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lavoro pubblicato giovedì 4 settembre 2008
ultima lettura venerdì 15 novembre 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

SOLO POCHI GIORNI DI VACANZA

di RobertGoone. Letto 1166 volte. Dallo scaffale Pulp

SOLO POCHI GIORNI DI VACANZA «Buongiorno.» «Buongiorno a lei.» «La sua patente, prego.» «Certo...

SOLO POCHI GIORNI DI VACANZA



«Buongiorno.»

«Buongiorno a lei.»

«La sua patente, prego.»

«Certo.»

L’automobile stava ferma sul ciglio della statale. Nonostante la lamiera fosse d’un grigio ghiaccio metallizzato, nell’abitacolo si friggeva dal caldo. L’aria condizionata poi saltava in continuazione ed era necessario viaggiare coi finestrini abbassati. Dietro la vettura, piegata sul cavalletto, stava la motocicletta dell’agente della stradale. Arrestandosi aveva spento la sirena, lasciando lampeggiare le quattro frecce.

«Ho fatto qualcosa agente?» disse Frank porgendogli il documento.

«No. Andava soltanto 25 Km/h più del limite. Vede laggiù?...», e gli indicò lontano. Molti metri dietro di loro c’era un palo piegato, talmente storto da sfiorare la strada. In cima la lamiera della segnalazione era anche semistaccata. «Quello è un segnale.», proseguì l’agente.

«Cos’è quello?», ironizzò l’autista sporgendosi dal finestrino.

«Un limite di velocità Signore. Su questa statale non si va oltre i 50 Km/h.»

Frank aprì lo sportello. «Scusi, vuole dirmi che quell’affare là è ancora un’indicazione stradale?!»

«Già!»

«Ma vuol scherzare!?»

«No.» rispose l’agente. Prese dalla cintura il taccuino delle contravvenzioni e si spostò di lato. Si portò dietro la macchina e cominciò a prendere la targa.

«Agente, non può multarmi. Quel segnale là non lo vedrebbe nessuno. Nessuno ci farebbe caso.»

Il sole di mezzogiorno picchiava dritto e impietoso, e la strada sotto i sandali sottili bruciava come fosse piena di carbone ardente. La camicia fantasia di Frank cominciò ad attaccarsi lentamente al corpo, stampandogli addosso aloni di sudore.

«Dove è diretto, Signor…», l’agente scrutò la patente. «Mule?»

«Si, Mule. Frank Mule.»

«Dove sta andando Signor Mule?»

«Vado a sud. In vacanza. Ho preso una casetta al mare.»

«Solo?»

«No.»

L’agente riprese a scrivere. «E’ sposato signor Mule?».

«Sì.» rispose Frank, «sono sposato.»

L’agente ruotava intorno la vettura, scrutando l’abitacolo.

«E dov’è la sua famiglia Signor Mule? Va solo in vacanza?»

«No. Stanno già là. Mi stanno aspettando. Sono partiti prima con la corriera. Ma perchè queste domande agente?»

«Nulla signor Frank. Nulla.» Il poliziotto si piegò per guardare meglio i bagagli nella macchina. Stavano molte valigie e pacchi accatastati l’uno sull’altro, ma con ordine. Da una parte c’erano anche buste della spesa.

«Viaggia bene così signor Mule?» chiese l’agente senza voltarsi.

«Così come?»

«Voglio dire… Ci vede con tutta quella roba dietro?»

«Sì. Perché?» rispose Frank. «Sono stato ore a sistemare prima di partire. Andavo sempre a sedermi alla guida e a controllare dal retrovisore se i bagagli che aggiungevo impedissero di vedere dietro. Sì, ci vedo benissimo. Niente problemi. Ho viaggiato benissimo. Faccio sempre così.»

«Sempre cosi?»

Frank non rispose. Aveva sbagliato. Rimase zitto.

«Lo sa Signor Frank che c’è un limite al peso che ci si può portare dietro?»

«Certo agente.» disse Frank, «Credo però di rientrare nei limiti non avendo passeggeri a bordo.»

«Sbaglia.» sentenziò il poliziotto. «Le utilitarie come la sua hanno una soglia di 100-150 Kg oltre il peso della vettura e delle persone consentite a bordo. Qua ad occhio…» e l’agente si accucciò ancora, «l’eccesso è di almeno 100 Kg.» Poi tornò indietro. «Mi apre il portabagagli Signor Mule?»

«Certo», Frank andò al sedile del guidatore. «Le anticipo già che ho altra roba lì dentro. Giocattoli dei miei figli, altre valigie e borse con vestiario, una tv 15 pollici, un videoregistratore, uno scatolone con delle VHS e una radio stereo.» Sotto il cruscotto tirò la leva di scatto del portellone posteriore.

«Bene, faccia vedere.»

Il portellone salì lentamente. Dentro c’era quanto aveva già detto Frank. Il poliziotto però cominciò a rovistare dentro scostando gli oggetti alla rinfusa, sfaldando l’ordine.

«Quanto sta in vacanza signor Mule?»

«Perché?»

«Tra davanti e dietro s’è portato via mezza casa!»

«Noi siamo una famiglia che ha bisogno di tutto.» rispose Frank impazientito. «Quando si parte nessuno vuol lasciare nulla. Ognuno ha le sue cose, e mi creda è sempre una litigata fino al giorno prima. Siamo partiti separati. Mia moglie con i miei figli hanno preso la corriera. Arrivano prima di me. Poi arrivo io con tutta la robba.

«Insomma a lei tutto il peso eh?!», l’agente voltandosi stirò un sorriso.

«Già, e non le dico dopo. Quando arrivo, mi toccherà scaricare tutto. Loro saranno al sole e al mare.»

Il poliziotto sogghignò e volse la pagina del taccuino. Quel gesto allarmò subito Frank. «Che fa agente, vuol multarmi ancora?»

«Non posso fare altrimenti Signor Mule.». Posò la biro sul foglio. «Lei non può viaggiare così carico. Dovrò fermarla.»

«Fermarmi? Ma si rende conto di quello che mi sta facendo?»

«La sto multando.»

«Questo l’avevo capito!»

«Signor Mule, dovrò avvertire in centrale per un rimorchio. Non posso farla circolare così. Altrimenti proseguirà per altri 30 Km circa. Incontrerà un autogrill. Lì, sistemerà il carico come crede. Hanno delle stanze.»

«Stanze?!... E per cosa?»

«Per restare là.»

«Rimanere là?!»

«O posare parte dei bagagli.»

«Posare cosa?!»

«I bagagli. Tornerà a prenderli quando sarà arrivato e avrà scaricato gli altri.»

«Senta io non vado da nessuna parte e non scarico proprio niente! Ha capito?!» , rispose Frank infuriato.

«Come crede Signor Mule.», il poliziotto cominciò a compilare la multa.

Frank era sudatissimo. Per non parlare dei piedi, che doveva spesso alzare, alternandoli dall’asfalto infuocato.

«Aspetti un attimo. Ragioniamo.» disse all’agente. Questo gli accennò di far silenzio. Frank non poté non notare che il poliziotto mentre scriveva buttava spesso gli occhi alle ruote della vettura. Il pensiero che gli balenò in mente fu identico alla domanda che si sentì rivolgere. «Signor Mule da quando non cambia i pneumatici?»

Frank restò a bocca aperta. Non gli uscì niente come prima. Doveva controllarsi.

Il poliziotto posò la suola sulla ruota posteriore. Calcò col tacco dello stivale valutando la pressione della gomma. Portò quindi la punta della penna tra i solchi dei pneumatici, tenendo col pollice il segno dello spessore del battistrada. «Hanno fatto molta strada lo sa Signor Mule?» e gli mostrò la penna. «Guardi qua.»

«Lo so.», si limitò a rispondere Frank.

L’agente assaggiò tutte le ruote nella stessa maniere. «Non può circolare con queste ruote.», disse infine.

«E allora?»

«Deve cambiarle.»

«Certamente. Le cambierò appena possibile. Quando arriverò a casa.»

«Questo non lo posso fare.»

«Non può fare cosa?»

«Lasciarla andare via.»

«Ma è impazzito?»

«Le rammento Signor Mule, che sta parlando ad un pubblico ufficiale.»

«Senta. Mi ha fermato perché ho superato un limite. Bene. Un segnale che non si vede. Mi ha multato per questo. Okay. Poi mi dice che sono carico e mi multa anche per quest’altra cosa. Ora però sta esagerando!»

«Sto facendo il mio dovere.»

«Il suo dovere è quello di bloccarmi e riempirmi di multe?»

«Se trovo cose per cui fermare e multare, io fermo e multo.»

Dicendo questo l’agente girò nuovamente il foglio del taccuino. Frank rimase allibito. «Mi multa la terza volta?!»

«Per i pneumatici Signor Mule. Le sue gomme stanno sotto i 5mm. Sta viaggiando con un battistrada fuori limite. Non può proseguire. Devo fermarla o cambiare subito le gomme.»

«E dove?»

«All’autogrill. Hanno un servizio di assistenza cambio pneumatici.»

Frank prese un respiro. «Ascolti agente. Mi creda. Le cambierò una volta arrivato a destinazione.»

«Le credo. Ma devo farle contravvenzione. Andrà all’autogrill. Svuoterà mezzo bagagliaio. Proseguirà poi con gomme nuove. In alternativa aspetterà qui il rimorchio.». E cominciò a compilare la multa.

«Io non farò un bel niente!», disse Frank risoluto. Si protese verso la guardia fissandolo in viso. Cercò poi di controllarsi. «Quando tornerò dalla vacanza m’accorgerò di quel segnale che non si vede e non supererò i 50 Km/h. Non mi caricherò più cosi. Anzi, la prossima volta viaggerò con la mia famiglia. Cambierò subito le ruote all’arrivo. Farò il viaggio con gomme nuovissime. Mi creda agente!».

Il poliziotto strappò dal taccuino le tre multe e gliele porse.

«Mi segua Signor Mule.»

«Seguirla? E perché?...»

«La condurrò all’autogrill. Altrimenti dovrà venire con me in centrale.»

«Mi arresta adesso?»

«All’autogrill poserà bagaglio e cambierà le ruote. Poi se vuole può proseguire. Se no, mi seguirà in centrale. La sua vettura sarà fermata. Lei dovrà conciliare le multe e provvedere allo sblocco della sua vettura. Ci vorranno dei giorni.»

«Sta scherzando?»

«No Signor Mule.»

Il sole superato lo zenit cominciava a proiettarsi obliquamente riformando le ombre sotto i due uomini. Un’aria calda e soffocante giunse lievemente senza però portare alcun sollievo. Frank fissava il poliziotto impassibile.

«Mi porti alla centrale.», disse infine Frank.

«Bene. Mi segua.»

In automobile la temperatura era insopportabile. Quando Frank entrò nell’abitacolo l’afa gli sottrasse un attimo il respiro. Dal retrovisore vide il poliziotto montare sulla motocicletta e metterla in moto. Girò allora la chiave e diede appena gas col piede. La vettura lentamente invertì il senso di marcia.

«La centrale non dista molto.», disse la guardia, « Le farò strada.» Frank annuì.

Entrava un’aria fresca dai finestrini. Frank però non avvertiva refrigerio, ma freddo. Il sudore stava ghiacciandogli addosso. Tirò su i vetri. L’abitacolo divenne caldissimo in pochi minuti. Girò l’interruttore dell’aria condizionata mettendola al minimo. Non partiva. Stavolta nemmeno con i soliti colpetti sull’areatore, nemmeno menandogli più forte. Doveva riaprire i vetri. C’era caldo e freddo, freddo e caldo come era stato per tutto il viaggio. Ma adesso c’era qualcosa di diverso. Il caldo e il freddo, il freddo e il caldo erano entrambi insopportabili.

Il poliziotto procedeva davanti a non molta distanza. Circa 10-12 metri. Superarono il segnale piegato del limite di velocità di 50 Km/h. Frank guardò il contachilometri: stavano a 80 Km/h. Il nervoso lo afferrò subito alla gola. «Stronzo!», disse Frank, «A me m’hai multato per eccesso di velocità!». Colpì il clacson. Il poliziotto si voltò guardandolo dallo specchietto. Frank gli indicò il segnale stradale, ma lui intimò di tenergli dietro.

Di tanto in tanto le contravvenzioni si muovevano sul cruscotto dell’automobile, smosse dal vento che filtrava dai finestrini. Frank pensò ai familiari. Non sarebbe arrivato oggi. Forse nemmeno domani. Avrebbe dovuto avvertirli. Gli avrebbero bloccato la macchina, come gli aveva già accennato l’agente. “Ma per quanti giorni?”, pensò. Avrebbe perso tempo tra scartoffie. Avrebbe perso anche tanti soldi, tra multe, sblocco della vettura e cambio gomme. “Ma quanti?”. Si tastò in tasca le banconote per la vacanza. Glieli aveva affidati sua moglie, che non si fidava a portarseli dietro in corriera. Il giorno era cominciato bene. Il viaggio era stato piacevole, nonostante il caldo incontrato. Poi era sbucato il poliziotto. Vedendoselo sempre dietro, pensò ad una coincidenza. Un percorso comune e nient’altro. «Invece stavi studiandomi.», disse guardando davanti la motocicletta. «Aspettavi che superassi il limite. Che arrivassi a quel segnale. E poi… Tac! Hai scattato la tua trappola!». Il piede calcò appena sull’acceleratore e la vettura cominciò a prendere lentamente terreno. «M’hai fatto fermare sotto il sole. M’hai multato. Multato di nuovo. Rimultato ancora. Ed io che grondavo di sudore!» La macchina stava adesso a circa 6-8 metri dalla motocicletta. «T’ho detto che avrei fatto tutto! Tutto! E tu continuavi a multarmi. Non ho soldi per le multe! E non ho soldi nemmeno per le gomme nuove! I soldi sono per la vacanza! Capisci?... La vacanza con la mia famiglia! M’hanno dato solo questi giorni al lavoro. E per averceli è stato un dramma. Solo pochi giorni di vacanza con la famiglia. Perché hai voluto rovinarmela?! Perché?...» Il poliziotto procedeva davanti. La vettura gli era neanche a 3 metri.

«Farò sparire le multe!», disse all’improvviso Frank. Sulla strada non c’era nessuno. Nessuna automobile. «Lui però ha il taccuino. Dovrò prenderglielo! Buttarlo via con tutte le multe!»

Pensava al fresco che avrebbe trovato al mare. All’abbraccio di sua moglie contenta di vederlo arrivare. Pensò ai suoi marmocchi, che gli sarebbero saltati al collo appena lo avrebbero visto arrivare.

Pensò alla bellissima vacanza che avrebbe trascorso con la sua famiglia. Pensava e sorrideva felice, e spinse deciso sull’acceleratore.

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Commenti

pubblicato il 03/10/2008 22.57.49
Pasquale Francia, ha scritto: Davvero molto bello! I miei complimenti! Avevi ragione: un'altra vacanza DECISAMENTE rovinata! Davvero un incubo il poliziotto... il padre di famiglia me lo sono immaginato alla Ben Stiller, lo stesso grado di sfiga!!! Alla prossima lettura! Cordiali saluti Pasquale

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