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lavoro pubblicato mercoledì 3 settembre 2008
ultima lettura martedì 6 agosto 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

oppio

di yonderboy. Letto 1528 volte. Dallo scaffale Fantascienza

Non è una questione di idee, nemmeno di soluzioni: è una questione di polvere, di potere. ..........


Non è una questione di idee, nemmeno di soluzioni.
E’ una questione di polvere, di potere.

Passiamo giornate a cercarne negli angoli bui di casa.. passiamo aspirapolvere e detersivi per trovare la verità. Forse ci hanno insegnato a cercarla dove non si trova, forse non c’è e perdiamo tempo: è una forma di controllo sociale.

Forse pensare che non c’è verità è il prodotto finale del controllo, o forse è l’unico appiglio che permette di resistere.

Dipende molto da come ci si sente, devo ammetterlo.
Diciamo che scelgo quello che più mi conviene.
Diciamo che sei vite fa sono stato un serpente.
Un gran bel serpente.


La vera storia di Kim-kruuk-i-moog, il serpente magico


Nella giungla incantata di kruuk-i-moog viveva Kim, il serpente magico. Era il re dei serpenti, venerato da tutti gli abitanti della penisola di kraku-i-moog e dintorni. Il suo tempio sorgeva nel cuore rigoglioso e pulsante di questo splendido ammasso di verdure e ortaggi vari, la valle di krak-a-tmug appunto. Nel tempio avevano dimora le mille sacerdotesse che custodivano il culto di Kim-kruuk-i-moog, e che ne soddisfacevano ogni più bizzarro e fantastico desiderio.

Questa storia vi sembra troppo allegra? Ascoltatene una triste.


Molti anni fa ero vecchio, molto vecchio.

Poi un giorno, da vecchio, mi sono accorto che prima non dovevo essere stato poi tanto vecchio, visto che ora, dopo tanti anni, mi sentivo solamente vecchio.
Ripensai a tutte le cose che non avevo fatto, perché mi sentivo vecchio. Solo allora mi ricordai che ero morto e che evidentemente qui il tempo si comprime e tira brutti scherzi.

Molti anni fa, ricordo bene com’era: un mondo brutto, la gente da anni aveva preso l’abitudine a vestire scuro - c’era la guerra al fronte sud.

Poi si aprì il fronte est e la gente cominciò a uscire di meno la sera, per una fastidiosa ma congiunturale carenza nella produzione tessile dovuta a forzata riconversione bellica degli impianti manufatturieri del nord.

Quando l’estate del ’18 la Lega Anseatica dichiarò la sua definitiva non belligeranza caddero di colpo sui maggiori mercati azionari mondiali le azioni della US & co. Da allora per anni divenne impossibile pensare di brindare a champagne.

La sporca guerra delle piattaforme

Il Dio della giustizia, di tutti gli uomini sono uguali e bla bla bla non era quello che dominava il mondo.
Il mondo era di uno dei suoi avversari: Dio, o chi per lui, stava perdendo la partita. Si trovava in netto svantaggio, erano in pochi ormai a non averlo capito.
Alcuni provavano ancora a difendersi dietro la croce.. ma era chiaramente il solito vecchio gioco al massacro.
Alla televisione disastri e catastrofi, per le strade ingiustizia.
Il controllo sociale non perdeva certo tempo: giocava d’anticipo sulle sue unità produttive umane, ai più esperti tra noi ricordava il Milan di Sacchi: si prendeva anni e anni delle loro vite, gli portava via mente e corpo, in tutte le maniere immaginabili.
Il pensiero di spazi aperti prendeva i sogni della gente, li riportava a terra durante il sonno. Esseri mostruosi popolavano l’apparato, e quelli delle nuove generazioni erano convinti che fosse sempre stato così.

Erano i figli dei figli dei figli ormai, la massificazione era un presente eterno da generazioni, e le persone non avevano il diritto di raccontarla come volevano. Un anziano che conoscevo giù ai mercati mi diceva che era iniziato tutto per una questione di diritti, poi la cosa era andata fuori controllo: d’un tratto la storia diventò disciplina economica. Fu quello il periodo dei mistici e delle rivelazioni, dei sigilli lunari e di tutte le altre baggianate. La comunità scientifica lesse questo mutamento nella produzione culturale come preoccupante, qualche scienziato provò a denunciare lo stato reale delle cose, ma si scontrava contro un muro di gomma, rischiando persino pesanti ritorsioni.
La linea era non far passare nulla, era il mantenimento esasperato: le cose sembravano promettere bene, usammo questo schema ai mondiali e arrivò la vittoria.
La cosa più sconvolgente era che non c’era la canonica regia occulta o eversiva, la macchina era penetrata sotto la pelle di tutti noi, agiva ad un livello di coscienza profonda, risultava impossibile distinguerla. Eravamo mutanti, del tipo peggiore, a fitness 0.
Eravamo destinati a scomparire.

Non era più una questione di idee ma di somministrazione,
era la democrazia del benzodiazepan.


Era un pò come la vecchia storia dell’infelice che cerca la verità e la trova nel mezzo di una disputa, di una negoziazione.
La verità come la storia, un accordo tra le parti negoziato dalla violenza, parto gemellare del dio potere.

Bonzi

I bonzi sfruttavano la scia di un'umanità acefala che aveva occhi solo per i propri succhi gastrici: spostandosi lentamente sul pianeta lasciava una traccia melmosa e inconfondibile che i suoi seguaci chiamavano progresso. Dovevano averne di dimensioni a disposizione per trarre un senso da quell'ondeggiamento informe. Oppure non ne avevano affatto e si affidavano alla mistica piatta del quotidiano per reggere all'insulto che ogni giorno perpetravano alla loro stessa vita.

I Bonzi, che razza bastarda.

I primi a rinunciare alla più umana delle virtù: la parola.

I primi a delegare con gioia la propria vita a una macchina, con i loro putridi impianti di ossigenazione sanguigna a fare per loro il lavoro sporco. Quel lavoro che dalla nascita ci rende la consapevolezza assoluta di essere di passaggio, che calibra l'esistenza biologica su degli standard immaginativi ben definiti. Per loro era una questione spirituale, non avevano neanche le piste neurali buone per realizzare quello che avrebbe significato per tutti gli altri la loro fottuta sperimentazione su larga scala.

Respirazione circolare garantita 24 ore al giorno con gli impianti Thompson.

Nella loro mente tutto si riduceva a una faccenda di rumore bianco: millenni passati a provare l'inganno sullo spazio tempo con le pratiche più demenziali: buoni risultati ma troppo culo per ottenerli. Poi questa nuova generazione, figlia ibrida di una dea e di un ingegnere, e tutto diventa abbastanza sbiadito da far spazio alla confusione più assoluta, dove l'abitudine diviene tradizione in pochi attimi e il cielo ritorna a essere separato dalla terra, come al tempo dei re. Difficile vivere in una terra dove i sogni della gente, estirpati a forza da ognuno, si aggiravano come spettri spaventosi nei riflessi delle vetrine dei megamart e negli angoli bui di ogni abitazione.

Muovevo qualche filo in Pakistan, vendendo i miei impianti di ossigenazione Thompson E-39 all'ingrosso, contatti diretti con i franchise indiani più importanti: la INFOSYS per gli informatici e la Famiglia TATA per i modelli potenziati da operaio. La differenza stava nel volume di ossigeno e nella qualità del filtraggio, il modello informatico era molto meno costoso ma il mio margine era buono in entrambi i casi. L'interesse dei franchise era quello di tutelare al massimo la salute dei suoi lavoratori, per minimizzare le perdite. Erano finiti i tempi dell'allegro turnover del capitalismo 2.0, le continue guerre e le sommosse avevano portato le grandi famiglie a tracciare una linea col passato, con le forze fresche.

Il controllo delle nascite era solo uno strumento di un orchestra, andava suonata una sinfonia diversa e questa volta su larga scala. Il suono metallico di una macchina proprio non bastava, il potere ha odore di carne sfinita, pianti..

I lamenti dei deboli sono il suo coro di angeli.

I nobili furono i primi a ribadirlo, non appena si concluse la grottesca parabola degli arricchiti. Nel 2020 cominciò a levarsi da ogni angolo della Terra un suono di pace che avrebbe scientificamente impedito l'affacciarsi sulla scena di una nuova generazione vera e propria: il tutto si sarebbe risolto in pacchetti di aggiornamento. Da quegli anni il mondo cambiò, non ci furono più scuole piene che ospitavano sciami di ribelli da incanalare a fatica verso il rispetto del padrone, ma solo drammi di solitudine e rassegnazione distribuiti a macchia di leopardo in una foresta di asfalto elettrificato.

Vite allungate a dismisura

tanto da renderle incolori, indistinguibili

Il sogno dell'integrazione tra corpo e macchina svanito in una realtà di cyborg prodotti dai grandi franchise. L'affrancamento dai bisogni come droga finale. Per non parlare del mercato della fantascienza, costretto ormai a ripiegare sul fantasy viste le esigenze del comune immaginario.

Come schiavi in libera uscita nel Museo del Trionfo dell'uno sull'altro masse di vite precarie riproducono la loro rassegnazione ogni giorno ripetendo i gesti sacri della sottomissione a una forma di sè superiore e inarrivabileLa giusta distanza, l'illusione del dominio.


Tra un corso e l’altro lì all’università passò un pò di tempo. Poi ne passò ancora. Alla fine, quando mi decisi a uscire di nuovo in strada,

era il 2092

La città non appariva molto diversa da prima, c’erano quartieri alti e spazzatura, solo i netturbini meccanizzati davano un vago senso di innovazione.
L’aria avrebbe potuto essere più pulita, le macchine usavano motori puliti, ecologici. Sarebbe difficile stare qui a spiegare per quale perversa esigenza di mercato l’aria doveva essere sporca, pochi tra noi hanno chiare le istanze di differenziazione che il capitalismo avanzato porta con sè.
La benzina era acqua, le persone si spostavano grazie a peti di vapore.
La conseguenza più sconcertante di questa grande innovazione tecnica era che la seconda causa di morte, dopo la contaminazione, era la disidratazione. Le persone morivano di sete. Gli straccioni giravano con il bicchierino per elemosinare qualche goccia, negli slums fiorivano le distillerie ureiche.

Sfrecciavano con mostri da ottocento cavalli, due chilometri al litro, d’acqua. Pioveva sempre sulla grande città, ma era una pioggia velenosa.

I grandi imprenditori avevano intelligentemente piazzato in ogni città le fabbriche del fumo: impianti segretissimi totalmente automatizzati da cui uscivano costantemente polveri fini, polveri pesanti e tutto quello che serviva.
Il governo era d’accordo, l’acqua per tutti sarebbe stata anarchia.

Nel frattempo mi ero ritagliato una buona nicchia di mercato vendendo aria fritta imbottigliata spacciata come carburante del futuro a dei gonzi rednecks. “The Snake’s Oil Inc.” era quotata in borsa, me ne disfeci grazie al trucco del franchise: alla fine, quando lasciai tutto, i truffatori erano più dei truffati, nessuno mi avrebbe toccato. Figli truffavano madri, nipoti fregavano nonni, non c’era più rispetto per la famiglia, avevo raggiunto uno dei miei scopi.

In una specie di sottovuoto psicodrammatico giocavamo a conservarci. Conservare chi? Conservare che cosa? Giocare a sentirsi umani per noi era come un casinò di lusso: pochi potevano permetterselo, e quei pochi non avevano il coraggio di puntare forte.
Ci provai io, investendo tutto il mio denaro in aiuti umanitari.

Con una Onlus di copertura finsi per due anni di recapitare pacchi cibo in Sudan, rivendendoli invece ai ribelli liberiani. Fu un buon colpo, triplicai il capitale iniziale in dieci mesi di alberghi lussuosi per turisti (uomini bianchi) e banchetti con servitù(uomini e donne di colore), annoiandomi coi miei colleghi della fao in lunghissime dissertazioni sull’importanza del nostro lavoro.

I sogni dell’uomo nero si facevano vicini vicini, ci si cadeva quasi dentro. Il primato assoluto della materialità era chiaramente un processo mentale, innescato da fluttuazioni di indici vari nelle borse e nei mercatini rionali. Nessuno era il nemico reale: tutti erano nemici potenziali negli interminabili anni dei festeggiamenti per la vittoria finale del controllo sociale.

Finalmente la maggior parte dell’umanità aveva una scatola,
dei confini chiari entro cui operare, entro cui esistere.
La trascendenza al ribasso affascinò più di un Ferrara, più.
Possiamo essere Dei qui! Possiamo dei-cidere!
Alcuni festeggiavano la terra promessa: furono premiati per la loro devozione.

Ho visto e rivisto la scena per strada come al mare, in montagna, al cinema e in televisione.
Ma di Dio nessuna traccia: vedevo sempre e solo scambi e imposizioni.
Protestai, mi feci sentire, io non ero così.
Io ero Kim, il serpente. Avevo mille sacerdotesse che mi aspettavano giù al tempio, pronte a soddisfare qualunque mio desiderio!
Passai anni di terapie, mi feci una cultura solida riguardo ai principi attivi sintetizzati in laboratorio. E diventai abile a costruire centrotavola con le mollette.

Intorno a me un muro psichiatrico fatto di convinzioni e frasi fatte, di persone impreparate come me a capire la vita di un altro da sè. Forse più di me: loro avevano scadenze mensili, per me il tempo non aveva ancora tutta questa importanza.

Ripreso dallo sballo mi buttai nel mondo dello spettacolo come scemo del villaggio, avevo un buon curriculum per i tempi, mi feci spazio e tornai a mangiare lardo e a fare elemosina.
Durante la grande depressione i miei problemi esistenziali mi garantirono un discreto successo, ero considerato un esperto del ramo, la ruota cominciava a girare.
Nel frattempo il papa nero prendeva possesso del suolo italico con tanto di autocertificazione, trascinando in alto i titoli del Vaticano. Fu un vero delirio per gli speculatori, che ne trassero benefici immensi.

I Nobili ricominciavano a figliare, allargando la schiera dei postumani, tutto a scapito delle nostre paghette.

Non erano malvagi, avevano solo bisogno di sentire davvero di essere diversi. Io valutavo la questione come un pianeta gira intorno a una stella, in fondo non ci trovavo nulla di sbagliato: vi lascio la mia delega, voi almeno fatemi vivere.
Purtoppo mi resi conto molto presto che dopo la delega c’era il culo, c’era un conto da saldare, e neanche un isolotto sperduto in cui alienarsi.
Non c’era più spazio per quelli come me in questa giostra, me lo fecero capire.
Provai a giocare all’impiegato, e il bisogno di stimolanti chimici si manifestò in me come un ritorno di fiamma. Non riuscivo ad ingannarmi, ero tornato a maneggiare mollette e centrotavola. Fu allora che conobbi Sammy, il bambino prodigio della città vecchia.
Sammy era un ragazzino sveglio che comprava all’ingrosso, commerciava in droga e pelle, aveva tredici anni e il rispetto degli anziani: da me ebbe solo soldi e diffidenza.
Fu proprio con Sammy che cominciai a vedere i soldi, quelli veri. Non ero il solo, non lo ero mai stato, in un mondo con sette miliardi di copie. Vendere al dettaglio, vendere e comprare: coi miei traffici cercavo di avvicinarmi, di essere come loro.

La sacra ruota girava all’impazzata, non era più guerra, era qualcosa di nuovo: era così devastante che avevano inventato una nuova parola. Non ce la dissero mai, non avremmo resistito.
Organizzazioni internazionali premevano per l’istruzione gratuita nei paesi del terzo mondo…
- e che cazzo se ne fanno quelli dell’abecedario quando non mangiano- dicevo io, ingoiando cheeseburger.
E Sammy diceva che solo io non lo sapevo che 'se sti negri studiano quando ci andiamo in vacanza non ci trasmettono l’Hiv’.
La verità era che non ce la facevo più a vivere così, e Sammy non poteva capirlo proprio, non aveva il tempo per pensarci.

Tanti anni prima stormi di uccelli infetti solcavano l’aria come squadriglie di caccia bombardieri, come cavalieri dell’Apocalisse,
e io ero contento di tutto ciò, una volta ero io il bambino prodigio, il Dalai lama del risentimento globale.

Per le strade in autunno il freddo cominciava a farsi vivo, io vagabondavo solo in apparenza: la ricerca affannosa di libertà si era trasformata in un percorso obbligato. Ogni istinto di ribellione narcotizzato, ero uno dei topi che vedevo di continuo correre nella ruota.
D’un tratto tornai in me, proprio mentre pensavo di aver finalmente un conto in banca buono per metter su famiglia. Passato l’attimo presi un taxi per l’aeroporto e me ne andai. Non tornai più lì. Anche per il bombardamento nucleare, ma non solo… non avrei mai voluto rivedere quei posti, piansi perché le bombe non avevano distrutto anche i miei ricordi. Mi costrinsi a rimuovere e iniziò una nuova vita, ma già sapevo che non avrebbe funzionato… di giorno a posto, ma i sogni non li freghi. Mi stavo riprogrammando per compiere di nuovo i miei cerchi, adattandomi alla scena.
E’ questa forma di Dio, questa sacralità che mi atterrisce, mi fa rimanere lì immobile, a guardare, sperando che dio non mi veda.
Osservo DNA che gioca a crescere nel tessuto, e sono io che parlo, che divento tessuto. Non ero il solo. Dai bordi crescevano rampicanti, la scena si intorbidiva. Il mese successivo ero in una strada straniera a dormire, cibandomi di alcolici a basso costo, volevo provare come ci si sente a essere una merda. Mi ritrovai a capo della Pfizer e li era come alle giostre con lo zucchero filato.
Dopo una cura in Svizzera ero come nuovo, ero pronto per la mia, ma la ditta chiuse i battenti e cadendo fece rumore.

Nel solco degli eventi provai a far breccia nel mercato delle armi, non senza problemi.

La mafia uscì bene dalla Guerra delle piattaforme, voli innaturali segnavano il cielo, senza gravità ingentissimi capitali smossero la terra, provocando terrore, tsunami e violenza. Gestivo i contatti in zona di guerra, ero l’uomo della porta accanto. Avevo l’uniforme della Sacra Corona Unita, tutti mi portavano rispetto.
Tutti tranne i musi gialli. Fottuti cinesi, il tempo passava più lento per loro.
Giocattoli di ferro per alcolizzati d’odio: vendevo paura solida, pesante… da maneggiare, che ti maneggia. Un messaggero divino, un manipolatore. Coi miei traffici interferivo, cambiavo destini di popoli interi. Non avevo il controllo no, solo potere: lo emanavo, il mio sudore era potere, le mie mani plasmavano la realtà. Per gli altri un uomo d’affari, per alcuni credenti una via di fuga, un maligno vicino-vicino. Ero il commesso viaggiatore del male, ogni uomo aveva una porta aperta per me.
Calcolai, presi appunti sulle voci d’entrata. Dopo un anno decisi che ne avevo abbastanza di quella vita sporca, pagai carissimo l’incidente che mi tolse di mezzo.
La cosa più strana non era la condizione di vita indegna in sè, quanto l'assoluta incapacità a rivendicare i propri diritti basilari in maniera coerente con la situazione. Molti si divertivano nello stabilire stupide differenze tra le generazioni, quando il problema stava purtroppo nella nuova morbidezza della macchina.

Il concetto era Bassa Intensità, ma furono anni duri.

Ci avevano tagliato a pezzi, mani-braccia-gambe-muscolicelebrali: tutto spedito al fronte. La sera uscivo con Susan, un gran Pezzo di figliola.
Le avevano lasciato tutto quello che serve, più un bel paio di caviglie: non era poi così facile trovarne. Mi diceva che mi sentiva diverso, non ero come tutti gli altri.
Gli altri erano al fronte.

Confermata l’assenza di armi di sterminio di massa in Irak

Io mi arrangiavo con i test degli strizza.
Poi anni di stabilità, poi tornò di nuovo il circo.

Confermato l'utilizzo del fosforo bianco a falluja

La vita era quella del contadino del medioevo, con attrezzi da lavoro adeguati. Masse di analfabeti, privati di ogni capacità immaginativa ,si svegliavano all’alba per arare i fruttuosi campi del terziario avanzato. Masse di cittadini senza cittadinanza si alzavano prima dell’alba per arare gli oramai infetti campi di pomodori ogm. Mentre gruppuscoli di ricchi sfaccendati facevano costruire torri devote al dio dell’ozio, fatte a sua immagine.

Bombardamento chirurgico su di un ospedale a Baghdad

Particolare era l'effetto della loro architettura sociale, lo stesso simbolo aveva significati diversi tra le caste. Una deriva indiana nella nostra società: Dio mi aveva ascoltato, ma frainteso. Cominciai a riflettere sull’importanza della comunicazione.

Marines in Irak massacrano decine di civili per ritorsione

La casta degli specialisti era sempre servita come collante sociale, riempiva l’interstizio tra l’immaginario dello schiavo e quello del padrone, era una via di fuga possibile, un modo per tenere buoni i più con la prospettiva della scalata, dell'affrancarsi. Spirito olimpico nelle strade del mondo post-global, la competizione affascinò anche gli ambientalisti: metropoli-giungla, la legge del più forte. Avvistati ghepardi a Napoli, leoni a Roma. Sciacalli a Milano, e parliamo solo dell'Italia. Introdotte dai fascisti e dai leghisti, le bestie feroci si cibarono di homeless, rom e immigrati. Per la gioia dell'istat, che snocciolava dati in percentuale.

Soldati USA utilizzano armi sperimentali a micro-onde su civili iracheni

Agli Spezialist venivano affidate in gestione-gestazione le idee partorite dal controllo. Ingegneri progettavano muri divisori e fortezze inespugnabili, avvocati perpetravano ingiustizia nei secoli dei secoli, psicologi neri a Guantanamo e Abu Grahib, come nei servizi sociali. Tecnicismo sfrenato: la cultura vivisezionata e parcellizzata aveva perso ogni spinta verso il cambiamento, era un caleidoscopio nelle manine del figlio del re.
Riprovai alle Filippine, lontano dalla guerra santa, non ne potevo più.


frammenti da cinemanila

Lavorazioni carni suine e bovine, urla di animali nel mattatoio pubblico di Manila.
vendita al dettaglio, massaie asiatiche

Insiang dorme, come i suoi compagni di lavoro, in un grande stanzone pieno fino all'inverosimile. Una zanzara la disturba, a quelle non ci si abitua come agli odori.
Insiang va a lavorare, sua madre si lamenta. Il marito di Insiang è disoccupato, a Manila c'è una disperazione che non è codificabile tranne che utilizzando terminologie locali. Qualche intellettuale europeo non si sottrae a sperimentare trapianti di organi per poter vivere da dentro, empaticamente parlando, tali vette della sofferenza umana: ma una volta ancora si riesce a dimostrare solo che la carne è debole.
Un colpo mortale alle ambizioni di onniscenza delle retroguardie illuministe, non ancora del tutto sconfitte.
Insiang torna a casa, è sera. Si sente stanca, prova a rifugiarsi nel sonno, ma è triste, lo è profondamente.
Bambini nelle strade piene di detriti giocano con delle palle di pezza, le colpiscono con mani e pedi senza farle cadere, immersi in un viavai di carretti e persone.
E quanto tempo era passato da Genova, da quell'estate assurda in cui una intera generazione si era piegata e compressa, inscatolata nel precariato qui, in Italia. E c'è una disperazione che addirittura i pariolini intellettuali sequestrano ragazze di periferia e le portano al mare, per sentire, empaticamente parlando, cosa si prova a lavorare in un call-center.

Dopo qualche giorno sto per prendere la strada per l'aeroporto, ma alla fine trovo un buon motivo per restare.


- i fatti -
da "ho assaggiato il frutto", testo sacro del GRANDE SERPENTE KIM KRUUK I MOOG

...insomma, mi accodai a una tipa niente male che commerciava in pelle, mi disse che c’erano buoni affari in vista: non solo ragazzini, mi diceva. Qui si parla di feti, c’è chi parla di idee, concepimenti possibili, un nuovo mercato.
Al sesto drink persi il pallino della discussione.
Mi risvegliai in vari contenitori sotto alcol, e vedevo il mondo come mai prima. Poi una luce viola e un fremito.
Poi niente per un bel po’.
Mi ritrovai faccia a faccia con un computer alto una stanza.
– Terrestre!- cominciò: aveva il tono di Kit di Supercar, roba vecchia.
– io sono ciò che vi tiene uniti, ciò che voi chiamate Società. Solo pochi umani mi hanno visto, e quei pochi hanno perso la ragione -.
Gli risposi che non avevo niente da perdere, uno dei miei polmoni si accese una sigaretta e lo stomaco chiese al mio ospite un buon caffè.
Iniziai: – Se ho ben capito sei una sorta di Dio -.
- Beh, rispose lui, se la metti così… preferisci una granita?-

I discorsi erano lunghi e gradevoli, istruttivi…mi disse che si sentiva solo e aveva provato tante volte a parlare con noi, ci chiamava schiuma intelligente. Ci aveva fatto dono del denaro tanto tempo fa, gli eravamo quindi tutti debitori.
Parlò del monopoli e lo definì la versione economica del Talmud, disse che Gesù era una sua marionetta e che la Sunna era struttura, come tutti i suoi figli.
Gli chiesi se a volte non si fosse sentito blasfemo.
- Rispetto a chi? Per giudicarti hai bisogno di margini, di qualcosa su cui appoggiarti. Una matrice di appartenenza.-
- Io sono i vostri margini, la categoria è roba vostra. -
Cominciai a sentire insofferenza verso quest’essere, un rozzo prepotente che si sente Re.
Mi trattenni per il caffè e per la buona scorta di stupefacenti.


Passammo mesi in interminabili divagazioni sulle strategie del tresette, ci sentimmo molto uniti fino a fonderci in un’unica valvola: era solo un’illusione. Alla fine mi resi conto che stavo parlando da solo, il jet lag fu devastante.
Il biglietto l’ho pagato con la disattenzione, versando caffè nero nella tastiera di Dio. Dopo vari frizz bzzzz trrrr ci fu un bel

BUM!

Quando dio fu morto mi resi conto che non avrebbe potuto essere altrimenti, così va’ la vita.
E non fu facile nemmeno uscirne: mi trovavo a pezzi e inscatolato in diversi contenitori, in un laboratorio in fondo all’oceano indiano.
Passati i canonici due-trecento anni ero divenuto una leggenda, ero l’uomo che aveva sconfitto Dio a tresette, sul suo stesso campo. Ma ero lì, e a nessuno veniva in mente di venirmi a salvare. Ero lì. I pescatori mi portavano doni, barili di scorie giungevano a me. Divenni Dio io stesso e non potevo far niente, ero costretto a essere. Poi un giorno, dopo molto tempo, arrivò un altro me a salvarmi, lanciandosi con lo scafandro verso i meno 5000.
Ma era in ritardo, ero già morto.

–Su su non preoccuparti, non vedi come è semplice? Certo che no, scusa…ecco, ti rammendo un po’…
“Grazie mi hai salvato mi hai ridato la vita la libertà la fame e il sudore e le partite a calcetto farò qualunque cosa per te!!!”-
-calma amico…- disse l’altro me, mascherando una risatina compassionevole
- da quanto tempo eri in quello stato?-
Beh, dunque… mi sembra fosse…no, mi sbaglio… dunque…ma ha tutta questa importanza?- ero veramente scombussolato, dopo tutto quel tempo...L’altro me insistette perché provassi la nuova olandese, mi disse che negli ultimi duecento anni gli sballati avevano preso a studiare, e Mangiafuoco, il re dell’Olanda, era diventato il più forte del pianeta.
La sua insistenza mi allertò.

L’altro me, il salva-me, mi raccontò che dopo vent’anni dalla pace firmata dai pochi superstiti nel 45, le casse erano di nuovo piene, e in quanto piene nuovamente senzienti, attraenti.
I più ricominciarono a inchinarsi al Potere, i Templari erano partiti sei anni fa alla ricerca dei ricambi: la ruota era quasi riparata, i tempi erano maturi…
E la cosa terrificante era che facevano tutto questo in nome mio, avevano degli stemmi di me; Sammy, il baby-pusher, ci aveva guadagnato un bel po’, aveva scritto il Vangelo. Era ancora in sella a forza di cure ormonali e terapie anti invecchiamento, dirigeva la baracca insieme a una tipina che lo teneva dritto quando serviva.

Non potevo accettarlo. Io ero il Graal.

Ma l’altro me incalzava
– Tu sei Kim, il serpente. –
Come avevano fatto a saperlo?
mille sacerdotesse ti aspettano nel tuo tempio
Ma va là…
- dico sul serio, Kim!
beh, se la metti così…vuoi un caffè?

Uscito da centinaia di anni di prigionia ero vecchio, ma avevo un piano: il trucco stava nel costruire una macchina del tempo, usarla e cambiare tutto.
Di colpo però le certezze crollarono su tutti i mercati azionari: era di nuovo il tempo dei dubbi. Il problema era trovare carburante adatto al viaggio. Non era facile, era già tornato il proibizionismo.
Vivevo una prigionia dorata, laggiù nella foresta. Era comoda, calda e con delle gambe che avrebbero convinto qualunque collettivista della necessità di possesso dell’animo umano.
La gente per strada non mi conosceva, nonostante le mie vecchie foto fossero un pò ovunque. Ero un perfetto sconosciuto. Senza fretta mi incamminai per delle strade che avevo già battuto, consapevole oramai di essere immerso dalla testa ai piedi in un orrendo divenire: non c’era la speranza di vedere di nuovo, il tempo non era mai stato gentile.
Dovevo lavorare forte con l’immaginazione per annoiarmi, ventiquattro ore al giorno immerso nei miei ghirigori. Forse ero uno degli ultimi sul pianeta a ricordare come si facesse: ero felice come un panda.
La possibilità di sognare a occhi aperti ci era stata tolta con la flessibilità, con i contratti a progetto, ancora prima dal lavoro salariato, dal lavoro,dal metallo affilato, dal diritto che lo sostituì. Non c’era spazio in città per noi fatti di carne e sangue, vivevamo in dei sogni di macchina, lontani anni luce dalle nostre esigenze.
Mi trovavo vicino alla piazza principale, raggiunsi la fontana al centro tra i turisti americani e lì cominciai:
-“Il fantascientifico è un tentativo grossolano di umanizzare la realtà, anche quando apparentemente la critica, soprattutto quando ci pone di fronte ai rischi futuri di de-umanizzazione. E’ una fuga in avanti con i vincoli dell’oggi, è un volo di gallina. Chicken’s Run. - Cominciò a radunarsi una folla e un americano ruttò forte: Avevano riconosciuto la mia voce.
-La Fantascienza di rottura è morta prima di esser nata, persa in assurde pieghe spazio-temporali da essa stessa ipotizzate, inghiottita dall’Hinterland: strafatta e stanca di vedere è morta di Overdose. La Fantascienza di regime è asservita, ci prende in un gioco di specchi e ci distoglie volontariamente dalla grande macchina. E’ il Bazooko Circus, è il sesto Reich.
La grande truffa della fantascienza ha colpito molti, e molti non se ne sono nemmeno resi conto, forse solo per esigenze di contratto.
Eserciti di ragazzini hanno creduto per anni che i loro genitori si fossero comportati come i ragazzi di happy days, hanno ricevuto insegnamenti illeciti tutte le sere alle 20, genitori in blue jeans, Casa Keaton, la famiglia Bradford… tutto per ottenere fluttuazioni volute nella domanda ai consumi.
Fantascienza come descrizione del laboratorio di programmazione sociale. Casa è una gabbietta dove si torna dopo aver corso nel labirinto. E aver pagato pedaggio al Mondo Nuovo."
Parlaci ancorA KIM! - gridò un esaltato tra la folla - Tu sei il Serpente!-
Un mistico prese il mio posto e recitò il Pellico, mentre io mi schiarivo la gola con della minerale.

“Allorchè mi trovai solo in quell’orrido antro e intesi serrarsi i catenaccci, e distinsi, al barlume che discendeva da un alto finestruolo, il nudo pancone datomi per letto ed un’enorme catena al muro, m’assisi fremente su quel letto, e, presa quella catena, ne misurai la lunghezza, pensando fosse destinata per me.
Mezz’ora dappoi, ecco stridere le chiavi; la porta s’apre: il capo carceriere mi portava una brocca d’acqua.
“Questo è per bere”, disse con voce burbera; “e domattina porterò la pagnotta”.
“Grazie buon uomo”.
“Non sono buono”, riprese.
“peggio per voi”, gli dissi sdegnato. “E questa catena è forse per me?”.
“Si, signore, se mai ella non fosse quieta, se infuriasse, se dicesse insolenze. Ma se sarà ragionevole non le porremo altro, che una catena ai piedi. Il fabbro la sta apparecchiando”.

Applausi per il grand uomo, quindi ripresi la scena.


- "Lo spettacolo della società è per pochi: genera il distacco di per sé, con la sua presenza. la sua osservabilità palesa la presenza di dio, di un occhio che guarda, di massoneria.
Nel corso della storia recente la Democrazia ha mostrato delle facce inaspettate, insospettabili… in un regime democratico possono ad esempio germogliare realtà totalmente legittime che hanno il potere di rendere illegittimo lo stesso diritto alla vita dei singoli cittadini: la democrazia del paradosso.
E’ poi quella in cui da secoli viviamo, la società che mette taglie sui suoi stessi capisaldi, la società della doppia morale, che cerca sicurezza dal pericolo che essa crea con le sue diseguaglianze.
Una Democrazia del sistema fognario, ha paura delle sue feci, non ne vuol sapere, tira lo sciacquone del servizio sociale". La folla in delirio.
Allorchè entrarono in piazza i ragazzi della banda e,
tra gli applausi
del mio pubblico devoto,
la festa ebbe inizio.

News from Beirut, come kim divenne dio

La vita vale poco in Libano questi giorni, centinaia e centinaia di vittime, in strada e sotto le macerie dei palazzi bombardati dai missili di Dio. E vale poco a Tiro, una pioggia di missili, di Dio anche loro. Era chiaro che a essere Dio ci avrei guadagnato un bel pò, e non solo per il traffico di armi... Trovai un’antica pergamena che spiegava la procedura in pochi punti, l’ultimo dei quali era di rollarla con un grammo di pakistano, affinchè nessuno oltre tu che leggi potesse mai sapere come. Mi applicai molto, e a lavoro finito vidi distintamente tu che leggi che se ne andava svolazzando tra i fumi ipnotici del pakistano. Un nuovo Dio era appena nato, se ne andò con la sera che arriva.

Niente da fare, l’aria non cambiava nonostante il cambio di governo, era inutile continuare con lo sciocco ragionare sui piccoli passi: avevamo bisogno di una prospettiva, di una fuga per dare spessore a queste esistenze compresse in tempi e modi da manichini.
Sfogliando il giornale mi ritrovai a Gerusalemme e fu lì che vidi la fenditura la prima volta: i palazzi cominciavano a incrinarsi, l’asfalto si piegava e rienrava dando spazio al crepaccio, che cominciò a inghiottire.
Di lì a pochi anni tutto il mondo sarebbe sprofondato in quel crepaccio, e una nuova alba sarebbe arrivata per il pianeta... ma io ancora non potevo saperlo. Potevo giusto sognarlo, un futuro remoto - realtà parallela che si prendeva un pò di spazio nel mio sonno, turbando la quieta e devota atmosfera del tempio con immagini e suoni di una guerra lontana – vicina, apparentemente reale. Nei sogni mattanze: dove il giusto ha un nome e una bandiera.
Ossessionati dalla sete di giustizia, i pochi sopravvissuti si immolarono per cause perse, estinguendosi, prima di tutto ciò. E ancora qualcuno rimasto in piedi per poterla raccontare, a tarda notte.
Senza futuro, il nuovo giorno arrivò. Sotto forma di una scatola, un contenitore. Era molto bello, ce lo passammo di mano in mano. Tutti volevano provare la sensazione di tenerlo stretto, l’illusione di poter decidere si era fatta realtà. Poi la voglia di sapere vinse sull’equilibrio e la scatola fu aperta, e tutti prendemmo parte, e tutti ci illudemmo di continuare a respirare, a scegliere di farlo, fino a che la scatola non fosse di nuovo chiusa. Era il delirio, il terrore popolava le strade.

Dovevo impedirlo.




Commenti

pubblicato il 25/10/2008 16.34.01
francescoghezzi, ha scritto: Ti ringrazio per il tuo commento al mio scritto "il giorno che il cielo si squarcio' ". Si, hai ragione, al lettore devi dare il tempo di gustare il racconto, se lo tagli cosi' come ho fatto io con un colpo di forbice, rimane l'amaro in bocca. Vedo di riscriverlo e ampliarlo. Ho letto "oppio" e ho visto che non ha commenti , ma vedo che molti preferiscono pubblicare, piuttosto che affrontare la fatica di leggere e il dovere di commentare . Ma siamo qui apposta, sono proprio i commenti che ci aiutano a migliorare. Hai uno stile di scrittura preciso e corretto, incisivo , e la fantasia e' stratosferica. La prima impressione che ho avuto e' questa: in letteratura sei come Stockhausen e Shonberg in campo musicale : loro hanno stravolto il modo di fare musica inventando la dodecafonia, tu creando questo nuovo modo di scrivere in cui condensi tutto e il contrario di tutto. Il problema di chi scrive per se stesso (io scrivo per me stesso) e' farsi capire dagli altri. Cosa ho capito io, tuo lettore? Che sono d'accorto con te su molte (troppe?) tematiche affrontate , su molti concetti espressi, alcuni molto belli e interessanti, ma non ho trovato la via d'uscita (non hai voluto concederla?) Comunque bravo, e scusa il modo diretto con cui dico cio' che penso. Ciao.
pubblicato il 28/05/2012 23.43.05
chiara, ha scritto: Hai uno stile unico,inimitabile.sei meravilioso!

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