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lavoro pubblicato martedì 1 luglio 2008
ultima lettura domenica 24 marzo 2019

Questo lavoro e' adatto ad un pubblico adulto

Gallipoli (LE):qui playa della foca gaya (Foca gayensis)

di ignaziogirasole. Letto 1849 volte. Dallo scaffale Umoristici

Ignazio Girasole è lo pseudonimo di una foca salentina che ha brillantemente (?!?) deciso di socializzare ….. ”Una fresca fiumara di ricordi umano-naturalistici … legati ad un posto del meridione d’Italia …meta di un particolare, e talvolta curiosamente

Indice La spiaggia della Foca gayensis La prima volta Le Foca gayensis almodovariane Il baracchino sulla spiaggia Considerazioni finali La spiaggia della Foca gayensis La noia, il caldo, la voglia di evadere una quotidianità di ferie troppo rilassante mi spingono a socializzare una fresca fiumara di ricordi umano-naturalistici legati ad un posto del meridione d'Italia (in agro di Gallipoli, provincia della dolce e barocca Lecce) che è ormai piacevolmente nel mio cuore: un minuscolo lembo di costa marina rocciosa, intervallato da mini scomode spiaggette di sabbia grossolana -di recente deturpato da chioschetti, pedane e stabilimenti sinora fortunatamente dalla vita molto breve-, meta di un particolare, e talvolta curiosamente sconcio turismo. Alcuni hanno una naturale tendenza ad interiorizzare e fare propri luoghi e persone: io sono tra questi e lo faccio attribuendo a quanto mi sta intorno nomi significanti e/o diminutivi; ciò è ovviamente accaduto anche per questo luogo, che ho ribattezzato in un modo simpaticamente mio. La passione per la tassonomia (la classificazione degli esseri viventi, nda) mi divora da sempre: è una importante premessa che, unita a: a) il solleone da paura di un giorno agostano che fa zampillare i corpi spalmati di creme protettive ed arcane misture fai-da-te e nebulizzati di acqua ghiacciata aromatizzata all'ebano; b) l'indottrinamento naturalistico, tanto documentario (l'ira di Dio di monografie, enciclopedie, riviste a tema, ecc.) quanto televisivo (da Quark al National Geographic, dagli sfigati documentari naturalistici delle tv locali a quelli amatoriali, ecc.); c) il bucolico ma aspro paesaggio marino costiero meridionale con le sue acque blu-verdi-azzurre, talvolta vergate da ondate di Posidonia oceanica staccata dalla corrente ai vicini semivergini fondali sabbiosi (e reso ineffabile, nei giorni di burrasca, dalla spuma delle onde che si infrange sulle basse piattaforme di scogli prospicienti l'acqua . e chi più ne ha più ne metta ..!); d) la straripante, lucida e/o pelosa, dolcemente oscena, talvolta curiosa e vociante particolare biomassa maschile intorno a me affastellata, appollaiata, rotolata, incastrata, spalmata su scogli, scoglietti, minilembi di sabbia e sassetti, asciugamani o lettini, dalla vegetazione dunale sino al trottoir della marea; mi hanno fatto associare il luogo ad una colonia di foche che, ammassate le une sulle altre su ristretti lembi di costa, si ritrovano infoiate in alcuni periodi dell'anno per assolvere al fondamentale, inalienabile e tremendamente piacevole diritto-dovere dell'accoppiamento! Ecco allora che . vivido come i fuochi d'artificio di una mazzèrrima (superlativo assoluto irregolare di "màzzaro" = burino, cafone) sagra paesana, un mega striscione pubblicitario trascinato da un colorato bimotore, la lampadina sulla testa di Archimede Pitagorico, il carro di apertura di ogni gay pride che si rispetti .. apparve nella mia mente, al di là di coordinate geografiche, UTM e riferimenti toponomastici ufficiali, il consono epiteto per il mistico/sacrilego luogo: la spiaggia della Foca gayensis .. ovverosia la playa della foca gaya! Si tratta di un ascoso biotopo di non facilissimo accesso, circondato da una fitta pineta "cruising" di pini d'Aleppo (una specie, pare, originaria dell'Asia Minore ed ormai piantumata in tutta la fascia costiera mediterranea come frangivento a causa della sua elevata rusticità e resistenza ai venti salmastri.), vicino a lidi ben più famosi e costosi che di tanto in tanto, le foche a la page della spiaggia raggiungono per rifocillare il gargarozzo, mettersi in mostra e magari piacevolmente intrattenersi nei boscati meandri retrodunali. Il luogo è effettivamente bello ed è conosciuto grazie ai siti dedicati espressamente alle Foca gayensis o che le stesse frequentano e soprattutto grazie al passaparola delle foche che vanno, vengono, tornano, mandano altre foche ed amiche foche delle foche che già ci sono state. L'anonimo accesso al sito è una polverosa stradina che si apre sulla strada litoranea Gallipoli - S. Maria di Leuca e che è possibile riconoscere grazie al grande cartellone pubblicitario di un locale costruito negli scorsi anni a ridosso della pineta che, florida, cinge in un verde abbraccio la dolce spiaggia de qua; locale a volte aperto, altre chiuso, altre sequestrato, ultimamente riaperto con nome, gestione e servizi differenti. Imboccata la stretta stradina, attraverso zone incolte retrodunali che durante la stagione primaverile ospitano numerose orchidee selvatiche e durante quella estiva svariate cappellacce (si tratta di uccelli terricoli, non è una porcacciata!), si giunge ad uno slargo che ospita il locale pubblicizzato sul cartello: è lì che in genere si parcheggia (quando si trova posto) meglio se non sulle dune all'ombra dei pini, come alcuni fanno in maniera "selvaggia", bloccando poi con pietre e pietruzze le ruote posteriori delle vetture per non farle scivolare giù (rovinando il biotopo). Inizia l'avventura! Il cuore inizia a battere per i primi sguardi scambiati con altri pinnipedi che intraprendono la stessa rotta: le congetture fervono, mmhh, ecco altra foca, e guarda che curiose quelle altre, quella lì è una foca nuova, quella è una fochetta porchetta, ma che carina questa Foca gayensis subsp lesbica, ma che ci fa questa tribù malefica di mammiferi terrestri nel nostro posto, bhè quasi quasi mi fermo qui "uno poko poko a fare uno belo giokino" (come potrebbe "pensare" una Foca gayensis subsp. germanica), vado avanti che sono fidanzata e purtroppo fedele, non vedo l'ora di arrivare in acqua (già, ci sono foche che pensano anche e solo a questo!!!). E dunque, costeggiando il muro perimetrale del locale, si attraversa un sentierino tra le dune e la pineta che porta, fin da subito, su una piccola altura immersa nei ginepri, mirti ed acacie saligne che fa aprire il cuore e la vista su una baia verde (e azzurra) dalla quale si intravede la bianca vicina Gallipoli e la splendida isoletta di S. Andrea che ospita un faro, una colonia di gabbiani corsi ed una sottospecie endemica di biacco (un "vero serpentone nero" localmente noto come "scursune"); se ci si ferma sul punto più alto dell'altura si rischia anche di calpestare alcuni cespugli di timo dai quali si sprigiona un balsamico e piacevole olio essenziale che dalle froge (del naso!) arriva dritto al cervello: ci siamo, stiamo per raggiungere l'agognata meta. Tappa successiva è una torretta/bunker di avvistamento costiero, ormai dimessa, sulla quale intrepide foche vedette (lombarde, pugliesi, lucane, laziali, venete, piemontesi, ecc. ecc.) scrutano l'orizzonte alla ricerca dell'insenatura, tra quelle che da qui si dipartono verso nord, e soprattutto sud, da occupare per il prosieguo del soggiorno: anche qui ci sono foche e foche; le più timide si posizionano nei luoghi meno densi di carne, le più compagnone e le "Foca gayensis subsp. zoccola" si gettano nella mischia. Ed è allora che, sugli scogli, tra le calette, le sdraio e le pedane del chioschetto (quando aperto), si apprezza il divertente, colorato e magico spettacolo dei rituali d'accoppiamento delle Foca gayensis: strepiti, gridolini, uggiolii, maschi bramiti, barriti, barzellette e freddure, schiamazzi, note di Madonna e della evergreen nazional Raffa, giochi di "palle" in acqua stile Mimì e la nazionale di pallavolo, materassini che grondano di muscoli faticosamente guadagnati in mesi invernali di duro lavoro in palestra e parimenti di neglette trippe pelose, sintomo di dolce abbandono ai sensuali piaceri della gola (il mangiare, nda, perché per il resto. poche sono le foche che si sottraggono...), ecc. ecc. Nell'ambito dei rituali d'accoppiamento, vi è però da riconoscere che le Foca gayensis adottano differenti costumi e codici comportamentali a seconda del loro stato: a)single, b)monogamo, c)poligamo, d)agamico. Le foche monogame arrivano pinna nella pinna o, le più timide, insieme, ma separate: hanno ombrellone/i, la loro brava "burzetta" termica, il pic nic stile desperate housewives, gli asciugamanini uniti e lo spazio di spiaggia occupato resta di loro esclusiva pertinenza e/o di foche amiche che vengono a trovarle per salutarle o lasciare i loro effetti personali prima di gettarsi in acqua e/o tra le pinne di avvenenti, o presunte tali, foche da poco conosciute. Talvolta le foche monogame si sbaciucchiano o si massaggiano per rimarcare pubblicamente il possesso e/o il proprio amore o si spalmano la cremina, si aiutano nel cambio dello slip da mare e dei vestiti ed ogni tanto si incazzano pure quando gli occhietti dell'una o dell'altra si poggiano dove non dovrebbero o la boccuccia dell'una o dell'altra si lascia scappare cose da tenere riservate.. ma come dice il saggio naturalista . that's foca life! Le foche agamiche, in attesa di un principe azzurro, in stretta astinenza sessuale e seguaci del famoso detto "chi fa da sé fa per tre", sono una sparuta minoranza: si riconoscono o per la loro aria sognante, seria e timida, ma al contempo vogliosa di nuove conoscenze (tra le quali si potrebbe celare il vero, devoto e fedele unico amore della vita) o perché sono così brutte che non se le "inchiocchia" nessuno oppure perché hanno un atteggiamento stile mazza di scopa, dritte ed impettite, inavvicinabili, perché loro "non la danno via come l'acqua fresca" , anche se tutti vorrebbero! E che sarà mai .neanche avessero un raro, protetto e delizioso fiore tropicale! Loro compagna di sempre è Federica . la pinna amica!!!. Ma veniamo alle foche poligame, e cioè foche regolarmente accoppiate cui non piace solo la vecchia minestra e che, al posto di gettarsi dalla solita finestra, si lanciano invece nel mucchio alla ricerca di nuove e più piccanti pietanze. Professano contemporaneamente amore per l'agognato e spesso pluriennale oggetto delle loro attenzioni, ma al contempo un certo languorino del tipo "signora Rocher (leggi "Roscè")" originato, a loro dire, da stanchezze, piccole crisi (sempre temporanee e passeggere, naturalmente) e ripicche del rapporto coniugale. Degna di nota la carta vincente della coppia aperta, vecchio gioco simile alla scopa, dove però vince chi tromba di più. Chiudono la carrellata le foche single, che sulla spiaggia trionfano e celebrano con baccanali e festini trimalcioneschi in acqua e pineta la loro felice condizione di stato. Gaudenti, sorridenti, con l'occhio costantemente arrapato e catturatore e la testa che ruota a 360°, come nei rapaci notturni ( gli allocchi, in questo caso.), sono alla costante ricerca della successiva preda mentre ne hanno già arpionata una tra i ferini artigli laccati di voglia di godere. Li riconosci perché a parole cercano l'anima gemella, nei fatti le ammucchiate ribelli. Sono stacanoviste della resistenza ed escono "quasi" indenni da "transumanze" frequenti in pineta, party per foche notturne presso i vari locali modaioli della zona e Dio solo sa cosa altro! S-beate loro! Considerando la mammofauna (fauna di mammiferi, nda) della spiaggia, meritano inoltre menzione alcune sottospecie di Foca gayensis individuabili agevolmente grazie alle peculiari caratteristiche etologiche: mi riferisco alla Foca gayensis subsp zoccola già citata ed alla Foca gayensis subsp comitato benvenuto che godono di sinistra ma eroica fama. Si conoscono peraltro rari perniciosi casi di ibridi tra le due sottospecie! La Foca gayensis subsp zoccola, come arguibile dal nome è tale per il suo irrefrenabile e sconfinato desiderio di seduzione e conquista, occhieggia civettuola in ogni dove ed attacca bottone con tutte le foche presenti sulla spiaggia, in pineta, in acqua e nei luoghi circostanti: per lei foche single, monogame, poligame o agamiche non fanno differenza: scopo principale è la cattura della preda per un più o meno fugace incontro ed appagare un appetito scessuale (alla bolognese) ed emozionale (con zeta dolce) senza confiiiniiii. Costumi collaterali di queste foche sono il puttanesimo (il meretricio sentito come costume, nda), la pettegolerie e la bugiarderie (alla francese) costanti, l'attenzione spasmodica ai corpi, al portafoglio ed allo stato sociale delle "vittime". Talvolta questa sottospecie pone in essere strategie mimetiche e si finge virginale, innocente ed ingenua foca agamica. E' sempre in perpetuo movimento ed il suo motto è."ci gira licca, ci stae a casa sicca!" (trad: "chi gira lecca, chi resta in casa secca!") e non solo metaforicamente ...! Particolarmente intraprendente è anche la Foca gayensis subsp comitato benvenuto, una foca che dà il benvenuto a qualunque foca nuova incontri sulla spiaggia: è specie endemica del luogo ed ha praticamente la mappa, attuale e storica, di tutte le presenza fochine della zona: non appena ne avvista una nuova, autoctona o alloctona, deve conoscerla/e, con lei o loro flirtare, provarci e provarla/e. E' in genere una foca adulatrice e bugiardina che ha buona predisposizione per i rapporti (tutti!) interpersonali ed una vera e propria passione per forme e dimensioni (non dei materassini da mare, naturalmente.): della serie.. belli o brutti me li fò (o mi faccio fà da) tutti!! Particolarmente esplosivo è l'ibrido tra le due sottospecie di foca appena descritte, che presenta il peggio di ciascuna sottospecie e gode più di tutte (ma sarà poi così???). Come avrete capito anche io frequento la spiaggia delle foche durante la stagione estiva ed in alcuni week end primaverili ed autunnali. Ognuno ha una spiaggia del cuore: la mia è proprio quella della Foca gayensis. La prima volta La prima volta non si scorda mai! Luogo comune strapopolare, che tuttavia risponde al vero. Tra le prime volte c'è anche quella della . venuta (moto a luogo) sulla playa della foca gaya. Era una specie di Walhalla favoleggiato, del quale avevo sentito parlare anni prima una coppia di foche canadesi (una superdotata e dalla voce di paperino, l'altra dagli splendidi occhi azzurri e tristemente nella norma -relata refero, nda!-) in un paesino folk del Sud-Est della Spagna (quanto è piccolo il mondo) meta di Foca gayensis di tutto l'universo conosciuto. La notizia era deflagrata come una bomba in un laghetto di anguille: ma come, un simile "paraisu" ("paradiso", per i non salentini) a due passi da casa ed io non ne sapevo nulla? Già! Ma questo era dovuto alla naturale timidezza e al terrrrrore di frequentare nella terra natia luoghi, come dire, frivoli e forse gaiamente peccaminosi, il tutto unito ad una storia monogama (haimè, purtroppo appartengo a quel genere di foca) ormai pluriennale che rendeva inutile, superfluo e forse dangerous il frequentare simili luoghi di relax e perdizione. Anni dopo, in occasione della visita di una foca (amica della mia foca e desiderosa di altre foche) giunsi finalmente nell'ascosa ed azzurreggiante playa. Priiima noootte d'amooore, la pauura il puudooore e la vooglia di teeeee... recitava una famosa canzone di Albano (che non è propriamente una delle colonne sonore preferite dalle foche della spiaggia): il sentimento che provai era proprio quello! Cosa ci sarà oltre quelle dune pinetate? Assai poco, in verità: era inizio primavera ed, al di fuori di un paio di foche ormai over age e size ed alle mie spalle una piccola muraglia cinese di Posidonia oceanica spiaggiata che seguiva per intero il profilo della costa, l'orizzonte era dominato da una distesa infinita di acqua verde sulla quale, come dolmen e menhir di un miraggio, si stagliavano le silhouette del vicino paese e del suggestivo faro dell'isola di S. Andrea. Gli occhi giravano di qua, poi di là, nel timore di scorgere o essere scorto da volti noti (che poi, anche ammesso che altre foche fossero lì .., poteva essere del tutto casuale o, alla peggio, non era certo per amore dello Spirito Santo!!! He, già, ma questa è una conquista di pensiero dell'età adulta). Il pomeriggio era così trascorso ed era giunta l'ora di revertere domi. I sentimenti prevalenti erano stati il turbamento ed il terrrrore e non avevo avuto modo di godere la wilderness (selvaggiosità) del sito. Ma il tempo è un gran dottore ed, a distanza di quasi cinque anni, un giorno di giugno, inizio estate, arrivò il momento di tornare in quel luogo, ormai rimosso dalla mente, in compagnia di una foca che era, da anni, avvezza a crogiolarsi al sole di quella playetta: ed è proprio da lì che è iniziata la mia esperienza, quasi sensoriale, di esplorazione, apprezzamento e fidelizzazione al biotopo umano-naturalistico. Ogni giorno era una nuova scoperta: dalle nuove foche amiche, ai cespugli di mirto, lentisco e timo delle dune, dai numerosi ed in principio tutti uguali sentieri tra la pineta, le dune ed il parcheggio al riconoscimento -durante il ritorno all'auto al termine della giornata di mare- dei punti hot retrodunali tappezzati di fazzolettini ed utili accessori di lattice (che le foche sporcaccione, ma previdenti, abbandonavano copiosi in terra, vacui trofei di pornosveltine naturalistiche), dagli accessi più agevoli tra gli scogli a pelo d'acqua per il bagno al calcolo delle distanze dei più vicini insediamenti umani. Estati fatte d'amore, di pomeriggi in attesa dei sempre diversi ma ineffabili tramonti dello Jonio, di tuffi in acqua, abbronzature al limite della frittura sotto il bollente sole terrone, risate sotto gli ombrelloni e mangiate di pic nic e frutta ai limiti della crapula. La cosa strepitosa era che, con l'incedere della canicola estiva, la spiaggia vedeva aumentare a dismisura il numero delle foche: queste, quasi richiamate da invisibili e multimediali feromoni, s'avanzavano da sole, a coppie, a piccoli e grandi gruppi, glabre e pelose, palestrate o con pance neglette, tatuate/piercingate o intonse, ordinarie o straordinarie, con ombrelloni e senza, con costumi paillettati o con castigati completi (alcune senza alcunché indosso -seguaci del motto francesc-ano?-), schiamazzando, strepitando, silenziosamente e letalmente guardandosi intorno, spinneggiando ed invitando, sudando nella norma o zampillando per il caldo, lasciandosi andare a maschie e meno maschie considerazioni, sfilate improvvisate, saluti accennati e gridati, baci sulle guance, sulla fronte e sulle labbra -con e senza lingua-. Il picco delle presenze avveniva nel periodo di ferragosto, allorquando tutta la costa e le sabbiose calette erano dominio quasi esclusivo delle Foca gayensis e di tolleranti specie simpatriche: un tripudio di carne sotto il sole e nelle calde e basse acque antistanti la costa; movimenti pigri e lenti o veloci e guizzanti, ma di incredibile comicità ed allegria (gaiezza, nella particolare fattispecie): è questo e molto altro la playa della foca gaya! Le Foca gayensis almodovariane Sulla spiaggia fioccano storie e leggende su strane e/o leggendarie foche che, a cicli e/o periodi, appaiono e scompaiono nel circondario del sito: a ciascuna, degna del ruolo di protagonista in immaginari futuri adorati film dell'Almodovar, la suggestione popolar-fochesca ha attribuito peculiare nome, eccole di seguito presentate: ? La Pornoninfoca. Fu una visione ai limiti dell'onirico vedere per la prima volta, tra i resinosi pini d'Aleppo retrodunali, ignudo e coperto dal solo folto capello, questo strano mammifero: realtà o fantasia, driade o amadriade? Era lei, la Pornoninfoca. Corpo da foca femmina dietro e corpo da foca maschio innanzi, insaziabile, ferina, agguantatrice. Si muove in ogni dove nei pressi della spiaggia emettendo, come una farfalla pazza dai feromoni ai limiti della patologia genetica, degli ultasuoni curiosamente femminei. Dopo aver individuato la preda, quatton quattoni, con pinna felina, esce dai tenebrosi ed ascosi ripari per slurparsela e tempo dopo risputarla mezza distrutta in mezzo alla strada e pronta alla pensione di invalidità. Di inimitabile ed incomparabile audacia le sue performance nell'acqua stile Jessica Rabbit prima della cura pornopsichiatrica; suo segno caratteristico, la costante abbronzatura stile Focanera di Puerto Pompin del Mar dei Sargassi. ? La Pelofoca sboccacciata. Il dubbio venne se si trattasse in realtà di Foca o Orso gayensis, a causa della ispida moquette sale e pepe che ricopre integralmente il suo corpo ormai andato e non più recuperabile; ma fu solo dopo aver sentito i suoi sordidi richiami boccacceschi che ebbi la conferma: era proprio la Pelofoca sboccacciata: ogni parola (sostantivo o aggettivo o articolo o preposizione che sia), zàcchete, era seguita da almeno due parolacce declinate con inflessione non proprio oxfordiana. Caratteristica fisiologica della specie è la ipersalivazione, che copiosa fluttua mentre è intenta ad emettere i suoi frequenti richiami di sexo che, hailei, non sortiscono quasi mai gli sperati effetti, tanto che, spesso, è costretta a presenziare, oscenamente agghindata come una gaya star nera degli anni '70, serate mondane in luoghi anche non frequentati da foche per trovare la foca gemella ..ma che dico . una foca qualunque! ? La Foca idraulica. Muscolosa, aitante e tremendamente porca: la foca idraulica nutre vera passione per la spiaggia, le nuotate, la pineta, le ammucchiate con foche singole e multiple, i triangoli, i quadrati, i poligoni di tiro all'uccell .pardon, al piattello ed i trenini stile "pepeperepepè". Il suo mestiere, tra tubi, perdite, buchi da tappare e far tappare lo fa soprattutto nei dintorni della spiaggia; molti si chiedono quando trovi il tempo di lavorare veramente, non appena la intravedono in compagnia dell'ultima conquista. Nutrendosi di molto pesce, sua peculiare caratteristica è proprio la fiatella a tema. Trattasi di foca abitudinaria della playa della foca gaya. Altro che rara Foca monaca; l'avvistamento della Foca idraulica è tutt'altro che infrequente e, a detta delle foche del luogo, con un po' di fortuna, si riesce anche a farsela (o a farsi fare?!?). Trooppooo tipica! ? La Focauda veneni. Temuta, additata e scacciata a causa dell'estrema velenosità dei suoi pensieri, parole, opere e missioni. Il corpo di questa foca è rinsecchito, tanta è la maligneria che trasuda e viene scansata dalla maggior parte delle foche che hanno qualcosa da nascondere e che hanno avuto a che fare con lei. Ama circondarsi di Foca gayensis subsp. lesbica con le quali pettegola, ma col tempo è anche riuscita a farsi (o a farsi fare ??) una posizione di autorevole prestigio. Della serie . il crimine non paga, la velenosità si ..! ? La Focavecchia ingorda. La si vede, solo nelle notti di plenilunio (non che manchi nelle altre notti, ma risulta praticamente invisibile) mentre si aggira, schivando -più o meno fortunatamente- rami e sporgenze varie nella pornopineta cruising retrodunale. Segaligna, senza apparente età, ma di lunga e consumata esperienza, spunta sempre da qualche cespuglio con la boccuccia aperta pronta a ghermire l'unico frutto dell'amor. Maschera il suo aspetto ormai non più in fiore con artifizi degni di James Bond: pantaloncini stile street rapper, cappellini "vedo ma soprattutto non mi vedi", tinture di capelli, peli ecc. ecc. varie, vocina flautata e giovanile o raucedine che non permette di parlare, ecc. Il buio è il suo elemento: suoi accessori moda insostituibili sono una lampadina tascabile (della serie è meglio che "nun me stroncuniciu la capu an facce a nu' ramu" -"non mi distruggo la testa contro un ramo", nda-), talvolta sostituita da una coppia di esilaranti ed ingenue antennine luminescenti che fanno tanto effetto "lucciola di pineta" ed il marsupietto in cui è contenuto tutto il kit di sopravvivenza nel bosco di notte. E' molto ingorda e, grazie alla celeste pasticchetta della felicità (acquistata facendo la tirchia durante tutto il resto della giornata) non se ne lascia scappare una (della serie . ricordati che devi morire!!) ? La Focanuda. Scampata alle multe ed alle denunce di "troppo (?!?)" zelanti tutori dell'ordine, questa foca ormai ha già visto e fatto tutto nella vita. Non ha timore di mettersi a nudo in quanto è un convinto seguace della bellezza della crepuscolare decadance (parente del sokadance di raffaelliana memoria). Ostenta le sue non più floride forme con rapace sguardo, pronto a ricambiare stupite e curiose occhiate di altre Foca gayensis che hanno la s-ventura di crogiolarsi al sole nei pressi del suo punto di show: difatti, dopo aver aperto il sipario del pareo si gira su, poi giù, poi si piega, poi si alza, poi fa un girino, poi il bagnetto, poi si rinfresca sullo scoglio, poi si fa una grattatina, poi si rigratta, quindi si riveste, poi si rispoglia ed ancora va nel boschetto e poi ritorna e così via, fino a quando, sfiancato dal troppo moto o messo a posto da chi gli sta vicino, non raccoglie le masserizie per andare a consumare il piacere quotidiano in radurine bene in vista o tornare a casa a fare le prove per lo show del giorno dopo. ? La Scroccofoca. E' una foca che vanta modi garbati e, cosa triste, anche una certa disponibilità economica. Sbattendo le ciglia dei begli occhioni blu, civetta, occhieggia melliflua in ogni dove alla gratuita ricerca, ora dell'acquetta minerale, ora del tarallino -dolce o salato-, ora del passaggio alla sua tana, ora di un telo mare pulito, ora del posticino sul lettino prendisole, ecc. ecc. Colpisce la faccia di cul., pardon bronzo, che non la fa retrocedere dinanzi a nulla e nessuno. E gode, gode, anzi "godissime" dopo aver ottenuto qualcosa senza mai ricambiare! Ma si sa che i danni non vengono mai soli, in quanto la mammà della Scroccofoca è sempre incinta: da ciò deriva il corollario che se la Scroccofoca singola è già di per sé una iattura, la coppia diviene addirittura perniciosa, in quanto si autoinvita e si piazza sine die in comitive, pic nic, tane di foche del luogo e straniere, ecc., avidamente succhiando, della serie space vampire, tutto ciò che può. Attenzione, dicunt che la coppia esperta è in grado perfino di sfilarvi le mutande di dosso e farvi/farsi fare senza che ve ne accorgiate! Estrema cautelaaaa! ? La Focascimmia selvaggia. Spaventosa! E' il primo aggettivo che viene alla mente quanto lei arriva. Darwin l'avrebbe classificata come mostro di bosco spiaggiato dopo una pornotempesta di peli. Trattasi di una imponente foca dalle lunghe setole sparse in tutto il corpo e dalla chioma e barba ferine. Semi discinta si aggira con passo animalesco in ogni dove, stile gorilla di montagna al mare. Individuata potenziale vittima, passa alla prima fase di attacco: staziona nei pressi della preda con atteggiamento che ricorda il famoso Onan il Barbaro, quindi, avuto cenno di riscontro (o di incoscienza, dato il mammifero) si lancia con suoni gutturali, stile colibrì pazzo, sul fiore del malcapitato per trangugiare avidamente il suo nettare preferito; da buon colibrì non lascia nulla dopo il suo passaggio ed anzi, avendo un metabolismo accelerato, necessita di molti fiori al giorno. Brrrr . è raccapricciante vederlo sfrecciare vicino agli asciugamani avvolto da un profluvio di umori negletti. Teriiiiibiileeeee!!!! ? La Foca givenchy. E' una foca fashion che giunge sulla spiaggia con il charter in data stabilita e da tempo programmata e resta fino ad altra data stabilita e programmata pronta a migrare in altri siti di ritrovo a la page per Foca gayensis. Si riconosce dalla nuvola di crema protettiva di marca che attraversa per idratare il corpicciuolo depilato da creme discount un attimo prima di stendersi sul lettino da mare. E poi via alla cremina contorno occhi, la maschera viso con pagliuzze iridescenti stile pazza pazza pazza sulla terrazza, il gel per un piede di velluto, la spuma idratante capelli, la schiuma antimicotica infradito, lo stick labbra al collagene ed all'argilla del Rio Bonito della foresta extravergine dell'Amazzonia, ecc. Al termine dei lavori, una spruzzata di olio di Carita antitarma . non si sa mai .. ed ecco che è giunto il momento di far vedere quanto si è fashion: il costume vistosamente di marca che viene "schiappato" per lasciare intravedere l'uccellino tatuato lo scorso inverno, e poi la cultura, già la cultura: cosa c'è di meglio dell'ultimo Vanity Fair per far capire a tutti il proprio Quoziente Intellettivo? Ma non basta, già, perché la Foca givenchy ha amicizie altolocate, si, altre Foca givenchy, con le quali pettegola ai danni delle altre povere foche intorno, guardate dall'alto in basso, in quanto non comprendono la sublime arte del compiacere il proprio corpo con ogni mezzo ed in ogni dove. Ma .. che succede. ? Nooo! La Foca givenchy quando va nel boschetto a fare i propri bisogni (di ogni tipo) è esattamente uguale alle altre povere foche, anzi è anche un po' più finocchia. che delusione!!!!! P.S. Evoluzione trendy e sciccosa di questo mammifero è la Foca Louis Vuitton! ? La Foca matergayorum. Materna, sciolta nei movimenti, tanta e cicciosetta, è senza alcun dubbio la mia preferita! E' una foca femmina riconoscibile per le sue forme abbondanti e sensuali, sintomo di una natura incline ai piaceri ed avvezza a godere anche l'aspetto voluttuoso della vita. Come una vera regina è perennemente circondata da Foca gayensis di ogni età ed aspetto che si avvicinano per salutarla e raccontarle le loro ultime dis-avventure amorose, le portano l'asciugamano o i materassini dai colori dell'arcobaleno o la scortano in acqua attraverso la più agevole discesa tra gli scogli algati. E' uno spettacolo vedere come si cosparge di unguenti ed acque profumate ed entra in mare da vera Foca matergayorum, magari inveendo contro il baracchino della spiaggia (in quanto convinta sostenitrice della selvaggiosità del sito, da lei lungamente frequentato negli anni durante la stagione riproduttiva). Occasionalmente si circonda di piacenti mammiferi maschili che nutrono per lei attrazione carnale ed ai quali, di tanto in tanto, concede la sua fantasia; la sua borsa mare è ricolma di dolci leccornie che, mentre si crogiola sotto il cocente sole agostano, dispensa a destra e manca, elevando il livello d'umore delle foche vicine; unica avvertenza.. non pestatele mai la pinna perché . bhè .. il perché lo scoprireste da soli!! ? La Brutofoca. Le antiche foche della playa ipotizzano si sia temprata scartavetrando col sedere il vascello del pirata Sandofocaz e macellando, per hobby, carcasse suine ed equine con una roncola affilata quotidianamente sulla lingua. Cosa sono i "caldi e rumorosi zefiri del corpo" se non apostrofi rosa tra le sue parole (?) che, quasi guidate da un arcano e soprannaturale disegno, non sono mai, neanche per sbaglio, declinate con inflessione non dialettale? Per lei, le malefoche propongono l'istituzione di un progetto di tutela dell'unicità verbale e culturale (=immediata chiusura in gabbia, nda), anche se è nell'approccio interfochesco che questo pinnipede dà il meglio di sé: zazà, o dentro o dentro, questione di saliva e disponibilità di sbigottita controparte! Il dramma è che ci sono foche a cui i suoi modi rudi divertono, tanto che viene spesso citata come foca che, in quanto a finezza, la mette in culo a tutti!! Bhè ..omnia munda mundis!!!!! ? La Transfochessa. Un favoloso viaggio attraverso il tempo, lo spazio ed i generi; una nuvola di femminilità, autoironia ed ironia, silicone e liposcultura: questo mammifero quasi mitologico è pienamente integrato sulla spiaggia della Foca gayensis. Se la tira un poco ed arriccia il nasino rifatto quando sagacemente commenta le presenze fochine intorno; ha un modo ineguagliabile di sistemare le coppe del costume da bagno stracolme di turgida e morbida carne siliconata e sorride con le invitanti labbra-canottini. Vive circondata da amici adoranti e premurosi che non la lasciano sola un momento e condividono le esilaranti battute affinate da una probabile ancestrale sofferenza. E' un mammifero che risulta simpatico a molte foche, ma che allo stesso tempo intimorisce. Affatto stonata è la sua buona dose di cervello! ? La ScanFoca extreme. Nulla a che fare con la tecnologia multimediale e con periferiche di un sexyPC adatte ad acquisire immagini hard e testi da far impallidire una pornodiva! Questa strana foca, difatti, la si riconosce solo dopo averla sentita raccontare di avide esperienze ai limiti della fantascienza avvenute all'interno di oscure tane, cunicoli, piscine e saune bollenti, calde, tiepide e freddine, grotte e grottelle (per l'appunto, scannatoi, da cui il prenomen della specie) insieme ad una o meglio più foche compiacenti caratterizzate, come lei, da, alternativamente e/o congiuntamente, più bouche sauvage, piercing ubiqui, bigiotteria e paramenti sadomaso, corredo portatile multimateriale vario, fantasioso e della serie . "ma non è possibile usare questo (la ScanFoca extreme ti risponderà, ma certo che siiii) !!!". Divertente ascoltare i suoi racconti (sarà tutto vero?). Quando è in fase di caccia con il pornozainetto accessoriato consigliano di starle alla larga! Aò . foca avvisata .. mezza salvata!! ? La Foca bonobo. Strano maniacale mammifero di dimensioni ridotte e cagnolastre. Le più recenti supposizioni etologiche lo ritengono anello di congiunzione tra la foca ed i primati, in particolare gli scimpanzé bonobo: difatti, proprio come questi, pone in essere precisi e frequenti rituali sessuali di riconoscimento sociale; la si vede difatti, ad inizio, durante ed alla fine della stagione della riproduzione, ignuda ed in perenne stato di fregola, strofinarsi melliflua di tergo, supina, di lato, di sopra e di sotto con altre foche compiacenti già note o ancora non completamente note per placare l'irrefrenabile "sua tenerezza del vivere". E' mammifero transumante tra mare e pineta, vera spina nel fianco per quanti si ritengono suoi partner . Avvertenza . se vi capita di darle la mano . subito dopo . lavatevela!!!! ? La Prfoca. Trattasi di fochetta simpaticamente sculettatrice che, occhieggiando di qua, e poi dopo di là e quindi di giù e poi di sù, si dedica al pierraggio per i locali serotini destinati ad ospitare il divertimento delle Foca gayensis della spiaggia. Dispensa con grazia la riduzione o il free pass o il numero del suo cellulare (?!?), informa sul ritrovo fochino più trendy ed incoraggia le foche più ritrose a lanciarsi nella movida estiva fochesca. Girano strane voci su sconti consistenti e/o ingressi omaggio elargiti dopo approfondite "discussioni". Realtà o leggende metropolitane? Ai posteri (e ad eventuali testimoni diretti) l'ardua sentenza! ? La Pseudofochetera. Ossessiva ed ossessionante Foca della sottospecie peripatetica, pattuglia, con incessante anelito, identici olezzanti e lerci abbigliamento e marsupietto (con tutto il kit per la pornosveltina), tutta la costa della spiaggia della Foca gayensis e zone vicine, alla ricerca di una Focaporca femmina che ci stia (single o in coppia con Focaporco maschio o altra Focaporca femmina). Di tanto in tanto si sofferma a sfottere le Foca gayensis rimarcando la sua mascolinità e raccontando le sue prodezze eroiche ed erotiche con compiacenti ma disgraziatissime Focaporca femmina; la triste e cruda verità è che alla sue storie ormai non ci crede più nessuno. Messaggio al mondo: troviamogli una Foca fidanzata (melius... Foca gayensis??) o diamogli un po' di bromuro ed una botta in testa!!!!! ? La Foca regalino. Non particolarmente attizzante ed appariscente, questa foca si aggira ingenuamente furtiva nel biotopo di stabulazione e passeggio delle Foca gayensis; approccia foche di una certa età, foche di sembiante non idilliaco e/o foche arrapate, proponendosi in tutte le vesti ed in ogni salsa come foca completissima ("fo tutto e mi fo fà tutto"): mi direte . che novità .quale Foca gayensis non lo farebbe? La piccola, sottile, quasi insignificante differenza è l'aggiunta che questa foca fa alla proposta: "naturalmente poi mi dai un regalino, vero? Quello che vuoi!". Ma che foca piccina, sembra un ingenuo bimbetto con la sua dolce mammina. Legge del marketing vuole che a bisogno "sociale" corrisponda servizio (o, nelle società consumistiche, la pubblicizzazione del servizio crei il nuovo bisogno): corollario ne è il prezzo, che deve essere adeguato al mercato ed alla qualità del servizio. Quale dovrebbe essere dunque questo regalino? Nella spiaggia della Foca gayensis sta al buon cuore del fruitore del servizio stesso quantificarlo! Maligni bene informati riferiscono di rimborsi forfettari di due/tre euro a prestazione! Ma vi prego! Troviamo un lavoro decente alla Foca regalino, così il ... regalino lo potrà fare lei a tutti, con mutua e certa soddisfazione!!! ? La Travefoca. Divina, divinissima e divinizzante ed allo stesso tempo finocchia, finocchissima e finocchizzante: è la Travefoca, sgraziato mammifero diurno, dai modi e verbi casereccio-pecoreccio teatrali che la sera si trasforma nella pornocchia parruccata più svamp dell'universo fochesco. Il sole lambisce solo a tarda ora il corpo di questa foca nottambula, assolutamente anonima in mezzo al diurno mucchio selvaggio; sopracciglia ad ali di gabbiano, corpo depilato come un bruco delle Galapagos, richiami festosi stile oca delle Pampas ed ancheggiamenti tipo cammello pazzo del deserto del Gobi: fa quasi tenerezza! La si sente parlare delle precedenti notti pazze, delle conquiste nel buio, delle fumate proibite e dell'abbigliamento a la page stile Priscilla reina del deserto; parla al femminile di sé e delle altre foche e vede tutto il mondo con i paillettati rosa occhiali delle Foca gayensis. Pittoresca ed inimitabile maschera del carnevale dei sessi è una delle presenze più estive della spiaggia. Un premio a scelta per chi riesce ad individuarla di giorno dopo averla vista esibirsi la notte prima!! Numerose altre foche prendono d'assedio la spiaggia, le chiare acque antistanti e gli habitat retrodunali: foche curiose o strafottenti, serie o spregiudicate, foche meteore e foche che ritornano, come lo sciame delle Perseidi ogni notte di San Lorenzo e giorni vicini. Molte foche pensano che la spiaggia sia il luogo adatto per ambientare film o libri in quanto offre spunti di riflessione, severi e comici allo stesso tempo, e presenta una tipologia "animale" estremamente variegata che, bene o male, si incontra in ogni luogo del mondo frequentato da foche: io sono tra queste e fornisco con questo libretto il mio piccolo contributo alla causa. Il baracchino sulla spiaggia Prima o poi ogni intonso paradiso viene scoperto da chi ritiene di poter tirare su uno poko poko di soldini ed, haimè, ciò è accaduto anche per la dolce spiaggia della Foca gayensis. Le foche che convergevano in tale sito, difatti, confidando ne: a) il difficile accesso a mare (attraverso sentierini tra gli scogli tramandati segretamente di foca in foca); b) la scomodità dei substrati rocciosi sui quali stabulavano; c) la presenza di altri siti marini altrettanto (se non più) piacevoli nelle vicinanze; d) il clima trasgressivo di alcune calde giornate estive non adatto a bigotte tribù di altri mammiferi; e) il fatto che il biotopo si trovasse in un'area protetta e naturalisticamente rilevante; erano arciconvinte che mai e poi mai altri animali o le foche di altre sottospecie sarebbero arrivate a colonizzare la playa scelta anni or sono da non si sa più quale foca gaya. Ma la triste realtà si appalesò nelle sembianze di una foca femmina extracomunitaria nel mentre l'extravergine sito veniva violato dal primo baracchino di legno .. Aaarggghhhhh!!! Ci fu un passaparola frenetico tra le Foca gayensis: chi è costei? Ma cosa vuole sulla nostra playa? Ma chi è il potente nell'ombra che è riuscito ad avere in concessione questo luogo paradisiaco? E così via . fioccavano e si rincorrevano le più varie e oscenamente fantasiose ipotesi. Dopo una iniziale ostilità, esaltata da voci che ipotizzavano una cacciata in massa delle Foca gayensis dal loro paradiso (stile Adamo & Adamo ed Eva & Eva con serpentone, mela in.bocca -?!?-, annessi e connessi), anche alla luce di strane presenze domenicali di ignoranti turisti accorsi in massa per effettuare, tra l'incuriosito ed il divertito, il foca-gaya watching, la pace venne ristabilita, in quanto lo sperato afflusso di altre specie anfibie non si verificò ed il baracchino fu definitivamente consacrato alla Foca gayensis, incontrastata mammopresenza dell'area. Dopo la messa a regime dello stabilimento, le foche si divisero tra pro e contro; mentre le Foca pro riconoscevano l'indubbio vantaggio della disponibilità di cibarie e bibitine (quasi mai fresche) e di lettini ed ombrelloni (soprattutto le Foca givenchy) per proteggere dai colpi di sole le impeccabili mèches, le Foca contro, integraliste e gelose del loro sito di riproduzione preferito, boicottarono il baracchino e continuarono ad occupare gli spazi scogliosi non inseriti nel recinto autorizzato e/o si spostarono nelle baiette a nord (le foche maligne giurano che ciò in realtà avvenne perché le Foche contro sono tirchie e non vogliono spendere soldini! Ma io non ci credo!). Per molto tempo, negli anni a venire, c'è stato strisciante attrito per l'occupazione, con i lettini prendisole, di spazi al di fuori della concessione demaniale (?), per perimetrazioni del lido secondo alcuni esagerate, per reciproche indelicatezze riferite, per i catastrofici scenari ipotizzati per gli anni a venire, ecc. ecc. La verità, però, è che a tutto ci si abitua, e così è avvenuto anche per il baracchino che, nelle successive stagioni dell'accoppiamento, è stato di volta in volta chiuso (??), gestito da pazzamente creative e fantasiose coppie ed ingrandito a dismisura con pedane che arrivano sull'acqua e che ormai vengono attese e prese d'assalto dalle sempre più numerose Foca gayensis che frequentano la spiaggia, dandosi lì convegno da tutta Italia ed oltre. Alcune foche a cui piace favoleggiare, un tempo avevano perfino ipotizzato di prendere in gestione il baracchino e di rilanciarlo come la nuova cage aux folles sugli scogli "W la foca, che Dio la benedoca" tutta piume rosa, strass e paillettes, con addetti al banco stile coniglietti Playboy, alimenti e bevande dai peccaminosi nomi esotici, musiche di sottofondo stile tutto repertorio Village People, Abba, Carrà, la Lear più Amanda del mondo e la favolosa disco music anni '70. Ma non se ne è fatto nulla. Peccato! Nonostante tutte le più recenti comodità, ci sono ancora foche che, tra le note che gli altoparlanti del baracchino diffondono, uno sguardo dalla pedana più alta all'orizzonte sconfinato del mare ed una interminabile fila alle casse, rimpiangono la tranquilla ed un tempo selvaggia natura del luogo, che molte Foca gayensis, da poco approdate alla spiaggia, non avranno mai il privilegio di vivere, salvo venire .. (sempre moto a luogo) in periodi diversi rispetto a quelli dell'accoppiamento. Considerazioni finali Dice il saggio naturalista che, sugli scogli, fa più rumore una foca con i tacchi di cento in ciabatte mare! Quanto sin qui detto sulla playa della foca gaya non tragga in inganno: non è difatti un oscuro luogo di perdizione affollato da strane foche che dalla mattina alla sera e dalla sera alla mattina (noche compresa) fanno una sola arte; magari alcune si, ma altre la vivono come uno spensierato, semplice ed allegro luogo di vacanza, predisposizione d'animo che è certamente il modo migliore per godersela; un luogo di integrazione e rispetto della diversità di idee e stili di vita, di generi e specie, di aspetto e di cuore, una palestra di vita nella quale tutti dovrebbero poter avere la chance di fare allenamento. Maaare profuuumo diii maaare, sento cheeee sto lasciaaaandomi andareee . cantano in coro le Foca gayensis dinanzi ai tramonti mozzafiato del sito: è quello il momento più bello del giorno; c'è chi fotografa con il cuore e la mente il rosso sole che si puccia nel mare azzurro, chi lo fa con cellulari, palmari, macchine digitali e reflex varie; ci sono foche accoppiate che si giurano amore eterno e quelle che, tra le reciproche pinne, già pensano alla prossima avventura; c'è chi cerca di scorgere insieme a foche amiche e compagne vere il raggio verde del sole che si affoga nella linea bicolore dell'orizzonte e chi cerca ancora in pineta gli ultimi saldi del giorno; ci sono ancora foche che in acqua si papariciano (trad: "si sollazzano e frizzolano come dei paperi") ed altre che, tra gli applausi delle compiaciute foche astanti, si esibiscono in coreografie di gruppo stile nazionale femminile di nuoto sincronizzato; ma c'è infine chi semplicemente rimane a guardare in silenzio, o rimpiangendo il fatto di dover partire il giorno dopo o ringraziando Dio per aver creato e reso fruibile lo splendido paradiso terrestre nel quale viviamo. Non c'è niente da fare . il tramonto suscita semprenuove emozioni anche nelle Foca gayensis avvezze da anni a questo ineffabilmente kantiano spettacolo di madre natura. Che altro dire .per la prossima stagione, semplicemente.. arrivederci alla playa della foca gaya!!!! Vi accorgerete che la realtà supera piacevolmente la fantasia. Baci a tout le monde dalla foca Ignazio Girasole, che poi sarei io.


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