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lavoro pubblicato lunedì 1 settembre 2008
ultima lettura mercoledì 23 ottobre 2019

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

Jerusalemme, Nissan 14

di maxmax. Letto 815 volte. Dallo scaffale Fantasia

Jerusalemme, Nissan 14 L´elmo brilló sotto l ´ultimo sole del pomerigio. L´uomo dalla cimiera rossa, spronó il cavallo obligandolo a salire sulla roccia che chimavano il craneo. Fermó la bestia davanti alle...

Jerusalemme, Nissan 14

L´elmo brilló sotto l ´ultimo sole del pomerigio.
L´uomo dalla cimiera rossa, spronó il cavallo obligandolo a salire sulla roccia che chimavano il craneo.

Fermó la bestia davanti alle croci e rivolgendosi a me, gridó:

"Soldato, quello que stá al centro, il RE dei Judei, ¿é ancora vivo?

Alzai lo sguardo verso l´uomo coronato di spine.
"Sí Centurione, é forte. Poco fa a gridato cualcosa in una strana lingua che non conosco."

Il cavallo era irrequieto, Aureliano balzó a terra per tranquilzarlo. Sapevo que era preocupato.

"¿ Ricordi la parole?" domandó.

"Eli Eli lema shebaqtani"--risposi - " lo ha ripetuto tre volte"

Il Cenurione si avicinó alla croce, delicatamene tocco i piedi insanguinati.
Poi rivolgendosi a mé, domandó:

"Ti chiami Flavio, siamo stati nella stessa legione, in Gallia
"¿Prima volta che vieni in Palestina?"

"Si Centurione, prima volta"

"Stai attento, sii prudente, sono sanguinari, traditori"
Fece una pausa guardando il volto del crocefisso.

"Quest´uomo inchiodato alla croce era un uomo strano, gentile, buono. Molte volte l´o ascoltato predicare nelle strade e, sai Flavio, mai avevo ascoltato parole come quelle che lui pronunciava."
Poteva essere dolce come come una carezza, o implacabile come questa spada che con me a percorso l´impero.

Per alcuni secondi rimase pensativo..

"Diceva che era figlio del´unico Dio. Le parole che a gridato erano in Arameo, credo che a detto:
Padre, Padre, ¿perche mi hay abandonato?"

Vicino alla croce, un piccolo gruppo di uomini, circodava una donna dall´aspetto triste. Uno dei soldati la chimava la dolorosa.

"Sai Flavio, noi romani abiamo una collezine impressionante di Dei.

Conquistimo popoli, e portiamo gli dei a Roma.

Troppi Flavio, troppi. Tanti che col tempo stiamo perdendo la capacita di credere nei nostri."
Fece una pausa, e con tristezza disse:
"Forse non abiamo creduto mai"

Si allontanó alcuni passi dalla croce, rimase in silenzio guardando l´orizonte in movimento, pieno di nubi, di soli, di azurri.
Poi continuó:

"Cualcosa stá succedendo Flavio, cualcosa che non riusciamo a capire,,,,,,,,.
dalle labbra di quel crocifisso ho ascoltato parole che non mi lasciano dormire tranquillo.
Parlava sempre con la prostitute, con i bamnbini, i malati. Io, flavio l´o visto curare un leproso.
Dicono que con un pezzo di pane e poqui pesci fece mangiare una moltitudine.
Ieri notte o sognato! Io che solo sogno con un mare di sangue, sognai che da questa croce nascevano rami, che crescevano e crescevano arrivando fino al Olimpo, spingendo gli Dei verso la parte piú scura della notte"

Un vento legero, fece arrivare a noi voci lontane, grida. Guardammo verso le mura della citta e li vedemmo venire, i membri del Sanedrin comandando il gruppo.

"Sono avoltoi" , disse Aureliano, " non basta il sangue sparso ieri nel tempio.
¿Sai cuante pecore anno sacrificato ieri nel tempio Flavio?"

"No Centurione", risposi, e lui continuó "piu di 200.000, il sangue correva come un fiume, i lamenti delle pecore che presentivano la morte era aguiacciante.

Fegati, cuori, intestini, formavano una montagna che passava il tetto del tempio"

Fece una pausa, poi cotinuó con rabbia:

"Ma non sono sodisfatti, vengono in cerca del crocefisso, non basta che stia muorendo inchiodato. Vogliono spezzargli le gambe, le braccia"

Voltandosi verso il martirizzato, lo guardó per alcuni momenti, poi fisso i suoi occhi nei miei.

Riconobbi in essi quel lampo audace che avevo visto in tante battaglie.
Avicinandosi alla base della croce, disse con tono deciso.

"!!Soldato, prendi la vara e dagli acqua al re dei judei"!!

Conoscevo quel tono di voce, era definitivo. Afferai il lungo bastone e versai acqua sulla testa insanguinata.
Sapevo che stavo vivendo cualcosa che forse non avrei mai potuto capire. Gli occhi dell´uomo che chiamavano il Cristo se aprirono guardando al Centurione.
Uno strano terrore invadeva il mio spirito..
Aureliano aveva preso la mia lancia. Non gli tremó il braccio, e guardando fissamente il nazareno, come aspettando un segnale, apoggió delicatamente la punta sul corpo del figlio di Dio.
I due uomini rimasero inmobili, fissandosi a lungo, poi il crocefisso fece un impercettibile segno di assentimento e Aureliano con un colpo dolce, tenero, preciso, gli spezzo il cuore.

Massimiliano de Vecchis






Commenti

pubblicato il 01/09/2008 5.27.37
maxmax, ha scritto: Scrivo male in italiano, meglio in spagnolo.

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