbiamo in mano é... questa statua.» Le diapositive mostrarono una specie di statua, di colore grigio scuro come la cenere e ricordava molto vagamente una forma umanoide. «Le analisi sul materiale dimostrano che é un meteorite, uno particolarmente grande visto che la statua è stata scolpita da un unico blocco; riteniamo sia composto interamente dello stesso materiale. Come potete vedere é stato lavorato in modo da assumere fattezze umanoidi, la manifattura sembra essere predinastica. Inutile dire che é un oggetto unico nel suo genere, mai erano state ritrovate statue di questo tipo e purtroppo neppure le analisi più avanzate che abbiamo condotto sono state in grado di dare un età, anche approssimativa, del reperto.»

La diapositiva successiva mostrava un rotolo di pergamene.

«Questo rotolo é stato ritrovato ai piedi della statua, é di pelle e le iscrizioni sono state fatte bruciandola. Sospettiamo, almeno dai riscontri avuti in un analisi preliminari, che l'animale utlizzato per ricavare questi rotoli sia un daino o un alce, ma saranno i prossimi esami a darci informazioni più precise a riguardo. Inutile che mi soffermi a sottolineare anche la stranezza di questo ritrovamento.» La nuova immagine proiettata sul grande pannello bianco illustrava la stessa pergamena aperta, era stata scattata in modo da mettere in risalto le scritte che conteneva.

«Osservate le iscrizioni che riporta, sebbene il loro significato sia sconosciuto sono già state esposte all'attenzione di alcuni linguisti, i quali al momento hanno solo comunicato che non si tratta di un tipo di scrittura diffusa in africa, in asia o in medioriente. L'alfabeto si avvicina molto a quello greco, anche se molti caratteri ricordano quello latino, ma la lingua per cui è stato utilizzato non é ancora stata decifrata. Ad ogni modo se la statua rappresentava una scoperta enigmatica, questa pergamena lo é ancor di più.»

Ancora una diapositiva e ancora un mistero, ora a ripempire il pannello bianco vi era un cilindro nero.

«Questo é l'ultimo dei ritrovamenti che abbiamo ritenuto interessante mostrare in questa assemblea; molti degli oggetti trovati devono ancora essere prelevati dal luogo dello scavo, perché riteniamo che molti reperti possano andare persi se non useremo la dovuta cautela, quindi abbiamo optato per mostrare questa selezione, che riteniamo al momento sia la più curiosa.

Tornando al reperto, si tratta di un cilindro di ossidiana, ne siamo certi, almeno di questo - Rebecca sorrise, sperando che la platea avesse colto l'innocente nota umoristica, alcuni risero, altri accennarono un sorriso, sembrava che questo break alla serietà fosse stato gradito - come vedete riporta questa singolare colonna di iscrizioni, sembrano ideogrammi cinesi e speriamo che il linguista che lo sta esaminando in questo momento sappia dare delle informazioni più precise.» Vi fu un applauso, che la ragazza, Rebecca, accolse di buon grado, sorridendo e accennando un inchino da dietro quel piccolo altarino di legno scuro, da cui sopra spuntavano i due microfoni che proiettavano la voce della ragazza in tutta la sala.

Quando il battere di mani cessò, un uomo delle prime file, si alzò chiedendo gentilmente la parola. Indossava un gessato italiano, aveva capelli neri tagliati corti e portava una strisciolina di baffi molto ben curata, sembrava che fosse uscito dal '800, o almeno lo sembravano i suoi baffi.

«Mi scusi dottoressa, anticipo che ho trovato interessantissima la sua presentazione e spero di poter seguire da vicino le evoluzioni riguardanti il suo scavo, a tal proposito però, ritenevo interessante sapere, se fosse possibile, dove sono stati rinvenuti i reperti, si tratta di una costruzione, una grotta o un qualche altro nascondiglio naturale?»

La ragazza sorrise, attendendo che l'uomo si sedesse nuovamente.

«Sebbene la premessa precedente potesse far sottointendere che questa presentazione fosse giunta al termine, avevo riservato per il finale i dettagli riguardanti il luogo del ritrovamento.» La nuova immagine ritraeva una piccola vallata con qualche arbusto, vegetazione bassa e semi desertica. I colori erano quelli della savana africana, quasi desertica e ingiallita dal sole.

«Questo é l'esatto luogo dove abbiamo iniziato li scavi, come potete vedere nulla lascia presagire la presenza di una qualche antica costruzione. Questa invece é come si presenta la stessa valle allo stato attuale.»

Solo in quel momento le diapositive proseguirono e mostrarono un paesaggio completamente stravolto: al posto di qualche arbusto sporadico container abitabili, al posto di qualche cenno di vegetazione ingiallita e rinsecchita grossi cumuli di terra sabbiosa, dominati da una ruspa a riposo da più di qualche tempo, almeno a giudicare dalla quantità di cianfrusaglie che vi erano state accatastate tutt'attorno. Al centro della foto però, vi era il vero pezzo forte della giornata, era una piramide, alta circa quindici, forse venti metri, era di quelle a gradoni, dalla foto era possibile scorgere l'ingresso, alto non più di un metro e mezzo, di forma rettangolare.

Dalla platea si sollevò un brusio di stupore, pochi riuscivano a credere ai propri occhi, era una piramide ed era rimasta completamente sepolta per lunghissimo tempo.

«Questa piramide presenta chiaramente le fattezze di una costruzione appartenente alle prime ere dinastiche. Il suo ingresso era sigillato con una pietra rettangolare, su di essa vi erano delle incisioni.»

Clik ed ecco una bella foto del blocco rettangolare, al centro c'era un teschio con due ali piumate a livello delle orecchie. Esattamente sopra il teschio sembravano essere rappresentate delle fiamme, come se stessero bruciando sulla calotta cranica.

«Sembra quasi che chi ha costruito questa piramide volesse che qualcuno entrasse, considerato che il blocco di pietra è provvisto di quattro comode maniglie di metallo mediante le quali è stato possibile estrarlo piuttosto facilmente.»

Clik, clik, clik, tre diapositive in rapida progressione, la prima mostrava l'ingresso buio privato del sigillo, la seconda e la terza mostravano una rapida panoramica della camera principale della piramide. Erano subito visibili la statua e il cilindro di ossidiana collocati in una posizione centrale, come se fossero il cuore di quel tempio.

«Come si può vedere in queste ultime diapositive sulle pareti sono presenti delle rappresentazioni ma non abbiamo ancora ben capito come definirle.» Clic «Sono un insieme di più stili, appartenenti a epoche totalmente diverse, questa porzione in alto assomiglia moltissimo ai graffiti preistorici, questa porzione ricorda le incisioni egiziane, potrebbero far pensare alla ventiseiesima o ventisettesima dinastia almeno così siamo portati a pensare. Infine queste, non datemi della pazza, ma direi che sono del tutto simili ai dipinti europei del nono o decimo secolo, molto simili a quelli che si possono trovare qui in Gran Bretagna.»

Clic, alla nuova diapositiva nella platea ci fu un «Ooh» generale, quello mostrato prima sembrava già una buona porzione delle decorazioni di quella piramide dimenticata, ma in realtà era solo una porzione di almeno altri quaranta quadri che concentravano lo stesso strano incrocio di stili.

«Ovviamente ogni testo presente é stato scritto nella stessa strana lingua della pergamena, ma i disegni sono assolutamente chiari, li abbiamo fatti esaminare da un esperto di miti e leggende legate alla storia della penisola scandinava e ha confermato quello che tutti noi abbiamo pensato dopo aver visto quei disegni: sembra raccontino una versione un po' modificata della leggenda del Ragnarok e del crepuscolo degli Dei.»

Il silenzio calò nella sala, tutti scrutavano attentamente la diapositiva che in piccoli riquadri mostrava gran parte delle decorazioni, se di decorazioni si poteva parlare, che ricoprivano tutte le pareti della piramide non più sommersa nella sabbia.

Una donna si alzò in piedi chiedendo la parola, le fu concessa.

«Dottoressa, penso di parlare a nome di tutti quelli che stanno osservando in silenzio la sua scoperta, é impossibile darle della pazza, credo che ci troviamo dinanzi ad uno dei più grandi misteri dell'archeologia. Come pensa di procedere ora?»

La ragazzina espose il suo iter di lavoro e i presenti in sala sembrarono compiaciuti di quello che stavano sentendo.

Un uomo seduto in fondo alla sala si alzò facendo stridere la sedia, forse lo aveva fatto apposta, ma tutti pensarono che fosse stata semplicemente sbadataggine.

Questo però permise a Rebecca di guardarlo bene e sebbene in mezzo a quei Mr X e Signori Y non fosse altro che l'ennesimo uomo in giacca e cravatta, la ragazza lo memorizzò, fu uno di quei dettagli insignificanti che se però ti vengono chiesti anche a distanza di settimane li ricordi come fossero successi il giorno prima.

L'assemblea si concluse con qualche altra domanda, ma non era più importante, quegli occhi indiscreti che avevano seguito con grande interesse tutta la conferenza, non c'erano più, se n'erano andati facendo stridere una sedia per errore, almeno così credettero tutti.

2

1 dicembre - 9:45

«Rebecca hanno suonato.»

La ragazza si alzò dal letto ancora con gli occhi chiusi dal sonno, aveva fatto le quattro la sera prima, era sempre così quando stava con Alessio ed ora erano solo le 9:45 del mattino, decisamente un orario indecente per lasciare il letto caldo, ma il campanello continuava a suonare.

«Chi é?» Non era sicura di cosa aveva detto, nella sua mente il pensiero era chiaro, ma aveva paura di aver pronunciato una sequenza di suoni deformi come aveva appena fatto il suo ragazzo nel tentativo di svegliarla.

«C'é il postino, ha un pacco da consegnare.» Sentì rispondersi dall'altra parte del citofono. Avrebbe voluto imprecargli dietro e fargli notare che le 9:45 non era assolutamente un orario decente per consegnare la posta, ma poi pensò che era solo un gran pensiero del cacchio dettato dal troppo sonno.

«Lo accetti lei, più tardi scendo a prenderlo.»

«Ha detto che deve essere consegnato solo nelle sue mani.»

Sbuffando indossò velocemente un maglione e dei pantaloni e scese alla portineria. Aveva trovato un buon albergo per questi pochi giorni di permanenza a Londra, il prezzo era buono ed era abbastanza vicino al centro della città, dove si trovava il museo per cui lavorava.

Le venne consegnata una busta gialla, firmò la ricevuta e se ne tornò in camera, fu un miracolo che avesse salutato sia il portiere che il postino prima di risalire, era sempre di pessimo uomore quando non dormiva almeno nove ore.

Tornata in appartamento, lasciò cadere la busta su un tavolo, si spogliò e tornò sotto le coperte senza neppure rimettersi il pigiama, anche se il mittente fosse stata la Regina d'Inghilterra, avrebbe aspettato.

3

1 dicembre 2008 - 14:32

«Chissà cosa contiene il pacco di questa mattina.»

«Ma era il postino?»

«Sì e voleva assolutamente dare a me il pacco, che stress.»

«Beh aprilo che sono curioso io per te.» Alessio sorrise mostrando i denti.

Rebecca prese la busta, la aprì e ne estrasse un plicco di fogli rilegato e due fogli svolazzanti.

Il primo foglio solitario era una specie di lettera rivolta a lei, la lesse velocemente e con scarso interesse

“Gentile dottoressa blablablà...

...le invio del materiale strettamente riservato per aiutarla nella sua ricerca.

Blablablà.

Cordiali saluti.


WB”

«Chi é?» Chiese Alessio.

«Non lo so, si é firmato WB, ovviamente é di qui, magari dell'università o del museo e avrà creduto che mi ricordassi di lui, sinceramente ora non mi viene in mente nessuno con queste iniziali.»

Prese in mano il plicco rilegato, la copertina era un semplice foglio tutto bianco tranne per una piccola scritta al centro in stampatello, era scritta a mano e diceva

Appunti di egittologia

voltò la pagina, il foglio seguente era scritto per intero, sempre rigorosamente a mano, era una grafia molto elegante anche se difficile da leggere, era piena di fronzoli e volute, ormai nessuno scriveva così da secoli, ma quelle pagine non sembravano molto datate, se avessero avuto qualche anno di vita era molto, non erano neppure ingiallite.

Visionò il secondo foglio svolazzante e il cuore perse un battito, era scritto anch'esso a mano, la prima frase sempre in quella strana grafia vecchia di secoli e diceva

“Il guerriero arrivò ai Cancelli d'Oro della valle degli eroi, perché la guerra fosse vinta doveva aprirli ed era certo che quest'ultimo gesto gli sarebbe costato la vita.”

sotto vi era una seconda riga, scritta in un'altra lingua e subito Rebecca riconobbe l'alfabeto che ormai conosceva molto bene, lo aveva ammirato per giorni dentro una piramide non più sepolta chiedendosi quale mistero nascondesse.

Subito riprese in mano il plicco rilegato e senza esitare, senza badare ad Alessio che le chiedeva che succedeva vista la faccia sconvolta, si immerse nella lettura.



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