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lavoro pubblicato giovedì 3 luglio 2008
ultima lettura domenica 18 ottobre 2020

Questo lavoro puo' essere letto da tutti

La luna

di carlo72. Letto 2149 volte. Dallo scaffale Gialli

La luna che si rispecchiava nel lungomare di Fregene, osservava impassibile le sagome dei due giovani che si abbracciavano sulla spiaggia, cullati dal...

La luna che si rispecchiava nel lungomare di Fregene, osservava impassibile le sagome dei due giovani che si abbracciavano sulla spiaggia, cullati dallo sciabordio delle onde. Fu un attimo ma quell'attimo cambiò irreparabilmente il destino di Federica. Il giovane che le stava sopra, iniziò a stringerle il collo.Prima piano, quasi una carezza ad accompagnare l'amplesso. Poi sempre più forte e il piacere si tramutò in fastidio, poi in dolore, poi ancora in rabbia. Federica gli mollò un ceffone convinta di riportarlo alla ragione, ma si accorse subito che si sbagliava. Gli occhi del ragazzo, il cui nome ora le sfuggiva, nella penombra delle notte avevano assunto uno sguardo minaccioso. Gridavano il loro bisogno di sangue e alla ragazza non rimase altro che iniziare a correre. La fuga fu ostacolata dalla sabbia che le rendeva le gambe pesanti e dai sandali con i tacchi a spillo che inesorabilmente affondavano nella sabbia. Riuscì a toglierne uno ma non fece che peggiorare la situazione. Intanto il giovane la seguiva con un fare lento, sicuro che la preda non le sarebbe sfuggita. Annusava la paura che il corpo di Federica emanava e ne era estasiato. I peli del suo corpo erano irti e fremevano al pensiero di quel che fra poco sarebbe successo.

Complice l'alcol che aveva assunto, Federica non riusciva a mantenere il passo. Sbandava ora a sinistra ora a destra. Ma era sicura che ce l'avrebbe fatta a raggiungere la strada e a chiedere aiuto.

Il destino però a volte segue trame imperscrutabili agli occhi degli uomini. Il tacco del sandalo che non era riuscita a togliere si infilò nel collo di una bottiglia di birra che qualcuno aveva abbandonato sulla spiaggia e la ragazza cadde in malo modo. Il viso affondò nella sabbia, gli occhi si riempirono di sassolini e fu il buio completo per qualche istante. Quando riuscì a girare la testa, Giordano, sì! Ora ricordava il suo nome, le era sopra e la guardava con un sorriso misto a disprezzo. Le mollò uno schiaffo, poi la prese per i suoi lunghi capelli corvini e la mise pancia in sotto. Le alzò il vestito di seta gialla stampata e le abbassò il perizoma. Poi le infilò da dietro il suo membro voglioso fra le gambe e la penetrò con violenza. Federica sentì uno strappo e un calore bruciante fra le cosce, ma decise di sopportare in silenzio. <<Se lo lascio soddisfare i suoi bisogni, questo porco infame, probabilmente mi lascia in pace. Ma perché in questo modo? Saremmo giunti ugualmente a farlo, solo che volevo un po' più di attenzioni...devo ricordarmi la sua faccia del cazzo perché domani lo denuncio. Deve pagare>> Federica pensò mentre premeva la faccia contro la sabbia e sobbalzava alle spinte di Giordano. Furono attimi che le sembrarono un'eternità ma quando sentì un gridolino di piacere uscire dalla bocca dello stupratore si disse che era tutto finito. Avrebbe aspettato che quel figlio di puttana se ne fosse andato e poi si sarebbe alzata e diretta versa la macchina.

Purtroppo si sbagliava. Sentì il suo abito tendersi e poi lacerarsi all'altezza della schiena e d'un tratto la vergogna, che fino a quel momento aveva tenuto sopita, scoppiò sotto forma di un pianto sordo e impotente. Si sentiva umiliata, nuda sulla spiaggia con le gambe divaricate e il perizoma sceso sino alle ginocchia. Le sue bianche natiche si alzavano e si abbassavano seguendo il ritmo dei singhiozzi, mentre un rivolo di sangue le scorreva fra le cosce. Giordano intanto accarezzava il suo sedere, lo pizzicava , infilava le sue mani calde fra l'incavo delle natiche e odorava il profumo della paura che il corpo di Federica sprigionava sempre più intenso, mano a mano che i minuti passavano. Quando gli sembrò che la vittima si fosse finalmente acquietata e avesse accettato il tocco impertinente delle sue mani che esploravano ogni angolo del suo corpo, decise che era giunto il momento. Estrasse un piccolo coltello a scatto dalla tasca della sua camicia e lo nascose nel palmo della mano sinistra. Poi girò il volto di Federica e ne asciugò le lacrime che cadevano silenziose. La ragazza pensava che finalmente fra un po' sarebbe stata libera di andarsene e si sforzò di tenere gli occhi chiusi per non dover sopportare il peso di quello sguardo indemoniato. Quando la lama del coltello le recise la gola quasi non se ne accorse. Avvertì solo un leggero pizzichio e poi i sensi iniziarono ad annebbiarsi, i suoni a divenire sempre più lontani. Giordano osservava meravigliato il volto distendersi e gli occhi, ora aperti, roteare alla ricerca invana della luce. Rigirò nuovamente la ragazza e con grande precisione incise sulla sua schiena nuda la parola TROIA. Poi sollevò il corpo e lo gettò in mare. L'ultima cosa che Federica riuscì a distinguersi prima di abbandonarsi alla morte fu il volto impassibile della luna che osservava, indifferente, lo spegnersi di un'altra vita.



Commenti

pubblicato il 03/07/2008 20.01.25
Mario Vecchione , ha scritto: scritto con lo stile di Ammanniti, stupro con omicidio, narrazione tesa con questa luna marcia che sta soltanto a guardare, ma, quel che è peggio, a guardare è anche il cosidetto cielo, sempre più blu...
pubblicato il 19/09/2008 16.59.38
Sardina, ha scritto: Semplicemente fantastico... l'ho letto tutto d'un fiato... Spero che ci allieterai ancora con altri bellissimi racconti... Bravo, bravo, bravo :)

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