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lavoro pubblicato venerdì 11 luglio 2008
ultima lettura domenica 25 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

altro episodio dal diario del trentenne prima delle vacanze. Ci rivediamo a settembre

di carlo72. Letto 1539 volte. Dallo scaffale Umoristici

continuano le vicissitudine del dott. Carletti in ufficio. e Paula, la sua collega, si fa sempre più provocante..

Capitolo 22

<> <> <> <> << A quale servizio....>> <> <> <>.

Gesù bambino che stronzo sono stato con quella povera operatrice. Me la sono presa con lei che non c'entrava niente. Penso di aver fatto la figura del pazzo isterico esaurito. Che palpebre, mi sono tanto sentito la Della Vacca quando va in panico per un nonnulla. Mi vergogno. Tanto. Tanto e ancora tanto. La verità è che oggi è stata una giornata del kaiser, e avevo bisogno di trovare una vittima sacrificale sulla quale scaricare tutto il mio nervosismo.

Tutto è cominciato stamattina verso le nove. Avevo terminato la conversazione telefonica con la Della Vacca, la mia partita a Blocks era andata veramente bene e io ero felice come una pasqua. Ma nella mia mail di lavoro trovo un messaggio che mi arriva dalla segreteria del premio nobel. Il testo era laconico e chiaro: il premio nobel, per evidenti motivi - diceva proprio così - non poteva garantire più la sua presenza. Sono rimasto con la bocca aperta a metà. Ma come? A tre giorni dall'evento quel matusa ci diceva che non poteva più venire? E perchè? In un millesimo di secondo compongo il numero della Signora e la informo dell'accaduto. Stranamente non si è mostrata molto sorpresa, mi ha solamente pregato di chiamare il nostro referente a Roma per tastare il terreno. Ma non ha voluto dirmi niente di più anzi, si è raccomandata di assumere un tono sostenuto e di minacciare di ricorrere alle vie legali. . Così ho chiamato direttamente sul cellulare il nostro contatto, pronto a fare una delle mie filippiche per cui sono tanto famoso in ufficio. Stavolta ne avrei date di bastonate!!!. Invece le bastonate sono stato io a prenderle. Non ho fatto in tempo a dire niente che quel cinquantenne, solitamente così flemmatico, ha cominciato a blaterare che <>.

Paula, che stava seduta accanto a me, rideva all'impazzata <>. Io intanto avevo capito il motivo della calma della Della Vacca. Doveva essere stata informata di tutto dall'Altissimo e mi aveva mandato avanti per vedere se riuscivo a spuntarla con il cinquantenne. In caso contrario la palla sarebbe passata a lei che, ben conscia di non poter rischiare un fiasco clamoroso, avrebbe dovuto convincere l'Eccelso a cambiare i biglietti. Sono passate due ore di incertezza assoluta. Perché l'Altissimo non voleva retrocedere di un passo. Insisteva nel dire che delle gambe gonfie del matusa non gliene fregava un emerito cazzo. Alla fine, dopo un numero imprecisato di imprecazioni, di parolacce e altre cose poco carine da riportare, s'è lasciato convincere ma ci ha avvertito: o portiamo la Rai e Mediaset o ci manda tutti a casa.

Naturalmente i problemi non sono finiti qui. Perché, convinto il Presidente, dovevamo riacciuffare il premio nobel che di noi non ne voleva più sapere. Qui è stata fenomenale Paula che ha fatto largo uso delle sue doti di suadente gattina. Ha miagolato, ha fatto le fusa, ha buttato qua e là qualche sorriso di comprensione. Sembrava quasi che se lo stesse facendo via telefonica. Dopo mezz'ora di miagolii, il vecchietto è capitolato e ha promesso che domani sera atterrerà in Italia. Paula ci sa proprio fare. Sa sedurti in un modo che non lo penseresti mai. Mentre stava al telefono ha appoggiato i gomiti sulla mia scrivania e si è distesa avvicinando pericolosamente le sue generose natiche alle mie mani. Più di una volta ho dovuto frenare l'istinto di tirarle su la gonna nera plissettata di Versace. Il piffero mi si era inevitabilmente rizzato e ho dovuto accostare la mia sedia il più possibile alla scrivania per non far vedere la protuberanza che mi si ergeva all'altezza della patta. Oggi infatti indossavo un vestito grigio con dei stramaledetti pantaloni larghi. Maledizione, troppo larghi, perché il piffero non ne voleva sapere di tornare a cuccia, ma io dovevo andare in bagno o rischiavo di farmela sotto. Quando proprio non ce l'ho fatta più, mi sono alzato di scatto, ho infilato la mano nella tasca destra dei pantaloni e ho afferrato ben bene quella benedetta bestiola tenendola il più possibile stretta al pube. Poi, facendo la faccia più normale di questo mondo, me ne sono corso in bagno. Il bello è che, una volta dentro, pensavo di essere al sicuro e ho lasciato la presa. Non mi sono accorto, accidenti accidentaccio, che c'era uno studente appoggiato alla finestra. Quello mi ha visto o, meglio, me lo ha visto bello dritto. Che vergogna. Avrà pensato che mi stavo facendo una pippa come ai tempi delle medie, quando noi maschi, in preda all'euforia di aver scoperto un nuovo gioco, si correva in bagno per sbrigare certe pratiche.

Come se tutto ciò non bastasse sono dovuto stare due ore insieme alla Della Vacca, Paula e Giovanna a decidere come posizionare gli ospiti di riguardo. Che martirio. Due ore chiusi nel minuscolo ufficio della Signora. Per carità, non mi lamento dell'incombenza. È noiosa ma fa parte del lavoro. Il problema era Giovanna. Quella benedetta donna ha una pelle acida che, quando è sotto stress, sa di pesce rancido. Una cosa che mi manda all'altro mondo. Dopo mezz'ora Paula ha provato ad aprire la finestra, ma abbiamo dovuto richiuderla subito perché Giovanna aveva freddo. Allora ho finto di aver dimenticato un foglio importantissimo sul mio tavolo e, quando sono tornato, ho lasciato la porta aperta, giusto per far cambiare aria. La Signora, però, preferiva chiuderla perché non voleva che gli altri sentissero i nostri discorsi. Ovviamente io ero finito proprio accanto a Giovanna che, quando ti parla, ha la cattiva abitudine di accostarsi troppo e di fermare la sua bocca a due centimetri dalla tua. Credevo di svenire, credevo, a sentire quel rancido venire verso di me. A tratti mi pareva che quell'odore si fosse impossessato dei miei vestiti e ho vissuto nell'immotivato terrore che, una volta usciti, tutti pensassero che a puzzare fossi io. Meno male che Paula aveva un'arma di riserva. Ha tirato fuori un campioncino di profumo dalla sua borsetta e ne ha imbevuti tre fazzoletti di carta. Uno per me, uno per sé e uno anche per la Della Vacca che, con sguardo eloquente, ha lasciato intendere di gradire molto.

L'unica notizia bella della giornata è stata che finalmente l'idraulico ha fatto la sua comparsa. Stasera Emi mi ha accolto con una vocina suadente che non ricordava più quella di un mastino, ma quella semmai di un usignolo<>. Per premiarmi ha voluto cucinare lei. Mi ha spedito in palestra e quando sono tornato ho trovato una spigola arrosto fumante con contorno di patate insieme ad una buona bottiglia di vino bianco. Mi ha addirittura aspettato per cenare. Quando fa così l'adoro. Fosse sempre così, sarebbe da sposare.



Commenti

pubblicato il 29/07/2008 12.04.38
who, ha scritto: carino...ben scritto,rapido,simpatico e ben impostato in forma dialogica.

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